giovedì 23 maggio 2019
martedì 15 gennaio 2019
Ancora le Memorie di Marco Polo.
La recensione di Angela.
Un irresistibile invito a leggere le memorie del nonno di Marco Polo.
Il sottile ma determinante "ingannevole dubbio", questo è il collante dell'intera narrazione (da non dire, perché il lettore fin dalle prime pagine è mosso dall'idea della "certezza" della fonte).
Abbassi la guardia solo quasi a fine libro, al capitolo Marco di nuovo in Carnia, con lo scambio degli auguri tra nonno e nipote. Qui sorrido!... è come se volutamente avessi inserito come "cammeo" la nostra epoca, la nostra era moderna... il nostro sistema postale!
Si dice che il Viaggiatore non torna mai come è partito, ed è stato anche per me leggendo il tuo libro che vorrei non sfumasse mai dalla mia mente (ma non ritengo purtroppo di avere grande memoria, ahimè!).
Il libro sulla vita di Marco Polo... mi ha entusiasmato al punto tale che mi sono ritrovata a viaggiare assieme ai protagonisti dell'avvincente narrazione... E ho reso partecipi pure i miei di casa...!
Il tutto è talmente "veritiero" che non mi sarei messa alcun dubbio su quanto riportato con sapiente, raffinata, approfondita maestria.
Infatti fin da subito ti avrei chiesto ingenuamente se conservi ancora il cofanetto in ebano con il suo prezioso contenuto!
Una originalissima trama, pensata con ineguagliabile gusto e amore per la nostra terra di Carnia; un testo che si presta in maniera leggera e coinvolgente a far apprendere com'era la vita qui, e non solo, nel 13° secolo. Personaggi che li senti vivi anche a distanza di molti secoli.
Un modo inoltre per far conoscere Il Milione, testo passato alla Storia di cui tutti sanno dell'esistenza, pur non avendolo magari peraltro mai letto (è il mio caso).
La saggezza è inoltre alla base di questo lavoro, a mio avviso molto profondo e affatto scontato. Un'attenzione filosofica sui valori che muovono gli animi e portano le persone ad agire di conseguenza, ed inoltre sul senso della religiosità e dei fondamenti ad essa legati. .
Tanti, svariati aspetti si fondono in un tutt'uno armonioso ed affascinante...... a tal punto che anche il contesto creato a cornice potrebbe sembrare vero!
Un irresistibile invito a leggere le memorie del nonno di Marco Polo.
Il sottile ma determinante "ingannevole dubbio", questo è il collante dell'intera narrazione (da non dire, perché il lettore fin dalle prime pagine è mosso dall'idea della "certezza" della fonte).
Abbassi la guardia solo quasi a fine libro, al capitolo Marco di nuovo in Carnia, con lo scambio degli auguri tra nonno e nipote. Qui sorrido!... è come se volutamente avessi inserito come "cammeo" la nostra epoca, la nostra era moderna... il nostro sistema postale!
Si dice che il Viaggiatore non torna mai come è partito, ed è stato anche per me leggendo il tuo libro che vorrei non sfumasse mai dalla mia mente (ma non ritengo purtroppo di avere grande memoria, ahimè!).
Il libro sulla vita di Marco Polo... mi ha entusiasmato al punto tale che mi sono ritrovata a viaggiare assieme ai protagonisti dell'avvincente narrazione... E ho reso partecipi pure i miei di casa...!
Il tutto è talmente "veritiero" che non mi sarei messa alcun dubbio su quanto riportato con sapiente, raffinata, approfondita maestria.
Infatti fin da subito ti avrei chiesto ingenuamente se conservi ancora il cofanetto in ebano con il suo prezioso contenuto!
Una originalissima trama, pensata con ineguagliabile gusto e amore per la nostra terra di Carnia; un testo che si presta in maniera leggera e coinvolgente a far apprendere com'era la vita qui, e non solo, nel 13° secolo. Personaggi che li senti vivi anche a distanza di molti secoli.
Un modo inoltre per far conoscere Il Milione, testo passato alla Storia di cui tutti sanno dell'esistenza, pur non avendolo magari peraltro mai letto (è il mio caso).
La saggezza è inoltre alla base di questo lavoro, a mio avviso molto profondo e affatto scontato. Un'attenzione filosofica sui valori che muovono gli animi e portano le persone ad agire di conseguenza, ed inoltre sul senso della religiosità e dei fondamenti ad essa legati. .
