Ho scirtto la Storia della Carnia per l'editore Biblioteca dell'Immagine e ora sono impegnato nella sua diffusione anche se non me ne viene nulla dal punto di vista economico, perchè il libro è nato dalla stessa passione civile che mi ha portato a sedere per 25 anni nel ConsiglioComunale di Tolmezzo.
Il Libro masce dal desiderio di partecipare ancora alla soluzione dei problemi della Comunità di Carnia. Mi fa piacere che tante gente si complimenti per un libro "che risulta di scorrevole e piacevole" lettura, per un successo di vendita che va oltre ogni mia più rosea aspettativa.
Mi dispiace invece che non riconoscano le motivazioni che mi hanno portato a scriverlo quelli che oggi sono democraticamente eletti a curare i mali della Carnia.
Il male profondo all'origine di tutti mali, a mio avviso, è il disamore per la Carnia.
La generazione nata durante la guerra o nel primo dopoguerra ha purtroppo maturato e trasmesso l'idea che l'essere nati in montagna è una condanna, dalla quale, potendo, ci si deve liberare, perchè ovunque si starà meglio di come si vive in Carnia.
Non è così! La storia insegna che non è così!
Da qui l'importanza della storia. E' attorno alla conoscenza della storia che si possono rinzollare le radici, favorire la ripresa dello spirito di appartenenza, l'amore per un territorio nel quale si ha avuto la fortuna di nascere, nel quale figli e nipoti possono scegliere di vivere.
Ripartire dalla storia per far amare il territorio ove la gente di Carnia l'ha scritta, è un modo per curare all'origine il male dell'abbandono, la frana demografica in atto. Non ci sono oggi, fortunatamente, motivazioni diverse da quella culturale a spingere i giovani a voler abbandonare il territorio.
La cultura d'un popolo affonda le radici nella sua storia, conoscerla è il primo fondamento di una cultura che abbia nello spirito di appartenenza il suo "cuore".
Nella radici culturali c'è l'umore che induce a scegliere di restare partecipando e collaborando a risolvere i problemi che ancora ci sono e che, risolti, consentirebbero di vivere ancora meglio, in un territorio che si ama, grati al destino per la fortuna d'esservi nati.
Cittadini io vi esorto alle storie, scriveva il Foscolo, mi sia consentito di rilanciare l'appello.
Carnici io vi esorto alla storia perchè niun popolo più di voi può mostrare nè più errori da evitare, nè più virtù che vi facciano rispettare, nè più grandi anime degne d'essere liberate dalla oblivione, da qualunque di noi sa che si deve amare e difendere la terra che fu nutrice ai nostri padri.
venerdì 24 gennaio 2020
domenica 1 dicembre 2019
Benito Mussolini
A Benito Mussolini maestro a Tolmezzo nell'anno scolastico 1906/7 è dedicata naturalmente anche una pagina della mia "Storia della Carnia", ma per capire come un maestro elementare possa diventare il DUCE è necessario leggere il romanzo sul giovane Mussolini. Si può acquistare alla Friulibris di Tolmezzo oppure online in Amazon, IBS La Feltrinelli etc https://www.amazon.it/maestro-Tolmezzo-Igino-Piutti/dp/8833230090
mercoledì 13 novembre 2019
Al Fogolar Furlan di Roma
Carissimi ,
desidero
informarVi per tempo che Venerdì 22 novembre 2019 alle ore 18,30 nella
sede del Fogolar (via U. Aldrovandi 16, 2° piano, ascensore al 16b)
presentiamo il volume “Storia della Carnia” di Igino
Piutti. Già insegnante di latino e storia nei licei
nonché per 15 anni sindaco di Tolmezzo, Piutti è un prolifico autore di
pubblicazioni e romanzi che ricostruiscono in modo del tutto originale fatti di
storia locale.
La sua corposa bibliografia annovera testi come: I celti ritornano (2001); L’assedio della Carnia. 1943-45 (2014); La vita di Marco Polo. Dalle memorie del nonno
Luigi Polo (2016); Il Maestro di Tolmezzo (2017); Aquileia (con Diego Carpenedo,
2017); Il partigiano Gianni (2017); Barabba. L'ebreo errante in Carnia (2019).
La presentazione è a cura
dell’ingegnere Alessandro Ortis e brindisi “Friulano” finale.
Spero in una Vostra numerosa presenza anche per
conoscerci meglio !
