<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838</id><updated>2012-01-11T02:48:17.427-08:00</updated><category term='Alto Friuli'/><category term='Sentieri'/><category term='politica'/><category term='Oltre la Carnia'/><category term='favole'/><category term='ecomuseo'/><category term='elezioni'/><category term='regionali'/><category term='lavanda'/><title type='text'>La mia Carnia</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>74</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-5481044545125348474</id><published>2012-01-11T02:48:00.000-08:00</published><updated>2012-01-11T02:48:17.433-08:00</updated><title type='text'>Il sogno del Comune di Carnia.</title><content type='html'>Sarà stato come riflesso condizionato degli auguri fatti ai Sindaci della Carnia che si accingono a porre le basi statutarie per il Comune di Carnia, ma vero è che mi sono svegliato con il ricordo di un sogno.  Il contesto, (effettivamente  un po’ apocalittico!) era quello d’una Carnia nella quale i 28 campanili non si preoccupavano più del terreno su cui avevano calate le fondamenta, ma s’erano lasciati trasportare dal suono delle campane nell’unico cielo, il cielo di Carnia. E nel cielo c’era una nuvola (o meglio un cloud, come dicono gli informatici) nel quale s’erano trasferiti tutti i dati e tutte le informazioni, di qualsiasi tipo riguardanti la Carnia. Sul territorio invece s’era stesa una rete che collegava i 28 campanili. Erano sparite dal vocabolario le voci accentramento o decentramento sostituite dalla parola rete, una sorta di soluzione magica che consente ad ogni nodo di essere importante, collegato ed autonomo allo stesso tempo.  C’era un’unica scuola in rete, la scuola di Carnia, con sezioni dall’asilo nido fino alla scuola media, articolate sul territorio con modalità  flessibili sulla base del numero dei frequentanti. Integrata con una rete di trasporti scolastici. Non un  sistema centralizzato ma una rete di strutture anche private coinvolte nell’obiettivo di dare a tutti lo stesso servizio efficiente e di qualità.     Così come quello scolastico anche tutto il sistema dei trasporti era gestito in forma flessibile, anche a chiamata,  conciliando le esigenze di scolari e studenti con quelle  degli abitanti e dei turisti, coinvolgendo i privati in imprese pluriservizio. S’erano definite d’intesa le linee di sviluppo del territorio ed anche quelle dello sviluppo urbanistico, lasciando che ogni Comune adattasse poi le linee generali alle specificità d’ogni territorio. Tutti in rete i vigili urbani, i manutentori, gli addetti ai servizi ma ogni Comune con il suo vigile i suoi  manutentori e di suoi addetti di riferimento. (Non con il caos attuale!) Tutti in rete in un progetto “Carnia” di promozione turistica, mettendo in rete le evidenze paesaggistiche, storiche, culturali più significative del territorio, in un progetto di valorizzazione dei prodotti agricoli, artigianali e industriali, diversificando e sviluppando  i prodotti sotto l’unico marchio del Made in Carnia, o meglio del Brain in Carnia”.  Con il piano energetico, nel sogno, si era finiti   all’autogestione in forma cooperativa della distribuzione a condizioni agevolate dell’energia elettrica prodotta in loco, con vantaggi significativi per i residenti.  Ma chi era a capo del Comune?... Il ventinovesimo sindaco eletto dei ventotto e non certo uno dei ventotto!...  Ma dove era la sede?... Nessuno lo sapeva! Ogni abitante  (come ogni studio professionale) entrava nel sistema dal suo computer di casa e lì otteneva tutte le risposte, oppure accedeva allo sportello del cittadino dislocato in ogni Comune ed anche nelle frazioni più importanti. Allo stesso modo poteva partecipare in diretta alle discussioni dei Consigli dell’Unione e di quelli d’ogni singolo Comune, venendo continuamente coinvolto con sondaggi e forum di discussione. C’erano poi tante altre particolarità che facevano del Comune Carnia un modello a livello nazionale, ma come si sa, al risveglio troppe cose restano impigliate negli ultimi fili di sonno. Poco male se, come spero, i 28 sindaci costituenti, sapranno darci uno statuto-costituzione, ancora più avanzato di quello del mio sogno…       Lo faranno se sapranno cogliere l’originalità d’un momento nel quale declinando assieme cloud computing e rete, si può immaginare un sistema nel quale si rende centrale l’ecosistema nel quale opera il Municipio, e non il Municipio, nel quale il prodotto dell’amministrazione non è l’opera pubblica in sé, ma il servizio reso al cittadino perché sappia cogliere ed approfittare delle opportunità offerte dal territorio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-5481044545125348474?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/5481044545125348474/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=5481044545125348474' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/5481044545125348474'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/5481044545125348474'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2012/01/il-sogno-del-comune-di-carnia.html' title='Il sogno del Comune di Carnia.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-6681804261663274831</id><published>2012-01-07T00:35:00.000-08:00</published><updated>2012-01-07T00:35:50.683-08:00</updated><title type='text'>Auguri ai Sindaci della Carnia.</title><content type='html'>Nomen est omen. Se come dicevano i latini il nome in qualche modo prefigura il destino, mi auguro che i sindaci mettendosi a discutere, con la regia di quello di Tolmezzo, sullo statuto dell’unione di Comuni della Carnia, trovino  l’accordo sulla definizione “Comune di Carnia: unione dei Comuni della Carnia”.Dall’accordo sul nome potrebbe discendere un articolo 1 che attribuisca al nuovo ente l’obiettivo prioritario della valorizzazione dell’identità, nel cui nome potrebbero trovare una interpretazione di ampio respiro i nuovi compiti previsti dalla legge per una visione carnica del turismo, delle attività culturali e di valorizzazione dei beni culturali, della programmazione territoriale e gestione delle politiche energetiche, per una gestione in una ottica carnica dei servizi previsti dalla legge relativi alle attività produttive, al diritto allo studio, all’edilizia ed ai servizi scolastici dagli asili nido alla scuola media. E’ nei disastri che si trova la spinta per l’innovazione!... Perché non fare d’una legge disastrata e disastrosa una occasione per iniziare un percorso virtuoso di sviluppo della Carnia? Con questa speranza formulo ai Sindaci della Carnia l’augurio di buon lavoro, perché anche attraverso lo Statuto del nuovo ente, possano favorire lo sviluppo di condizioni per un destino di rinascita e di crescita,che trasformi la Carnia da terra di condanna in terra di elezione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-6681804261663274831?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/6681804261663274831/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=6681804261663274831' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/6681804261663274831'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/6681804261663274831'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2012/01/auguri-ai-sindaci-della-carnia.html' title='Auguri ai Sindaci della Carnia.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-6656327619798109224</id><published>2011-12-23T18:19:00.001-08:00</published><updated>2011-12-23T18:19:29.370-08:00</updated><title type='text'>Ricordando Sergio Giatti.</title><content type='html'>E’ morto Sergio Giatti, già Sindaco di Villa Santina ai tempi del terremoto e per ben diciotto anni. Ci univa l’amicizia che è più vera quando nasce in momenti non facili. Era un uomo che sapeva travolgerti con la sua simpatia ed il suo entusiasmo. Se dovessi ricordarlo con una frase direi che era un Sindaco di “quelli di una volta”. Aveva quella che si chiamava “passione civile”, una pianta che si è estinta (salvo rare e fortunate eccezioni). Cosa intendo? Ora si amministra la cosa pubblica con la freddezza d’un ragioniere che gestisce una azienda. Giatti amministrava il suo Comune con la stessa passione con la quale seguiva la sua famiglia. Non è differenza da poco! Per la famiglia ci metti passione, entusiasmo, fai dei sogni, immagini un futuro, gioisci e soffri. Per un azienda badi all’equilibrio di bilancio ed all’attività che giustifica la sopravvivenza dell’azienda. E la tua, nel periodo nel quale l’azienda ti è affidata. Di Giatti mi resta il ricordo e l’esempio d’un Sindaco con una grande sentita e sofferta “passione civile”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-6656327619798109224?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/6656327619798109224/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=6656327619798109224' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/6656327619798109224'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/6656327619798109224'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2011/12/ricordando-sergio-giatti.html' title='Ricordando Sergio Giatti.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-3405649042853541594</id><published>2011-12-19T02:23:00.001-08:00</published><updated>2011-12-19T02:23:38.612-08:00</updated><title type='text'>La Carnia di Guido Della Schiava.</title><content type='html'>E’in edicola la nuova fatica letteraria di Guido della Schiava. Dopo l’originale e piacevole “Onorevole Pescivendolo” simpatica e curiosa presa in giro di personaggi locali, Guido fa un salto di qualità nell’impegno e negli obiettivi che si assume, e pubblica ora il frutto di una non facile ricerca, condotta con meticolosità, volta a ricostruire alcuni momenti significativi della storia del suo paese, Lovea di Arta Terme. Già nella  copertina si anticipa in una sintesi molto efficace il contenuto. Carnia, dalle storie ignorate al mito del cavallino rampante è il titolo. Da un lato quindi l’obiettivo di fissare sulla carta le storie dei paesi per evitare che vadano dimenticate, ora che s’è persa la tradizione e quindi il piacere del raccontare. Dall’altro la volontà di mettere in evidenza i momenti nei quali la grande storia si incrocia con la piccola storia. E infatti un sottotitolo a margine riassume in una sorta di indice i temi trattati: le guerre, i disastri aerei, Francesco Baracca, Benito Mussolini, la gente comune, il logo Ferrari.Un mix che può far pensare ad un guazzabuglio di fatti accostati a caso e che invece costituisce la vera originalità del libro. Guido cerca di cogliere il riflesso che hanno lasciato nella storia locale i personaggi della grande storia, per far sì che da questo riflesso tragga importanza anche quello che è soltanto  il quotidiano d’un piccolo paese. Punta la sua attenzione sui momenti della guerra, perché è quella la circostanza nella quale l’uomo al di là del rango, delle origini, della ricchezza, si trova a misurarsi con la morte, in una discriminante assolutamente individuale tra vigliaccheria ed eroismo. Carnia e non Lovea è giustamente il titolo del libro perché la storia d’uno dei paesi diventa emblematica della storia del territorio, e la storia del paese alle falde del Sernio, nella ricostruzione di Guido, si incrocia e si fonde con quella della Carnia.Centrale nel libro la figura di Francesco Baracca, eroe nazionale dell’aviazione. Una figura che viene ricostruita in tutta la suaFrancesco Baracca ricorda come una delle sue “belle vittorie” l’abbattimento di un d’un aereo, finito nel Selet di Lovea. Ma il Selet è oggi un intrico di liane che copre i prati abbandonati, regno dell’edera, che si insinua nel muro degli stavoli. La storia di Baracca così si insinua nella storia dei luoghi, delle donne che si recavano ogni giorno ad accudire le bestie, dei prati che venivano falciati dei campi coltivati con grandi fatiche, in una parola, d’una Carnia che non c’è più. E come impigliate nel ricordo del grande aviatore, tornano a galla le storie della gente comune, o quella di Pra Rinaldo, il prete Archimede, le immagini della prima guerra mondiale, negli stralci dei diari dei preti del tempo, e quelle della seconda, con l’aereo che si schianta sul Sernio, ma anche le figure del Pastòr di Cuc e di Fulvia uccisi dai partigiani. E l’aereo abbattuto da Baracca nella prima guerra mondiale riporta, come fosse un eco, al rumore di quello che si è schiantato contro il Sernio nella seconda guerra mondiale, recuperato e trasformato in tanti arnesi di uso comune, dai bravi artigiani di Lovea. O all’episodio di fine guerra, con la scena dei paracadute che piovono sulla campagna del paese e con il bombardiere americano che si schianta tra gli stavoli del paese. La povera donna intenta alla mungitura “aprì a stento la porta e si affacciò all’uscio: di fronte, a pochi metri dall’ingresso della stalla, c’era la punta dell’enorme ala del bombardiere che quasi poteva toccare allungando il braccio” Momenti di spavento e di paura, ma anche occasione per dimostrare la l’umanità d’un paese che rischia cercando di nascondere gli aviatori perché non vengano trovati dai cosacchi, con Pra Rinaldo che non fa in tempo a vestire d’una sua tonaca uno dei malcapitati cercando di farlo passare per prete.. Come nel racconto così anche  nella interessante documentazione fotografica, le immagini di rilievo nazionale si mescolano a quelle locali. Fianco a fianco, solo per fare un esempio, si trova Baracca che posa nel Salèt accanto all’aereo abbattuto e la prima squadra di calcio del paese di Lovea che giocava nel campo di calcio realizzato nei pressi del punto ove era finito l’aereo. Ma poi, come s’è detto, da Lovea l’obiettivo si apre sulla Carnia. Così  Carducci che racconta della sua gita fino a Paularo, diventa una guida per riscoprire le bellezze della Val Chiarsò. Mentre Benito Mussolini soldato in Carnia nella prima guerra mondiale diventa una guida per conoscere la Carnia dei torrenti che “urlano tra le gole dei monti” e “intanto ad Illegio arriva il re” a controllare assieme a Cadorna i lavori della nuova strada per Lunze. Ma su tutti i racconti pare aleggi insistente ancora l’ombra di Francesco Baracca che volteggia nella val Chiarsò ed abbatte il suo quarto aereo. Che invece sarebbe il quinto. E “secondo il rituale bellico-cavalleresco del tempo la quinta vittima consentiva al pilota da caccia di assumere la qualifica di asso, ed era usanza che, a ricordo dell’avvenimento venisse adottata come insegna quella dell’ultimo nemico abbattuto. Era il cavallino rampante insegna della città di Stoccarda, che così divenne insegna dell’aereo di Baracca e che poi i genitori dell’eroe affidarono ad Enzo Ferrari. Un piccolo paese Lovea, ma anche altri piccoli paesi sono diventati famosi perché vi si sono svolti fatti importanti. Qui potrebbe aver avuto origine il mito del cavallo rampante della Ferrari. Guido ci crede. E s’immagina già il pellegrinaggio di tanti fans della Ferrari, a vedere il posto dove è nato il mito…Perché no?...&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-kLycio9P3yU/Tu8QmBHqEtI/AAAAAAAAAPA/N2kEiYb93Ks/s1600/della%2Bschiava.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="200" width="140" src="http://4.bp.blogspot.com/-kLycio9P3yU/Tu8QmBHqEtI/AAAAAAAAAPA/N2kEiYb93Ks/s200/della%2Bschiava.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-3405649042853541594?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/3405649042853541594/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=3405649042853541594' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/3405649042853541594'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/3405649042853541594'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2011/12/la-carnia-di-guido-della-schiava_19.html' title='La Carnia di Guido Della Schiava.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-kLycio9P3yU/Tu8QmBHqEtI/AAAAAAAAAPA/N2kEiYb93Ks/s72-c/della%2Bschiava.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-5739910446168065752</id><published>2011-12-16T00:20:00.000-08:00</published><updated>2011-12-16T00:21:48.973-08:00</updated><title type='text'>Nuova gestione alla mensa comunale!</title><content type='html'>Finalmente c’è un cambio di gestione alla mensa comunale! Si rincorre la notizia negli ambienti solitamente bene informati, con quel “finalmente” che mi pare profondamente ingiusto per la memoria del precedente gestore Toni Job. Se poi il finalmente lo si ritrova sulla bocca di qualcuno che passava per suo amico, non si può non riflettere su quanto sia squallida la realtà sociale che stiamo vivendo…&lt;br /&gt; Finalmente perché? Se è vero come è vero che per quaranta anni Toni è riuscito a fare della mensa uno dei più qualificati servizi di Tolmezzo, in un rapporto eccezionale di qualità e prezzo? Finalmente perché se con la sua esperienza è riuscito a far decollare la mensa della zona industriale di Amaro, togliendola da una situazione critica e rilanciandola come qualificato servizio per la zona industriale di Amaro?&lt;br /&gt; Finalmente perché se anche i suoi eredi nella gara che li ha visti soccombenti hanno perso malgrado avessero offerto un prezzo per gli studenti, inferiore di cinquanta centesimi, con una migliore varietà dei menù. Finalmente perché? Se non sono ricorsi al trucco di offrire delle migliorie, caricandole poi sul costo del pranzo degli studenti della Carnia. Memori in questo dell’insegnamento di Toni, per il quale il gestore doveva guardare prima di tutto alla qualità del servizio percepita dagli utilizzatori. Per il  rinnovo dell’arredo il Comune può ben ricorrere ad altri finanziamenti….&lt;br /&gt; In tutto questo rincorrersi di finalmente c’è un dato certo, che gli studenti dal primo gennaio si ritrovano la sorpresa del costo del pasto che passa da 4,70 a 6.00 euro con un aumento quindi del 27%. Anche su questo possiamo dire: finalmente? Ma alla mensa comunale ricorrono solo gli studenti delle Frazioni e quelli dei paesi della Carnia, quindi al Consiglio Comunale di Tolmezzo la cosa può anche non interessare, come pare non interessi!!!...&lt;br /&gt; Con buona pace di Toni Iob, nel cui ricordo,  per l’amicizia e la reciproca stima che ci legava, e perché non vadano così presto dimenticati i meriti di chi pur facendo giustamente anche gli interessi della propria impresa,  ha saputo tuttavia fare anche gli interessi della comunità, e dare del suo alla comunità del suo paese, ho sentito il dovere morale di farmi questo appunto. A futura memoria, visto che il passato di dimentica così finalmente!...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-5739910446168065752?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/5739910446168065752/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=5739910446168065752' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/5739910446168065752'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/5739910446168065752'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2011/12/nuova-gestione-alla-mensa-comunale.html' title='Nuova gestione alla mensa comunale!'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-1356380986855538763</id><published>2011-12-10T00:49:00.000-08:00</published><updated>2011-12-10T00:49:19.865-08:00</updated><title type='text'>L’assedio della Carnia.</title><content type='html'>&lt;a href="http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=662265#.TuMc9-6jJHg.blogger"&gt;L’assedio della Carnia.&lt;/a&gt;: Una rilettura della storia della Resistenza in Carnia dalla quale nasce una serie di domande che mette in discussione la&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-1356380986855538763?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/1356380986855538763/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=1356380986855538763' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/1356380986855538763'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/1356380986855538763'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2011/12/lassedio-della-carnia.html' title='L’assedio della Carnia.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-2183492510499228693</id><published>2011-12-04T01:36:00.000-08:00</published><updated>2011-12-07T02:32:46.994-08:00</updated><title type='text'>Vivistolvizza, un modello per la montagna.</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-wTVa7kXU31k/Tt8_1JpeW2I/AAAAAAAAAO0/Usbu7rId76M/s1600/img270.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 193px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-wTVa7kXU31k/Tt8_1JpeW2I/AAAAAAAAAO0/Usbu7rId76M/s200/img270.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5683331437120346978" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cena alla Baita Alpina di Stolvizza, organizzata dall’Associazione “Aglio di Resia”, per valorizzare la gastronomia a base di aglio. In una sera di pioggia e di nebbia, scendi dall’auto con l’impressione d’essere finalmente arrivato all’ultima stazione prima della fine del mondo. Ma nella valle vive un cuoco allievo di Gianni Cosetti e persino di Gualtiero Marchesi. E quindi i piatti hanno una raffinatezza  proprio da fine del mondo... Il discorso a tavola non può che finire sul tema dello spopolamento della montagna. Stolvizza ha soli cento abitanti, ma poco più in là a Coritis, quando finalmente  è arrivata la strada, paradossalmente il paese si è svuotato. E’ ora solo un paese per fantasmi. Rimbalzano tra i commensali le solite lamentazioni. “La vita in montagna è sempre più difficile”. Ma tra una lamentela e l’altra, emerge il quadro di un piccolo paese, con un grande fermento di vita che si materializza nell’associazione “Vivistolvizza”. In cento si sono inventati l’idea originale d’un cavo di teleferica che per la notte di Natale viene riciclato a filo portante d’una grande stella illuminata che scende dalla montagna, su un originale presepe vivente partecipato dagli abitanti. E tutto il piccolo paese per le feste diventa una mostra di  presepi, in una gara tra gli abitanti a chi lo fa più bello ed originale. Ma, se non bastasse, il piccolo paese ha saputo allestire anche il museo dell’arrotino, a ricordo dei tempi nei quali il piccolo borgo  si era caratterizzato per un proprio movimento di “cramàrs” specializzati nell’arte di fare il filo ai coltelli ed alle forbici. C’è poi in tutta la valle il fermento per il quale siamo finiti lì a mangiare: tutti i paesi in competizione a chi riesce a coltivare meglio l’aglio, recuperando una tradizione che ha fatto famoso appunto l’aglio di Resia.