domenica 25 novembre 2012

Il "partigiano" Gianni.




martedì 6 novembre 2012

Non rottamate la Comunità Carnica!!!.


        Ai rottamati capita alle volte di soffermarsi a considerare ciò che stanno facendo i rottamatori. Mi sono trovato così ad immaginare l'entusiasmo con il quale i sindaci della Carnia in carica, stanno interpretando l'occasione storica che gli è dato a vivere: quella di poter immaginare e progettare la organizzazione della Carnia del futuro. Li immagino intenti a trarre insegnamenti dalla storia, riandando ad esempio a come ci si stava organizzando in Carnia, prima che arrivassero gli udinesi ad imporre la Repubblica Partigiana del Friuli.  
         I Cln comunali che si raggruppavano nei Cln di vallata, per poi dar vita al Cln della Carnia. Un modello a tre livelli ancora riproponibile, distinguendo le competenze a livello di municipio, di vallata e di comunità. Un modello che sarebbe ancora attuale soprattutto se, il livello superiore, come già proponeva Aulo Magrini in “Pro Carnia” fosse riservato ad affrontare le problematiche dello sviluppo del territorio. Una comunità quindi che assorbe tutti i Consorzi, da quello industriale a quello dello sviluppo turistico, a quelli legati all'agricoltura, assumendo come mission lo sviluppo economico del territorio. Una Comunità che ad un tempo gestisce il tema dell'energia, come quello dei Musei, i capannoni industriali come il turismo e la cultura.   
   Una comunità che acquisisce competenze dalle sopprimende Province, come quelle sulla viabiltà intercomunale, sulla edilizia scolastica ecc. Una comunità snella, con un consiglio formato dai Presidenti delle cinque unioni di vallata, che a turno fanno anche i Presidenti della Comunità, e una Assemblea dei Sindaci a scopo di indirizzo e di controllo.
      L'occasione mi pare storica per i sindaci perchè hanno la opportunità di ripensare l'organizzazione alla luce delle opportunità che vengono loro offerte dallo sviluppo della telematica.
Ci sono già città che si stanno proponendo come smart city, immagino i sindaci quindi, soprattutto quelli più giovani, intenti a sviluppare l'idea della smart comunità.Una comunità intelligente perchè sa utilizzare con intelligenza le opportunità che la tecnologica offre per migliorare i servizi e la qualità della vita delle persone. Il front office, (lo sportello del cittadino) in ogni Comune, o meglio in ogni casa tramite internet. Il back office invece (il luogo di lavoro dei dipendenti) trasferito nei Comuni periferici, come modello anche per le aziende per lo sviluppo del telelavoro, quale modalità alternativa per lo sviluppo dei territori montani.Il tutto a froonte d'un massiccio investimento per la diffusione della banda larga, come premessa per fare della telematica la strada per lo sviluppo dei servizi di prossimità che rendono più facile la vita in montagna, telemedicina, teleassistenza e teledidattica (un capannone in meno, ma ogni aula con la Lim ed ogni scolaro/studente con il tablet, in un sistema scolastico in rete!).
      E il difficile rapporto tra Tolmezzo e la Carnia? Nella logica della mia riflessione si potrebbe per paradosso pensare alla eliminazione degli attuali uffici centrali. La Presidenza intinerante potrebbe portarsi al seguito gli stessi uffici di presidenza. Del resto il problema di Tolmezzo è quello di far vivere la periferia: far morire il territorio per diventare il capoluogo d'un territorio morto non ha nessun senso!
      I rottamatori penseranno che i rottamati la fanno fin troppo facile... In effetti in passato ero arrivato persino a pensare che si potesse immaginare un Comune Carnia con 28 Municipi riuniti in Unioni di municipi di vallata. Penso che ci vorrà ancora qualche generazione perchè si arrivi a tanto, ma nel frattempo mi auguro che almeno non si rottami il termine Comunità Carnica, un nome storico, nato dalla lungimiranza dei padri fondatori, ben prima delle comunità montane. Mi auguro che i rottamatori si rendano almeno conto che tra Comunità e Unione di Comuni, c'è più o meno la stessa differenza che esiste tra matrimonio e unione matrimoniale. La differenza non è solo nominale! Nomen est omen...
Igino Piutti già Sindaco di Tolmezzo.

lunedì 27 agosto 2012

La festa del patrono della Carnia.



