giovedì 22 novembre 2007

PSL - Prima Puntata.

PSL1
Scusate! Ho ricevuto una mail di critica, nella quale mi si dice che do per scontato che tutti sappiano di che cosa stiamo parlando, quando parliamo del Piano di sviluppo locale PSL di Euroleader.
Ricapitolando! In Regione ci sono quattro GAL Gruppi di Azione locale nati per gestire i programmi Leader della UE. Leader è un acronimo su termine francese che sta per “Collegamento tra azioni di sviluppo rurrael” i Gruppi di Azione Locale avrebbero appunto dovuto mettere assieme pubblico e privato nella collaborazione dello sviluppo delle zone rurali. Belle intenzioni ma di fatto!…In Crnia c’è Euroleader che ha come soci la Comunità Montana, Agemont, Turismo FVG, Colidretti, Confartigianato, Cooperative Friulane, Consorzio Servizi turistici di Forni di sopra, Associazione regionale tra le Pro Loco.
Nel Programma di Sviluppo Rurale 2007-13 della Regione finanziato dall’UE c’è un Asse 4 di 16 milioni di euro riservata ai Gal, che devono presentare un PSL per compartecipare alla divisione della torta regionale. Parte della torta è già divisa secondo criteri di territorio e di popolazione, una parte dovrebbe essere divisa secondo la qualità dei progetti presentati.
Già si è definito che i progetti dovranno avere come tema “il turismo rurale sostenibile”.
E che dovranno limitarsi a sviluppare la seguenti azioni., nelle percentuali minime e massime definite:
Valorizzazione dei prodotti agricoli locali 5-20%
Cura e valorizzazione del paesaggio rurale 0-30%
Ricettività turistica minore 30-60%
Servizi di prossimità 0 –30%
Servizi e attività ricreative e culturali 10-30%
Marketing territoriale 5-20%
Cooperazione interterritoriale e transnazionale 5-20%
Se facessi parte del Comitato del No, direi che con queste risorse e con queste griglie già prestabilite non si va lontano e lascerei perdere. Siccome faccio parte del Comitato del Si, cerco di immaginare come, all’interno di questi paletti si possano raggiungere gli obiettivi che avevo anticipato nella puntata precedente e chiedo agli internauti, di fare altrettanto.
Così, a titolo di indicazione si potrebbe immaginare che in un paese si faccia un progetto per:
Curare e valorizzare il paesaggio realizzando una cooperativa di proprietari che mettono assieme i loro terreni per ripulirli e destinarli ad una cultura particolare che potrebbe essere la lavanda o una pianta officinale. La ex latteria viene riattivata per produrre l’elisir di lavanda o di melissa (fa lo stesso!). Alcuni locali però vengono riattivati dalla Pro Loco che ne fa un Cral, un Internet caffè e comunque un centro di servizi per attività ricreative e culturali. Il Centro diventa il riferimento dell’Ecomuseo locale per valorizzare la microstoria, le tradizioni etc e farne mezzo di valorizzazione turistica.
Tra le donne del paese si sviluppa una cooperativa per i servizi di prossimità, una forma di mutualità per assistere i bambini (con soluzioni innovative di asilo nido) e gli anziani gestendo l’assistenza delle badanti.
I quattro agricoltori rimasti si mettono assieme in cooperativa per attivare l’azione sulla ricettività ed aprono un agriturismo nei locali dell’ex scuola materna. Oppure si forma una cooperativa che trasforma le case abbandonate in albergo diffuso, o più semplicemente si attivano dei bad&breackfast…
I quattro ragazzi rimasti nella pluriclasse della scuola elementare si mettono in rete con le altre scuole ed imparano ad utilizzare internet come strumento di formazione e diventano glocali.
Il paese partecipa al un piano di marketing territoriale, per promuovere l’elisir di melissa e la ricettività locale dove si serve elisir di melissa che fa miracoli nella cura contro l’invecchiamento.
Ci si collega infine a livello italiano ed a livello europeo con i paesi che stanno sviluppando inziative analoghe!!!
Ecco un esempio di come, declinando le misure previste dal PSL e gestendo i relativi finanziamenti, si può progettare lo sviluppo di un paese! Su questo impianto poi si possono innestare le misure del Piano di Sviluppo Rurale, si possono chiedere i contributi del Fondo montagna della Provincia etc. etc.

mercoledì 21 novembre 2007

Il Piano di Sviluppo Locale (PSL) della Carnia.