Un
cordiale saluto,
Francesco Pittoni
Presidente del Fogolâr Furlàn di Roma
Associazione tra i Friulani residenti in Roma
e nel Lazio
Tel.: 0039 06 322.66.13
Cell.: 0039 335 124 04 81
venerdì 8 novembre 2019
SAN MARTINO E TOLMEZZO
Nel romanzo Barabba l’Ebreo Errante in Carnia, mi sono
inventato, tra storia e leggenda, quella di S. Martino che nativo dell’attuale Ungheria
è passato per la Carnia per finire poi in Francia a fare il Vescovo di Tours.
Il passaggio è solo probabile, ma è invece senza dubbio fuori dalla storia l’immagine, che viene esposta
sulla facciata del Duomo, d’un San Martino raffigurato con abiti Rinascimentali quando è personaggio
del 300 d.C.
Ora leggo d’un calice del
duca Tassilone, inserito nella festa del patrono. Grazie alla gemellata Comunità
di Simbach per il bel pensiero!.
Ma non
vorrei si facesse una ulteriore confusione mescolando Tassilone III di Baviera, vissuto ai tempi di Carlo Magno con San Martino. Ancor meno con Tolmezzo perché
non è da escludere che Tassilone sia transitato per la Carnia, ma non certo per
Tolmezzo, “Terra” che, come ho scritto, a
pag. 112 della mia “ Storia della Carnia”, è sorta per volontà dei Patriarchi attorno al 1250.
Nella immagine S.Martino dipinto dal mio predecessore sindaco di Tolmezzo
architetto Tiziano Dalla Marta che il sabato 9, vigilia della festa di
S.Martino, compie 97 anni.
giovedì 7 novembre 2019
martedì 3 settembre 2019
L'Ebreo Errante.
Barabba l'Ebreo Errante in Carnia
romanzo di promozione turistica e riflessione esistenziale
(nella recensione di Alfio Englaro in Cjargne Online).
Tutto
ha inizio nel B&B "La gerla blu" di Verzegnis (luogo reale) dove i
protagonisti (reali) sono Piero, il proprietario, e due
ex professori: uno di liceo(originario di Cjaçâs) che,
autodefinendosi uno "storico leggendario", pare sia proprio poi lo
stesso autore di questo romanzo; l'altro è un professore universitario (da
individuare possibilmente con Furio
Bianco, illustre docente emerito di Storia Moderna della
Università di Udine), il quale si era installato nella ormai abbandonata
canonica di Fusea, piccola frazione elevata di Tolmezzo, con il
beneplacito di sindaco e monsignore, con i quali però il Piutti
reale non manca qui di riproporre una mai sopita garbata legittima polemica,
scatenata dall'inatteso e ingiustificato sfratto del professore da
parte dei due sorestanz di Tolmezzo, al punto che il povero
professore, per continuare le sue singolari ricerche sulla leggenda dell'
ebreo errante in Carnia, aveva poi trovato ospitalità proprio nel B&B
della Gerla Blu...
Da questo preciso luogo di Carnia dunque, in cui si incontrano questi tre personaggi reali, prende avvio un fantasmagorico immaginifico racconto (in equilibrato mix tra autobiografia storia leggenda fantasia e fantascienza) che partendo dal Crist di Val (un reale bassorilievo rupestre di ignoto autore ubicato in una delle grotte sovrastanti il villaggio carnico di Verzegnis e riprodotto nel collage di copertina) si sviluppa per cerchi concentrici sempre più ampi la cui tangente va a sfiorare epoche e tempi passati della Carnia per poi, alla fine, prendere un inatteso spettacolare visionario abbrivio verso il futuro...
Ed il centro di questi cerchi concentrici è proprio l'Ebreo Errante, l'archetipo dell'uomo maledetto da Dio costretto a errare e a non morire mai, attorno al quale Piutti costruisce la sua policroma e accecante storia, partendo però da una puntuale precisa ricerca sulle origini di questa leggenda che, nata nel periodo (a torto giudicato oscuro) del Medio Evo, ha poi attraversato tutti i secoli arricchendosi e modificandosi fino a sfumare in una icona cangiante dai contorni vaghi e indefiniti, che Piutti vuole qui rielaborare e ricostruire secondo una propria logica fantastica quasi per accreditarla come la sola verosimile.
E qui sta il primo aspetto originale di Piutti: aver individuato l'ebreo errante nientemeno che in Barabba, che proprio Piero, il proprietario del B&B di Verzegnis, incontra in una notte di tregenda nella buia casera di Val...