&lt;br /&gt; E malgrado  tutto questo fermento di vita, fra una portata e l’altra, tutti giù a parlare della fine della montagna, perché la gente frana in pianura!...&lt;br /&gt; Al rientro mi sono trovato a pensare che forse abbiamo sbagliato tutto. E’ da pazzi pensare di arrestare una frana. Meglio lasciare che trascini il bosco ed attendere che si assesti. Si deve intervenire dopo per ripiantare il bosco sulla nuova situazione che si è venuta a creare. Fuor di metafora, non ha senso cercare di tenere la gente in montagna, meglio lasciare che se ne vada e lavorare perché ne venga di nuova, attratta dal modello di vita di Stolvizza.&lt;br /&gt; In città, nelle grandi ma anche in una piccola come Tolmezzo, tra abitanti della stessa via, neppure ci si conosce ed è già tanto se ci saluta. Finito il lavoro ognuno si ritira nel loculo del suo appartamento (se di villa trattasi la sostanza non cambia!). I pensionati, che hanno perso anche il momento socializzante del lavoro, vi passano l’intera giornata davanti alla televisione  in attesa del loculo già prenotato nel camposanto. A Stolvizza, finita la necessità del lavoro, si comincia il “vivistolvizza”, e si passa al lavoro come integrazione del reddito, vissuto come una sorta di hobby produttivo. &lt;br /&gt; Eppure c’è  ancora chi sostiene che la vita nei loculi, davanti alla televisione sia migliore!&lt;br /&gt; Bisogna ripartire da una azione di marketing per vendere “il vivistolvizza” come valore aggiunto per la qualità della vita…. Però, è vero, ci sono anche tanti disagi… Le scuole che chiudono, una generale mancanza di servizi e quindi una maggiore difficoltà a conciliare lavoro ed educazione dei figli…Ma è su questo versante che si sono commessi gli errori maggiori: s’è voluto portare in montagna il modello della pianura, senza capire che la montagna è diversa! Per questo erano nate le Comunità Montane: enti peculiari della montagna per dare le risposte peculiari di cui la montagna ha bisogno. Ma ora le stanno chiudendo!&lt;br /&gt; E allora (sarà stato per colpa dell’aglio?) sono finito per sognare un diverso “vivistolvizza” come diverso “vivimontagna”, da proporre per favorire il reimpianto della gente in montagna, ora che la frana dello spopolamento sta assestandosi. Nel sogno a Stolvizza sono arrivate nuove coppie che hanno preferito vivere in una realtà nella quale tutte le case sono diverse, invece che in loculi tutti uguali, in un ambiente nel quale  si ammirano le albe ed i tramonti nello scenario sempre diverso delle montagne. Non c’è l’asilo nido ma il Comune ha finanziato l’avvio dell’esperienza delle Tagesmutter, e c’è quindi qualcuno che accudisce i bambini in paese. Quando poi crescono, sia per la scuola materna che per quella elementare, c’è un assistente all’infanzia che con lo scuolabus passa per i paesi raccoglie i bambini,  li porta a scuola, pensa al loro pranzo, ed alla sera li riporta a casa. I bambini frequentano necessariamente della pluriclassi, ma queste sono collegate in un progetto di teledidattica con le scuole di città, in uno scambio della diversità d’esperienze che serve sia agli uni che agli altri. La maggiore disponibilità di stimoli ambientali fa sì che nella scuola della Val Resia i risultati per gli alunni siano migliori rispetto a quelli della città. Ma anche i genitori sono venuti ad abitare quassù, perché operano in telelavoro. La Regione ha fatto un investimento intelligente, portando la banda larga fino a Coritis, e si può lavorare da casa (è purtroppo solo un sogno!).&lt;br /&gt; Per la città il telelavoro sarebbe un disastro, costringerebbe la gente a rinunciare al momento di socializzazione favorito dall’ambiente di lavoro, ed a richiudersi nel loculo a tempo pieno. Ma a Stolvizza il momento socializzante è quello del dopo lavoro, quando si comincia a vivere il paese con il “vivistolvizza”. Nel  lavoro ci si può quindi isolare in casa davanti al computer, per concentrarsi meglio e produrre di più. Per socializzare c’è anche il lavoro della coltivazione dell’aglio, a gara per stabilire come meglio si coltiva come si deve essiccare, come si deve vendere per ottenere il risultato economico migliore. Il Comune di Resia ha già fatto una cosa molto intelligente, trasformando l’acqua, la risorsa peculiare della montagna, in risorsa finanziaria, ed ora le entrate aggiuntive vengono impegnate per migliorare la qualità della vita migliorando i servizi. Si è quindi  attivata, oltre a quelli per i bambini,  una serie di servizi di prossimità che rendono invidiabile la qualità della vita a Stolvizza. Così si richiama e si invoglia a venire nuova gente, e persino Coritis torna ad essere abitato..&lt;br /&gt;  E’ stato solo un sogno, per colpa dell’aglio, o può essere questo “modello Stolvizza” il modello per ripiantare la gente nella montagna friulana?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-2183492510499228693?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/2183492510499228693/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=2183492510499228693' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/2183492510499228693'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/2183492510499228693'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2011/12/vivistolvizza-un-modello-per-la.html' title='Vivistolvizza, un modello per la montagna.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-wTVa7kXU31k/Tt8_1JpeW2I/AAAAAAAAAO0/Usbu7rId76M/s72-c/img270.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-6883497687317921670</id><published>2011-10-28T16:33:00.000-07:00</published><updated>2011-10-28T16:37:52.143-07:00</updated><title type='text'>Cazzaso nella guerra partigiana.</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-7WR0Hh8C4R0/Tqs8h5qO82I/AAAAAAAAAOM/UYe5VbjJE4c/s1600/cazzaso.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 378px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-7WR0Hh8C4R0/Tqs8h5qO82I/AAAAAAAAAOM/UYe5VbjJE4c/s400/cazzaso.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5668691109087212386" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Per chi  non conoscesse la Carnia, Fusea e Cazzaso sono due paesi,  frazioni del Comune di Tolmezzo, posti su un pianoro a mezza costa del monte Diverdalce, alle spalle di Tolmezzo per chi arriva da Udine. Due paesi fratelli, si potrebbe dire, perché nati e cresciuti nello stesso ambiente naturale. Ma, ma come spesso accade  anche tra fratelli, i due paesi non sono mai andati d'accordo fra loro. Nei secoli hanno sempre cercato di enfatizzare ciò che li divideva, invece di apprezzare ciò che li univa. Fino a diversificare anche la parlata. A Fusea  si fanno finire le parole in “a” per far dispetto a quelli di Cazzaso, che le fanno terminare in “e”. E viceversa!&lt;br /&gt; Il Comune di Tolmezzo per risparmiare ha costruito un unico cimitero a metà strada fra i due paesi ma gli  abitanti se l’erano diviso:metà era riservato ai morti di Cazzaso e metà a quelli di Fusea. Il giorno dei morti i fuseani ricordavano i loro defunti al  pomeriggio, i cazzaini alla sera. Con il parroco di Fusea che al pomeriggio dava la schiena alle tombe dei cazzaini  mentre quello di Cazzaso ricambiava  il gesto alla sera,  pregando con dietro  alla schiena le tombe dei fuseani.&lt;br /&gt; Sarà perché ora si sente meno lo spirito d'identità dei paesi, detto anche spirito di campanile, sarà perché c'è un unico prete officiante per i due paesi, la tradizione delle due funzioni religiose si è mantenuta,  ma il prete si mette ora in mezzo, tra i due campi di tombe, anche perché nel frattempo il Comune ha deciso di unificare il cimitero, ed ora i morti fuseani e cazzaini vengono mescolati alla rinfusa, secondo un unico criterio di rotazione.&lt;br /&gt; L’ultima volta che i due paesi hanno trovato l’occasione di diversificarsi fino  a farsi del male è stato durante l’ultima guerra nel 1944, durante la lotta partigiana. Nell’estate di quell’anno a Tolmezzo c'erano i tedeschi mentre la Carnia, a dire dei partigiani, era stata liberata ed era in mano loro, che ormai stringevano d’assedio il capoluogo. Le falde del Diverdalce erano quindi diventate strategiche per tenere la situazione sotto controllo.&lt;br /&gt; I fuseani, (gente che sapeva andare al sodo), se la filavano con i tedeschi, a Cazzaso c’era invece un presidio partigiano. Se la filavano, forse è troppo,  non vorrei che suonasse offensivo. In realtà, intelligentemente, la latteria aveva fatto un accordo per vendere il latte ai tedeschi. Ogni giorno salivano da Tolmezzo due militari  a prendere le taniche del latte che  pagavano regolarmente. La latteria di Cazzaso invece veniva visitata regolarmente dei partigiani che si rifornivano a piacimento, con la minaccia delle armi, e non pagavano mai. Questa situazione per la quale i fuseani  ci guadagnavano con i tedeschi ,mentre loro ci rimettevano con i patrioti, non andava giù  ai cazzaini. Anche perché, se come si suol dire l'invidia è la più grande virtù dei carnici, i cazzaini  non sono certo poco virtuosi..  &lt;br /&gt;I partigiani di Cazzaso decisero di porre fine all'ingiustizia. Fu così che  un giorno i partigiani aspettarono al bivio per Cazzaso i due militi tedeschi  che scendevano con le taniche di latte e li presero  a fucilate. Anche oggi i cacciatori di Cazzaso  vengono presi in giro perché, quanto a mira,  lasciano molto a desiderare. I  due militi sentendosi fischiare attorno le pallottole abbandonarono precipitosamente  il latte e scesero il ripido sentiero che  tagliava i tornanti della strada carrabile, con la velocità di un fulmine.&lt;br /&gt;  Ma ad onor del vero l’idea non era stata dei partigiani cazzaini, come ben dimostra il fatto che  proprio quel giorno ben tredici donne di  Cazzaso, ignare di tutto,  erano scese a Tolmezzo  per procurarsi del pane è qualcos'altro da mangiare. I partigiani, come s’è detto,  andavano fieri del fatto d'aver cinto d'assedio Tolmezzo.. Ma era ben strano questo assedio! Da sempre nella storia sono gli assediati a dover fare le sortite per procurarsi del cibo, qui invece erano le donne degli assedianti a cercare di entrare a procurarsi del cibo, nella città assediata. Queste  sono le stranezze della storia della Carnia!&lt;br /&gt;  Le donne di Cazzaso  sapevano poco di storia e proprio quel giorno, si era a settembre, erano entrate a Tolmezzo a far rifornimento di viveri. Non era difficile entrare. Il problema era come uscire. Esattamente  l'opposto di ciò che viene in una città assediata!&lt;br /&gt; Sul ponte di Caneva c'era un presidio tedesco che con un posto di blocco doveva impedire che dalla città assediata uscissero i viveri degli assedianti. Le  donne spiegavano che era cibo per le loro famiglie per i loro figli. Ma quelli le accusavano di rifornire il partigiani e con un'accusa del genere si stava poco a finire a Udine in via Spalato e da lì a in campo di concentramento a Dachau. Le donne erano quindi costretta a guadare il But a valle di Caneva per poi risalire e prendere la strada per Cazzaso. Ma non era finita perché attraversato il But si era in zona a controllo partigiano, nella cosiddetta Carnia Libera. Tanto libera poi non era se  c’era il rischio concreto d’essere fermate dai partigiani ed accusate da questi di essere state dai tedeschi a fare la spia. E  con questa accusa il meno che ti poteva capitare è ti requisissero “per la causa” tutto ciò che c’era nella gerla. Alcune di loro che si erano dimostrate recidive erano state condannate anche al taglio dei capelli “Imparassero finalmente che non si poteva continuare a fare le spie con la scusa di dar da mangiare ai figli!”&lt;br /&gt; Così fecero anche quel giorno le undici più anziane. Maria, la più giovane, era scesa solo a prendere del pane, e non aveva il coraggio di attraversare la corrente del But. Si  era accompagnata a Nena che aveva mal di cuore e non poteva fare sforzi. Loro due avevano quindi deciso di rischiare l'attraversamento del ponte di Caneva. Con le gerle piene di pane  sarebbe stato un suicidio, e si erano fermate all’osteria La Stazionate,  alla stazione  della vecchia ferrovia per Paluzza, a pensare al da farsi. In quella stava passando un vecchio contadino di Caneva tirando una barella carica di attrezzi.&lt;br /&gt; “ Buonuomo,” gli chiesero “se metti i nostri sacchi di pane sotto le tue cose i tedeschi non si accorgeranno. Noi ti aspettiamo dall'altra parte del ponte”. Il contadino che le conosceva, ed era veramente un buon uomo, e si prestò a correre per loro il rischio per far uscire il pane dalla città assediata. Le due donne attraversavano il ponte con la gerla vuota e presero ad aspettare dall'altra parte davanti all'osteria Da Rinoldi. &lt;br /&gt; Ma non era una giornata come le altre! I due tedeschi erano già arrivati a denunciare al loro Comando l'aggressione che avevano subito da parte dei partigiani di  Cazzaso. Ma, ciò che sapevano solo i partigiani era che l’aggressione agli uomini del latte era solo il primo atto di un piano ben studiato ed organizzato per quel giorno, per dare ai tedeschi una bella lezione, una vera dimostrazione di quale fosse la forza ed il coraggio del battaglione partigiano attestato tra Casanova e Cazzaso.&lt;br /&gt; Dopo una lunga e preoccupata attesa  Maria e la sua amica videro arrivare il contadino con la barella. Ma non aveva con sé il pane…&lt;br /&gt; “Non me la sono sentita di rischiare. Ho avuto la sensazione che stesse succedendo qualcosa. E infatti i controlli sono stati intensificati. Mi hanno fatto buttare a terra ciò che avevo nella barella per controllare ogni cosa. Se avessi avuto il vostro pane ora sarei già in arresto”.&lt;br /&gt; Al buonuomo veniva da piangere e non si poteva fargli una colpa. Maria non riuscì invece a trattenere le lacrime e scoppiò a piangere. Pianse disperata tra le braccia di Nena. “Tutta la fatica, tutta la paura e la  tensione nervosa  di quelle ore, per nulla…e i soldi persi… &lt;br /&gt; “Ci poteva andar peggio!” la consolava la Nena. “A quest’ora magari potevamo già essere in prigione…”&lt;br /&gt; Il buonuomo aveva detto d’aver lasciato il pane alla padrona della Stazionate. Avrebbero potuto attraversare di nuovo il ponte per andare a riprenderselo.&lt;br /&gt; “Ma non ve lo consiglio!” aggiunse, “me la sento che oggi sta succedendo qualcosa!”&lt;br /&gt; Le sue ultime parole furono accompagnate da un grande scoppio al di là del ponte. Salirono sull’argine per vedere meglio. Non c’erano dubbi stava andando a fuoco la Stazionate con tutto il loro pane…e Maria riprese a singhiozzare, vedendo che il destino quel giorno le si accaniva contro. Non restava altro da fare che riprendere la strada per risalire al paese, con la gerla vuota per raccontare ciò che era accaduto….&lt;br /&gt; Proprio in quello furono raggiunte dalle altre undici  che salivano da Caneva  dopo aver guadato il fiume. Non ci voleva molto a capire che l'incendio, pur non sapendo come era scoppiato, non era un buon presagio per il resto della giornata, anche loro si stavano affrettando per rientrare.  Maria però aveva deciso di adattarsi al passo di Nena e già tra le siepi di Caneva il gruppo delle undici le  avevano distanziate. All’attacco della salita del Clapùs c'èra un posto di blocco partigiano.&lt;br /&gt; “Non si può passare. E’ pericoloso. Stiamo per iniziare un'azione contro il presidio tedesco”&lt;br /&gt; Insistettero. “Va bene. Fate in fretta e a vostro rischio e pericolo”. Arrivarono di corsa alla svolta del Clapus, fuori vista rispetto a Tolmezzo, passando dietro alle  spalle dei partigiani che erano si appostati sotto al muretto di contenimento della strada. Incrociarono il vicario don Terenzio che di corsa  stava facendo il percorso inverso. Anche  lui aveva insistito, ed alla fine era stato fatto passare. &lt;br /&gt; Appena in tempo. Dal piazzale della sovrastante chiesa di S.Maria Oltrebut i partigiani presero a sparare sul  posto di blocco tedesco seguiti da quelli appostati dietro il muretto della strada I  tedeschi presero a rispondere dal posto di blocco che era stato rinforzato dopo lo scoppio che aveva sviluppato l’incendio alla Stazionate molto vicina al posto di blocco. In un attimo si scatenò un inferno di scoppi con pallottole che fischiavano da tutte le parti. Le due donne avevano incrociato il vicario proprio mentre esplodevano i primi colpi. Avrebbero dovuto decidere di mettersi al riparo sotto l’argine che costituiva una sorta di trincea, ma nella confusione del momento decisero invece di ritirarsi nella Maina che c’è all’inizio della scalinata che porta alla Pieve. La cappelletta è aperta proprio dalla parte dalla quale arrivavano i proiettili dei tedeschi, ed i tre dovettero appiattirsi contro le pareti laterali riparate dal tratto di muro che segna l’entrata ad arco della Maina.&lt;br /&gt; Per fortuna sentivano rimbalzare le pallottole solo sui muri all’esterno, mentre il vicario aveva preso a recitare il rosario.&lt;br /&gt; “Ragazze, pregate perché Gesù ci conceda una buona morte,” diceva loro il prete.&lt;br /&gt; “Ma don Terenzio, noi vogliamo pregare perché ci faccia la grazia di poter tornare al paese,” diceva Maria, alternando il pianto alle parole, e seguendo il prete in qualche tratto di Ave Maria, saltando per scaramanzia la seconda parte con l’invocazione “adesso e nell’ora della nostra morte”.Non c’erano parole più adatte per rappresentare la sua disperazione di giovane ragazza che sentiva il sovrapporsi ed il coincidere delle parole “adesso” e “morte”…&lt;br /&gt; Passarono alcune ore senza potersi muovere, alternando la preghiera al pianto...&lt;br /&gt; Alcune ore perché nopn si trattava di una sparatoria casuale ma di una azione organizzata per intimidire i tedeschi che non avrebbero dovuto più salire a Fusea (come poi fecero) e avrebbero dovuto “assaggiare” tutta la capacità di fuoco del battaglione “Leone Nassivera” che occupava il saliente della Pieve di S.Maria Oltre But e aveva sotto tiro il loro posto di blocco sul ponte di Caneva, e che per mostrare la sua spavalderia aveva issato la bandiera rossa sul campanile della Pieve.&lt;br /&gt;Naturalmente i tedeschi risposero alla grande alla fucileria dei partigiani, con i tiri di mortaio e poi prendendo a cannonate il paese di Fusea che non aveva proprio nessuna colpa. Ma di quei tempi era diventato purtroppo normale che finissero a pagare sempre gli innocenti!..&lt;br /&gt; Per il sentiero del Bant e poi per il guado del But utilizzato dalle donne si precipitò a Tolmezzo da Fusea, certo Arcangelo che nel caso fu tale di nome e di fatto, che con la mediazione del cappellano don Carlo già  vicario a Cazzaso, riuscì a spiegare il malinteso, facendo cessare il bombardamento sul paese. Dopo che comunque erano già state incendiate delle case nella borgata di Dortes.&lt;br /&gt; Quando riuscirono a rientrare finalmente al paese assieme al Vicario, furono accolte come delle redivive. Ormai in paese  s’era data per certa la loro fine sotto ai bombardamenti…&lt;br /&gt; Per rimettere a posto le cose tra i due paesi, e dovendo i partigiani rafforzare l’assedio a Tolmezzo anche Fusea finì con l’avere i partigiani. Ma per mantenere le differenze se a Cazzaso c’erano i Garibaldini del battaglione “Leone Nassivera” a Fusea si stabilirono in Somp lis Voris i “badogliani”, con una compagnia distaccata del Btg Val But degli osovani di stanza a Priola di Sutrio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Mirko&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Quella di Cazzaso deve essere stata considerata sin dall’inizio una zona interessante per un distaccamento di partigiani. Forse perché da lì passava  una linea immaginaria di ritirata e fuga da Casanova fino in Duronc, e poi nelle malghe di Corce e Chiàs. Per questo già a primavera era stata visitata da Mirko il terribile comandante del Battaglione Friuli della Divisione Garibaldi. Era una giornata di sole, tutta la famiglia era nei campi a vangare. Maria era stata lasciata sola in casa a preparare il pranzo. Ad un certo momento sentì risuonare in cortile dei passi pesanti, di scarponi chiodati e le balzò il cuore in gola. Quando sentì battere con forza alla porta mancò poco che svenisse. Era rimasta irrigidita dalla paura senza riuscire a muoversi per andare ad aprire. Non ce n’era bisogno, per fortuna la porta era aperta, altrimenti l’avrebbero sfondata. Entrarono quattro partigiani con il fazzoletto rosso al collo, e indosso fucili e pistole. Il comandante che gli altri chiamavano Mirko, era un omone che le parve enorme, con un cappellaccio in testa ed un fucile mitragliatore di traverso sul petto. Per tranquillizzarla le dissero di non aver paura, che nessuno voleva farle del male.&lt;br /&gt; “Abbiamo fame,” le dissero con un tono che non ammetteva discussione. “Dacci qualcosa da mangiare.&lt;br /&gt; “Non abbiamo pane,” disse lei con un fil di voce. Come era vero. “C’è solo della polenta fredda da ieri sera,” aggiunse poi cercando di farsi coraggio.&lt;br /&gt; “Va bene per la polenta, con una bella frittata,” disse il capo in un italiano con accento straniero. Non poteva dire che non aveva uova perché avevano di certo già visto le galline nel cortile di casa, ma volendo trovare una scusa perché se ne andassero da qualche altra parte. “Mi manca la padella,” disse, mentendo. Una bugia del genere le sarebbe potuta costare molto cara. Per sua fortuna s’erano già seduti stanchi e non s’alzarono per andare a controllare le padelle che aveva nel retrocucina.&lt;br /&gt; “Arrangiati! Fai come vuoi. Fatti prestare una padella ma sbrigati a fare la frittata” urlò il capo. Morta di paura corse dalla vicina di casa. Balbettando, spiegò in qualche modo la situazione e tornò sempre di corsa con una grande padella. La mise sulla piastra del focolare con pezzettino di burro appena visibile come condimento, e prese a sbattere le uova. Il comandante che, continuando a parlare con i suoi, la stava seguendo mentre si muoveva per la casa, quando la vide misurare il condimento a quel modo, scoppiò in una fragorosa risata:&lt;br /&gt; “Metti questo!” le disse traendo da una borsa che aveva a tracolla una palla di burro che avevano appena requisito nella vicina latteria, grande come una delle più grandi patate che si possono raccogliere nel campo.