Tanti, svariati aspetti si fondono in un tutt'uno armonioso ed affascinante...... a tal punto che anche il contesto creato a cornice potrebbe sembrare vero!
venerdì 28 dicembre 2018
Ancora Il Maestro di Tolmezzo.
GRAZIE a Federico Rossi di RadioSpazio 103 che mi ha consenito di rilanciare l'invito alla lettura de IL MAESTRO DI TOLMEZZOLa trasmissione si può riascoltare in podcast (quella di giovedì!)
http://www.radiospazio103.it/2018/10/18/gjal-e-copasse-2/
.http://www.radiospazio103.it/audio/gial_gio.mp3
domenica 9 dicembre 2018
Ancora sulla Resistenza in Carnia!
Grazie ad Alberto Terasso e a Udinese TV si torna a parlare della Resistenza in Carnia. E' stata definita "Le radici del futuro" chissà che dissodandole non si ottenga veramente qualche risultato ai fini della costruzione del futuro della Carnia.https://www.youtube.com/watch?v=gUaIcTlsbus&t=65s
https://www.youtube.com/watch?v=gUaIcTlsbus&t=65s
https://www.youtube.com/watch?v=gUaIcTlsbus&t=65s
venerdì 11 maggio 2018
IL MAESTRO DI TOLMEZZO CICLISTA.
| La piazza. In fondo, la scuola. |
Il
20 maggio è partita per la prima volta da Tolmezzo una
tappa del giro d’Italia. E' stata anche l’occasione per ricordare la nascita del
ciclismo carnico.
Proprio 111 (bel numero!) anni fa!!!.
Correva infatti l’anno 1907 quando all’Albergo Roma alle ore 21 del 26 maggio, secondo il diario del tempo intitolato “Il Biricchino” si costituiva il Club Ciclistico Carnico. Notizia che trova conferma nel giornale La Patria del Friuli del 28 maggio, (il Messaggero Veneto del tempo), con la precisazione che “chiunque desidera iscriversi a questa unione ciclistica deve presentare regolare domanda che verrà sottoposta al giudizio del Consiglio”. Alla costituzione erano presenti una trentina di persone, tra le quali anche una donna, e si decise anche per la prima gita sociale per il giorno 31 fino a Piano d’Arta. Un circolo borghese esclusivo evidentemente, se un giovane maestro elementare venuto da Predappio in Romagna, si vide respingere la domanda di adesione. Forse aveva dato fastidio anche la domanda di qualche carnico, per cui, già sabato 8 giugno, secondo lo stesso diario, il circolo abbandonò il nome di “carnico” per assumere quello di “tolmezzino”.
Proprio 111 (bel numero!) anni fa!!!.
Correva infatti l’anno 1907 quando all’Albergo Roma alle ore 21 del 26 maggio, secondo il diario del tempo intitolato “Il Biricchino” si costituiva il Club Ciclistico Carnico. Notizia che trova conferma nel giornale La Patria del Friuli del 28 maggio, (il Messaggero Veneto del tempo), con la precisazione che “chiunque desidera iscriversi a questa unione ciclistica deve presentare regolare domanda che verrà sottoposta al giudizio del Consiglio”. Alla costituzione erano presenti una trentina di persone, tra le quali anche una donna, e si decise anche per la prima gita sociale per il giorno 31 fino a Piano d’Arta. Un circolo borghese esclusivo evidentemente, se un giovane maestro elementare venuto da Predappio in Romagna, si vide respingere la domanda di adesione. Forse aveva dato fastidio anche la domanda di qualche carnico, per cui, già sabato 8 giugno, secondo lo stesso diario, il circolo abbandonò il nome di “carnico” per assumere quello di “tolmezzino”.
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| L'alloggio |
Il
giovane maestro respinto si chiamava Benito Mussolini.
Checchè se ne dica, in positivo o in negativo, di ciò che ha fatto dopo, Mussolini è stato tra i primi dimostrare in Carnia i vantaggi e gli svantaggi dell’andare in bicicletta. Come si legge nella ricostruzione che ne ho fatto nel romanzo “Il maestro di Tolmezzo”, Mussolini aveva ottenuto l’incarico di maestro nel capoluogo della Carnia per l’anno scolastico 1906/7. Alloggiava alla locanda “Alla Scala”ove c’è oggi il negozio di abbigliamento di Cacitti in via Cavour, insegnava a palazzo D’Orlando, adibito a scuola elementare, ora sede dell’Ufficio Tecnico del Comune in Via Jacopo Linussio.