Come Presidente di Irecoop sono stato delegato da Confcooperative, socio di Euroleader, a partecipare alla stesura e definizione del PSL Piano di Sviluppo locale per la Carnia per il 2007-20013. Mi piacerebbe farne una occasione per coinvolgere nell’elaborazione, con proposte e suggerimenti, quanti ritengano di avere qualcosa da dire in positivo. Il PSL ha una dimensione finanziaria limitata (ca. 4.000 euro in 6 anni) ma la discussione sul PSL potrebbe indurre a rivedere il PAL Piano di Azione Locale della Comunità Montana, a ripensare al Progetto Montagna della Regione, a utilizzare con razionalità e coerenza le ingenti risorse che stanno per essere attivate dall’UE sui programmi Interreg, sugli ex Obiettivo 2 e Obitettivo 3.
Di mal che vada avremo passato il tempo a ragionare in positivo, come comitato del Sì
Comunque un Grazie anticipato per i contributi.

Premessa metodologica.
Ritengo che si dovrà partire da una analisi condivisa della situazione per stabilire gli obiettivi e quindi definire le azioni capaci di realizzare gli obiettivi. Il PSL stesso suggerisce di partire da una analisi SWOT cioè dallo strumento di pianificazione strategica che riporto in seguito. In altri termini si tratta di definire assieme quali sono i punti di forza e di debolezza interni nell’attuale situazione economica e sociale della Carnia, analizzando quali sono in prospettiva le opportunità e le minacce.
Analisi SWOT
Punti di Forza, di Debolezza, Opportunità, Minacce.
Sviluppare nuove metodologie in grado di sfruttare i punti di forza del territorio.
Eliminare le debolezze per attivare nuove opportunità.
Sfruttare i punti di forza per difendersi dalle minacce.
Individuare piani di difesa per evitare che le minacce esterne acuiscano i punti di debolezza.

Dall’analisi ricaveremo gli obiettivi, e da questi deriveranno le azioni.

L’analisi: Al solo fine di provocare la discussione si potrebbe anticipare che dall’analisi emerge che, superato il problema occupazionale è ancora in atto il fenomeno della emigrazione, unito ad una migrazione interna dalla montagna ai fondovalle. La minaccia è quindi costituita dal fatto che la perdita di popolazione, porta inevitabilmente ad un ulteriore impoverimento nei servizi determinando un circolo vizioso inarrestabile.
Gli obiettivi: E’ necessario ricreare condizioni di vivibilità anche nei piccoli paesi della montagna più periferica perché la gente trovi un senso nello stare o nel tornare nei paesi.
Le azioni: Ricreare una economia di paese, cioè forme integrative del reddito, che diano un senso allo stare nel paese.
Ricreare una vita sociale nel paese che dia un senso al vivere nel paese.
Rivitalizzare il paese sotto il profilo culturale recuperando i valori dell’identità e dell’appartenenza. Vedere il proprio paese come un ecomuseo, e fare della pro loco il punto di riferimento per la sua animazione.
Mettere in rete il paese, a partire dalla scuola utilizzando le tecnologie della comunicazione per superare il senso di marginalità
Sviluppare quei servizi di prossimità che garantiscono una adeguata qualità della vita nel paese.
Il brainstorming è aperto!!!…

(Il brainstorming o "tempesta di cervelli" fu proposto da Alex Osborn nel 1935 e da allora è molto usato per la produzione di idee. Si basa sul principio che le idee si innescano l'una con l'altra. Il procedimento è a doppio imbuto: Nella fase divergente si producono idee a ruota libera. Il conduttore stimola i presenti a proporre tutto quello che viene loro in mente, e vieta di fare critiche. Scrive per parole chiave le idee sulla lavagna. In un secondo momento, e con persone diverse dalle precedenti, si passa alla fase convergente. Le idee vengono selezionate, valutate, e si arriva a scegliere le più interessanti. Il brainstorming va fatto per forza in gruppo, altrimenti la tempesta di idee non si produce (una sola nuvola non può fare lampi).

giovedì 8 novembre 2007

Ancora Progetto Montagna.