&lt;br /&gt; “Ma è troppo,” si permise lei di obiettare con un filo di voce.&lt;br /&gt; “Per i miei gusti, parli troppo,” disse lui, alzando la voce. “Ringrazia Dio che mi hai trovato in giornata buona. Fai come ti dico e non aprire più la bocca”&lt;br /&gt; Già per la paura le mancava la saliva e le si seccava la gola, a quelle parole, le parse veramente d’aver inghiottito la lingua e d’essere diventata muta. Mise a sciogliere tutto quel burro. Ma quando vi versò sopra le uova sbattute, il condimento debordò dalla padella spandendosi sulla piastra riempiendo di fumo e di odore di burro cotto la casa.&lt;br /&gt; S’attendeva d’essere sgridata e invece presero la cosa, con una risata. Mostrarono anche di gradire la frittata che avevano trasformato in una sorta di zuppa con tanta  polenta sminuzzata ad assorbire tutto quel condimento. Finito di mangiare la salutarono allegri, per tornare nei loro rifugi sopra il paese di Vinaio. Il  capo lo fece sghignazzando.: “Per la prossima volta, quando torneremo, dì a tua madre di procurare una padella più grande” le disse a mò di saluto.&lt;br /&gt; Quando se ne furono finalmente andati Maria raggiunse di corsa i suoi nel campo.&lt;br /&gt; “Cosa c’è?” le chiese sua madre vedendola arrivare stravolta, con il viso cadaverico.&lt;br /&gt; Svenne, senza trovare le forza di rispondere… E per diversi giorni la dovettero curare per una inarrestabile dissenteria…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La morte di Teresa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Di Mirko a Cazzaso si sentì parlare di nuovo il primo luglio. Come si legge nel Municipio di Tolmezzo “nella notte tra il 30 e il 1° corrente, è stata da ignoti trasportata nel cimitero di Fusea una salma di giovane donna che si dice uccisa in frazione Buttea di Lauco. Non è stata riconosciuta”. Si diffuse la voce che fosse stato Mirko ad ucciderla, perché a lui ormai nella zona veniva attribuito tutto ciò che di efferato veniva fatto dai partigiani. Per le chiacchiere di paese si trattava di una amante che aveva punito.&lt;br /&gt; Alcuni giorni dopo scese in paese una donna di Buttea. Anche da lassù si scendeva a Tolmezzo a cercare qualcosa da mangiare, e raccontò la vicenda di Teresa Santellani una ragazzina nata a Invillino nel 28 e quindi di soli sedici anni. Come s’era poi saputo, accusata d’essere una spia era stata presa dai partigiani in casa e fatta salire scalza fino a Luaco. Qui la padrona dell’osteria le aveva regalato i scarpez della figlia. Avevano proseguito fino al comando partigiano di Salvins sopra Vinaio, dove era stata interrogata e condannata. Aveva proseguito poi con i suoi carnefici per Buttea. E qui la donna raccontava d’averla vista arrivare nella notte.&lt;br /&gt; Ero ancora sveglia ed ho sentito bussare forte alla porta. Sono andata ad aprire, piena di paura pensando a quei delinquenti dei partigiani. S’è invece presentata lei una bella ragazza e mi ha chiesto se le davo carta e penna per scrivere. Tutto mi sarei aspettato eccetto che una richiesta del genere. Con lei sono entrati i due accompagnatori, due figuri da patibolo. Le ho dato da scrivere e mentre lo faceva ho preparato un caffè per tutti e tre. Ha consegnato lo scritto a uno dei due chiedendo venisse consegnato alla madre.&lt;br /&gt; “Dove la state portando?” ho chiesto loro.&lt;br /&gt; “A far troppe domande si corrono solo inutili rischi,” mi ha risposto brusco uno dei due.&lt;br /&gt; Credevo purtroppo d’aver capito cosa stessero per fare, continuava la donna nel suo racconto, e mentre stavano uscendo ho ancora insistito dicendo: “Non avete paura della giustizia divina? Cosa può aver fatto di così grave questa povera ragazza?”. Mi hanno buttata a terra con uno spintone e se ne sono andati. Lei davanti e loro dietro, come Cristo tra i suoi carnefici. Alla mattina un gruppo di donne stavamo scendendo per andare a Tolmezzo quando sul ponte del Chiantone abbiamo visto una macchia di sangue. Istintivamente mi è venuto di guardare nella forra, sotto al ponte, ed ho visto la ragazza della sera prima, sopra un albero che si sporge di traverso. Come un uccello che resta attaccato con il vischio alla pania. Siamo corse su allora a chiamare gli uomini che si sono calati con le corde e hanno recuperato il corpo. Era stata uccisa con un colpo solo alla nuca. Evidentemente l’avevano uccisa sul ponte e poi gettata di sotto. Ma per la fretta non si erano fermati a guardare, sicuri che fosse finita nel profondo delle acque del Chiantone. Gli uomini l’hanno poi trasportata nel vostro cimitero, perché qualcuno provvedesse alla sepoltura.&lt;br /&gt; Le ragazze d’allora ricordano d’essere state a dirle un requie, nella cella mortuaria. Era una bella ragazza, con dei capelli lunghissimi. Ma non c’è ricordo del funerale. E probabile che le esequie sia state fatte in modo molto riservato per non urtare i partigiani…&lt;br /&gt; Poi Mirko si trasferì a Pani di Raveo e la zona di Vinaio fu occupata dagli osovani di Barba Livio (Romano Zoffo) “Bravo ma con le spie troppo severo” come dice il Parroco di Vinaio don Francesco Zaccomer anch’egli partigiano con il nome di Franzak e di cui si dice dicesse messa la con pistola sull’altare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La strage di malga Cordin.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Con l’orrore della guerra il paese dovette fare un altra volta  i conti il 20 luglio. Come d’uso nel mese di giugno le bestie venivano trasferite in malga. quell’anno D’Orlando Liduino di Cazzaso e D’Orlando Cristoforo di Fusea s’era accordati per monticare assieme la malga di Cordin grande in Comune di Paularo, al confine con l’Austria. Avevano preso come pastori esperti  il figlio di Cristoforo, Primo, ed il genero Attilio Mongiat, e come ragazzi il figlio di Liduino, Agostino ed un altro ragazzo di Cazzaso Stefanutti Albino.&lt;br /&gt; Non era un anno come gli altri. Sulle malghe c’erano i partigiani, c’erano i tedeschi che facevano rappresaglie. C’era insomma pericolo. Maria ricorda d’aver ascoltato in piazza le parole preoccupate di Mongiat. La moglie di Liduino aveva insistito sconsigliandolo a portarsi in malga un figlio così giovane con i tempi che correvano. Ma non si poteva fare a meno dell’alpeggio. Si sarebbero dovute eliminare delle bestie per mancanza di coraggio. Insomma si doveva partire, e infatti partirono, Agostino accompagnato dalla sorella Alie con la gerla a portare i vestiti e il necessario per passare tre mesi in malga. Nelle sue parole ancora vivo il ricordo di quel viaggio con pernottamento a Paularo da certo Blanzan.&lt;br /&gt; Per eseguire una feroce rappresaglia arrivò il 18 luglio in malga un gruppo di soldati delle SS vestiti da partigiani garibaldini. Erano già passati per Lanza, dove avevano ucciso due pastori. Incontrarono all’esterno della malga i due ragazzi che giocavano e li uccisero a freddo. Agostino con la fionda in mano. Attilio e Primo i due più grandi, per sfuggire si rinchiusero nel “celar”, la stanza del formaggio, ma i tedeschi sfondarono la porta e uccisero anche loro. Non c’era Liduino che era sceso per affari a Tolmezzo, lasciando, secondo la testimonianza della figlia, la gestione della malga al socio Cristoforo. Ma  non c’era neppure il socio che secondo la testimonianza della figlia, anche lui  era tornato a casa per prendere alcune cose. Comunque anche se fossero stati presenti non avrebbero potuto far altro che allungare la lista dei morti di Cordin.&lt;br /&gt; Intanto a Cazzaso era arrivata in qualche modo la notizia della strage di Lanza. Le due malghe sono confinanti, e quindi la notizia viene presa con grande apprensione e  preoccupazione.  Liduino con la moglie di Cristoforo e una sua sorella, il 19  partono a piedi per Cordin. Dormono la sera a Paularo  ed all’alba del giorno dopo, sono in malga disperate a constatare ciò che è successo. Liduino non ha neppure il coraggio di arrivare in malga. Sente le grida di disperazione delle due donne. Immagina ciò che è successo. Si sente forse in colpa ricordando quanto aveva insistito la moglie perché non mandasse il figlio in malga.&lt;br /&gt; Per le due donne non c’era altro da fare che scendere ad avvertire di quanto era successo. Si caricano quindi la gerla e ritornano a Paularo e poi a Fusea. Liduino secondo la testimonianza di Alba “colto dalla paura era sparito”. Colto dal rimorso, più probabilmente, o impegnato a capire cosa fosse veramente successo, perché erano sparite anche tutte le bestie, tutte le mucche e tutte le capre. Un particolare che si aggiunge a tanti altri per aiutare gli storici a ricostruire quali siano state le vere motivazioni che hanno portato alla strage di Lanza e Cordin che è poi proseguita tre giorni dopo con quella ancor più pesante di Malga Pramosio, continuata poi in forme anche più tragiche a danno degli abitanti  di Paluzza e Sutrio.&lt;br /&gt; Per quel che riguarda la storia di Cazzaso. si può immaginare come la morte di Agostino e di Albino sia stata accolta dalle due famiglie e dall’interno paese. Solo il 22 è stata data la notizia alla madre che era incinta al nono mese e che per l’emozione ha partorito immediatamente un nuovo maschio al quale evidentemente è stato dato il nome di Agostino. Lo stesso giorno alcuni volontari  hanno recuperate le salme e su delle scale di legno le  hanno portate a Paularo. Si è deciso di inumarle provvisoriamente nel cimitero di quel paese, perché erano in corso rappresaglie in tutta la valle del But. Come racconta Alba nella testimonianza raccolta da Conedera “Il 24 luglio si sono celebrati i funerali di tutte le vittime. All’uscita della chiesa qualcuno ha gridato che stavano arrivando i tedeschi. C’è stato quindi un fuggi fuggi generale abbandonando le bare sul posto. Fortunatamente era un falso allarme. Nella primavera del ’46 le salme di Agostino ed Albino sono state riportate a Cazzaso, e inumate nel cimitero del paese con un funerale che ha visto la partecipazione di una folla enorme. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La battaglia dell’8  ottobre. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; L’8 di ottobre è’ domenica, la festa dell’ottava del Rosario.In cielo ci sono squarci di azzurro ma  scorrono nubi basse sui fianchi delle montagne.E’ appena suonata l’Ave Maria del mattino, quando si cominciano a sentire gli echi della battaglia scoppiata in basso. I tedeschi stanno attraversando il But e puntano su Casanova anche con  i carroarmati. L’avanzata è protetta da  uno sbarramento di fuoco che travolge le resistenze dei partigiani alla Pieve di S.Maria comandati da Furore. Alle 9 i partigiani stanno già ripiegando su Terzo, per poi ritirarsi ancora su Zuglio. A Cazzaso ci si dà da fare per ripulire la scuola che era stata occupata dai partigiani. Si vuole eliminare ogni traccia di presenza partigiana per evitare le rappresaglie dei tedeschi. Raccogliendo il fieno che avevano utilizzato per giaciglio Maria si ritrova tra le mani una bomba a mano inesplosa e senza sicura. Per la festa del perdon era tradizione che salisse della gente da Terzo, ora sono invece salite spaventate le donne che cercano di sottrarsi ai rastrellamenti ed alla furia dei tedeschi e dei cosacchi.&lt;br /&gt;  A mezzogiorno infuria la battaglia dalle parte opposta tra Navarlons e Illegio, intanto sulla strada per Fusea salgono gli squadroni cosacchi a cavallo, attraverseranno Cazzaso e Sezza per poi attestarsi a Fielis ed alla Pieve di S.Pietro. &lt;br /&gt;Al pomeriggio inizia a piovere a dirotto, per Cazzaso è finita l’occupazione di partigiani e inizia quella dei cosacchi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con i Cosacchi.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; I primi erano passati lo stesso giorno. Erano gli squadroni della cavalleria che per Marcilie andavano ad occupare Fielis e S.Pietro per costringere i partigiani a ritirarsi. Ma poi arrivarono quelli stanziali. La Carnia era stata assegnata da Hitler ai Cosacchi come loro patria provvisoria con il nome di Kosakenland questi si sistemarono come fosse casa loro, quasi in ogni paese. Quasi, perché, anche i Cosacchi come  a voler marcare la differenza tra i due paesi, preferirono sistemarsi a Fusea. Ma consigliati evidentemente da quei furbi di fuseani, mandavano i loro cavalli a pascolare nella campagna di Cazzaso. Pazienza durante l’inverno. Ma a primavera quando si doveva cominciare a preparare i campi, i cavalli che scorazzavano liberamente diventarono un vero problema. Come era un grosso problema quello della fame dei Cosacchi. Non era minore di quella dei cazzaini, dopo che i nuovi arrivati avevano ripulito anche quello che era rimasto dalle razzie dei partigiani. Ma i paesani sapevano che si deve rinunciare a qualche pezzo di patata a primavera, da riservare come semente, se si vuole raccogliere qualcosa in autunno. I Cosacchi invece, vuoi perché la fame era troppa, vuoi perché se la sentivano che per loro non ci sarebbe stato un autunno in Carnia, andavano in cerca anche delle patate appena deposte a far da semente. Erano i corvi ad avere il vizio i posarsi sui campi a beccare i chicchi di granoturco interrati come semente. E con gli uccelli si sapeva che bastava uno spaventapasseri, ma a come spaventare i cosacchi nessuno s’era ancora inventata una soluzione. Non restava che privarsi di altri pezzi di patate per ripiantare sperando che non s’accorgessero che il campo ove avevano già raccolto era stato ripiantato.&lt;br /&gt; I cosacchi…ce n’era di ogni tipo, c’erano quelli così sporchi che a passargli vicino ti veniva da vomitare c’erano quelli raffinati. Nella casa di Sara in Cjaveç c’era un pianoforte, e un cosacco vi passava delle ore a suonare…e  suonava da Dio.&lt;br /&gt;Comunque per difendersi dalle loro angherie cazzaini e fuseani, appena li vedono insediarsi in paese, chiedono al Commissario Prefettizio di Tolmezzo Angelo Schiavi di poter formare un comitato di difesa e già il 13 ottobre il Commissario scrive:&lt;br /&gt;Vi confermo che autorizzo i sottonotati cittadini a formare il Comitato locale per la protezione della cittadinanza e del patrimonio ed impianti di ragione pubblica nelle contingenze attuali e fino al ritorno della normalità. I sottoelencati sono invitati a riferire tramite il capofrazione di Fusea Mazzolini Giovanni quanto risulti di anormale e che interessi la collettività e patrimoni pubblici e la protezione dei singoli:&lt;br /&gt;Per Fusea: Mazzolini Giovanni, Piutti Giovanni, D’Orlando Arcangelo, Mazzolini Giacomo, Valle Paolo, Peresson Giovanni.&lt;br /&gt;Per Cazzaso: D’Orlando Antonio, D’Orlando Amadio, Gressani Ferruccio, Cimenti Onorio. Nutro fiducia che la concorde opera dei suddetti valga ad alleviare almeno in parte le sofferenze che i momenti attuali tormentano la nostra Carnia.&lt;br /&gt;Molto solerti alcuni giorni dopo chiedono al Comune se saranno rimborsati per i viveri e i foraggi che forniscono ai Cosacchi. Il Commissario il 21 ottobre gira la richiesta alla Prefettura, ma la domanda si deve essere poi persa tra le scartoffie.&lt;br /&gt; Per fortuna ai primi di maggio del ’45 anche i Cosacchi se n’andarono. Era finalmente finita la guerra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo la liberazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;          E’ finita la guerra ma non finita la fame. Il padre di Agostino si mette nel commercio o per meglio dire nel baratto. Parte da Cazzaso con un carro carico di legna e torna con granoturco ed altre cose da mangiare. Ma un giorno in uno di questi viaggi, s’accascia in una osteria a S.Tommaso di Majano colpito da un infarto improvviso.  E’ il 22 luglio del 45. Il gioco strano del destino! E’ passato un anno esatto dal giorno nel quale sua moglie ha avuto la notizia della morte di Agostino ed ha messo al mondo un altro Agostino.&lt;br /&gt; In casa di Maria non ci sono carri e cavalli ma fame sì. Lei è la più grande di cinque fratelli e sua madre è di nuovo incinta. Anche lei come altre, con l’amica Alma viene mandata  addirittura fino a Muzzana a procurare granoturco per la famiglia.&lt;br /&gt; Vivo ancora nella memoria, dopo sessanta anni, il ricordo di quel viaggio. La fortuna d’un autostop di militari inglesi fino a Muzzana. Da qui a piedi alla frazione nella quale dovevano rifornirsi. L’arrivo alla sera nella casa dei contadini, la cena assieme a loro, e poi a dormire nella stalla. Ma proprio quella sera il toro riesce a liberarsi della catena, e si può immaginare la notte di due ragazze sole in una stalla nella quale gira libero un toro! Finalmente viene giorno, e si può partire. Cariche le gerla, ed anche con dei sacchi da portare a mano, sempre contando sulla generosità di qualche passaggio. E infatti un carradore le porta fino a Mortegliano. Qui per la grande fame sono costrette a chiedere l’elemosina di qualcosa da mangiare. Maria non ha il coraggio, vi provvede per entrambe l’amica. E poi di nuovo sul cassone d’un camion fino a Udine, e su un altro fino a stazione per la Carnia. Qui la generosità d’un paesano impietosito mette a loro disposizione una barella e si impegna a venire a riprendersela a Casanova, dove la lasceranno  per riprendere la gerla sulla schiena e salire finalmente al paese.&lt;br /&gt; E’ finita la guerra, ma non c’è lavoro…e per i più, (soprattutto quelli che non possono presentare il credito del servizio come partigiani!) non resta che la via dell’emigrazione, per molti addirittura come clandestini, verso la Svizzera o la Francia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-6883497687317921670?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/6883497687317921670/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=6883497687317921670' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/6883497687317921670'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/6883497687317921670'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2011/10/cazzaso-nella-guerra-partigiana.html' title='Cazzaso nella guerra partigiana.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-7WR0Hh8C4R0/Tqs8h5qO82I/AAAAAAAAAOM/UYe5VbjJE4c/s72-c/cazzaso.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-2832668500705632025</id><published>2011-07-30T06:06:00.000-07:00</published><updated>2011-07-30T09:13:44.848-07:00</updated><title type='text'>La Resistenza in Carnia.</title><content type='html'>Di solito mi occupo di leggende, perché sono finito ad interessarmi di storia, e per di più di un tema ancora scottante come quello della Resistenza in Carnia? Perché ho un debito verso questa storia!  Ne sono stato anch’io, a mio modo, protagonista. Nel ’44 avevo un anno. Mia madre ha attraversato il Rest per recuperare qualcosa da mangiare in pianura per se, per potermi allattare, e per me che mi stavo  forzatamente svezzando. Quando è rientrata, i partigiani del mio paese (non i tedeschi o i cosacchi!) le hanno preso la gerla con le cose che avrebbero dovuto servire a me. E per punizione, perché per amore di suo figlio aveva infranto gli ordini per i quali sarebbe stato necessario “affamare la Carnia perché si ribellasse”, i partigiani (non i tedeschi!) le hanno tagliato i capelli…&lt;br /&gt; Mio padre invece, con qualche breve interruzione, aveva passato dieci anni lontano da casa, impegnato a seguire i sogni di gloria di Mussolini. Si fregiava d’una croce di guerra per la conquista di Addis Abeba e di una medaglia di bronzo per essere finito congelato sul Golico in Albania. Fu la sua fortuna! Non la medaglia ma il congelamento! Non fu infatti considerato abile per poter partecipare alla  "gloriosa" spedizione della Jiulia in Russia. Era quindi rientrato in paese, e fu così reclutato a far parte, obbligatoriamente, della Guardia Territoriale. Mentre i “patrioti” in una casa del paese se la spassavano a gozzovigliare con tutto ciò che avevano requisito, egli, affamato, dopo aver lavorato tutto il giorno, doveva fare la guardia per evitare che il bivacco dei partigiani fosse disturbato da qualche improvvisata di quei bastardi di tedeschi e di quei disgraziati di cosacchi.&lt;br /&gt; Se la storia mia e dei miei fosse un caso isolato, non varrebbe la pena di parlarne, potrebbe restare un mio fatto privato. Ma è stata la storia non scritta di sessantamila carnici nella Resistenza, mentre la storia l’hanno scritta i duemila che hanno approfittato della Resistenza, chi per farsi un nome, chi per farsi delle vendette, chi semplicemente per imboscarsi e poi trarne vantaggio alla fine…&lt;br /&gt; Ora, siccome quei due poveri cristi dei miei genitori si sono anche sacrificati per mettermi nelle condizioni di saper scrivere, e siccome i miei non sono altro che il campione di tutti quei genitori che hanno subito la Resistenza in Carnia, e che alla fine della guerra hanno dovuto prendere la valigia per la Svizzera o per la Francia, mentre ì “resitenti” trovano la possibilità di venir raccomandati per un posto di lavoro in loco, mi sento il dovere di dar loro voce, per raccontare la loro storia della Resistenza,  per certi versi molto diversa purtroppo da quella che è diventata la storia ufficiale….(continua)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-2832668500705632025?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/2832668500705632025/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=2832668500705632025' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/2832668500705632025'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/2832668500705632025'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2011/07/la-resistenza-in-carnia.html' title='La Resistenza in Carnia.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-5143646070022935030</id><published>2011-05-29T09:17:00.001-07:00</published><updated>2011-05-29T09:19:59.302-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='favole'/><title type='text'>L'orca Carnia.</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-size:11.0pt; font-family:Arial;mso-bidi-font-family:&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;"&gt;&lt;span style="mso-tab-count:1"&gt;            &lt;/span&gt;Nella notte dei tempi, ma nel più profondo della notte, vale a dire qualche milione d’anni fa, ove oggi svettano le Alpi Carniche, c’era l’Oceano. Nel profondo degli abissi del mare giaceva un terribile mostro: una orca di nome Carnia. Terribile si fa per dire, avendo mente alle sue enormi dimensioni. Come fosse di carattere non si poteva sapere dal momento che dormiva. E dormì sonni profondi nel profondo dell’oceano per migliaia d’anni. Sulla sua schiena andavano a morire di anno in anno tanti molluschi che un po’ alla volta le formarono un guscio come quello delle tartarughe, una enorme corazza di roccia.