mercoledì 24 giugno 2009

Il cuoco poeta.


Gianni “del Roma”.

Il piatto bianco
la carta del poeta
a scrivere segni
per svelare segreti
venuti dal tempo,
voci di vecchi
udite da bimbi
formule magiche
di sapori rubati
alle erbe ed ai fiori.

Il piatto tondo
tela d’artista
per un medaglione
di colori rapiti
al verde dei prati
che esplode
a primavera,
alla tavolozza bruciata
del bosco d’autunno.

Bicchieri in fila
canne d’organo
a riproporre i suoni
del respirar del vento
quando l’alba
infrange il cristallo
della notte
e la natura s’impasta
dell’umore della rugiada

In trionfale entrata
gambi di granoturco
come croci a S.Pietro
per la sorpresa
d’una pannocchia
rubata al bambino
che corre ancora
sui prati di Carnia.

Diver Dalce.

Commento di Igino Piutti.
Non a tutti è dato il dono d’essere poeti. Ma quando l’intenzione è degna, si può scusare anche un risultato inadeguato. Diver cerca con i versi di essere all’altezza del ricordo che serba di Gianni del Roma. Se non ci è riuscito, credo si possa scusare usando quello che ha scritto per capire ciò che voleva dire. Voleva presentare la cucina di Gianni come poesia, come arte pittorica, come musica e Gianni come poeta, pittore e musicista.
La tradizione in Carnia si tramanda con le favole dei vecchi raccontate ai bambini. Chi ha solo passato, s’incontra con chi ha solo futuro. Chi vive il presente è troppo impegnato a vincere sul quotidiano, aspro e difficile. Con l’eccezione di qualche poeta nella tradizione dei Bardi degli antenati Celti.
Non so se Gianni sapesse dei Celti. A quei tempi sull’argomento era famosa soltanto la frase di Luciano Cella: “odio i Celti e i socialisti”, e nessuno s’era chiesto perché a Luciano l’atmosfera del Roma avesse suggerito questo strano ed originale accostamento.
Diver che crede d’aver scoperto nei Celti una spiritualità raffinata nel rapporto con una natura sentita come vivente, vede Gianni come l’ultimo dei Carni, l’ultimo capace di sentire il sentimento poetico nell’immagine d’un fiore che diventa sapore, colore, emozione.
Gianni ci viene così presentato all’alba forse pensando ad una uscita di caccia con le mani nell’erba umida di rugiada: il piacere di sentire l’umore della natura come quello di sentire le mani umide dei suoi impasti. Gianni bambino a rubar pannocchie…

1 commento:

Elfi ha detto...

< Se (Diver Dale) non ci è riuscito, credo si possa scusare usando quello che ha scritto per capire ciò che voleva dire. Voleva presentare la cucina di Gianni come poesia, come arte pittorica, come musica e Gianni come poeta, pittore e musicista.>

Invece a me sembra che ci è riuscito benissimo!
Elba