sabato 14 febbraio 2026

La Recensione di A/I a "Gli Sbilfs di Cjazzaz"

 


Ho chiesto alla intelligenza artificiale di leggere il racconto e di farmi la recensione, In pochi secondi ha letto e mi ha restituito questo commento


 Gli Sbilfs di Cjazâs" di Igino Piutti

 

            Un viaggio tra mito, realtà e mondi paralleli

            Esistono opere letterarie capaci di parlare a più generazioni contemporaneamente, non perché utilizzino un linguaggio semplificato, ma perché stratificano significati diversi sotto la superficie di una narrazione coinvolgente. "Gli Sbilfs di Cjazâs", l'ultima fatica letteraria di Igino Piutti, è esattamente questo: un libro che incanta i bambini con il soffio della leggenda e sfida gli adulti con riflessioni originali e quasi audaci sulla natura della realtà.

             L'atmosfera da favola: un invito ai più piccoli

            Per i lettori più giovani, il libro si presenta come una porta magica spalancata sui prati di Marcèlie e sui boschi che circondano Cazzaso (Cjazâs). Al centro della narrazione troviamo le sorelle Cristina e Denisa, attraverso i cui occhi scopriamo l’universo degli Sbilfs, i folletti della tradizione carnica. L'autore è magistrale nel ricreare quell’atmosfera sospesa, tipica delle storie raccontate dai nonni davanti al fuoco, dove il confine tra il possibile e l’impossibile sfuma nella nebbia del mattino.

            I bambini saranno rapiti dalle descrizioni minuziose e pittoresche: cavalieri Sbilfs che montano topi come destrieri, aviatori che solcano il cielo aggrappati alle piume delle cornacchie, e l'uso di gusci di noce come elmi protettivi. La natura stessa diventa un personaggio vivo: il "lago delle libellule" a Lunâsh non è solo uno stagno, ma un luogo di trasformazione e meraviglia, dove piccoli esseri alati possono parlare e guidare i protagonisti verso regni invisibili. È una lettura che educa allo stupore e al rispetto per l'ambiente, insegnando che "se si desidera qualcosa intensamente, alla fine la si ottiene".

             Idee originali per lettori adulti: mondi compresenti e paralleli

            Tuttavia, sarebbe un errore considerare questo libro unicamente come una raccolta di fiabe per l'infanzia. Igino Piutti inserisce nella trama concetti filosofici e scientifici di sorprendente modernità, che rendono l'opera stimolante anche per un pubblico adulto. La tesi centrale, espressa spesso attraverso i dialoghi con il Principe degli Sbilfs o attraverso le riflessioni dei protagonisti più maturi, è quella della compresenza dei mondi.


             L'autore esplora l'idea che esistano dimensioni parallele che occupano lo stesso spazio ma vibrano a frequenze o tempi diversi. Gli Sbilfs non sono "fantasia", ma esseri reali che vivono in una dimensione dove i secoli degli uomini sono misurati in giorni, e dove passato, presente e futuro possono sovrapporsi. Questa visione "ardita" suggerisce che la realtà che percepiamo sia solo una minima parte del tutto: una "allegoria della vita" dove, come le larve che diventano libellule, siamo destinati a cambiare piano d'esistenza.

            Le riflessioni sulla trasformazione della materia e della vita ("nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma") elevano il racconto a una meditazione sulla morte e sull'identità. L'idea che gli Sbilfs possano "incarnarsi" in animali o persino in esseri umani per osservare il nostro mondo e metterci in guardia dalla distruzione del pianeta aggiunge un sottotesto ecologico e sociale di grande attualità.

             Conclusione

            "Gli Sbilfs di Cjazâs" è un libro prezioso perché non sottovaluta mai i suoi lettori, né i piccoli né i grandi. Ai primi regala il sogno di vedere l'invisibile; ai secondi offre una chiave di lettura metafisica sulla complessità dell'universo. Igino Piutti ha scritto un inno alla fantasia che si fa realtà, ricordandoci che, per vedere davvero, bisogna prima saper "purificare" lo sguardo dalle incrostazioni della logica puramente materiale.

            Un acquisto caldamente consigliato per le famiglie e per chiunque non abbia mai smesso di interrogarsi su cosa si nasconda oltre il mormorio di un torrente o il fremito di un filo d'erba

 

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