La specificità della nostra Regione (che ne ha giustificata l’istituzione) è indubbiamente il rapporto tra il Friuli e Trieste. Ai tempi della sua istituzione era anche il fatto di essere una Regione, attestata su due confini a quel tempo ambedue in qualche modo attestati sulla cortina di ferro. C’era poi la specificità della lingua friulana.
Ma c’era anche una specificità che non è stata mai adeguatamente valutata e considerata, la specificità del problema montagna. La nostra Regione aveva ed ha, il 42% del territorio che è territorio montano. Un territorio abitato soltanto dal 12% della popolazione, ma attestato per gran parte ai due confini allora sensibili quello austriaco e quello iugoslavo. La sensibilità dei due confini ha fatto sì che i territori montani fossero gravati da servitù di militari di ogni tipo, ha impedito qualsiasi tipo di investimento a favore dello sviluppo di quei territori. Ne è derivato uno dei problemi che hanno caratterizzato in negativo e dovrebbero caratterizzare in positivo la politica della nostra Regione: il problema Montagna.
Il problema di una montagna che si è andata spopolando, perché mancavano le possibilità di lavoro per i suoi residenti. Ma, si dirà, il problema dello spopolamento della montagna non è un problema solo nostro. E’ stato ed è un problema nazionale che interessa sia le Alpi che gli Apennini. Certamente! Ma ci sono montagne e montagne! Montagna è anche il Trentino Alto Adige, è anche Cortina o la Valle d’Aosta.
Appunto! Non è detto che montagna debba essere per forza un problema o addirittura una maledizione, montagna può essere una opportunità. Ecco io vorrei che questo fosse nella prossima tornata legislativa regionale per merito del nostro partito, l’approccio nuovo al problema montagna: esiste una parte del territorio della nostra Regione, la montagna, dalla quale la gente se ne è dovuta andare perché c’era il confine, perché la Regione non ha saputo impostare adeguate politiche di sviluppo, ma non è una terra di maledizione, al contrario può essere una terrà di elezione, nella quale la Regione può investire su veri programmi di sviluppo, nella quale si può scegliere di tornare a vivere.
Perché immagino che il nostro partito possa avere un ruolo importante in questo ritorno alla montagna? Perché oggi, a mio avviso, nella nostra Regione il problema montagna è soprattutto un problema culturale, di valori, di qualità della vita. Si emigrava perché mancavano posti di lavoro. Oggi anche in montagna abbiamo sostanzialmente raggiunto la piena occupazione, ma si emigra ancora. E purtroppo emigrano soprattutto le forze giovani. I paesi restano paesi di vecchi, che stanno irreversibilmente morendo, sui quali avanza ed incombe il bosco, perché come intitolava Cristina Barazzutti quindici anni orsono la sua analisi sul degrado dell’economia e della società montana in Friuli, siamo “irresistibilmente attratti dalla pianura!.
Scriveva un poeta:
Ci hanno rubato l’acqua delle montagne
Per illuminare le città.
Perché attratti dalle luci delle città
Abbandonassimo le montagne.
Ma è stato un inganno!
Non ci hanno potuto rubare,
la poesia dei luoghi, il sole e la neve,
l’incanto d’un alba o di un tramonto,
sulle vette che si stagliano contro il cielo.