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-size:11.0pt; font-family:Arial;mso-bidi-font-family:&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;"&gt;Un giorno però, anche se non è dato a sapere come mai, Carnia l’orca si svegliò. Lentamente. Come ci si sveglia dopo millenni. Prese a muoversi pigramente cercando di scrollarsi da dosso tutta quell’acqua che le stava sopra. Si sollevò lentamente, e con un ultima scrollata spinse l’acqua nell’Adriatico. A seguito di tutti quei movimenti anche il guscio, prese a corrugarsi proprio come&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;quello delle tartarughe, e in qualche punto anche a spezzarsi. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-size:11.0pt; font-family:Arial;mso-bidi-font-family:&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;"&gt;&lt;span style="mso-tab-count:1"&gt;            &lt;/span&gt;La luna che anche a quei tempi passava ogni notte di là, restò sgradevolmente sorpresa. “Era meglio la distesa del mare, piuttosto che quell’enorme panettone, venuto a galla un po’ alla volta. Ma se si dovesse prestare orecchio anche ai commenti della luna, si finirebbe per non apprezzare neppure il sole…Il sole comunque che anche a quei tempi splendeva sui buoni e sui cattivi, sui belli e sui brutti, prese a riscaldare anche l’orca Carnia. Ma era un sole ancora in fasce, come un bambino appena nato. Non aveva nessuna forza, dava luce, ma non trasmetteva nessun calore.…&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-size:11.0pt; font-family:Arial;mso-bidi-font-family:&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;"&gt;&lt;span style="mso-tab-count:1"&gt;            &lt;/span&gt;Così la pioggia che cadeva sul guscio dell’orca prese a gelare. Non trovando altro di meglio da fare in tutto quel freddo, l’orca si riaddormentò. O meglio andò in letargo, come anche ora fanno gli orsi ed altri animali per difendersi dal freddo dell’inverno. Ma il sonno dell’orca durò di nuovo altri millenni, e sul dorso si formò nel tempo una coltre di ghiaccio, d’un spessore quasi pari a quello della crosta che avevano formato i molluschi in fondo al mare. Secondo i geologi si sarebbe poi risvegliata un paio di volte, agitandosi per alcuni millenni. Al calore&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;del suo corpo non più in letargo, il ghiaccio ha così preso a sciogliersi corrodendo e scavando il guscio del grande animale.&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;    &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-size:11.0pt; font-family:Arial;mso-bidi-font-family:&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;"&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;           &lt;/span&gt;La superficie che prima era uniforme è diventata nel tempo sempre più profondamente corrugata. Al secondo risveglio si distinguevano bene ormai due grandi scanalature che partendo dai bordi venivano a congiungersi più in basso, disegnando in mezzo un altopiano centrale. Ma un giorno ci fu il risveglio definitivo del grande animale. Il sangue dell’orca prese a riscaldarsi sempre più, e scaldandosi a sciogliere con sempre maggiore rapidità la crosta di ghiaccio. E l’acqua che usciva dal ghiaccio a scavare…Per giunta l’orca soffriva di terribili mali di pancia che la costringevano ad agitarsi lasciando uscire dei terrificanti brontolii. A quei movimenti scomposti il guscio si infrangeva, e nelle crepe entrava l’acqua a scavare ancora più in profondità. Si aveva l’impressione che l’Orca avesse come figliato due fiumane, che correvano giù nelle due scanalature, l’una quella che nel tempo prenderà il &lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt; &lt;/span&gt;nome di Bute l’altra quella che si chiamerà Tilia.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-size:11.0pt; font-family:Arial;mso-bidi-font-family:&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;"&gt;&lt;span style="mso-tab-count:1"&gt;            &lt;/span&gt;Alla fine scioltosi tutto il ghiaccio, restarono le due fiumane a scorrere continuando a modellare la corazza dell’orca. Incidendo il fondo delle valli ed andando a ritroso come i gamberi per portare nell’Adriatico anche le piogge che prima erano costretta a scivolare fino al Mar Nero. Non più sole, nel frattempo infatti le due, &lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt; &lt;/span&gt;s’erano fatte un amante ciascuna: l’una il Chiarsò l’altra il Degano. Dalle due coppie era nata una infinità di figli: torrenti, ruscelli, rigagnoli che continuavano a sdrucciolare&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;sul dorso dell’orca Carnia, come il bulino dello scultore che rifinisce il suo capolavoro..&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-size:11.0pt; font-family:Arial;mso-bidi-font-family:&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;"&gt;&lt;span style="mso-tab-count:1"&gt;            &lt;/span&gt;E la luna ripassando di notte in notte su quello che le era parsa un brutto panettone, fu presa ogni giorno di più dal disegno suggestivo che s’andava formando in un rincorrersi di valli più larghe e più strette, più alte e più basse, per lungo e per traverso, separate da un inseguirsi di bianche creste rocciose che s’alternano a vette avvolte nel verde dei boschi e dei prati. Ora nelle notti del plenilunio, pare quasi voglia fermarsi nel cielo per giocare con le ombre degli abeti, per vedere danzare le fate che hanno scelto queste valli per loro dimora.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-5143646070022935030?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/5143646070022935030/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=5143646070022935030' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/5143646070022935030'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/5143646070022935030'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2011/05/lorca-carnia.html' title='L&apos;orca Carnia.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-8114246984063339020</id><published>2011-05-21T19:03:00.000-07:00</published><updated>2011-05-21T19:04:54.207-07:00</updated><title type='text'>Zoncolan</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;Zoncolan è un nome entrato nel mito della storia del ciclismo. Ma era già nel mito dei Dobes il Piccolo Popolo che ha abitato la Carnia nella notte dei tempi. Zon Colan era infatti uno dei tre capi tribù e da lui viene il nome entrato nella storia del ciclismo.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt; &lt;/span&gt;Nella storia dei Dobes, come in quella dei Maya, c’è la profezia sulla fine del mondo al 21 dicembre 2012 , ma con un originale interpretazione dell’idea della fine del mondo. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;   &lt;/span&gt;La profezia e la storia del Piccolo Popolo sono state scoperte in una pergamena ritrovata casualmente sul monte Arvenis in Carnia da un mio amico, che poi ha provveduto alla traduzione ed alla trascrizione, e mi ha lasciato in eredità il manoscritto. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;   &lt;/span&gt;Io ho ritenuto di dover portare&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;alla luce storia e profezia &lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt; &lt;/span&gt;nel libro “I Dobes, la saga del Piccolo Popolo di Carnia”. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;   &lt;/span&gt;Il libro è &lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt; &lt;/span&gt;acquistabile nelle Librerie Feltrinelli. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;   &lt;/span&gt;E’ possibile&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;leggere l’anticipazione delle prime pagine (e anche acquistare il libro) all’indirizzo: &lt;/p&gt;  &lt;span style="font-size:12.0pt;font-family:&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;mso-ansi-language:IT;mso-fareast-language:IT;mso-bidi-language: AR-SA"&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;                &lt;/span&gt;&lt;a href="http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=590175"&gt;http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=590175&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-8114246984063339020?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/8114246984063339020/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=8114246984063339020' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/8114246984063339020'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/8114246984063339020'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2011/05/zoncolan_21.html' title='Zoncolan'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-9169625406629061840</id><published>2011-03-04T00:52:00.000-08:00</published><updated>2011-03-04T00:54:12.424-08:00</updated><title type='text'>Il comune domotico</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight:normal"&gt;C@S@: il comune domotico.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight:normal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;         &lt;/span&gt;Il nonno mi raccontava di come alla sera era vivo il paese ai suoi tempi. Non era arrivata ancora l’elettricità. Per le strade i rari passanti si facevano luce con il lampione a petrolio. Le finestre delle case vivevano dei riflessi delle fiamme del focolare, e agitavano le ombre sulla via. C’era luce anche nelle finestrelle di qualche stalla.&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;Al caldo prodotto dagli animali vi si&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;raccoglievano a gruppi le persone, passando il tempo a parlare e raccontare, in “file” come si era soliti dire. Il paese viveva nel primo farsi del buio della&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;notte nel respiro d’un intrecciarsi di luci ed ombre, nell’eco di parole, di battute e di saluti prima di sciogliersi nel silenzio profondo della notte.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;          &lt;/span&gt;Ora il paese è diverso. L’acciottolato delle strade è stato sostituito dall’asfalto, le case sono tutte rimesse a nuovo. Il Comune ha illuminato a giorno tutte le strade. Ma il paese pare un deserto di luce, che illumina case morte. Dalle tapparelle abbassate non filtra un filo di luce. Potresti pensare che siano tutte disabitate, se non si sentissero uscire delle voci. Non sono le voci della gente del paese, ma quelle metalliche e impersonali della televisione. Tutti si sono chiusi in casa, muti tra loro, a subire le immagini e le parole che escono dal televisore.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;          &lt;/span&gt;E si legge che ci sarà un ulteriore sviluppo: quello della domotica. Le tapparelle si chiuderanno da sé all’arrivo dei proprietari e da sé s’accenderà la televisione, mentre il riscaldamento si è acceso a distanza, prima ancora che il proprietario arrivi a casa. La casa sarà sempre più accogliente, addirittura intelligente per capire, anche a distanza i desideri degli abitanti ed adattarsi alle loro esigenze. &lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="mso-tab-count:1"&gt;            &lt;/span&gt;La casa di chiuderà sugli abitanti, perfetta…come una cassa da morto, perché l’abitante potrà fare proprio il morto, per subire la tecnologia che muove la casa, la televisione che lo imbonisce. L’uomo nella sua casa intelligente non avrà&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;più nulla da fare, nulla da pensare, appunto come un morto nella sua cassa….&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="mso-tab-count:1"&gt;            &lt;/span&gt;Come uscire? Tornare al passato del racconto di mio nonno? Non avrebbe senso! La soluzione, una vera favola del futuro l’ha trovata il nuovo sindaco del mio paese.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="mso-tab-count:1"&gt;            &lt;/span&gt;Il paese è stato coperto da una rete virtuale di collegamenti a banda larga per cui da ogni punto ci si può collegare ad internet. Si è messo assieme un cluster di aziende che hanno prodotto un televisore interattivo, e il Comune ha attivato un sistema di finanziamenti agevolati perché tutte le famiglie potessero dotarsi del nuovo strumento. Si tratta d’un grande schermo a 52 pollici LCD che trasforma il salotto di ogni casa in un home teatro. Non è però una televisione ma è il monitor di una postazione internet, che permette di vedere i canali televisivi, ma anche di interagire.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="mso-tab-count:1"&gt;            &lt;/span&gt;Ogni famiglia è diventata così cella dell’alveare informatico in cui si è trasformato il paese!...&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="mso-tab-count:1"&gt;            &lt;/span&gt;E’ stato così possibile riprendere le serate “in file” di cui parlava il nonno. Ma non occorre andare nelle stalle, si può stare comodamente sprofondati del divano del salotto. Lo schermo &lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt; &lt;/span&gt;dello speciale televisore si può dividere fino a 100 piccoli riquadri ed ogni riquadro è occupato dall’immagine d’una persona che partecipa ad una discussione. Il sistema è programmato per dare per un minuto la parola a chi la chiede, e questo obbliga le persone ad essere stringate e rende animato il dibattito. La persona che parla viene collocata automaticamente al centro dello schermo, e si vedono le altre 99 in ascolto.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="mso-tab-count:1"&gt;            &lt;/span&gt;Ci sono più gruppi di dibattito, perché ognuno può lanciare un tema, fissando il momento per l’apertura della discussione. Dall’interesse del tema dipende il numero dei partecipanti. Alcuni si sono messi d’accordo di vedere lo stesso film per poi discuterne ed hanno così fatto nascere un cineforum di paese. Altri invece vedono la stessa partita di calcio, dividendo lo schermo in due parti, in una si vede la partita e nell’altra gli spettatori in rete del paese con i relativi commenti. Si è anche diffusa la moda dei viaggi virtuali: a gruppi ci si mette d’accordo di visitare una città o un museo e poi si mettono assieme le immagine che si sono riportare, i commenti che si sono fatti…&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="mso-tab-count:1"&gt;            &lt;/span&gt;Da alcuni giorni, inoltre, si è aperto un dibattito su come riscrivere la storia del paese e tutti si stanno dando da fare a recuperare documenti, mentre si discute sulle varie teorie o leggende che si conoscono sul paese. Partecipano convinti anche gli immigrati che così, sviluppano un processo di identificazione nel paese, che sviluppa anche in loro lo spirito di appartenenza.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="mso-tab-count:1"&gt;            &lt;/span&gt;Interessante il dibattito che si è sviluppato sul fatto che un tempo il paese si definisse come “vicinia”, e quindi su quanto le riforme del nuovo sindaco tecnologico potessero aiutare a rifare del paese una vera “vicinia” sviluppando di nuovo i rapporti di prossimità tra le famiglie…&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="mso-tab-count:1"&gt;            &lt;/span&gt;Altrettanto interessante il fatto che a questa vita virtuale del paese possono partecipare anche gli emigrati ed infatti ai gruppi di discussione partecipano anche persone dalla Francia e dalla Svizzera e persino dall’Australia. Come ogni casa ha un televisore così ogni persona è stata dotata di un palmare che serve da telecomando ma consente anche di scaricare i programmi. Così le persone possono restare collegate anche quando sono fuori casa ed anche fuori paese.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="mso-tab-count:1"&gt;            &lt;/span&gt;Ciò che più era cambiato nel Comune era il rapporto dei cittadini con l’amministrazione. Il Sindaco anticipava in internet tutte le delibere sia di Giunta che di Consiglio e sulle delibere si apriva un&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;dibattito preventivo, una sorta di sondaggio d’opinioni che poi veniva tenuto presente nelle sedute convocate per deliberare formalmente. Il Sindaco in primis, ma anche tutti gli Assessori avevano aperto un forum di discussione con i cittadini. Era poi possibile richiedere ed avere a casa ogni tipo di documento comunale, e anche documenti di altri organismi che il Comune si faceva carico di ottenere per conto dei suoi cittadini.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="mso-tab-count:1"&gt;            &lt;/span&gt;Anche la scuola del paese è stata dotata d’un televisore interattivo che sostituisce la classica lavagna, e gli scolari fanno teledidattica usando internet come fonte di informazioni e collegandosi con altre scuole nel mondo che usano sistemi analoghi. Al pomeriggio poi il sistema viene utilizzato per costituire dei gruppi di lavoro per il doposcuola, consentendo ad una sola maestra di seguire più gruppi di scolari che formano, sia sul monitor di casa che su quello della scuola, un aula virtuale. Con questo sistema anche gli scolari che sono ammalati possono continuare a seguire le lezioni da casa. Mentre i genitori possono entrare nelle pagine dei loro figli a scuola per sapere se sono presenti, ma anche per conoscere in tempo reali i voti. Tutti gli studenti poi, in quanto cittadini sono dotati di un palmare con il quale si può partecipare alle lezioni virtuali e scaricare i compiti, e nelle giornate di primavera possono partecipare al doposcuola standosene all’ombra di qualche albero in campagna e d’inverno passeggiando sulla neve.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="mso-tab-count:1"&gt;            &lt;/span&gt;Nel portale del paese sono state aperte delle pagine per ogni famiglia, pagine fatte in modo che si possano riempire con estrema facilità. A tutti sono state dati degli indirizzi mail &lt;a href="mailto:nome.cognome@ilpaese.it"&gt;nome.cognome@ilpaese.it&lt;/a&gt; e il fatto ha contribuito a sviluppare il processo di identificazione. Comunque sono stati anche organizzati degli incontri nei quali i nipoti hanno spiegato ai nonni come riempire le pagine, come chattare, come telefonare con Skype vedendo l’interlocutore, e tutte le famiglie si sono fatte un loro piccolo sito con la storia della loro famiglia.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="mso-tab-count:1"&gt;            &lt;/span&gt;Il negozio di alimentari, la macelleria, il fornaio si sono fatti un sito un po’ più complesso con la possibilità di ordinare on line i loro prodotti. Lo stesso hanno fatto anche alcuni produttori locali soprattutto di prodotti agroalimentari. E’ quindi ora possibile per ogni famiglia ordinare da casa la spesa fatta in paese e per i produttori locali si è attivata la “filiera corta” vantaggiosa sia per i produttori che per i consumatori. C’era il problema di chi la dovesse portare la spesa ordinata tramite web…Il Sindaco è riuscito ad ottenere che le Poste appaltassero ad una cooperativa di giovani il servizio di distribuzione della corrispondenza, e questi si sono organizzati per portare oltre che la posta i prodotti ordinati on line, le medicine ordinate alla farmacia…&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="mso-tab-count:1"&gt;            &lt;/span&gt;Ha aderito al sistema anche il medico del paese, il barbiere, la parrucchiera ed altri prestatori di servizi per cui si possono prenotare visite e incontri, evitando di fare le code. Un giovane un po’ scapestrato, appassionato di informatica, aveva proposto di coinvolgere il parroco per prenotare le confessioni, ma questi si era schermito e l’idea era caduta, come ne erano cadute tante altre…“Le confessioni sono come la morte”, aveva sostenuto il vecchio parroco, “non si possono prenotare!” E di fronte ad una affermazione così categorica ha dovuto arrendersi anche l’entusiasmo del Sindaco per l’innovazione tecnologica.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;           &lt;/span&gt;Il giovane era invece riuscito a sviluppare un sistema per cui i vecchi potevano riunirsi virtualmente a giocare a carte, ed anche alla morra, evitando di dover uscire con il brutto tempo. S’era poi messo in società con altri giovani del paese ed avevano attivata una software house che in telelavoro aveva clienti in tutta Europa ed anche negli USA. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt"&gt;Un tempo i Sindaci si distinguevano nel proclamare il loro Comune “denuclearizzato” il nostro &lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt; &lt;/span&gt;volle distinguersi proclamando il primo Comune “demonetizzato” del mondo. Su sua iniziativa, la cooperativa dei postini ha definito una convenzione con le poste per la quale gli addetti sono stati dotati d’uno strumento che ricarica le carte di credito. Tutti gli abitanti hanno&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;quindi&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;avuto in dotazione una carta che viene ricaricata a domicilio e che consente di fare ogni tipo di spesa in paese. Anche il bicchiere di vino al bar viene pagato con la carta e nel paese è scomparso quindi l’uso della moneta. Lo strumento in dotazione ai postini fa anche le funzioni di bancomat, è quindi possibile per &lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt; &lt;/span&gt;gli abitanti&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;rifornirsi a domicilio dei soldi che dovranno spendere fuori paese.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Anche il parroco che aveva avuto dei problemi per la prenotazione delle confessioni si è adeguato al sistema ed ha dotato il sacrestano di un lettore di card. Così durante la Messa non gira più con la borsa delle offerte ma con un strumento nel quale i parrocchiani inseriscono la card e digitano l’offerta voluta. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt"&gt;Il computer che comanda il monitor del salotto è anche un server che riceve impulsi dall’interno della casa e li trasmette all’esterno. Così si è attivata una centrale di assistenza ai risparmi che tiene sotto controllo i consumi di luce e gas di ogni abitazione, avvertendo gli interessati in caso di anomali. Più importante è il risultato che si ottiene con il sistema sotto il profilo dell’assistenza domiciliare. Tutti quelli che hanno dei problemi vengono dotati di sensori che tengono monitorati i valori che è opportuno tenere sotto controllo, e presso la Casa di Riposo si è allestito un centro in grado di intervenire ogniqualvolta il sistema segnala delle variazioni fuori norma. Così, soprattutto per gli anziani, si è così riusciti a&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;ridurre le accoglienze in casa di riposo, privilegiando l’assistenza a domicilio&lt;br /&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;          &lt;/span&gt;Anche nel mondo delle favole non tutto va a fagiolo… Anche nel nostro paese il Sindaco viene criticato, come in tutti i paesi, soprattutto dall’opposizione. Chi è dall’altra parte infatti, non si sa bene se per una questione di principio o d’intelligenza non riesce ad ammettere che &lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt; &lt;/span&gt;la&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;rivoluzione tecnologica&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;introdotta dal sindaco ha &lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt; &lt;/span&gt;del miracoloso a&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;livello planetario, ha infatti sfatato l’idea che la tecnologia è disumanizzante, e l’ha trasformata invece in un mezzo per fare del suo paese una vera “vicinìa”, un mezzo per avvicinare tra loro le persone, il sistema di relazioni virtuali per favorire lo sviluppo del sistema di relazioni interpersonali.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="mso-tab-count:1"&gt;            &lt;/span&gt;Con il nuovo sistema però il Sindaco ha ottenuto il vantaggio di poter sentire direttamente l’opinione della gente, e supportato da sondaggi che gli danno dei gradimenti intorno al 90% (compreso il mio!) va avanti imperterrito nella sua riforma per il Comune domotico. Auguri!...&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-9169625406629061840?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/9169625406629061840/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=9169625406629061840' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/9169625406629061840'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/9169625406629061840'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2011/03/il-comune-domotico.html' title='Il comune domotico'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-440517960808109377</id><published>2011-02-19T23:25:00.000-08:00</published><updated>2011-02-19T23:51:13.075-08:00</updated><title type='text'>Il Piccolo Popolo di Carnia.</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-x3UZsmh1M0o/TWDDzDHjWcI/AAAAAAAAANs/MtqE0KZsyys/s1600/bosco.JPG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-x3UZsmh1M0o/TWDDzDHjWcI/AAAAAAAAANs/MtqE0KZsyys/s320/bosco.JPG" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5575671620462401986" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Nella notte dei tempi, in un’epoca sospesa tra storia e preistoria, quando sulle Dolomiti s’era affermato il regno dei Fanes, qualcuno sostiene che  le Alpi Carniche fossero abitate dal Piccolo Popolo dei Dobes. Per qualcuno sono estinti, per altri vivono ancora, invisibili nelle terre di  Carnia, montagna senza confini tra cielo e terra, tra storia e fantasia, tra realtà e poesia…&lt;br /&gt;Vivono ancora  nel respiro dei boschi e nel mormorio dell’acqua, nel palpito delle albe e nel brivido dei tramonti. Parlano ancora nella ingenuità del sentire degli ultimo carnici…&lt;br /&gt;La loro leggenda è stata ritrovata in una pergamena che, finalmente, viene portata alla luce nelle pagine del libro: "I Dobes, la saga del Piccolo Popolo di Carnia" che si può &lt;a href="http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?=581574"&gt;vedere ed acquistare all'indirizzo&lt;/a&gt;... e nelle Librerie Feltrinelli.&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-tab-span" style="white-space:pre"&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-440517960808109377?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/440517960808109377/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=440517960808109377' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/440517960808109377'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/440517960808109377'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2011/02/il-piccolo-popolo-di-carnia.html' title='Il Piccolo Popolo di Carnia.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-x3UZsmh1M0o/TWDDzDHjWcI/AAAAAAAAANs/MtqE0KZsyys/s72-c/bosco.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-7166400664135363789</id><published>2011-02-04T00:46:00.000-08:00</published><updated>2011-02-04T00:51:55.144-08:00</updated><title type='text'>Chiedo scusa per l'ingenuità.</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/TUu9vO8RVkI/AAAAAAAAANc/fwtKwnmePCE/s1600/Cazzaso-neve.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/TUu9vO8RVkI/AAAAAAAAANc/fwtKwnmePCE/s320/Cazzaso-neve.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5569753983336142402" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Ero a fianco del Presidente della Provincia di Udine nel chiedere un rafforzamento dell’impegno a favore della montagna ed in effetti si era  raddoppiato il Fondo Montagna e si era istituita la Direzione dell’Area Montagna.&lt;br /&gt; cambiato il vento, perché cambiate le persone, la Direzione è già stata soppressa, il Fondo dimezzato.&lt;br /&gt;- Ero a fianco del Presidente Tondo che condivideva l’idea del rafforzamento dell’Agenzia regionale per la montagna, in alternativa alla Provincia della montagna,&lt;br /&gt; cambiato il vento, senza neppure cambiare le persone, si vuol ora sopprimere l’Agenzia dopo aver svilito il ruolo delle Comunità montane.&lt;br /&gt; E’ prevalso il negazionismo, non esiste un problema montagna, e quindi non è necessario alcun intervento per risolverlo.&lt;br /&gt; C’è da sperare solo nel Padreterno, nell’attesa che la prossima alluvione ricordi a tutta la pianura che esiste ancora (eccome!) il problema montagna.&lt;br /&gt; L’unica amara consolazione, sul piano della passione politica, è la convinzione che l’idea della Provincia dell’Alto Friuli fosse e resti la strada sbagliata per risolverlo: &lt;br /&gt; Non lo si risolve isolandosi, e tantomeno inventando una nuovo istituzione-carrozzone.&lt;br /&gt; La montagna regionale non si identifica ed esaurisce nell’alto Friuli.&lt;br /&gt; Inventando un Alto Friuli che non esiste si sarebbe finiti in una inutile guerra di campanili tra Tarvisio, Gemona e Tolmezzo.&lt;br /&gt; Inventando una istituzione su un territorio senza identità avrebbe perso di valore l’identità della Carnia. Valore di cui  (se fin che c’è vita c’è speranza!) in un prossimo futuro, qualcuno  potrebbe anche accorgersi, per farne un punto d’appoggio per la leva del rilancio….&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-7166400664135363789?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/7166400664135363789/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=7166400664135363789' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/7166400664135363789'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/7166400664135363789'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2011/02/chiedo-scusa-per-lingenuita.html' title='Chiedo scusa per l&apos;ingenuità.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/TUu9vO8RVkI/AAAAAAAAANc/fwtKwnmePCE/s72-c/Cazzaso-neve.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-4018060666776558063</id><published>2011-01-26T08:44:00.000-08:00</published><updated>2011-01-26T08:53:21.241-08:00</updated><title type='text'>Il funerale dell'Agemont.</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/TUBRbJlMr7I/AAAAAAAAANQ/gP_Iqyi5s8M/s1600/100D1889.JPG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/TUBRbJlMr7I/AAAAAAAAANQ/gP_Iqyi5s8M/s320/100D1889.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5566538666300190642" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Corre voce si stia per celebrare il funerale dell'Agemont. Spero di no! Ad ogni buon conto desidero partecipare  alla veglia, (augurandomi il miracolo della resurrezione della defunta) recuperando dal mio archivio una riflessione datata 05.06.07.&lt;br /&gt;Provocazione per provocazione, come mai non si forma nessun Comitato del No alla chiusura?...    &lt;br /&gt;  Riforma dell’Agemont.&lt;br /&gt;L’Agenzia è nata nell’87. Erano i tempi in cui si pensava alla “leva finanziaria” al “differenziale di sviluppo”. Casualmente è stato inserito l’articolo per il quale avrebbe dovuto realizzare un non meglio precisato CIT.&lt;br /&gt;Fino al 92 l’Agemont fa da Congafi aggiuntivo per la montagna. Casualmente nel 92 si sviluppa un rapporto con il BIC Trieste e quindi l’idea in qualche modo di duplicarlo in montagna. Casualmente il successivo rapporto con il CRF rafforza l’idea e si sviluppa l’Agemont come ora è strutturata.&lt;br /&gt; L’obiettivo che si doveva raggiungere era la massima occupazione per evitare continuasse l’emigrazione, l’Agemont era “agenzia per lo sviluppo economico”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La massima occupazione è stata raggiunta tant’è che l’ultimo numero della rivista dell’Agemont titola “immigrazione e integrazione”. Una provocazione per sottolineare che il quadro è radicalmente modificato. Ma purtroppo tutti continuano a pensare con gli schemi vecchi di quindici anni…&lt;br /&gt;Malgrado la piena occupazione:&lt;br /&gt;- la montagna continua a perdere abitanti;&lt;br /&gt;- continua lo spopolamento della media alta montagna per un processo di scivolamento a valle.&lt;br /&gt;L’obiettivo nuovo da assumere è quindi: creare le condizioni perché si scelga di restare, o di venire a vivere in montagna. Il tema è culturale, sociale prima che economico.&lt;br /&gt;L’Agenzia deve modificare la natura e diventare agenzia per lo sviluppo  economico e sociale, e in quanto tale Ente strumentale della Regione per lo sviluppo della montagna. Non a caso a livello centrale anche l’IMONT è stato trasformato in Ente Italiano Montagna con una mission di supporto allo sviluppo sociale.&lt;br /&gt;Il ruolo di Agemont deve essere quello di Agenzia per lo sviluppo locale, la sua  strategia deve essere  quella dei progetti “calati dal basso” mi spiego…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nuovo progetto montagna era nato con l’idea di una cabina di regia generale e delle cabine a livello di singola comunità. A un certo punto la cabina centrale si è sciolta perché l’Università che vi partecipava si è proposta per definire il progetto. Poteva essere una idea se del progetto si fosse occupata l’Università in tutte le sue articolazioni. Ancora una volta invece si è pensato che Pascolini potesse essere l’Università.&lt;br /&gt;Partecipavo alla cabina come Confcooperative ma ho sempre cercato di sottolineare l’importanza che dalla Cabina nascesse una nuova Agemont con una nuova mission.&lt;br /&gt;Come Ente strumentale della Regione l’Agemont gestisce il Fondo Montagna, definisce una strategia complessiva, articolata in assi di intervento, che sottintendono un nuovo modello di sviluppo. Sulla base dello schema le Comunità o i Comuni aggregati, sviluppano dei Progetti integrati di sviluppo di vallata. L’Agenzia opera come “facilitatore” nella definizione dei Progetti, li finanzia, ne segue la realizzazione sostituendosi in termini di sussidiarietà quando venisse a mancare l’azione delle Comunità. I GAL che sono già agenzie di sviluppo locale a livello di Comunità, diventano bracci operativi dell’Agemont nell’affiancare le Comunità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il modello: &lt;br /&gt;-realizzare dei sistemi economici decentrati ed integrati (agricoltura alternativa, turismo, artigianato, indotto da Amaro a tecnologia avanzata, telelavoro…), attorno ai quali possa ricostruirsi un sistema di relazioni che rendano interessante il vivere in montagna;&lt;br /&gt;- sviluppare un peculiare sistemi di servizi pensati per la montagna che facciano della montagna un luogo che offre di più rispetto alla città (teledidattica, telemedicina, teleassistenza, centri culturali e di aggregazione ecc.).&lt;br /&gt;Il modello va articolato in assi di intervento che vengono poi integrati a livello del progetto specifico riguardante la valle o il singolo paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La costituzione dell’Agemont come Ente strumentale della Regione consentirebbe all’Agenzia di gestire anche tutti i progetti sul FESR e sui vari Interreg che adesso vengono gestiti dal Servizio autonomo della montagna, unificando la gestione delle risorse gestite a favore della montagna ed evitando, come ora avviene, che si faccia un po’ di tutto, ma niente che abbia quella massa critica necessaria per invertire il trend in montagna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ipotesi n. 2&lt;br /&gt;E’ evidente che l’ipotesi esposta è difficilmente percorribile. Presuppone infatti una iniziativa riformatrice della Regione nell’approccio al problema montagna. Iniziativa difficilmente perseguibile per l’impatto negativo che avrebbe sul territorio, per l’accusa di dirigismo e centralismo regionale con cui verrebbe bollata.&lt;br /&gt;La soluzione subordinata è che Agemont si ricavi da sé uno spazio all’interno del sistema montagna, in accordo con le Comunità Montane, restando nell’ambito dello sviluppo economico, sui due versanti del supporto alla imprenditoria esistente e dello sviluppo di nuova imprenditoria.&lt;br /&gt;Se la fase 1 ha visto lo sviluppo del CIT la fase 2 deve prevedere uno sviluppo della ricaduta dell’innovazione su tutto il territorio, cercando di dare risposte a due domande:&lt;br /&gt;come può l’Agemont fertilizzate il tessuto imprenditoriale esistente? Come può sviluppare una azione di inseminazione di una nuova cultura imprenditoriale e di sviluppo di nuove imprese? Se saprà proporsi come la struttura che da risposta a queste due domande, automaticamente avrà un ruolo che gli consentirà di interagire con gli altri soggetti del sistema montagna, senza sovrapposizione e conflitti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fertilizzazione.&lt;br /&gt;A fianco del CIT l’Agemont sin dall’inizio ha sviluppato un Centro Servizi Avanzati. Obiettivo era quello del trasferimento al sistema territoriale l’ innovazioni di processo e di prodotto. Avrebbero dovuto crescere delle persone sviluppando un know how nel trasferimento, diventando antenna locale della rete nazionale ed internazione di innovazione. C’erano i programmi e le risorse, è mancato un progetto di Agemont in questa direzione, per cui dopo quindici anni il sistema imprenditoriale della montagna non ha ancora avvertito la presenza di Agemont e tantomeno ne ha sentito i benefici.&lt;br /&gt;Il turn over delle persone è stato tale da non consentire lo sviluppo di una competenza riconosciuta e percepita.&lt;br /&gt;I nuovi programmi “competitività e innovazione” possono costituire una nuova occasione per  un nuovo progetto Agemont-Interfaccia sul territorio delle Università, dell’Area di Ricerca e dei Centri di ricerca in generale. Gli Interreg Italia Austria e Italia Slovenia per la posizione di Agemont a ridosso del triplice confine, devono costituire una nuova opportunità soprattutto per le misure che riguardano la messa in rete delle esperienze di innovazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inseminazione.&lt;br /&gt;Se la mancanza di una cultura imprenditoriale come propensione al fare impresa viene considerata uno degli handicap che hanno impedito lo sviluppo della montagna, l’Agemont deve ritrovare la sua mission nel superare questo handicap. Si è invece defilata in questi anni anche dai progetti regionali come “Imprenderò”.&lt;br /&gt; Un progetto per lo sviluppo di nuova imprenditoria e per l’importazione di giovani imprenditori, con un pacchetto articolato di misure agevolative ma anche di supporti di vario tipo partendo da esperienze come quella di technoseed, o comunque da altre esperienze che si stanno facendo in tutto il mondo, dovrebbe concretizzare la mission di Agemont in questo settore.&lt;br /&gt; Lo sportello unico delle imprese potrebbe costituire il punto di collegamento con le Comunità Montane. Uno sportello presente in Agemont e nelle singole Comunità nel quale gli imprenditori e i futuri imprenditori ottengono sia le informazioni che provengono dall’Agemont che quelle di carattere burocratico.&lt;br /&gt; La banca data dei capannoni disponibili dovrebbe costituire il punto di contatto con i Consorzi industriali ai quali dovrebbero essere affidate in gestione le strutture immobiliari. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Fertilizzazione per l’inseminazione.&lt;br /&gt; Si potrebbe così definire l’attività propedeutica per diffondere la cultura imprenditoriale, l’attività si sensibilizzazione e animazione sui giovani possibili imprenditori. Nel progetto a regia Agemont questa attività potrebbe essere affidata ai GAL. &lt;br /&gt;In questa ottica ai GAL potrebbe essere affidato  anche lo sviluppo di programmi di cultura imprenditoriale d’intesa con i centri di formazione e con gli Istituti scolastici della montagna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Progetti Agemont-Comunità Montane. &lt;br /&gt; Un particolare settore di collaborazione tra Agemont e le Comunità Montane suscettibile di interessanti sviluppi potrebbe essere quello della ricerca applicata su problemi particolarmente rilevanti in montagna. E’ un po’ la mission che si era pensata per Cirmont. Sperimentazioni nei settori del riscaldamento e dell’energia, della telemedicina e dell’assistenza, ma anche delle colture alternative, o di nuovi prodotti agroalimentari di nicchia.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; A proposito di Cirmont l’uovo di colombo potrebbe essere quello per cui l’Agemont rileva le quote dell’IMONT, fa entrare anche l’Università di Trieste e l’Area Science Park e lo trasforma nel proprio Centro Servizi nell’accezione di cui si è detto sopra.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-4018060666776558063?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/4018060666776558063/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=4018060666776558063' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/4018060666776558063'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/4018060666776558063'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2011/01/il-funerale-dellagemont.html' title='Il funerale dell&apos;Agemont.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/TUBRbJlMr7I/AAAAAAAAANQ/gP_Iqyi5s8M/s72-c/100D1889.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-3521189730732499119</id><published>2011-01-11T10:39:00.000-08:00</published><updated>2011-01-11T10:46:18.401-08:00</updated><title type='text'>GINO/IGINO Buon Onomastico</title><content type='html'>Buon onomastico da un Igino a tutti gli Igino ed anche ai Gino del mondo. L’onomastico può essere l’occasione per chiedere l’intercessione del santo protettore di cui si porta il nome. Nel nostro caso, può diventare alla rovescia, l’occasione per rivendicare il ruolo del santo protettore, per riconoscersi in un santo che ha avuto la disgrazia di essere al  posto giusto nel momento sbagliato. In questo mi sono sempre sentito in linea con il mio santo protettore… Non so se altri Igino o Gino possano lamentare la stessa cosa…&lt;br /&gt; Diventare papa non è cosa da poco! Oggi chi è papa viene riconosciuto come autorità anche dai non cattolici. Igino purtroppo divenne papa troppo presto. Era il nono dopo S.Pietro, e i papi non li portavano ancora in giro per le basiliche con la sedia gestatoria, anzi il nostro protettore dovette subire “gloriosamente” il martirio nella persecuzione dell’imperatore Antonino, non si sa esattamente come, comunque risulta che sia stato ucciso e che il suo corpo sia inumato nel Sepolcreto Vaticano. Questa sembra sia stata la sua effigie:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                     &lt;br /&gt;Alla ricerca di qualcosa di più su di lui sono entrato su internet in quel mercatino globale costituito da E-bay, ed ho trovato in vendita persino una sua reliquia. Purtroppo per il destino di essere al posto giusto nel momento sbagliato, quando sono arrivato io, la reliquia era già stata venduta. Era una reliquia del 1700 forse messa in opera da un altro Igino come me, che non accettava da avere come protettore un santo anonimo, e si era inventato una reliquia. L’avrei comunque voluta acquistare, e spero l’abbia fatto un altro Igino, a me è rimasta solo la foto che riproduco come portafortuna per tutti gli Igino del mondo. &lt;br /&gt;                                              &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Confesso che la storia di Igino papa e martire mi ha fatto sempre incavolare. Possibile che a uno che è stato papa ed ha avuto anche la disgrazia di diventare  martire, non sia state dedicata neppure una Chiesa, in giro per il mondo. Non dico una basilica ma almeno una piccola chiesetta di campagna!