           S.Ilario a Tolmezzo, la festa del patrono della Carnia. Chi non vi ha partecipato, non sa cosa si è perso!... La prima domenica dopo ferragosto in Carnia, è riservata alla festa del Patrono san Ilario. Cioè a dire che non ci sono altre feste nei paesi, oltre a quella del patrono che si tiene nel Capoluogo. Le reliquie del Santo che si conservano nel Duomo di Tolmezzo di anno in anno passano il triduo in una delle Pievi della Carnia e da lì, ritornano a Tolmezzo per la festa. Di solito con un corteo di macchine. Un anno da Paluzza sono ritornate addrittura con una processione di elicotteri. Quest'anno invece dalla Pieve di S.Maria oltre But, data la vicinanza, sono state portate a piedi.
          Dopo la S.Messa concelebrata da tutti i preti della Carnia c'è stata poi la processione con l'urna del santo accompagnata dai ventotto labari dei Comuni, e dalle varie bande.
          Poi c'è stato il Palio Carnico das Cjarogiules. Dalla griglia di partenza di P.zza XX settembre sono partite le 28 slitte ruotate con le insegne dei 28 Comuni sul circuito di Via del Din, Via Roma, per quattro giri a staffetta. Avessi visto quanta gente a far tifo ai bordi! Sì, perchè per il giorno del patrono, il Capoluogo diventa veramente il luogo d'incontro di tutte le Pro Loco della Carnia.
            La forza meravigliosa di questi volontari!
           Ad ogni Pro Loco viene assegnato una piazza od un angolo ove allesticono il proprio chiosco, richiamando la sera prima ed ancor più per il giorno della festa, tanta gente del proprio paese. E quindi il Capoluogo diventa per una volta il punto d'incontro della gente di Carnia, e punto di richiamo per tutti i carnici in Friuli ed anche per quelli che vivono all'estero, e tornano ai paesi per le ferie.
              Ma non basta! La festa era iniziata il giorno prima con l'incontro di calcio tra Celti e Romani allo stadio di Tolmezzo. La cohorte del Romani, che in realtà sono i carnici di fuori, era arrivata dalla pista ciclabile che proviene da Amaro, mentre la tribù dei Celti, i carnici stanziali. era scesa dalla ciclabile di Arta. Gli uni vestiti da Romani gli altri da Celti a tifare per la propria squadra nella gara di calcio celtico. Che cosa è? Non molto diverso dal nostro! Ma si gioca a piedi nudi ed a torso nudo. Le due squadre si distinguono solo dal colore dei calzoni. Ed alla premiazione, per risparmiare sui fuochi artificiali, al fischio dell'arbitro, tutte le montagne attorno si accendono di tanti falò. 
              Avessi visto che spettacolo! E che foga tra i giocatori! Quanto impegno per far sì che l'ortopedia dell'ospedale abbia i numeri necessari per evitare la chiusura. Se avessimo messo lo stesso impegno nel far aumentare i reati, avremmo senza dubbio ottenuto la deroga anche per la salvaguardia del tribunale!...
Al di là delle battute! Chi s'è perso la festa quest'anno, non commetta lo stesso errore il prossimo anno....    
             Arrivederci alla festa del patrono del 2013. Semprechè la profezia dei Maja sulla fine del mondo al 31 dicembre di quest'anno, (che era anche la profezia della tribù celtica dei Dobes) ce lo consenta!!!  

venerdì 22 giugno 2012

Il lamento di Dante.


Ahi serva Carnia di dolore ostello
nave senza nocchiere in gran tempesta
non donna di province, ma bordello,

se per salvar da Monti il Tribunale
invece che i tuoi figli Tondo e Lenna,
devi chiamar l'onnipresente Garibaldi.


giovedì 21 giugno 2012

Libertà: valore nato dalla Resistenza.