E’ giusto che siamo irresistibilmente attratti dalla pianura se come, con un approccio sbagliato al problema della montagna, anche la Chiesa affermava che la “montagna è un luogo di sofferenza e di dolore”. E’ questo approccio che va cambiato e rovesciato. Ed è dal nostro Partito che io mi immagino venga soprattutto questo cambiamento nell’approccio e nella prospettiva.
S’è tanto parlato di marginalità e perifericità della montagna. E quindi di una montagna da assistere perché potesse superare gli handicap della marginalità e della perifericità. Io vorrei che si rovesciasse l’approccio e si cominciasse invece a parlare di centralità della montagna, individuando quelli che sono i punti di forza che caratterizzano questo territorio, e non i punti di debolezza.
Abbiamo affrontato sempre il problema “da sinistra” in termini assistenziali vorrei che iniziassimo ad affrontarlo “da destra” individuando i punti di forza e le peculiarità su cui impostare una politica strutturale e non assistenziale di sviluppo della montagna.
E quindi, provocatoriamente vorrei si parlasse di centralità della montagna e di innovazione..
Parlare di centralità a proposito della montagna sa di paradosso. Di norma al termine montagna sono associati quelli di marginalità e perifericità.. Ma ancora più paradossale può apparire la tesi, volendo sostenere la centralità della montagna rispetto al tema emergente dell’innovazione. Al contrario, se non ci lasciamo condizionare a fuorviare dai luoghi comuni del passato, credo sia invece più che sostenibile la tesi d’una montagna della innovazione, cioè della montagna come ambiente ideale per l’innovazione.
L’ambiente è favorevole all’innovazione quando ingenera negli individui lo sviluppo di una “agilità cognitiva”. Ebbene, non c’è nessun ambiente come quello della montagna, con la sua varietà di stimoli e con l’esigenza forte di adattamento imposta dalla particolarità del territorio montano, che favorisca l’agilità cognitiva. L’uomo della montagna è da sempre stato definito l’uomo dalle scarpe grosse e dal cervello fino. Ma al di là delle battute è storicamente dimostrabile l’ingegnosità dell’uomo di montagna.
Questa “ingegnosità” oggi si chiamerebbe capacità di innovazione.
Il territorio ideale per lo sviluppo delle nuove imprese basate sull’innovazione, è un territorio che produce conoscenza. In passato si collocavano in montagna le imprese che potevano sfruttare le risorse della montagna: il bosco e l’acqua. Il futuro può essere quello d’una montagna nella quale si sviluppano e si collocano le imprese che vogliono utilizzare il valore aggiunto dell’ingegnosità dell’uomo di montagna, appunto la sua capacità di produrre conoscenza.
Se questo è lo scenario possibile che si immagina anche per la montagna friulana, è necessario partire da una sorta di rivoluzione culturale, che veda nella scuola il punto di riferimento principale. Se la conoscenza deve essere la risorsa su cui impostare il progetto di sviluppo, e’ necessario partire da una scuola che non si limiti alla trasmissione di saperi, ma insegni a conoscere. Un ambiente carico di stimoli facilita l’insegnare a conoscere, se si parte dall’approfondimento della conoscenza del proprio territorio.
Ma la rivoluzione partendo dalla scuola è necessario che coinvolga l’intero territorio. L’innovazione è infatti prima di tutto, un atteggiamento mentale positivo. Non ci può essere innovazione in un luogo che viene percepito come “luogo di sofferenza e di dolore”. In un luogo del quale si enfatizzano solo i punti di debolezza, senza mai sottolineare i punti di forza, senza valutare i vantaggi competitivi, anche in termini di qualità della vita.
Pensare alla centralità della montagna, significa rovesciare i parametri sui quali fin qui si è sempre immaginato lo sviluppo della montagna: una montagna al servizio della città, con un valore commisurato alla capacità più o meno alta di servire alla città. La montagna deve essere vista invece come alternativa alla città: un modello diverso, con un sistema diverso di servizi, con una diversa qualità della vita. Ma una diversità avvertita tutt’altro che come inferiorità! Se mettiamo a confronto le due realtà, confrontando i punti di forza e di debolezza, le opportunità e i rischi, il modello della montagna risulta ampiamente vincente rispetto a quello della città.
Ma se questi sono i presupposti il problema della montagna non può essere risolto come si è cercato di fare in questi anni con un fondo montagna per distribuire degli incentivi a chi si vuole continui a vivere in montagna, perché nell’ecosistema montana si ritiene che sia indispensabile mantenere la sopravvivenza dell’uomo, come quella del lupo o dell’orso.