… Ho trovato che a Roma gli anno dedicato una strada, ma mi pare troppo poco…&lt;br /&gt; L’ingiustizia tocca anche i santi! C’è un San Floriano che era un centurione romano, e poi è finito martire, e si ritrova una infinità di chiese dedicate e di pale d’altare nelle quali viene ritratto con un secchio a spegnere gli incendi. Ma possibile che a San Igino non sia venuto in testa che doveva fare qualche miracolo se voleva restare nella memoria del popolo? Poteva curare la peste come S. Rocco, se non voleva fare il pompiere come S.Floriano…Invece sì è limitato a fare il filosofo, ed ai filosofi, si sa, va già bene quando non vengono contestati e bruciati su qualche rogo…&lt;br /&gt; Eppure da quel che risulta, pur avendo avuto solo quattro anni di pontificato, dal 138 al 142, ha avuto un ruolo importante nella storia della Chiesa. Ha organizzato la gerarchia distinguendo i vari ruoli di presbitero, diacono e suddiacono. Ha introdotto nel sacramento del battesimo la figura del padrino e della madrina… Ti pare poco? Ma non ha spento nessun incendio, non ha guarito nessun appestato…così non ha trovato nessuno che lo dovesse ringraziare costruendogli una chiesa, dedicandogli una ancona, o una pala d’altare…&lt;br /&gt; Carissimi omonimi, converrete che si tratta di una grande ingiustizia! A me, confesso, questo nome non è che mi sia mai piaciuto. Ma il nome è qualcosa come il Dna, te lo ritrovi così com’è, che ti piaccia o no. Se poi ti è stato dato per sbaglio, pazienza! A me infatti per asse ereditario, toccava il nome di Luigi. Vista la mia dimensione iniziale (che non si è modificata con il tempo!) a qualcuno è parso esagerato quel nome, ha quindi pensato di ridurlo in Luigino. A questo punto una mia zia (così mi ha raccontato, orgogliosa!)  ha avuto un colpo di genio ed ha pensato ad una ulteriore riduzione eliminando le due lettere iniziali, ed è stato così che sono finito a portare il nome d’un santo che con Luigi non aveva nulla a che fare. E’ un nome che non è piaciuto neppure ai Papi. Il suo successore infatti si chiamò Pio, ed altri poi hanno preso lo stesso nome fino al XII del secolo scorso. Igino invece è rimasto solo lui, primo ed ultimo…&lt;br /&gt; Carissimi omonimi non so se è capitato anche a voi qualcosa del genere. Comunque, sia come sia, il motivo per cui ci chiamiamo Igino o Gino, dobbiamo fare qualcosa per riabilitare il nostro santo protettore. Io non riesco a digerire l’idea che anche tra i santi possa esistere tanta ingiustizia! Uno ha mille chiese solo perché ha un secchio in mano ed un altro invece che ha inventato i suddiaconi, il padrino e la madrina del battesimo, non ha neppure un altare ! Per l’11 gennaio chiedendo aiuto al nostro santo protettore, pensiamo a cosa fare perché venga ricordato più degnamente!!!….&lt;br /&gt; Comunque chiediamogli almeno la grazia di non essere sempre, come lui, al posto giusto nel momento sbagliato!!!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-3521189730732499119?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/3521189730732499119/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=3521189730732499119' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/3521189730732499119'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/3521189730732499119'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2011/01/ginoigino-buon-onomastico_11.html' title='GINO/IGINO Buon Onomastico'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-7941156476480038542</id><published>2011-01-05T09:05:00.000-08:00</published><updated>2011-01-05T09:07:57.596-08:00</updated><title type='text'>Il suono delle campane.</title><content type='html'>“Anche il suono delle campane non è più quello d’una volta”. Non esageriamo con la mania di affermare che tutto è cambiato che nulla è come un tempo. A meno che non siano state per caso cambiate, se le campane sono le stesse, il loro suono non può essere diverso…&lt;br /&gt; E invece sì, è cambiato anche il suono, da quando le campane vengono attivate da un motore elettrico, da quando c’è un orologio che le fa partire automaticamente.&lt;br /&gt; Quando sentivi suonare una campana pensavi a chi la stava suonando, a chi stava tirando la corda nella cella alla base del campanile. E in qualche modo il suono si portava il suo pensiero. Suonavano a festa perché lui tirava la corda con la gioia nel cuore. Diffondevano nell’aria un lamento ed il cordoglio doloroso di tutto il paese quando annunciavano la morte di qualcuno. La sera dei morti poi, piangevano tutta la notte la nostalgia degli invisibili che si riprendevano le loro case, che tornavano a bere l’acqua preparata per loro. Le campane erano come uno strumento musicale esprimevano i sentimenti di chi le suonava. Lo stesso strumento è in grado di farci vivere l’emozione della gioia più intensa o del dolore più disperato. Così era per le campane del mio paese…Oggi l’orologio che le muove non può trasmettere loro nessun sentimento, e nessun sentimento trasmettono loro a chi le sente. Hanno il suono freddo d’uno strumento senz’anima, il suono d’un paese già morto, perché già senza anima…&lt;br /&gt; Ma forse non è il paese o il suono della campana ad essere morto…&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-7941156476480038542?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/7941156476480038542/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=7941156476480038542' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/7941156476480038542'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/7941156476480038542'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2011/01/il-suono-delle-campane.html' title='Il suono delle campane.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-6086460069868675460</id><published>2010-12-31T09:04:00.000-08:00</published><updated>2010-12-31T09:06:19.306-08:00</updated><title type='text'>Angelin Alfeo</title><content type='html'>E’ morto Alfeo Angelin. Mio collaboratore come assessore in Giunta a Tolmezzo, ma soprattutto storico Presidente delle Casa di Riposo. Non so cosa dice la cabala sul fatto di chiudere l’anno partecipando ad un funerale. Ma è certamente una circostanza che fa pensare, che porta a tirare un bilancio su quelli che sono e sono stati i rapporti con le persone che l’avventura della vita ti ha fatto incontrare. Che cosa mi è rimasto del rapporto con Angelin? Tanti ricordi. Di quando confrontavamo le nostre infanzie di contadino in montagna io, di contadino nella pianura friulana a Budoia lui. Di quando sulla sua barca cercava, invano, di farmi apprezzare la bellezza del mare. Ma i ricordi sono come le onde che vedevamo morire sulla battigia della spiaggia di Lignano. I ricordi muoiono, resta invece il segno di ciò che ti ha dato una persona.. &lt;br /&gt;       Da lui, più che da ogni altro, ho imparato  la differenza tra essere e fare! Si può fare i Presidenti della Virtus o esserne, si può fare i Presidenti della Casa di Riposo o esserlo. E la differenza non è solo linguistica. Chi è Presidente e non lo fa soltanto, è uno che si lascia prendere dal suo incarico. Preso lui nel profondo della sua umanità, riesce a coinvolgere anche altri, riesce a creare attorno a sé un atmosfera. Può essere soltanto l’atmosfera entusiastica di persone che trasformano una squadra di calcio in un simbolo di identità, come è stato per la Virtus. O in modo più importante l’atmosfera che respira il valore della solidarietà e che può trasformare una casa di riposo da un luogo di assistenza per anziani, in una famiglia allargata nella quale gli anziani vivono una nuova esperienza di umanità.&lt;br /&gt;      Se fai il Presidente soltanto, lo puoi fare con più o meno professionalità, ma se sei Presidente porti nella carica tutto te stesso, con i tuoi valori e i tuoi idealità, con la tua passione e i tuoi sentimenti e lasci un segno... Il segno che ha lasciato Angelin nella Casa di riposo di Tolmezzo, Il segno che con il suo esempio ha lasciato nell’esperienza di vita di chi l’ha conosciuto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-6086460069868675460?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/6086460069868675460/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=6086460069868675460' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/6086460069868675460'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/6086460069868675460'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2010/12/angelin-alfeo.html' title='Angelin Alfeo'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-6381967861167285919</id><published>2010-11-21T23:36:00.000-08:00</published><updated>2010-11-21T23:37:24.910-08:00</updated><title type='text'>Sì all'elettrodotto!!!</title><content type='html'>Perché non raccogliere l’invito di don Geretti nell’ultimo numero de “La Vita Cattolica” e passare al Comitato del “Si all’elettrodotto”?... Due bei si!&lt;br /&gt;- Si purchè sia interrato, con un percorso che minimizzi l’impatto ambientale.&lt;br /&gt;- Si purchè si preveda la partecipazione del territorio ai vantaggi derivanti dall’opera. Nel progetto, ai privati si unisce la Comunità Montana, (o una sua società) e l’utile legato alla sua quota di partecipazione viene riversato sul territorio, con tariffe agevolate o con agevolazioni indirette a vantaggio di tutta la popolazione.&lt;br /&gt;Visto che al no ci siamo fatti la bocca, potremmo bilanciare i due sì con un no al progetto sul lago di Cavazzo. Anche un carnico dal cervello grosso e dalle scarpe fini, intuisce che questo andirivieni d’acqua non può che segnare  in breve la morte del lago!!!...&lt;br /&gt; Che fare per raggiungere gli obiettivi? Scendere di nuovo in piazza?...Mah! Sarebbe forse meglio attivare dei Comitati di pressione a livello di ogni singolo Comune! Sai che risultato per il territorio se il Comitato del Si all’elettrodotto alla fine fosse costituito dai 28 Sindaci di nuovo uniti a fare Comunità di Carnia!!!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-6381967861167285919?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/6381967861167285919/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=6381967861167285919' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/6381967861167285919'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/6381967861167285919'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2010/11/si-allelettrodotto.html' title='Sì all&apos;elettrodotto!!!'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-318726621645676566</id><published>2010-08-13T00:31:00.000-07:00</published><updated>2010-08-13T00:33:33.867-07:00</updated><title type='text'>Il caso Caroli.</title><content type='html'>Mi è giunta voce che in Giunta si sarebbe discusso sulla possibilità di querelarmi per il post “Rimpasto indigeribile”. Confesso che la cosa mi farebbe piacere perché mi consentirebbe di obbligare a spiegare alcuni aspetti di questa vicenda che ancora non mi sono chiari. Anche se la competenza per questi chiarimenti dovrebbe essere del  Consiglio Comunale…&lt;br /&gt;Chi legge il mio pezzo “cum granu salis” non dovrebbe avere difficoltà a capire che non istituisco rapporti tra personaggi di Tolmezzo e l’onorevole Brancher. Ci mancherebbe!...Le analogie che rilevo (come è chiaramente spiegato!)  non sono sulle motivazioni (anche perché non mi risulta che il legittimo impedimento sia stato esteso anche agli assessori comunali!) ma sugli incarichi attribuiti senza nessuna  relazione con le situazioni  che sarebbe urgente risolvere: a  Roma manca il ministro allo sviluppo economico e si nomina un ministro al riformismo, qui manca l’Assessore ai Lavori Pubblici e si nomina un Assessore allo Sport!.  Sono queste le analogie che mi fanno scrivere d’un “caso Brancher”, mutatis mutandis a anche a Tolmezzo.&lt;br /&gt;Ma le analogie purtroppo si fermano alla farsa degli incarichi. Il nostro è un caso ben peggiore perché per liberare un posto di Assessore allo Sport, si è revocato l’incarico di Assessore ai Lavori Pubblici ad una persona che stava morendo…Mentre scrivo mi pare ancora impossibile che sia capitata una cosa del genere nella comunità “civile” di cui faccio parte…Ma voi che leggete, dovete credere che lo cose sono andate proprio così…&lt;br /&gt;Per questo  mi piacerebbe fosse chiarito con quale coraggio politico e prima ancora umano si sia revocato l’incarico all’Assessore Caroli, sapendo che aveva solo pochi giorni di vita? Era evidente il suo stato di salute e per giunta mi risulterebbe  che fossero noti i risultati degli esami eseguiti nel suo ultimo ricovero in ospedale! La revoca dell’incarico è stato l’ultimo gesto della società “civile”, (di cui Caroli abbia avuto coscienza) nei suoi confronti! C’è qualcuno che possa pensare fosse un atto dovuto?...&lt;br /&gt;Con quale coraggio si è arrivati a prendere in giro un malato terminale e quindi prendersi gioco della morte, dicendogli e scrivendogli che la revoca era a termine (sic!)…&lt;br /&gt;Nel post precedente  ho scritto che anche i barbari si fermano di fronte alla malattia, non potevo scrivere che “si fermano di fronte alla morte”, ma questa è la verità, perché appunto era noto (e certificato!) l’aggravamento della malattia. Dalla revoca alla morte sono passati di venti giorni!...&lt;br /&gt;Come cittadino mi piacerebbe che il Consiglio Comunale chiarisse quale urgenza o forza maggiore ha impedito che si attendesse la morte dell’Assessore ai Lavori pubblici (venti giorni!), non per sostituirlo, ma per nominare un Assessore allo Sport. Se poi si volesse  in qualche modo dare un senso a tutta la vicenda  mi piacerebbe che il caso Caroli  servisse al Consiglio Comunale per discutere di  come funziona il diritto alla privacy nel nostro ospedale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-318726621645676566?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/318726621645676566/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=318726621645676566' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/318726621645676566'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/318726621645676566'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2010/08/il-caso-caroli.html' title='Il caso Caroli.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-101362029759430013</id><published>2010-08-06T11:07:00.000-07:00</published><updated>2010-08-08T17:25:15.596-07:00</updated><title type='text'>Vittorio Caroli ci ha lasciato.</title><content type='html'>E’ morto Vittorio Caroli. Ho perso un vero amico. Amico è un termine a volte abusato altre volte, (come per me in questo caso), indica un sentimento profondo. Amico è ancora più che fratello perché l’amicizia vera nasce per scelta in un rapporto di sintonia di idee e di sentimenti.&lt;br /&gt;Ho conosciuto Caroli come alunno. Frequentava il biennio della appena costituita sezione staccata dell’ITI Malignani di Udine. Assieme a tanti altri ragazzi che nella scuola cercavano il riscatto, personale e per la Carnia. Come altri, attraverso grandi sacrifici è riuscito ad ottenere ciò che voleva, realizzandosi come imprenditore edile L’ho ritrovato molto più tardi nell’ambiente della politica. Lui ad Arta io a Tolmezzo, non avevamo grandi occasioni d’incontro. Poi ci siamo trovati sull’idea d’una proposta politica diversa, alternativa. Non so se abbiamo condiviso una idea o una utopia, ma ci siamo trovati in sintonia immaginando una politica come ritorno a quello spirito di servizio che ci aveva fatto aderire da giovani alla Democrazia Cristina, una politica come passione. La politica come forma del più alto impegno nel sociale a favore dello sviluppo della comunità di cui l’individuo fa parte. Assieme abbiamo condiviso le idee per fare della Carnia e della montagna friulana in genere  una terra nella quale le nuove generazioni non dovessero soffrire la sventura d’essere nate, ma vivere apprezzandone la bellezza sapendo coglierne le opportunità.&lt;br /&gt;Un mondo strano quello della politica, dove incroci il peggio degli intrallazzatori, carrieristi senza pudore, ma nel quale puoi trovare anche persone animate dala passione per “il bene comune”.. Vittorio era una di queste, una persona che sapeva farsi amare ed apprezzare dalla gente, e che poi  usava il consenso per farsi interprete di un progetto di sviluppo per il proprio territorio.&lt;br /&gt;Nel teatrino della politica conoscendo Vittorio ho conosciuto un uomo. Non è cosa da poco in un ambiente nel quale girano individui che si credono la maschera di  Sindaci, Assessori o Presidenti di Enti, maschera che sono riusciti ad indossare senza nessun merito.  Ma una maschera ricopre, non può riempire il vuoto di idee e di valori. Vittorio invece  era un uomo, nel senso più pieno del termine, con tutti i pregi e i difetti che ha un uomo. Passionale genuino ed istintivo in un ambiente nel quale troppo spesso domina l’ipocrisia e la falsità, è finito con il subire le conseguenze della sua incapacità di mediare e scendere a compromessi. Ha concluso la sua carriera politica come Assessore al Comune di Tolmezzo, un incarico che forse non avrebbe dovuto avere viste le sue condizioni di salute, ma un incarico che solo un atto di barbarie politica gli ha tolto quando già si sapeva che aveva pochi giorni di vita. &lt;br /&gt;Se dut finis sta gnot dal cimiteri un om al valares mancul di un clap.&lt;br /&gt;Se tutto finisse nella notte del cimitero l’uomo varrebbe meno d’un sasso, scriveva il nostro poeta Giso Fior. E ci sono in effetti uomini che tutti presi nel loro egoismo sono come sassi d’inciampo nella vita d’una comunità, dei quali ci si libera con un respiro di sollievo. Ma non è certo stato Caroli uno di questi, per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo di frequentarlo.&lt;br /&gt;Se tutto finisse nella notte del cimitero…Ma per chi crede non è così. E Vittorio aveva una grande fede.  Con San Paulo chi crede sa che saremo trasformati. Ma anche chi non ha fede ma si riconosce nei valori della tradizione, sa che quello che abbiamo portato al cimitero è il suo corpo. Il suo spirito è ancora qui con noi. Da bambini ci hanno insegnato a pregare i nostri morti come se fossero stati ancora vivi, ancora presenti accanto a noi. Per questo posso pensarlo ancora presente, nella dimensione dell’invisibile che convive con quella del visibile “tal respir dall’arie ator di no, tal respir dal ricuart dentri di no.&lt;br /&gt;Per questo posso pensare che continui a lavorare al disegno che avevamo maturato assieme d’una Provincia impegnata in  un progetto di valorizzazione della montagna che passava attraverso l’istituzione della Direzione dell’Area Montagna, che si allargava in una idea di collaborazione con la Provincia di Pordenone per un progetto congiunto di sviluppo dell’area montana della nostra Regione. Progetto che purtroppo si sta spegnendo.&lt;br /&gt;Quando l’ho avuto come alunno gli ho insegnato a leggere “I Sepolcri” di Ugo Foscolo, a commentare la frase “sol chi non lascia eredità di affetti poca gioia ha dell’urna”, la folla presente per accompagnare il suo corpo nell’ultimo viaggio è stata la testimonianza più sincera della grande eredità di affetti che ha saputo costruire durante la sua vita.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-101362029759430013?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/101362029759430013/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=101362029759430013' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/101362029759430013'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/101362029759430013'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2010/08/vittorio-caroli-ci-ha-lasciato.html' title='Vittorio Caroli ci ha lasciato.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-3421341154482863025</id><published>2010-07-15T14:24:00.000-07:00</published><updated>2010-07-15T14:50:40.044-07:00</updated><title type='text'>Rimpasto indigeribile.</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/TD9_UnRppsI/AAAAAAAAAMs/T8uz9bndA_A/s1600/img092.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 222px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/TD9_UnRppsI/AAAAAAAAAMs/T8uz9bndA_A/s320/img092.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5494250062532421314" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Foto e titolo dal "Messaggero Veneto" di mercoledì 14 luglio us&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Anche a Tolmezzo un caso Brancher? Mutatis mutandis, anche perché Tolmezzo non è Roma, le analogie non mancano… A causa d’una grave malattia era di fatto assente l’Assessore ai Lavori pubblici Caroli. Il fatto è stato puntualmente rilevato dall’opposizione che, quando vuole, non si ferma neppure davanti alle malattie. Il Sindaco Zearo è corso ai ripari. “Incaricando qualcun altro di seguire il lavori pubblici” direte voi. Macchè! Non ci credereste! Ha revocato Caroli per nominare Martini Assessore allo sport.&lt;br /&gt; “Dai,  è uno scherzo!” continuerete voi a pensare. “Certo che sa di farsa, ma è andata proprio così!” Ma non si era detto che l’urgenza così impellente da giustificare un intervento di revoca nei confronti d’un ammalato grave, era la necessità di porre rimedio alla assenza  per malattia dell’Assessore ai Lavori Pubblici? Che ci azzecca con questo un nuovo Assessore allo sport?&lt;br /&gt; A pensar male, da come sono andate le cose si dovrebbe dedurre che l’urgenza fosse più il desiderio di Martini di fare l’Assessore che l’esigenza di supplire l’assenza di Caroli.   Tant’è che la delega ai Lavori Pubblici resta al Sindaco, come prima.. &lt;br /&gt;        Inaudito e inconcepibile (oltre che per una serie di considerazioni politiche che lascio ai consiglieri comunali!)a fronte delle difficoltà che sta attraversando Caroli per la gravità della malattia!!!&lt;br /&gt; Se fossi l’Assessore Caroli dimissionato perché gravemente ammalato non potrei esimermi dall’augurare lunga vita politica al Sindaco e al nuovo Assessore.&lt;br /&gt; Se fossi, come in effetti sono, soltanto un cittadino di Tolmezzo non potrei esimermi dall’esprimere il mio sconcerto, la mia vergogna e la mia indignazione sul piano politico, per un comportamento  che scade ad un livello inferiore a quello della politica più becera per sconfinare nel disumano. Anche i barbari si fermavano di fronte alla malattia…&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-3421341154482863025?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/3421341154482863025/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=3421341154482863025' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/3421341154482863025'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/3421341154482863025'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2010/07/rimpasto-indigeribile.html' title='Rimpasto indigeribile.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/TD9_UnRppsI/AAAAAAAAAMs/T8uz9bndA_A/s72-c/img092.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-2724758265697082383</id><published>2010-04-27T06:27:00.000-07:00</published><updated>2010-04-27T06:30:17.637-07:00</updated><title type='text'>Le nuove Comunità Montane.