Ma subito dopo si delinea il secondo tratto originale: utilizzare la mirabolante ricorrente "metamorfosi" di Barabba/Ebreo Errante per riproporre per sommi capi le principali tappe della vera storia di Carnia in cui l'Ebreo Errante non è mai solo spettatore passivo o presentatore. E probabilmente questo secondo aspetto del presente lavoro letterario di Piutti potrebbe essere propedeutico e preludere al prossimo libro, incentrato tutto sulla storia della Carnia che verrá (forse) raccontata però seriamente e analiticamente, senza artifizi letterari o mirabolanti trovate ad effetto.
Per avere invece "une cerce" del presente codice narrativo quasi allucinato di Piutti basterebbe questo rompicapo: nella cella del palazzo di Pilato si trovarono nella notte precedente alla condanna di Cristo tre persone (ma nella fattispecie due Gesù e tre Barabba!): come è possibile? Sarà il lettore che dovrà scoprire da solo l'arcano che giustamente in una recensione non deve essere svelato...
Ma Piutti non si limita solo a sbalordire ma, come sempre, stimola senza stordire, inframezzando riflessioni personali e considerazioni morali, interpretazioniardite e fughe in avanti precipitose, elucubrazioni sofisticate e minute briciole di buon senso o senso comune...
In effetti Piutti riesce abilmente a confezionare una trama narrativa ordita con molteplici fili: quello storico, quello leggendario, quello favolistico, quello filosofico, quello teologico, quello sociale, quello paradossale, non manca addirittura quello giallistico. E tra questi sgargianti accecanti fili spunta civettuola una precisa erudizione classica che occhieggia qua e lá come ciuffetti di primule sul prato ancora giallino di primavera, il quale assume così una rinnovata vitalità così come sorprendente vitalità viene ad assumere il racconto in quei particolari momenti in cui, magari, la tensione cade o il tono si fa più dimesso o anche complesso...
Piutti esibisce inoltre una singolare accurata conoscenza non solo del territorio di Carnia ma anche di alcuni dei topos più nascosti o antichi, immettendoli in una narrazione che, sempre pervasa da un'aura di misteriosa sospensione, pare quasi in tal modo acquistare credibilità e fondatezza...
La trama ovviamente è sotto embargo poichè sarai tu curioso lettore a scoprirla pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo (ben 50), sdraiato sotto l'ombrellone su una assolata (magari anche affollata) spiaggia oppure seduto sotto il fresco pergolato di un estivo giardino o magari anche coricato nelle ore insonni di una notte troppo lunga...
Avrai modo così di stupirti e riflettere, oltre che di ammirare la anarchica fantasia del Piutti che tuttavia riesce a proporre anche apodittiche riflessioni per un buon vivere, come l'ultima dell'ultima pagina: "ogni attimo del viaggio è la meta" che poi sarebbe l'attualizzazione moderna dell'antico "carpe diem"...
Il romanzo è antecedente alla "Storia della Carnia" e in qualche modo la anticipa, come Alfio acutamente aveva previsto.
Edito da Draw Up è in vendita alla nuova Libreria FRIULIBRIS, e nelle edicole di Tolmezzo.
Da questo preciso luogo di Carnia dunque, in cui si incontrano questi tre personaggi reali, prende avvio un fantasmagorico immaginifico racconto (in equilibrato mix tra autobiografia storia leggenda fantasia e fantascienza) che partendo dal Crist di Val (un reale bassorilievo rupestre di ignoto autore ubicato in una delle grotte sovrastanti il villaggio carnico di Verzegnis e riprodotto nel collage di copertina) si sviluppa per cerchi concentrici sempre più ampi la cui tangente va a sfiorare epoche e tempi passati della Carnia per poi, alla fine, prendere un inatteso spettacolare visionario abbrivio verso il futuro...
Ed il centro di questi cerchi concentrici è proprio l'Ebreo Errante, l'archetipo dell'uomo maledetto da Dio costretto a errare e a non morire mai, attorno al quale Piutti costruisce la sua policroma e accecante storia, partendo però da una puntuale precisa ricerca sulle origini di questa leggenda che, nata nel periodo (a torto giudicato oscuro) del Medio Evo, ha poi attraversato tutti i secoli arricchendosi e modificandosi fino a sfumare in una icona cangiante dai contorni vaghi e indefiniti, che Piutti vuole qui rielaborare e ricostruire secondo una propria logica fantastica quasi per accreditarla come la sola verosimile.
E qui sta il primo aspetto originale di Piutti: aver individuato l'ebreo errante nientemeno che in Barabba, che proprio Piero, il proprietario del B&B di Verzegnis, incontra in una notte di tregenda nella buia casera di Val...