Checchè se ne dica, in positivo o in negativo, di ciò che ha fatto dopo, Mussolini è stato tra i primi dimostrare in Carnia i vantaggi e gli svantaggi dell’andare in bicicletta. Come si legge nella ricostruzione che ne ho fatto nel romanzo “Il maestro di Tolmezzo”, Mussolini aveva ottenuto l’incarico di maestro nel capoluogo della Carnia per l’anno scolastico 1906/7. Alloggiava alla locanda “Alla Scala”ove c’è oggi il negozio di abbigliamento di Cacitti in via Cavour, insegnava a palazzo D’Orlando, adibito a scuola elementare, ora sede dell’Ufficio Tecnico del Comune in Via Jacopo Linussio.
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| La lettera di dimissioni |
Tra
i ben altri vari primati che conquisterà nella vita, credo sia stato anche il
primo insegnante elementare a diventare
vittima del bullismo. Infatti per colpa d’un alunno scapestrato, certo Artico Fioravante,
è arrivato a tal punto di esasperazione da vedersi costretto a inviare al Direttore didattico la lettera di dimissioni. Allora come ora, vigeva in Friuli il metodo
“si cumbine”. C’è per ogni cosa un possibile aggiustamento. Nel caso in
questione si “combinò” l’espulsione di Fioravante, per consentire al maestro di
completare l’anno scolastico.
Ma
questa è un’altra storia.
Tornando al ciclismo, nella documentata ricostruzione storica che ne ho fatto, Mussolini sapeva andare in bicicletta, ed è stato tra i primi a diffondere in Carnia il piacere della pedalata. Sapeva per modo di dire perché, come si legge a pag. 391, del romanzo in forma di diario, il 5 giugno per tenersi in allenamento era andato fino ad Amaro.
“Al rientro, proprio nel centro storico del paese, su via Umberto I, no so cosa è stato. Forse della ghiaia fuori posto, non so!
O forse correvo troppo per mostrare le mie capacità ciclistiche a
quelli che non mi hanno ammesso al circolo ciclistico. Vero è che ho fatto un
capitombolo disastroso. Fortunatamente non mi sono fatto niente, ma mi sono
rialzato, bianco di polvere, come un mugnaio che esce dal mulino, e ho dovuto
attraversare il resto del paese in queste condizioni”.
Tornando al ciclismo, nella documentata ricostruzione storica che ne ho fatto, Mussolini sapeva andare in bicicletta, ed è stato tra i primi a diffondere in Carnia il piacere della pedalata. Sapeva per modo di dire perché, come si legge a pag. 391, del romanzo in forma di diario, il 5 giugno per tenersi in allenamento era andato fino ad Amaro.
“Al rientro, proprio nel centro storico del paese, su via Umberto I, no so cosa è stato. Forse della ghiaia fuori posto, non so!
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| La copertina del romanzo |
Quella
del tenersi in allenamento era evidentemente una scusa perché qualche giorno
prima, il 19 maggio si era dimostrato un vero passista. Si fece accompagnare fino a Resia dal suo amico Ciani, per risolvere una
questione d’amore. Finì invece a Chiusaforte in una specie di casino, a
dimostrare quanto fosse in forma, nello sport che preferiva, nel quale, già allora, la
faceva da campione.
mercoledì 9 maggio 2018
PUSEA DI VERZEGNIS
Pusea, compendio della Carnia,
tra passato e futuro.
Al paese di Pusea, ci si arriva anche da Verzegnis dalla strada che attraversa il lago omonimo. Ci si arriva in macchina, e c’è anche il parcheggio. Ma chi ama il fascino della scoperta deve salire da Cavazzo Carnico. Lasciata la macchina al parcheggio del Ristorante al Pescatore, si prende la carrareccia segnalata come Cammino delle Pievi. La strada di accesso al paese infatti è anche un tratto della tappa, tra le Pievi di Cesclans e di Verzegnis, dell’ormai famoso cammino turistico devozionale. La comoda carrareccia ampia e ben tenuta, con i tratti in pendenza sistemati a calcestruzzo, consente di avanzare in gruppo, commentando meravigliati le forre e i dirupi strapiombanti del rio Faeit. Non è difficile immaginare ci fosse un lago, nella notte dei tempi, nell’invaso al cui fondo abbiamo lasciato la macchina.. La strada è stata risistemata per le esigenze militari della prima guerra mondiale, ma la sua costruzione risale senza dubbio almeno all’epoca della conquista romana. Forse più antica, opera dei Celti, che preferivano le montagne ai fondovalle. Manca da tempo un ponte di legno crollato, chissà che non ci pensi Trieste, ora che i Carni non ci sono più!