L’Assessore alla montagna non può essere in Regione come in Provincia l’Assessore incaricato di distribuire questo fondo di beneficenza, deve essere l’Assessore che ha la regia di un progetto trasversale rispetto a tutti gli altri assessorati.
E le Comunità Montane! Alla fine, si dovrà pur sapere a che cosa servono. I nostri paesi vivevano come comunità di villaggio. Ora sono diventati troppo piccoli per avere una loro vita, è giusto quindi che li si immagini come comuni di una più grande comunità di vallata. La Comunità quindi come rete di servizi, ma anche come rete di tante piccole comunità, che in rete possono continuare ad avere una vita autonoma.
Oggi si parla di rete, in ogni settore. Paradossalmente invece nel sociale cerchiamo di distruggere le reti che già esistono. Eliminiamo le aziende sanitarie invece che metterle in rete. Cerchiamo di eliminare i Comuni invece che metterli in rete. La vera specificità e particolarità della montagna è la forte articolazione della presenza umana sul territorio. Articolazione che va mantenuta facendo rete.
Se si vuole che la gente resti ad abitare nei paesi è necessario far vivere i paesi. Dal punto di vista economico riattivando forme di economia di paese. Perché attorno ad una economia di paese si sviluppi la vita sociale dei paesi. Facendo un modo che una rete di servizi di prossimità, un sistema flessibile di trasporto, soluzioni innovative nel campo delle telemedicina, della teleassistenza, della teledidattica, facciano rivivere i paesi, perché abbia un senso restare a vivere in un paese di montagna
La montagna è diversa, ma solo perché è un territorio con più problemi rispetto alla pianura. Ma proprio per questo può diventare il luogo ideale per la sperimentazione di modelli di società che se dovessero funzionare possono essere esportati.
In questa prospettiva un nuovo progetto montagna deve connotarsi come progetto per l’uomo che vive in montagna, per essere esportato in una dimensione territoriale più ampia come progetto per l’uomo.
Non ci diciamo il partito che crede nei valori della persona? Non è il nostro il Partito che immagina una società che pone al centro la persona che si realizza nella famiglia per completarsi nel sociale? Dalle enunciazioni ai fatti.
Il progetto montagna deve essere un progetto nel quale si pensa alla montagna come luogo ideale nel quale l’individuo può realizzarsi come persona. Quando diciamo che è necessario sviluppare lo spirito di identità e di appartenenza, diciamo che è necessario riconoscersi come persona in relazione con il proprio territorio, con la sua storia, le sue tradizioni i suoi valori. In primis il valore della casa e della famiglia, struttura essenziale per la stessa sopravvivenza materiale della persona, prima ancora della sua realizzazione sul piano umano.
Ma la casa della nostra tradizione non era mai una casa isolata, sempre invece aperta in una corte. La famiglia era integrata nella comunità, con rapporti definiti proprio sul principio della sussidiarietà, a cui ci richiamiamo giustamente così spesso. Nella economia di paese fondata sul modello cooperativistico si realizzava un vero modello di democrazia partecipativa-
Progetto montagna quindi come sperimentazione di un modello sociale che nel recupero dei valori della tradizioni trovi gli elementi per immaginare e progettare un futuro originale, il futuro di una comunità glocale. In questo brutto neologismo fusione di globale e di locale, si potrebbe riassumere l’obiettivo da dare al progetto: fare della montagna il luogo del glocale. Ancora con il poeta mettere assieme: radìs e svualis, radici ed ali.
Non è retorica, è sociologia affermata infatti il rilievo che si può vivere meglio la dimensione del globale, avendo dei precisi punti di riferimento nel locale. Se la società del domani è la società della conoscenza, chi saprà vivere nelle dimensione del glocale, avrà un indubbio vantaggio proprio nella capacità di acquisire conoscenza.
Un progetto di sviluppo economico e sociale quindi che non parte dai settori, dal turismo piuttosto che dall’agricoltura o dall’artigianato, ma dall’uomo, non dalle risorse materiali del territorio ma dalle risorse umane, che sanno trasformare in fattori di competitività gli elementi di distintività del territorio.
E’ questo l’approccio innovativo al problema montagna che io mi auguro caratterizzi l’attività della Regione nella prossima tornata legislativa. Un approccio innovativo che io mi auguro possa essere innescato dal nostro partito.
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martedì 30 ottobre 2007