Ma subito dopo si delinea il secondo tratto originale: utilizzare la mirabolante ricorrente "metamorfosi" di Barabba/Ebreo Errante per riproporre per sommi capi le principali tappe della vera storia di Carnia in cui l'Ebreo Errante non è mai solo spettatore passivo o presentatore. E probabilmente questo secondo aspetto del presente lavoro letterario di Piutti potrebbe essere propedeutico e preludere al prossimo libro, incentrato tutto sulla storia della Carnia che verrá (forse) raccontata però seriamente e analiticamente, senza artifizi letterari o mirabolanti trovate ad effetto.
Per avere invece "une cerce" del presente codice narrativo quasi allucinato di Piutti basterebbe questo rompicapo: nella cella del palazzo di Pilato si trovarono nella notte precedente alla condanna di Cristo tre persone (ma nella fattispecie due Gesù e tre Barabba!): come è possibile? Sarà il lettore che dovrà scoprire da solo l'arcano che giustamente in una recensione non deve essere svelato...
Ma Piutti non si limita solo a sbalordire ma, come sempre, stimola senza stordire, inframezzando riflessioni personali e considerazioni morali, interpretazioniardite e fughe in avanti precipitose, elucubrazioni sofisticate e minute briciole di buon senso o senso comune...
In effetti Piutti riesce abilmente a confezionare una trama narrativa ordita con molteplici fili: quello storico, quello leggendario, quello favolistico, quello filosofico, quello teologico, quello sociale, quello paradossale, non manca addirittura quello giallistico. E tra questi sgargianti accecanti fili spunta civettuola una precisa erudizione classica che occhieggia qua e lá come ciuffetti di primule sul prato ancora giallino di primavera, il quale assume così una rinnovata vitalità così come sorprendente vitalità viene ad assumere il racconto in quei particolari momenti in cui, magari, la tensione cade o il tono si fa più dimesso o anche complesso...
Piutti esibisce inoltre una singolare accurata conoscenza non solo del territorio di Carnia ma anche di alcuni dei topos più nascosti o antichi, immettendoli in una narrazione che, sempre pervasa da un'aura di misteriosa sospensione, pare quasi in tal modo acquistare credibilità e fondatezza...
La trama ovviamente è sotto embargo poichè sarai tu curioso lettore a scoprirla pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo (ben 50), sdraiato sotto l'ombrellone su una assolata (magari anche affollata) spiaggia oppure seduto sotto il fresco pergolato di un estivo giardino o magari anche coricato nelle ore insonni di una notte troppo lunga...
Avrai modo così di stupirti e riflettere, oltre che di ammirare la anarchica fantasia del Piutti che tuttavia riesce a proporre anche apodittiche riflessioni per un buon vivere, come l'ultima dell'ultima pagina: "ogni attimo del viaggio è la meta" che poi sarebbe l'attualizzazione moderna dell'antico "carpe diem"...
Il romanzo è antecedente alla "Storia della Carnia" e in qualche modo la anticipa, come Alfio acutamente aveva previsto.
Edito da Draw Up è in vendita alla nuova Libreria FRIULIBRIS, e nelle edicole di Tolmezzo.
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domenica 16 giugno 2019
Campi estivi in Carnia.
Dalla rivista IN CARNIA maggio 2019 edita da Andrea Moro.
Molti degli
alpini che hanno fatto la naja nelle caserme della Carnia potrebbero dire di
conoscere le montagne carniche e la Carnia meglio di tanti carnici. L’hanno
conosciuta infatti “dal di dentro” nell’esperienza dei “campi”, percorrendo le
impervie mulattiere che l’attraversano.. Non facili e sempre faticosi i campi estivi. A
volte terribili quelli invernali. Credo che il ritorno a Tolmezzo per il Raduno
Triveneto del 14-16 giugno, possa dare a molti l’input per ripensare a quei giorni, a rivivere quell'esperienza
e quindi a mettere in programma dei ritorni sull’onda del richiamo della
nostalgia.
Non perché la mia vicenda abbia qualcosa di
particolare, ma proprio perché è solo “una delle tante”, immagino possa servire
come mappa mentale e stimolo ad altri a ripensare alla propria esperienza, e a
mettere in programma il ritorno da turisti.