</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/S9bm3TA-gdI/AAAAAAAAAMc/diPlLXJ0vg8/s1600/100D1783.JPG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/S9bm3TA-gdI/AAAAAAAAAMc/diPlLXJ0vg8/s320/100D1783.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5464809035532239314" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Testo pubblicato nelle Lettere al Direttore del Messaggero Veneto del 27 aprile 2010&lt;br /&gt;con il Titolo&lt;br /&gt;Comunità Montane.&lt;br /&gt;Autonomia e Identità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si legge e si sente che sarebbero finiti i tempi della gestazione commissariale e sarebbe imminente il parto delle nuove Comunità Montane. Sperando di essere ancora in tempo vorrei solo richiamare i consiglieri regionali sulla considerazione che la riforma può avere una matrice di carattere burocratico o di carattere politico. Immaginare che a governare ci sia un mega Direttore affiancato da sorta di Giunta costituita da tutti i sindaci del territorio, ha un senso solo se si ritiene che compito del nuovo ente sia quello di distribuire tra i vari Comuni un Fondo Montagna, e di gestire delle competenze espropriate ai Comuni. Ma se questo è il disegno dei burocrati, mi immagino uno scatto di dignità dei Sindaci! Questa specie di mega agenzia delle entrate e delle uscite dei Comuni di fatto li spoglierebbe d’ogni potere, costringendo i Sindaci ad un ruolo di cirenei travolti dalle critiche dei cittadini, senza neppure potersi scegliere il percorso verso il Calvario… &lt;br /&gt;In nome, si dice, d’una razionalizzazione e d’un risparmio. Tutto da dimostrare e che comunque sarebbe meglio garantito da soluzioni consortili. Se poi la partecipazione dei Sindaci dovesse ridursi alla spartizione del Fondo Montagna, tanto varrebbe sopprimere il simulacro di comunità che li vedrebbe solo come ridicoli figuranti… &lt;br /&gt;Ma i consiglieri regionali, di maggioranza e di opposizione, a che scopo li abbiamo eletti, se poi le riforme le fanno i burocrati?... Vista la foga politica messa nel commissariamento, mi sarei atteso altrettanta foga politica per una riforma nella quale avesse deciso di  caratterizzarsi questa maggioranza di centrodestra. Le Comunità sono nate con la legge 1102 del 1971 per “favorire la partecipazione delle popolazioni alla predisposizione e attuazione dei programmi di sviluppo territoriali”. Già allora il legislatore avvertiva che nelle valli di montagna si è affermato un senso dell’identità, che manca in pianura. Identità da considerarsi come il valore e la competenza distintiva sulla quale impostare l’autonomia distintiva delle Comunità della montagna. &lt;br /&gt;Possibile che gli ex di AN che sono vissuti sul valore dell’identità e quelli della lega che sono nati sul valore dell’autonomia, si lascino scippare dai burocrati  l’occasione per misurarsi su una istituzione che coniugando identità ed autonomia, sia in grado di promuovere la partecipazione della gente al progetto di sviluppo del proprio territorio?... Eppure non mi pare così difficile capire che la partecipazione della gente è condizione indispensabile per uno sviluppo basato sulla valorizzazione dell’ambiente, sulla gestione oculata delle risorse per bilanciare i maggiori costi della vita in montagna, sul coinvolgimento nella promozione nello sviluppo turistico…&lt;br /&gt;Qualcuno mi accusa di avere  contribuito a far abortire l’idea della Provincia dell’Alto Friuli, che faceva dell’autonomia il cavallo di battaglia, e quindi afferma che sto cadendo  in contraddizione. Non ho rimpianti e pentimenti, se non il dubbio (che mi auguro venga smentito!) che qualcuno possa aver utilizzato la mia passione politica per esiti opposti a quelli che erano e restano i miei intendimenti. &lt;br /&gt;             Resto convinto che l’autonomia è possibile se c’è una identità su cui si fonda! Non c’è nessuna identità dell’Alto Friuli, mentre c’è una forte identità della Carnia, o della Valcellina, delle valli del Natisone o del Canal del Ferro Valcanale. Forse non è facile per tutti capire questa relazione tra identità e autonomia. Ma non può non capirla il Presidente Tondo che viene da un territorio dove questa relazione si è già avvertita all’interno del Movimento della Resistenza, portando alla nascita della Comunità Carnica, ben prima della nascita delle Comunità Montane!  &lt;br /&gt;           Perché invece che giocare a “chi meno fa” come suggeriscono i burocrati, non si fa uno scatto politico di reni e si propone una soluzione da indicare alla Nazione come modello nuovo di “comunità di montagna” sulle orme di ciò che a suo tempo hanno fatto i padri fondatori della Comunità Carnica?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-2724758265697082383?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/2724758265697082383/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=2724758265697082383' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/2724758265697082383'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/2724758265697082383'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2010/04/le-nuove-comunita-montane.html' title='Le nuove Comunità Montane.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/S9bm3TA-gdI/AAAAAAAAAMc/diPlLXJ0vg8/s72-c/100D1783.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-8371949612281976214</id><published>2010-02-27T08:36:00.000-08:00</published><updated>2010-02-27T17:20:24.103-08:00</updated><title type='text'>L'Assessore regionale Kosic in visita alle Terme di Arta.</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/S4lLEYaVFNI/AAAAAAAAAL0/srT5CGZhkYA/s1600-h/img016.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5442964163298399442" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 130px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/S4lLEYaVFNI/AAAAAAAAAL0/srT5CGZhkYA/s200/img016.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Sabato 27 febbraio ho avuto il piacere di veder pubblicato nella rubrica il Caso del Messaggero Veneto (ringrazio il Direttore!) una mia riflessione, inviata qualche giorno prima, che sollecitava un intervento della Regione, per gestire come struttura di livello regionale il complesso termale di Arta Terme. Sottolineavo come la “punta di diamante” del turismo in Carnia, non può essere lasciata ad impegolarsi nelle beghe di basso profilo che spesso caratterizzano la vita politica d’un piccolo Comune. Lo stesso giorno (guarda tu le coincidenze!) in cronaca di Arta è uscito un comunicato dell’opposizone in Comune che deplora il fatto che il Sindaco abbia snobbato la visita alle terme dell’Assessore Kosic. Ora io ho la fortunata ventura di conoscere e di stimare, sul piano personale e non politico, sia l’Assessore regionale Kosic che il Sindaco Marlino Peresson: entrambe persone d’una estrema sensibilità e correttezza, finite nella palude della politica, a mio avviso, solo perchè convinte che ci fosse ancora spazio per operare per il “bene comune”. Peresson mi ha confermato di essere rimasto tutto il giorno in attesa dell’Assessore (la visita era preannunciata senza che fosse stabilita l’ora) ma che nessuno gli ha dato comunicazione del suo arrivo. Sono certo che conoscendo la sensibilità istituzionale “inglese” di Kosic, mai si permetterebbe di mettere piede in un Comune come rappresentante della Regione senza avvertirne il Sindaco. Se così dovessero stare le cose, (e non ho dubbi!), qui non siamo più alle beghe di basso profilo, siamo finiti oltre la decenza. Qualcuno ha organizzato la visita d’un Assessore regionale  ad una struttura (almeno per il momento!) ancora di proprietà del Comune, senza avvertire il Sindaco? E l’opposizione invece che insorgere a difesa, denunciando il fatto, perché il Sindaco (fino a prova contraria!) rappresenta il Comune e quindi l’offesa al Sindaco è offesa a tutto il Comune (compresa l’opposizione!), riesce a pensare che il Sindaco abbia “snobbato” (sic!) l’Assessore... O tempora o mores direbbero i latini, che tradotto nella nostra madre lingua suonerebbe “Biade cjargne, ce tant in bas chi sin finìs”. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-8371949612281976214?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/8371949612281976214/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=8371949612281976214' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/8371949612281976214'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/8371949612281976214'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2010/02/lassessore-regionale-kosic-in-visita.html' title='L&apos;Assessore regionale Kosic in visita alle Terme di Arta.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/S4lLEYaVFNI/AAAAAAAAAL0/srT5CGZhkYA/s72-c/img016.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-4205837989314933098</id><published>2010-02-25T15:08:00.000-08:00</published><updated>2010-02-25T15:11:29.961-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lavanda'/><title type='text'>La lavanda di Venzone.</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/S4cDZymGCNI/AAAAAAAAALk/xPwMNJ0tnuA/s1600-h/lavanda.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5442322416313698514" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 117px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/S4cDZymGCNI/AAAAAAAAALk/xPwMNJ0tnuA/s200/lavanda.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Una volta, nel tempo prima della storia, la Carnia era abitata dagli Sbilfs e dalle Agane, le fate dell’acqua. Nella stretta di Venzone che prendeva il nome di porta della Carnia perché al tempo con questo nome si comprendevano anche le valli del torrente Fella, una colonia di Sbilfs si era insediata dove ora sorge il paese, mentre al di là dell’acqua del Tagliamento ove ci sono ora le case di Pioverno nelle grotte sotto all’attuale chiesa dell’Immacolata si erano insediate le Agane. La scelta non era stata casuale. A quei tempi si viveva secondo natura, non c’era la necessità di lavorare la terra, ma ci si doveva collocare dove la terra produceva i suoi frutti. Sulla sinistra del Tagliamento cresceva spontaneo il frumento il cibo preferito dagli Sbilfs. Sulla destra invece cresceva quella che oggi chiamiamo lavanda, il profumo preferito dalle Agane. A primavera la stretta tra il S.Simeone e il Plauris pareva la valle dell’eden con l’acqua limpida che si scioglieva in riflessi di cristallo, tra la distese dorate del frumento da una parte e del viola della lavanda dall’altra. Gli Sbilfs che credevano nella Madre Natura, avevano dato un nome femminile alle piante da cui traevano sostentamento e le avevano chiamate spighe. Le Agane che vivevano del profumo dei fiori avevano dato un nome maschile alle loro piante e chiamano spigo i gambi di quella che noi oggi chiamiamo lavanda.&lt;br /&gt;Quando nel rincorrersi dei secoli iniziò la storia degli uomini le nostre montagne furono prima popolate dai Celti venuti dll’Est, e infine anche da queste parti arrivarono i romani a portare la civiltà con la guerra e gli eserciti. I soldati venivano reclutati da ogni parte dell’Impero. Fu così che arrivò nella piana di Venzone una legione tutta formata da Galati, i Celti dell’Asia Minore. Fra loro c’era un centurione di nome Venzo, finito a fare il militare per dimenticarsi le pene d’amore.&lt;br /&gt;In patria era un alchimista innamorato del suo lavoro. Coltivava una pianta che i greci chiamavano nardo celtico, appunto perché coltivato dai Celti d’Asia minore, ed i romani invece lavandula spica. Dalle radici aveva imparato a distillare degli oli essenziali e dei profumi d’una delicatezza raffinata, e degli unguenti che avevano del miracoloso. Di lui si era innamorata una bellissima donna di nome Maddalena. Si erano sposati. Egli l’amava nel profondo del suo cuore, ma tutto preso dal suo lavoro la trascurava. Passava le notti a studiare nuove ricette, cercando le soluzioni più innovative per ricavare il massimo beneficio dalle virtù della pianta del nardo. Fu così che un mattina e non trovò più Maddalena in casa. La cercò invano per tutto il paese, ma invano. Si accorse che era sparito anche l’asino, e che era stato svuotato il magazzino nel quale teneva i suoi prodotti. Un amica della moglie gli riferì che s’era caricata i profumi e gli unguenti sull’asino e che era partita alla volta della Palestina, dove aveva sentito stava predicando un nuovo profeta di nome Gesù. Qualcuno sostiene sia la stessa donna di cui parla l’evangelista Luca raccontando che si era introdotta nella casa d’un fariseo ove Gesù si trovava a pranzo, “era venuta con un vasetto di olio profumato e stando dietro presso ai suoi piedi, piangendo cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato”. Era conosciuta come una peccatrice ma per quel gesto Gesù le disse “Ti sono perdonati i tuoi peccati”. Forse il collegamento può essere fantasioso oppure no, dal momento che non si specifica di che olio profumato si trattasse. Ma in una scena analoga nella quale a ungere i piedi di Gesù d’olio balsamico è Maria di Betania, la sorella di Lazzaro il resuscitato, si dice espressamente che ha usato “una libbra di olio profumato di vero nardo” e quindi non si può escludere si sia trattato proprio dell’olio di Venzo..&lt;br /&gt;Comunque il nostro essendosi trovato alla porta della Carnia, celta galata a dover combattere contro altri Celti, i Carni, entrò in crisi di nuovo e chiese di essere congedato ed ottenne la proprietà dei campi di lavanda che già dal tempo degli Sbilfs cresceva dove oggi sorge il paese di Pioverno. Prese dimora nella grotta che s’apriva nel rilievo sul quale sorge ora la Chiesa del paese. Grotta che era stata delle Agane, e che lo è ancora perché non è che le fate dell’acqua siano sparite, sono solo diventate invisibili per l’incapacità dell’uomo a vedere oltre la dimensione del reale, come è diventata invisibile la grotta perché l’imboccatura è crollata a seguito d’un dei terribili terremoti che hanno interessato ed interessano ancora il monte S.Simeone&lt;br /&gt;Qui, non più distratto dalle grazie della bella Maddalena, riprese con nuova lena le ricerche sulle proprietà benefiche dello spigo e a forza di innesti ed impianti riuscì a sviluppare un nuovo tipo di pianta con maggiori proprietà terapeutiche. Mentre dal nardo celtico l’olio essenziale ed il profumo si ricava dalla radice, nella nuova pianta le proprietà benefiche si trasferirono nel fiore esaltandosi. Divenne in breve famoso in tutta la Carnia perché con i medicamenti tratti da questo nuovo spigo sapeva curare ogni tipo di malattia.&lt;br /&gt;Per ogni tipo di dolore prescriveva dei bagni di spigo. Si deve lavare la parte malata, scriveva, e quindi prescriveva delle diverse composizione di acqua ed olio di spigo. Da militare aveva imparato la lingua latina e in latino le sue ricette iniziavano sempre con “lavanda est” si deve lavare, e così un poco alla volta gli uomini della Carnia presero a parlare di ricette di lavanda, e lo spigo finì per essere chiamato lavanda: la lavanda di Venzo, che in latino diventava appunto “Lavanda Venzonis”, termine oggi correttamente tradotto in italiano come “Lavanda di Venzone”. I botanici la chiamarono lavandula angustifolia per la caratteristica delle foglie strette, distinguendola dalla lavandola spica, detto anche nardo celtico o valeriana celtica, che si coltiva ancora nella montagna carinziana e viene utilizzata soprattutto nelle terme di Bar Kleinchirhheim.&lt;br /&gt;A sentire l’attuale nome comune, di primo acchito viene da pensare che sia stato il paese a dare la denominazione alla lavanda, e invece la storia del legionario Venzo, dimostra il contrario in modo inconfutabile…Comunque anche nel caso dello spigo, le Alpi divennero confine e discrimine, il genere spica si continuò a coltivare al di là, mentre l’angustifolia si diffuse al di qua per tutto l’arco alpino fino alla Liguria per poi da qui debordare in Provenza.&lt;br /&gt;I carnici son gente rude poco portata ai profumi: gli uomini nel bosco e le donne con la gerla, ma anche Carnia pur se è venuta meno, non è mai scomparsa l’usanza di coltivare la lavanda. Valentino Osterman in La vita in Friuli” scriveva alla fine dell’Ottocento che “è pianta benefica; si coltiva negli orti per raccoglierne i fiori che a mazzi vengono collocati tra la biancheria sia per il loro gradevole odore, sia perché si ritiene giovino a tener lontane le tignole l’incubo (calciùt) e le malie tentate contro il compimento dei doveri matrimoniali. Giova pure contro il mal di capo e di nervi, per curare le ferite e per regolare le funzioni muliebri. Ha maggiore virtù se colta nella famosa notte di S.Giovanni.&lt;br /&gt;Con questa ultima annotazione il richiamo dell’Osterman a Venzo è evidente, perché ormai tutti gli studiosi concordano sul fatto che risalgono al Celti i riti della notte di S.Giovanni. Anche la messa in evidenza dei poteri sulle “malie tentate contro il compimento dei doveri matrimoniali” è probabilmente riconducibile a Venzo che nella solitudine della grotta di Pioverno, rimpiangeva di aver trascurato la bella Maddalena, che se n’era andata a far la peccatrice in Palestina.&lt;br /&gt;A proposito! C’è qualcuno che sostiene d’aver letto nei soliti documenti di cui non si trova ormai traccia che lo stesso nome di Pioverno è legato al legionario. Alla sua morte infatti sarebbe stata costruita una chiesetta dedicata al Pio Venzo, delle cui fondamenta risulterebbe si sia trovata traccia quando è stata costruita la Chiesa attuale. Nei secoli poi, come è capitato spesso, il nome sarebbe stato storpiato in quello di Verno.&lt;br /&gt;Ma forse queste sono illazioni di storici che si lasciano guidare dalla fantasia invece che dall’amore per la ricerca. Certo è invece il fatto che Venzo teneva a precisare, consegnando le sue ricette, che per trarne i massimi benefici, gli oli essenziali ed i profumi di spigo o lavanda che dir si voglia, devono essere diluiti nell’acqua delle sorgenti popolate dalle Agane. In Carnia ce n’è diverse, ma sembra che sopra tutte egli consigliasse l’acqua di Applis ad Ovaro, dove l’acqua sgorga fresca e purissima direttamente dal terreono.&lt;br /&gt;Per inciso si deve ricordare che come sono presenti nel mondo degli umani le Agane, così sono ancora presenti gli sbilf anche se invisibili. Come è noto ce n’è di diversi tipi e nomi come il Gan, il Mazarot, il Bagan, e il Pavàr . Ci sono quelli favorevoli agli uomini e quelli pericolosi come il Cialciùt che nell’era moderna s’è montato la testa, ha cambiato nome e si fa chiamare “stress” all’inglese. Gira di notte per le case degli uomini diffondendo la malattia della depressione. Come già ricordava l’Ostermann il potere benefico della lavanda si riscontra soprattutto nel tener lontano gli incubi provocati dai Cialcùt.. In termini moderni, come è ormai ampiamente dimostrato da tanti studi, si direbbe che ha dei poteri quasi magici per vincere il male del secolo: la depressione causata dallo stress.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-4205837989314933098?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/4205837989314933098/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=4205837989314933098' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/4205837989314933098'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/4205837989314933098'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2010/02/la-lavanda-di-venzone_25.html' title='La lavanda di Venzone.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/S4cDZymGCNI/AAAAAAAAALk/xPwMNJ0tnuA/s72-c/lavanda.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-6569097543507793716</id><published>2009-11-21T09:30:00.001-08:00</published><updated>2009-11-21T09:30:56.744-08:00</updated><title type='text'>Ricordo di Nello Agnolin.</title><content type='html'>E’ morto Nello Agnolin. Credo che molti lo ricordino ancora a Tolmezzo come segretario comunale ai tempi del terremoto. Gli uomini sono come le lumache: sono già passate ma resta la scia del loro passaggio. Allo stesso modo gli uomini lasciano la scia del ricordo del loro passaggio. Una scia che si perde subito o che resta nel tempo. Una scia che a volte resta come segno di discordia, altre come nostalgia d’un rapporto di sintonia tra uomini che la lontananza non ha affievolito la morte non può spegnere.&lt;br /&gt;Erano i tempi del terremoto, i tempi della paura, dell’incertezza, della difficoltà a stabilire ciò che fosse opportuno e conveniente. Ed è nei momenti difficili che nascono i rapporti più veri, più profondi e più sinceri. Ed è stato in quei momenti che è nato il mio rapporto di amicizia con Nello.&lt;br /&gt;            Avevo deciso di trasformare in Municipio quella che pensavo la costruzione più sicura di tutto il Comune: gli spogliatoi nuovi del campo sportivo, una sorta di bunker in calcestruzzo, ed vi avevo ricavato anche l’alloggio per il segretario. “Non c’è persona più garantita di te”, gli dicevo. Ed era vero! Ma una sera nella quale il terremoto aveva avuto una ripresa più intensa del solito, l’aveva ripreso la paura. “Soli non si può essere mai sicuri”, mi aveva detto. E ci siamo accampati alla meglio a casa mia. Chi più sa dare in termini di rapporto umano, più ha bisogno del rapporto umano, perché nel rapporto si realizza, senza, vive più degli altri l’angoscia del deserto della solitudine.&lt;br /&gt;            Non ho avuto solo la fortuna di trovare un  grande segretario comunale di cui avevo estrema bisogno, viste le difficoltà del momento, e la necessità quotidiana di inventare soluzioni, senza poter far riferimento ad alcun precedente. Un segretario che sapeva porsi nell’ottica di chi vuol risolvere il problemi, piegando la burocrazia a favore delle soluzioni, aiutando gli amministratori nello slalom tra i paletti della burocrazia, per raggiungere nel modo più veloce il traguardo dell’interesse generale.&lt;br /&gt;            Ho avuto soprattutto la fortuna di trovare un grande uomo, capace di grandi sentimenti, capace di vivere l’etica della politica come impegno a servizio degli altri, soprattutto di chi ha più bisogno. Con lui ho imparato che la politica non si concretizza  soltanto nell’impegno del  fare, ma può diventare  un modo di essere, un modo di realizzarsi sul piano umano in un ambito  in cui ci si può esprimere  al massimo livello di disponibilità per il bene comune, per l’interesse della comunità e quindi dei singoli tuoi simili.