SI ALL'ELETTRODOTTO

Si all'elettrodotto. Con questo titolo avevo inserito una post di provocazione nel blog piutti.blogspot.com. Gino Grillo ne aveva tratti alcuni spunti e l’aveva trasformato in articolo. In questi giorni ho cercato di approfondire il tema e dalla provocazione, così mi sono convinto sia il caso di passare dalla provocazione alla riflessione. Anche perché nel frattempo è intervenuta la proposta di un nuovo tracciato aereo, con la riduzione per qualche anno del costo dell’energia per gli abitanti dei Comuni interessati, e la Giunta della Comunità Montana ha preso a discutere su un piano energetico per la Carnia.
C’era una volta il confine! Ed ha costituito un grave handicap per lo sviluppo dei nostri territori. Poi è caduto e ci hanno detto che sarebbe diventato una opportunità. Ma al di là di qualche contributo a pioggia sui programmi Interreg Italia-Austria, non abbiamo intravisto grandi vantaggi.
Finchè non sono arrivati Pittini e Fantoni e farci capire che di là dal confine l’energia elettrica ed il gasolio da riscaldamento costano la metà. Basta allacciarsi oltre confine e se ne traggono i vantaggi! Poi è arrivata la Burgo a dire che il vantaggio restava anche con i maggiori costi per fare una condotta interrata. Poi dal primo luglio di questo anno è arrivata la liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica anche per le utenze private.
Credo che a questo punto ci siano tutti gli elementi per ripartire, come si suole dire, a bocce ferme. Alla Burgo che chiede di passare sul nostro territorio, sotto a sopra non ha importanza, io direi subito che: “Abbiamo già dato!”. Non può chiederci di inquinare qualcosa d'altro nè sopra nè sotto il suolo, dopo, fra l'altro, aver venduto la centrale di Magnanins.
A Pittini e Fantoni direi grazie per averci indicato l’opportunità. Ma se l’opportunità è tale per l’industria, dal primo luglio, è tale anche per il territorio. E quindi la sfruttiamo assieme! Loro si prendono la parte di energia necessaria per i loro stabilimenti, noi quella necessaria per il territorio di tutta la Carnia, per tutte le aziende insediate ad iniziare dall'ex-Seima, e per tutte le abitazioni e quindi per tutte le famiglie. Se ne dovesse avanzare, prima di rivenderla all’Enel, potremo allargare il vantaggio ad altre industrie del Medio Friuli.
Per la parte che ci riguarda come territorio, la Comunità Montana ha già costituito la società EnergyMont che ha tra gli scopi l’acquisto di energia elettrica. La legge regionale 29 del 2006 prevede la costituzione di gruppi di acquisto dell’energia, come società cooperative di almeno 10.000 soci. Più o meno quanti sono gli utenti in Carnia! EnergyMont può quindi entrare nella società per l’elettrodotto per la quota necessaria ai consumi della Carnia, e cederla al gruppo di acquisto, e quindi a tutti gli utenti sia produttivi che privati. Non si vede perché in una operazione di questo livello non possa o debba entrare anche Friulia, mettendo le risorse finanziarie necessarie, nell’interesse delle aziende dell’Alto Friuli. In questo modo l’elettrodotto diventerebbe una opera di interesse regionale, e quindi la Regione potrebbe intervenire per favorire gli aspetti autorizzativi sia con i Ministeri competenti che con la Corinzia.
A questo punto i Sindaci dei territori interessati al tracciato si troverebbero ad un tavolo a discutere del passaggio di una opera pubblica a diretto beneficio di tutto il territorio. In questi termini credo che riuscirebbero a trovare facilmente una intesa, mediando tra impatto ambientale e interesse generale. La costituzione del gruppo di acquisto che dovrebbe coinvolgere evidentemente tutti i 28 Sindaci e la Comunità, al di là dell’aspetto pratico, potrebbe avere un valore emblematico significativo. Sarebbe forse la prima volta nella quale ci troveremmo tutti assieme, pubblico e privato, Comunità e Comuni, con lo stesso obiettivo. E chissà che su questa prima volta, non nascano altre volte nelle quali l’obiettivo generale dello sviluppo della Carnia diventa un obiettivo condiviso al di sopra degli interessi particolari di ogni Comune, nella convinzione che è solo dallo sviluppo generale della Comunità, che può discendere il beneficio per ogni singolo Comune.
Al di là dell’aspetto pratico per cui tutte le famiglie della Carnia avrebbero il beneficio di una consistente riduzione della bolletta della luce, mi auguro che i Sindaci e la Comunità Montana, avvertano, la portata storica dell’evento, e quindi l’importanza dell’iniziativa.

domenica 28 ottobre 2007

Progetto Energia.