Per questo
voglio raccontare il mio campo estivo nel 1967. Alpino semplice non idoneo al
grado di caporale Btg Tolmezzo 114 compagnia mortai, specialista al tiro. “Siam
partiti..”, come dice la canzone, a giugno e ci siamo fatti quindici giorni
imboscati in una poetica abetaia a Sella Nevea. Per passatempo: una scarpinata
quotidiana ai piani del Montasio per giocare a
sparare con i mortai da 120 ai
bersagli collocati sui ghiaioni. Suggestiva la prova notturna!. Trasferimento
quindi per quindici giorni di “campo base” a Collina. Nella faggeta di Plan di Val
di Bos a verificare quanto sia vera la leggenda che il muoversi degli alpini
porta la pioggia in Carnia. In verità in quindici mesi di naja, da qualsiasi
parte siano arrivati, tutti i militari hanno scoperto che in Carnia, per la
pioggia, non c’è bisogno di dar la colpa agli alpini!. Piove ad ogni piè
sospinto!. Ma come in quei quindici giorni, anche a me che sono carnico, pareva non avesse ami piovuto! Con i teli
tenda che facevano acqua da tutte le parti, nel fango tra una tenda e l’altra! Il
campo base serve come allenamento per il
campo mobile. Per questo era in programma ogni giorno una sgambata fino al Rifugio
Marinelli, per piazzare i mortai alla
Malga “La Plotta”. Non si sa mai che si debba tornare a difendere il passo di
Monte Croce Carnico!..
Prima tappa Sappada e
poi l’affasciante traversata del passo Siera. Bella d’estate un po’ meno
d’inverno. Tant’è che facendola ora ci si imbatte nella lapide a ricordo di
Ettore Detorre l’Artigliere alpino morto nel campo invernale dello anno
successivo 1967.
. Splendidi gli altipiani di Casera Razzo. Un po’ meno splendida,
per non dire illogica, l’idea di portare un mortaio sulla cima dei monti Brentoni."Un arma a tiro curvo, come il mortaio, non si piazza in cima salle montagne. Ma sono idee di uno non idoneo al grado di caporale. E il servizio militare serviva anche a insegnare che a volte si deve ubbidire "a prescindere".![]() |
| S. Francesco in Canal di Cuna nel quadro di Silva Florit |
Piove a dirotto mentre si attraversa il passo Rest, così il l capitano suggerisce di togliersi la giacca
a vento, per averla asciutta all’arrivo. E dire che avrebbe dovuto essere
impermeabile! Piove a Tramonti, al punto che quei bravi paesani ci offrono di
dormire nei fienili, evitando di montare le tende. “Per l’amor di Dio senza
fumare!” Da lì fino a S.Francesco per la suggestiva attraversata del Canale di
Cuna, facendo all’inverso il percorso che nella prima guerra mondiale consentì
a molti alpini del Generale Rocca, in ritirata dopo Caporetto, di sfuggire alla
morsa degli Austroungarici, evitando la battaglia di Pradis che invece costò la
vita a molti alpini.
Un’ultima
sgroppata e si scende finalmente ad Alesso a vedere il lago di Cavazzo. Con un’ultima
passeggiata si raggiunge la Caserma di Venzone, sede a quei tempi del Btg.
Tolmezzo, ad apprezzare finalmente la branda. “Meglio d’un materasso a molle!”
Per tutte le
imprecazioni con le quali avevo accompagnato le marce quotidiane, pensavo che
non avrei mai rivisto quei percorsi. Invece li ho ripetuti più volte da civile,
ed è stata sempre una esperienza interessante, come sono le gite nelle quali ti
porti al seguito la suggestione dei ricordi. Per questo mi pare di poter
consigliare ad altri di rifarsi da borghesi le esperienze che si sono fatte,
magari imprecando, da militari. Sarà un
modo per ritrovare il fascino della Carnia (possibilmente non in giorni di
pioggia!) filtrato attraverso il ricordo di quei giorni, nella nostalgia della propria
giovinezza, quando erano “nostri i silenzi e le cime” e si poteva dire con
convinzione: “Mai daùr”.
Credo che l’esperienza
dei campi in montagna sia uno degli elementi che ha reso originale il servizio
militare con le truppe alpine. Una originalità d’un vissuto e d’un sentire che
fa dei raduni alpini un incontro tra vecchi amici. E’ stata anche la
condivisione di queste esperienze, in giro per la Carnia, che ha costruito la
“fraternità” che caratterizza il rapporto tra quanti, alpini o artiglieri
alpini, hanno avuto l’opportunità di portare la penna sul cappello e, per questo, hanno voluto ritrovarsi a
Tolmezzo per il Raduno del Triveneto.
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