Salendo
si discute e si immagina, procedendo in
una galleria di verde. Alle spalle l’Amarianna che emerge con la vetta soltanto,
bella nel biancore della roccia in contrasto con il verde del rilievo del monte
Alz che la copre. Davanti, incombenti il Piçiàt e il Bottai e lo scrosciare dell’acqua
del rio Faeit. Il paese emerge dal bosco all’improvviso dopo un tratto in
leggera discesa. Una decina di case, in una conca di verde. Non puoi non
pensare a un nido d’uccello sospeso tra una montagna e l’altra. 66 abitanti
dice la storia fino all’ultima guerra, quando vivere era poco più che
sopravvivere, e, per riuscirci, ogni filo d’erba era utile per mantenere in
stalla una mucca in più, per far pascolare una capra di più. Nel dopoguerra
quando si è capito che emigrando nel resto d’Europa, ci si poteva immaginare una vita meno ingrata di quella a
cui costringeva la povertà della montagna, il paese si è in breve dissolto.
Come tanti altri in Carnia. Sono rimaste le case. In gran parte ricostruite
dopo il terremoto del 1928, dimostrazione evidente delle tecniche antisismiche
del tempo. Risistemate dopo il terremoto del 1976. Per chi?
A
dare la riposta l’abbaiare dei due cani dell’unica abitante. E la voce cordiale
di un udinese che da 47 anni vive quassù. “Non stabilmente, solo i fine
settimana e durante le ferie!”. Scherzi chiedendogli se c’è l’osteria e ti
risponde con la generosa ospitalità dei friulani. Imprecando alla burocrazia,
ma offrendoti il suo vino, facendoti sedere
al suo tavolo. Spiegandoti la sua scelta! Di primo acchito incomprensibile ma
che comprendi bene se ti lasci ammaliare dal respiro della piccola valle, dal
silenzio velato dal magico frusciare lontano
d’una cascata, contrappuntato dal tubare del cucùlo. E’ questa la Carnia di domani?
Quella di qualche
nostalgico e di qualche cittadino in cerca di tranquillità? Perché no? Se tra i
nostalgici e gli amanti della tranquillità si torna ai 66 d’un tempo. Ma per
riuscirci all’udinese che vorrebbe aprire un punto di ristoro, per offrire ad
altri un bicchiere e magari anche un letto, gli dovresti fare un monumento non
avvilupparlo in mille pastoie burocratiche, che spengono sul nascere ogni buona
intenzione. Basterebbe un articolo di legge che esonera da ogni imposta e tasse
le attività produttive di qualsiasi tipo insediate in centri abitati con meno
di 500 abitanti, oltre i 500 metri di quota. Esonero esteso all’acquisto e alla
ristrutturazione delle case, prima che si riducano in macerie. Provvedimento
senza costi ma di grandi risultati!
| La sega veneziana. |
| L'officina. |
Per
il futuro forse Pusea può solo suggerire speranze di buonsenso!... Per il suo passato però il paese è già un
monumento all’ingegnosità carnica. Mancano tante cose quassù, ma non l’acqua. Per questo è stato il
primo paese in Carnia ad avere la luce elettrica nelle case. Nel 1902 tal
Giuàn di Tònia s’è fatta la centralina idroelettrica. Di notte la
corrente illuminava la case. Di giorno l’energia della turbina veniva
utilizzata per azionare un mulino, una sega veneziana, una pialla, un tornio ed
una mola. Si vedono ancora i resti degli impianti, e fa specie che a nessuno
sia venuta l’idea di recuperarli, per farne un piccolo museo. Sarebbe stato un
richiamo in più, per non lasciar morire il paese. Recuperare il passato per
immaginare il futuro! Non soltanto come romantica nostalgia, ma come monito e stimolo. Anche in questo Pusea
è d’esempio. Accanto ai ruderi del passato come uno squarcio sul futuro
colpisce la presenza di due lampioni pubblici a led, alimentati dal sovrastante
pannello solare. Un prodotto frutto dell’ingegnosità carnica di oggi. Pusea, una meta per una bella passeggiata, ma anche un luogo
per riflettere sul futuro della Carnia. (Igino Piutti)
(Dal Messaggero Veneto di sabato 5 maggio 2018)
lunedì 23 aprile 2018
Benito Mussolini vittima del bullismo.
Il fatto che anche il futuro #Duce a 23 anni, come maestro elementare, sia stato vittima di un bullo di 14 anni, al punto di decidersi ad abbandonare la scuola, dovrebbe portare a riflettere quanti, in questi giorni, stanno sproloquiando e versando fiumi d'inchiostro sull'argomento.
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