Con la forza dell’acqua della montagna
Hanno portato la luce alle città
Perché attratti da quelle luci
Gli uomini abbandonassero le montagne.
Riportiamo la luce ad illuminare le montagne
Perché tutti vedano
Che si vive meglio in montagna
Rispetto alla pianura
Si vive meglio in un paese
Rispetto ad una città!

Scheda per iniziare a discutetere su un
PIANO ENERGETICO DELLA CARNIA.

La più importante risorsa caratteristica della montagna era l’energia elettrica.
Era perché in gran parte viene trasferita altrove senza ricadute significative sul territorio. Ma c’è una quota che è ancora rimasta e che se utilizzata razionalmente può costituire un vantaggio competitivo sia per vivere che per produrre in montagna. L’esempio della Secab nell’Alta Valle del But è signficativo.Il piano può quindi partire dall’idea di trasferire a tutta la Carnia il vantaggio di cui si gode in Alto But.
Ci sono due problemi:
- la Secab non ha la quantità di corrente necessaria per tutta la Carnia,
- - sarebbe necessario che la Secab diventasse proprietaria di tutte le linee elettriche di distribuzione della Carnia.
Nel frattempo è nata EnergyMont una spa che mette assieme tutti i produttori di energia della Carnia, compresa la Secab.
Nel frattempo la LR 29/2006 ha previsto la costituzione di gruppi di acquisto di energia elettrica con cooperative di consumatori di almeno 10.000 utenti per ottenere sconti nell’acquisto di energia.
E’ possibile intervenire sugli impianti sia privati che pubblici con interventi che portino a risparmi nel consumo di energia elettrica.

Su questi elementi in premessa come si potrebbe immaginare un piano energetico che porti alla riduzione dei costi dell’energia elettrica per chi risiede ed opera in Carnia?
Si potrebbe partire immaginando che sia la Secab ad attivare il gruppo di acquisto per un primo passo verso la riduzione dei costi.
Si può immaginare un piano pluriennale regionale di interventi a favore della Secab per il progressivo acquisto delle reti nei vari Comuni, trasformando progressivamente gli aderenti al gruppo di acquisto in aderenti e quindi soci della Secab, per finire con una Secab-Carnia.
EnergyMont può trasferire al gruppo di acquisto l’energia prodotta dai suoi associati, e quindi in particolare quella prodotta dalla Comunità Montana?
EnergyMont può entrare nella Spa di Pittini e Fantoni per importare energia a favore del gruppo di acquisto della Carnia?
EnergyMont o la Comunità Montana può completare il piano per lo sfruttamento razionale della risorsa acqua residua, per aumentare la produzione da trasferire al gruppo di acquisto?

Atteso che:
Ad Arta c’è l’impianto di cogenerazione a biomassa;
A Paluzza c’è l’impianto di cogenerazione della Casa di Riposo.
A Paluzza Sutrio ci sono gli impianti idroelettrici della Secab.
Al confine ci sono gli impianti eolici austriaci e comunque con la valle del Gail sono già in atto rapporti di collaborazione.
Al CRP di Amaro sono in corso delle ricerche molto avanzate sul fotovoltaico.
A Paluzza ci sono i locali dell’ex Irfop.
E’ possibile immaginare un Centro di Ricerche applicata e di trasferimento tecnologico sull’Energia come sviluppo del Centro di Innovazione Tecnologica dell’Agemont, collegandolo ad un Centro di formazione avanzato di specializzazione post universitaria e post diploma sulle energie alternative e sul risparmio energetico in genere?
Le risposte implicano una serie di conoscenze che mancano ma che potrebbero essere acquisite ad esempio attraverso una collaborazione con l’Università di Udine, finanziando un dottorato di ricerca ed alcune tesi sul tema

sabato 27 ottobre 2007

Elettrodotto: dalla protesta alla proposta.