 A Federico Vincenti Presidente dell'ANPI provinciale.
(a margine dell'incontro a Paularo per la presentazione del DVD di Ariis - Stefanutti  sulle stragi nelle malghe di Paularo)
Mi dispiace di non aver potuto replicare al suo intervento alla presentazione a Paularo del Dvd “Il sangue degli innocenti”. Le avrei voluto dire che non si possono considerare “ambienti ostili ai valori della Resistenza” quelli che stanno cercando la verità sulla Resistenza. Le avrei detto che nella Resistenza si devono separare i valori dai fatti. Mettere in discussione i fatti non è mettere in discussione i valori. Il primo valore della Resistenza, se non vado errato, è proprio quello della libertà. Libertà quindi prima di tutto di ricerca, anche e proprio a partire dai fatti della Resistenza. E proprio sulla base del valore nato con la Resistenza della libertà nella accezione di Voltaire: “Non approvo quello che dici ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo”. Se con le querele, come anche da lei ipotizzato, attribuiamo a un magistrato che nulla sa della storia, il potere di decidere sulla verità dei fatti della Resistenza, che libertà è mai quella che ci è venuta per merito e con il sacrifico degli eroi della Resistenza? Le semplificazioni sono contro la verità: non si può dire che sono stati buoni i partigiani e cattivi i fascisti. Ci sono stati partigiani eroi idealisti, ed altri meno (per usare un eufemismo!), ci sono stati fascisti spietati ed altri che si sono comportati da persone perbene.
Mi il problema della verità è forse un altro! E' che nell'humus della storia passata. si devono affondare le radici della prospettiva per il futuro. Non ci può essere futuro, se non si parte dalla verità sul passato. Il fatto che a presentare il filmato sia stata l'Anpi di Udine, mi ha fatto riandare a quando, come scrive Lizzero, “furono le grosse personalità politiche del piano che salirono in Carnia” a costituire la Repubblica Partigiana del Friuli (non della Carnia!). Forse è proprio lì che sono cominciati i nostri problemi. Ci è stata propinata una storia che non era la nostra e ci è stato impedito di costruirci il nostro futuro. Con buona pace degli udinesi, vorremmo “tornare alla storia” cercando la verità sui fatti, non per smentire o denigrare qualcuno, o per inutile curiosità, ma perchè nella verità dei fatti vorremmo trovare la verità delle cause, la verità dei perchè.
Forse non esiste la verità. Ma già il desiderio di ricercarla è un valore...anche questo nato nella Resistenza. Ci sia consentito di realizzarlo, senza mettere di mezzo la magistratura ad impedire la ricerca, proprio per rispetto di quanti sono caduti per il loro desiderio di verità e di libertà. Non so se la verità sul sangue degli innocenti dell'eccidio delle malghe carniche o del sabato di sangue nella Valle del But, sia quella della importante ricostruzione fatta da Stefanutti-Ariis, o quella i Natalino Sollero o Nazario Screm. Forse nessuna delle tre! Ma con il loro impegno queste persone ci aiutano ad avvicinarci alla verità. Credo non sia neppure importante raggiungerla, la verità. Più importante sentire la necessità di cercarla. La libertà deve essere bisogno di verità...  

domenica 22 aprile 2012

Resistenza: tra mito e storia.


         La Resistenza è un mito o una pagina di storia? I miti sono come le verità di fede, non si discutono, si tramandano a memoria. Se è un mito, è tempo perso quello impegnato a trasferirlo alle nuove generazioni. Non credono ai miti! Se è una pagina di storia può (e deve!) essere discussa, chiamando anche i giovani a partecipare alla discussione. Per me è una pagina di storia molto importante e sono d’accordo con Mara quando sul blog di Carnia.La dice che si deve ripartire dalla storia del passato per capire il presente e progettare il futuro. Ma dalla storia, non dalle leggende! E quindi iniziando dal ripulire la patina di leggenda che si è sovrapposta alla storia.
       Si dice e si scrive che la massima espressione della Resistenza in Carnia è sempre stata la costituzione della Repubblica partigiana della Carnia. A mio modesto avviso, la storia va rivista. Sul Gazzettino di oggi Zanirato molto opportunamente confronta la mia tesi con quella di Romano Marchetti che ha fatto parte della Giunta Provvisoria. Bravo Zanirato! Così si fa: due tesi a confronto.
      Ma se ho ben capito anche Marchetti conviene con me (o meglio, io con lui!). C’era in Carnia già dagli anni trenta un moto autonomistico che sottolineava il valore aggiunto della identità carnica. Movimento che trova in Aulo Magrini uno dei più convinti assertori nella idea della  Carnia come Consorzio di Liberi Comuni.  Movimento che riemergerà  nel dopoguerra  con il  giornale “Carnia Lavoro” negli scritti di Gortani, e che si concretizzerà nel CLN della Carnia. (CLN tuttavia, nato come sviluppo del sottocomitato carnico di Tolmezzo e non della Repubblica di Ampezzo.)
       In questo processo carnico, la Repubblica partigiana del Friuli (non della Carnia!) con sede ad Ampezzo, costituisce una parentesi imposta dagli udinesi, che nei suoi quindici giorni di vita ha anche soppresso i comitati di valle che i carnici avevano appena costituito. Non capisco cosa ci sia in questo da celebrare da parte dei carnici!
        A mio parere si è posto già allora il problema che è riemerso con l’idea della Provincia dell’Alto Friuli. Esiste ed è un grande valore l’identità carnica, ma per la dimensione della Carnia se lo si vuole fare coincidere con una istituzione si devono ampliare i confini, anacquandolo nell’idea di Alto Friuli ora, immaginando di poter inglobare lo splimberghese ed il maniaghese allora, di ampliare la competenza alla Valcanale Canal del Ferro nel dopoguerra. Ma così si finisce per perdere proprio ciò che si vuol valorizzare! L’alternativa, a mio avviso, è quella che già proponeva Magrini il Consorzio dei Liberi Comuni, era in fondo questa la mia provocazione (neanche tanto!) sul Comune di Carnia.