Dalla liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica una nuova opportunità di sviluppo per la Carnia. Potrebbe essere questo il nuovo tema da approfondire, derivato dalle discussioni sugli elettrodotti dall’Austria, evitando sterili contrapposizioni tra i fautori del sì e del no.
In effetti gli industriali ci hanno dato un suggerimento intelligente. Perché non coglierlo? Dal primo luglio il mercato dell’energia è libero, perché non approfittare quindi del fatto che al confine della Carnia c’è l’energia elettrica ed il gasolio da riscaldamento che costano la metà. Basta collegarsi! Non ci siamo sempre lamentati per l’handicap dei costi del riscaldamento per chi vive in montagna?
La Comunità Montana ha già costituito la società EnergyMont che mettendo assieme la produzione di energia elettrica della Carnia, ha assunto anche l’obiettivo della realizzazione e gestione di nuovi impianti e della compravendita di energia.
Questa società può entrare come socia in Alpe Adria Energia assieme a Fantoni e Pittini per importare l’energia necessaria per tutta la Carnia, sia per gli usi privati che per quelli produttivi.
La Regione con la legge 29 del 2006 intende agevolare la costituzione di gruppi di acquisto in forma di società cooperativa, costituiti da almeno 10.000 soci che vogliono acquistare energia elettrica o gas. Credo più o meno quanti siamo in Carnia tra utenti privati, pubblici e produttivi. Se costituiamo la Carnia in gruppo d’acquisto, possiamo tutti indistintamente acquistare da EnergyMont l’energia importata a prezzi agevolati. La Secab a Paluzza Sutrio e Cercivento dimostra che il prezzo può essere quasi dimezzato, perché non estendere a tutta la Carnia questo beneficio? La Secab stessa potrebbe dare un supporto alla nascita del gruppo di acquisto. Se andiamo a controllare le ultime fatture dell’Enel e pensiamo che potrebbero essere dimezzate, ci renderemmo conto che il beneficio è consistente. Tale comunque da farci accettare l’impatto di un nuovo elettrodotto, anche aereo. Ma in questa ipotesi non si accetta nulla, ci si siede allo stesso tavolo mettendo assieme gli interessi di chi deve vivere in Carnia, con gli interessi di chi deve mantenere i posti di lavoro, e gli interessi della salvaguardia ambientale. E' tutto un altro modo di ragionare!!!

venerdì 26 ottobre 2007

Lenticchie ed energia.

Si all’elettrodotto dicevo in un post precedente. Ma un sì contrattato alla pari, non vendendosi per un piatto di lenticchie. Sono entrato sull’argomento tardi e non ho elementi adeguatamente verificati per entrare nella discussione. Ma tanto per capirci…
Sono d’accordo sul fatto che Pittini e Fantoni passino con l’energia necessaria per rendere competitive le loro industrie. Ma se fosse vero, come sento dire, che importano una quantità doppia rispetto a quella che serve a loro. Sull’altra metà mi sembrerebbe giusto che il territorio e quindi la Comunità Montana entrassero nel business.
Se poi fosse vero, come sento dire, che l’aereo costa la metà dell’interrato, 30 milioni di euro contro i 60 milioni, significherebbe che l’impatto negativo che accettiamo di subire può essere valutato 30 milioni di euro in cambio di che cosa?
Se infine fosse vero, come sento dire, che ci sarà un finanziamento pubblico sull’iniziativa, mi piacerebbe sapere a quanto ammonta ed a che titolo.
Se per ipotesi la Regione avesse 15 milioni di euro da investire sulla iniziativa li potrebbe passare alla Comunità Montana che potrebbe entrare in società al 50% per tenersi poi il 50% dell’energia per abbassare i costi per tutti residenti, privati ed aziende. Avremmo così, allo stesso tempo, salvaguardato l’occupazione del Medio Friuli e creato condizioni di sviluppo per l’Alto Friuli.
Mi sembrerebbe infine importante che per una volta l'idea della Carnia prevalesse su quella degli interessi dei singoli Comuni. Se c'è un ristorno, e soprattutto se ci potrà essere un ritorno, mi sembrerebbe giusto che ricadesse su tutto il territorio della Carnia, e non solo sui Comuni in cui ci saranno i piloni
Ma immagino che se i dati del mio ragionamento fossero veri, il Presidente della Comunità, i Sindaci e il Comitato del No, li avrebbero già fatti valere!!!
Le mie restano quindi le solite considerazioni d’un pensionato all’osteria.