&lt;br /&gt;            Pur venendo da esperienze completamente diverse ci siamo subito trovati nella condivisione degli stessi valori. Gli raccontavo della mia passione per Seneca e ricordo ancora le riflessioni che abbiamo fatto assieme sul concetto  che “non importa ciò che si fa o si dà, ma con quale intenzione, per. ché il bene consiste non in ciò che si fa o si dà, ma proprio nella disposizione d'animo di chi dà odi chi fa”. Penso d’aver trovato in lui la testimonianza vivente di ciò che cercavo di imparare da Seneca. Ed è così che mi piace ricordarlo, così che resterà per sempre nel mio ricordo: un uomo che sapeva dare. Sapeva dare umanità ed amicizia con  spontaneità e sincerità. Sapeva coinvolgere con la sua sensibilità, come un fiore che non dà nulla ma coinvolge e suggestiona con la sua bellezza con il suo profumo. Il ricordo di chi ti ha dato qualcosa resta legato alla cosa, la memoria di chi ha saputo vivere con te in comunanza di sentimenti e di pensieri, resta dentro di te nel respiro dei tuoi pensieri, nel vibrare dei tuoi ricordi. Mandi Nello.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-6569097543507793716?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/6569097543507793716/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=6569097543507793716' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/6569097543507793716'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/6569097543507793716'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2009/11/ricordo-di-nello-agnolin.html' title='Ricordo di Nello Agnolin.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-2463430373680526338</id><published>2009-11-19T20:16:00.000-08:00</published><updated>2009-11-19T20:31:56.669-08:00</updated><title type='text'>Zoncolan: montagna senza confini.</title><content type='html'>Zoncolan: montagna senza confini. Un nome diventato famoso tra i ciclisti, la montagna d’una sfida senza confini fra ciò che sei e ciò che vorresti essere, tra ciò che puoi fare e ciò che vorresti fare. La montagna per provare i tuoi limiti, i tuoi confini.&lt;br /&gt;Nato ai suoi piedi, a Maranzanis di Comeglians, Leo Zanier, il poeta ma anche l’ideatore dell’Albergo diffuso della Carnia, all’idea di confine dedica una lirica intensa:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cjermins/Greensteine/Meiniki/Confini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il confine&lt;br /&gt;passava&lt;br /&gt;proprio qui&lt;br /&gt;eructavamus "ce fastu" ("che fai")&lt;br /&gt;- crudeliter -&lt;br /&gt;di qua&lt;br /&gt;eructavant&lt;br /&gt;"ce fastu" ("che fai")&lt;br /&gt;- ancora più crudeliter -&lt;br /&gt;di là&lt;br /&gt;infatti si diceva&lt;br /&gt;friulani di qua e di là&lt;br /&gt;della pietra&lt;br /&gt;Per unificarci&lt;br /&gt;si sono&lt;br /&gt;ci hanno&lt;br /&gt;ci siamo&lt;br /&gt;sbudellati&lt;br /&gt;anni di seguito&lt;br /&gt;Oggi i cippi&lt;br /&gt;sono piantati più in là&lt;br /&gt;si chiacchiera in sloveno&lt;br /&gt;di quà&lt;br /&gt;si parla in sloveno&lt;br /&gt;di là&lt;br /&gt;govorijo slovensko&lt;br /&gt;tukai&lt;br /&gt;se manijo po slovensko&lt;br /&gt;tamkai&lt;br /&gt;In Trentino-Sud Tirolo&lt;br /&gt;è successo&lt;br /&gt;più o meno lo stesso:&lt;br /&gt;il confine passava più in giù&lt;br /&gt;si parlava un tipod'italiano&lt;br /&gt;di sopra&lt;br /&gt;e un tipo d'italiano&lt;br /&gt;di sotto&lt;br /&gt;I cippi oggi&lt;br /&gt;sono più in su&lt;br /&gt;le pietre confinarie&lt;br /&gt;sono state spostate più in sù&lt;br /&gt;appunto:si parla tedesco&lt;br /&gt;da questa parte&lt;br /&gt;si parla tedesco&lt;br /&gt;dall'altra parte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Appunto: le pietre confinarie sono state spostate sempre più in su. Così sul territorio e così nella vita…nella rincorsa ad essere di più, a fare di più…Così nel ciclismo, metafora del vivere misurandosi continuamente con le proprie forze, con le proprie capacità. Ed anche lo Zoncolan è diventata la metafora d’un confine spostato sempre più in su…Era già impegnativa la salita partendo da Sutrio, ma si è voluto porre il confine più avanti, confrontarsi con una salita al limite dell’impossibile, per immaginare di poter vivere senza confini...Lo Zoncolan la montagna senza confini diventa metafora d’una vita che si vorrebbe senza confini, senza limiti…&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-2463430373680526338?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/2463430373680526338/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=2463430373680526338' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/2463430373680526338'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/2463430373680526338'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2009/11/zoncolan-montagna-senza-confini.html' title='Zoncolan: montagna senza confini.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-2812050811235721772</id><published>2009-11-17T17:56:00.000-08:00</published><updated>2009-11-17T17:57:44.926-08:00</updated><title type='text'>Carnia: la montagna senza confini.</title><content type='html'>Carnia: la montagna senza confini&lt;br /&gt;Cuore dell’Euroregione "Senza confini".&lt;br /&gt;Montagna senza i confini di Stato,&lt;br /&gt;La Montagna con le Dolomiti senza i confini tra Regioni.&lt;br /&gt;Montagna senza confini tra storia e leggenda,&lt;br /&gt;Montagna senza confini tra colori e sapori&lt;br /&gt;La montagna delle emozioni senza confini&lt;br /&gt;La montagna senza confini tra passato e futuro.&lt;br /&gt;La montagna senza confini tra poesia e tecnologia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-2812050811235721772?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/2812050811235721772/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=2812050811235721772' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/2812050811235721772'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/2812050811235721772'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2009/11/carnia-la-montagna-senza-confini.html' title='Carnia: la montagna senza confini.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-7490804155837758181</id><published>2009-08-24T06:28:00.000-07:00</published><updated>2009-08-24T06:30:47.453-07:00</updated><title type='text'>S.Bartolomeo a Caneva di Tolmezzo.</title><content type='html'>La festa di San Bartolomeo a Caneva di Tolmezzo ha messo insieme tre realtà: la popolazione di Caneva, il Centro don Onelio della Comunità Piergiorgio, i clown-dottori dell’Associazione Gruppo Azione Umanitaria. Un momento di festa insieme culminato la domenica  23 agosto quando nel pomeriggio il corteo di 50 persone formato dai clown dottori, gli ospiti del Centro don Onelio con i lori assistenti e volontari, è  piombato nella piazza di Caneva salutato dalle note  della banda.&lt;br /&gt;Una fantasmagoria di colori, suoni, palloncini, bolle di sapone e nasi rossi accolti con entusiasmo e partecipazione dai cittadini di Caneva.&lt;br /&gt; Lo spettacolo in piazza è continuato con il coinvolgimento di tutti i bambini attraverso  giochi di danza, lancio di palloncini, movimenti di lunghi nastri di carta crepe e stoffe colorate, tutti erano coinvolti; una grande gioia.&lt;br /&gt;L’iniziativa ha avuto per corollario anche una mostra fotografica sugli  incontri dei clown-dottori con il Centro don Onelio, in particolare sulla giornata di onoterapia, che si è  svolta lo scorso  19 luglio con gli asini messi a disposizione dei disabili da parte del Comune di Amaro.&lt;br /&gt;I clown-dottori erano già arrivati al Centro nella giornata di sabato 22 agosto per uno stage di movimento, danza e musica realizzato con gli ospiti del Centro don Onelio: la maestra Francesca ha proposto musiche classiche, circensi e marce che hanno messo in movimento tutti i partecipanti; tutti sono stati valorizzati e anche le carrozzelle non erano immobili. Quest’attività rientra negli impegni dei clown-dottori, tutti volontari provenienti da varie parti della Regione in particolare da Trieste e Pordenone, che vengono svolti nel periodo estivo oltre alla costante presenza in alcuni ospedali e case di riposo della Regione.&lt;br /&gt;Arrivederci a Caneva alla festa di San Bartolomeo del 2010&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-7490804155837758181?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/7490804155837758181/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=7490804155837758181' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/7490804155837758181'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/7490804155837758181'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2009/08/sbartolomeo-caneva-di-tolmezzo.html' title='S.Bartolomeo a Caneva di Tolmezzo.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-8142250994221012276</id><published>2009-08-14T03:00:00.001-07:00</published><updated>2009-08-14T03:02:47.556-07:00</updated><title type='text'>Dal problema montagna al problema Carnia.</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/SoU2NeiU5JI/AAAAAAAAAKs/JHUTrbTYBQ8/s1600-h/100D1429.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5369757735872423058" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 150px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/SoU2NeiU5JI/AAAAAAAAAKs/JHUTrbTYBQ8/s200/100D1429.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo sempre affrontato i problemi dello sviluppo del nostro territorio come “problema montagna”. Forse è il caso di modificare i termini e quindi la prospettiva, e di iniziare a parlare del “problema Carnia”.&lt;br /&gt;Quando ci si riferisce ad un problema montagna sembra quasi si voglia affermare che la montagna costituisce un problema in quanto tale: montagna sinonimo di sottosviluppo. Eppure sappiamo tutti che ci sono montagne caratterizzate tutt’altro che da sottosviluppo. E comunque la montagna in sé non è un problema ma semmai una peculiarità che deve essere tenuta presente, nella risoluzione del problema e che potrebbe diventare un valore aggiunto.&lt;br /&gt;Ai tempi del referendum i sostenitori della necessità della nuova Provincia enfatizzavano il vantaggio che sarebbe derivato da un nuovo istituto a democrazia diretta. Si dava la colpa del mancato sviluppo alla mancanza di democrazia diretta.&lt;br /&gt;Montagna e democrazia sono sempre stati così utilizzati come alibi per non affrontare il problema del perché la Carnia sia ancora un territorio in ritardo di sviluppo. Eppure si tratta d’un territorio lambito dall’Austostrada Venezia-Monaco e quindi tutt’altro che marginale ma anzi al centro del sistema Europa. Un territorio con una viabilità interna discreta, un patrimonio edilizio rinnovato dopo il terremoto. Un territorio che, a detta di tutti i visitatori, ha avuto dalla natura e dalla storia caratteristiche distintive eccezionali, potenzialità turistiche sottoutilizzate. Un territorio con risorse umane ad alta scolarizzazione, ecc. ecc.&lt;br /&gt;Ma tutti questi punti di forza non sono stati sufficienti a creare le condizioni per un adeguato sviluppo economico e sociale, che faccia del territorio una terra di elezione e non di emigrazione.&lt;br /&gt;Come mai? Ci deve essere un elemento di debolezza, una criticità che neutralizza gli asset positivi! Certo! Ma il paradosso, a mio avviso, è che questo elemento, in sé costituirebbe un vantaggio competitivo. Si tratta dell’identità, del carnicismo, del sentirsi carnici. Un sentimento che, unendoci, dovrebbe costituire un punto di forza. Invece costituisce un punto di forza quando lo opponiamo agli altri, diventa elemento di debolezza quando lo viviamo al nostro interno. Quello che positivamente diventa orgoglio carnico e ci stimola nel confronto con gli altri, quando siamo tra noi diventa vuoto campanilismo, invidia in negativo, desiderio di demolire invece che di costruire. L’elemento in più diventa un problema, come capita alle volte ad un a squadra di calcio per la quale il vantaggio di avere un fuoriclasse, porta al risultato negativo di una squadra che non gira.&lt;br /&gt;Che fare? Intanto sarebbe importante che ci trovassimo a condividere la diagnosi. Continuando a dire che il problema è della montagna o delle istituzioni, perdiamo solo tempo ad immaginare prognosi inutili. Se invece ci convinciamo che il problema è culturale, sarebbe più facile mettersi d’accordo su un progetto nuovo, per un nuovo percorso di rinascita. Avremmo finalmente capito da dove partire!...&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-8142250994221012276?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/8142250994221012276/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=8142250994221012276' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/8142250994221012276'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/8142250994221012276'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2009/08/dal-problema-montagna-al-problema.html' title='Dal problema montagna al problema Carnia.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/SoU2NeiU5JI/AAAAAAAAAKs/JHUTrbTYBQ8/s72-c/100D1429.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-3487945829495220484</id><published>2009-07-25T00:27:00.000-07:00</published><updated>2009-07-25T00:34:10.280-07:00</updated><title type='text'>Il comune di nome Carnia.</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/Smq0upaKxqI/AAAAAAAAAJ0/0ZZVuVD1huo/s1600-h/100D1901.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5362297019820590754" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 150px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/Smq0upaKxqI/AAAAAAAAAJ0/0ZZVuVD1huo/s200/100D1901.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Carnia, un solo Comune.&lt;br /&gt;La mia non è una proposta politica, non ho alcuna veste per farla. E’ una proposta culturale, perché ogni cittadino dovrebbe porsi il problema del futuro della sua terra. Come proposta culturale può anche non essere immediatamente realizzabile, ma limitarsi a indicare una direzione, percorso. Leggo che Berlusconi chiede idee per “l’Italia che amiano”, io, più modestamente mi fermo al piano de’ “La Carnia che amiamo”. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Continua...           &lt;a href="http://carniafutura.blogspot.com/"&gt;http://carniafutura.blogspot.com/&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-3487945829495220484?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/3487945829495220484/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=3487945829495220484' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/3487945829495220484'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/3487945829495220484'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2009/07/il-comune-di-nome-carnia.html' title='Il comune di nome Carnia.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/Smq0upaKxqI/AAAAAAAAAJ0/0ZZVuVD1huo/s72-c/100D1901.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-807148539513748646</id><published>2009-07-16T06:15:00.000-07:00</published><updated>2009-07-16T06:32:28.048-07:00</updated><title type='text'>Carniafutura.</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/Sl8rsPJqneI/AAAAAAAAAJk/vdBxrpeOk2M/s1600-h/Spisulot+012.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5359050120575491554" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 150px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/Sl8rsPJqneI/AAAAAAAAAJk/vdBxrpeOk2M/s200/Spisulot+012.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; (Foto: Il "deserto" del Tagliamento a Enemonzo!)&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Alle volte mi riprende l'illusione che sulla montagne carniche possa attecchire la pianta rara della Politica con la "P" maiuscola. In uno di questi momenti di debolezza ho aperto il blog: &lt;a href="http://carniafutura.blogspot.com/"&gt;http://carniafutura.blogspot.com/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Leggo che l'Agemont è stata coinvolta sul problema del rilancio della fiiera del latte in montagna. Da Presidente Agemont mi ero proposto per un progetto del genere, ma un Assessore regionale del tempo mi ha boccato l'idea. Si sono persi inultilmente dieci anni...Qualcuno si ricorda il nome dell'Assedssore del tempo? Sic transit gloria mundi! Degli assessori regionali nessun si ricorda, restano solo i danni che hanno fatto...E purtroppo la storia continua...&lt;br /&gt;Vendendomi tra i prossimi ospiti, mi ero candidato a Direttore della Casa di riposo della Carnia, ma poi qualcuno mi ha convinto che avevo i titoli per fare il prossimo commissario della Comunità Montana della Carnia. Ho quindi rinunciato alla Casa di riposo per la Comunità Montana. Chissà se ho perso entrambi i piccioni ed anche la fava!....&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-807148539513748646?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/807148539513748646/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=807148539513748646' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/807148539513748646'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/807148539513748646'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2009/07/carniafutura.html' title='Carniafutura.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/Sl8rsPJqneI/AAAAAAAAAJk/vdBxrpeOk2M/s72-c/Spisulot+012.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-1878991056422847907</id><published>2009-06-24T00:35:00.000-07:00</published><updated>2009-06-24T00:43:02.427-07:00</updated><title type='text'>Il cuoco poeta.</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/SkHY747zjnI/AAAAAAAAAIQ/i6U6NYhHTtA/s1600-h/100D2056.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5350796355699969650" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 150px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/SkHY747zjnI/AAAAAAAAAIQ/i6U6NYhHTtA/s200/100D2056.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Gianni “del Roma”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il piatto bianco&lt;br /&gt;la carta del poeta&lt;br /&gt;a scrivere segni&lt;br /&gt;per svelare segreti&lt;br /&gt;venuti dal tempo,&lt;br /&gt;voci di vecchi&lt;br /&gt;udite da bimbi&lt;br /&gt;formule magiche&lt;br /&gt;di sapori rubati&lt;br /&gt;alle erbe ed ai fiori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il piatto tondo&lt;br /&gt;tela d’artista&lt;br /&gt;per un medaglione&lt;br /&gt;di colori rapiti&lt;br /&gt;al verde dei prati&lt;br /&gt;che esplode&lt;br /&gt;a primavera,&lt;br /&gt;alla tavolozza bruciata&lt;br /&gt;del bosco d’autunno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bicchieri in fila&lt;br /&gt;canne d’organo&lt;br /&gt;a riproporre i suoni&lt;br /&gt;del respirar del vento&lt;br /&gt;quando l’alba&lt;br /&gt;infrange il cristallo&lt;br /&gt;della notte&lt;br /&gt;e la natura s’impasta&lt;br /&gt;dell’umore della rugiada&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In trionfale entrata&lt;br /&gt;gambi di granoturco&lt;br /&gt;come croci a S.Pietro&lt;br /&gt;per la sorpresa&lt;br /&gt;d’una pannocchia&lt;br /&gt;rubata al bambino&lt;br /&gt;che corre ancora&lt;br /&gt;sui prati di Carnia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diver Dalce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Commento di Igino Piutti.&lt;br /&gt;Non a tutti è dato il dono d’essere poeti. Ma quando l’intenzione è degna, si può scusare anche un risultato inadeguato. Diver cerca con i versi di essere all’altezza del ricordo che serba di Gianni del Roma. Se non ci è riuscito, credo si possa scusare usando quello che ha scritto per capire ciò che voleva dire. Voleva presentare la cucina di Gianni come poesia, come arte pittorica, come musica e Gianni come poeta, pittore e musicista.&lt;br /&gt;La tradizione in Carnia si tramanda con le favole dei vecchi raccontate ai bambini. Chi ha solo passato, s’incontra con chi ha solo futuro. Chi vive il presente è troppo impegnato a vincere sul quotidiano, aspro e difficile. Con l’eccezione di qualche poeta nella tradizione dei Bardi degli antenati Celti.&lt;br /&gt;Non so se Gianni sapesse dei Celti. A quei tempi sull’argomento era famosa soltanto la frase di Luciano Cella: “odio i Celti e i socialisti”, e nessuno s’era chiesto perché a Luciano l’atmosfera del Roma avesse suggerito questo strano ed originale accostamento.&lt;br /&gt;Diver che crede d’aver scoperto nei Celti una spiritualità raffinata nel rapporto con una natura sentita come vivente, vede Gianni come l’ultimo dei Carni, l’ultimo capace di sentire il sentimento poetico nell’immagine d’un fiore che diventa sapore, colore, emozione.&lt;br /&gt;Gianni ci viene così presentato all’alba forse pensando ad una uscita di caccia con le mani nell’erba umida di rugiada: il piacere di sentire l’umore della natura come quello di sentire le mani umide dei suoi impasti. Gianni bambino a rubar pannocchie…&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-1878991056422847907?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/1878991056422847907/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=1878991056422847907' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/1878991056422847907'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/1878991056422847907'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2009/06/il-cuoco-poeta.html' title='Il cuoco poeta.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/SkHY747zjnI/AAAAAAAAAIQ/i6U6NYhHTtA/s72-c/100D2056.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-4130726438119292251</id><published>2009-02-23T12:09:00.000-08:00</published><updated>2009-02-23T12:15:34.556-08:00</updated><title type='text'>Grazie per gli auguri!</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/SaMDvFff7lI/AAAAAAAAAHE/MRESri2P2Vk/s1600-h/Spisulot+005.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5306088893435604562" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 150px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/SaMDvFff7lI/AAAAAAAAAHE/MRESri2P2Vk/s200/Spisulot+005.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Buon compleanno&lt;br /&gt;disse il passero al ciliegio&lt;br /&gt;quando diede i primi fiori.&lt;br /&gt;Altri passeri per anni&lt;br /&gt;ripeterono l’augurio&lt;br /&gt;festeggiando il rifiorire…&lt;br /&gt;Poi pel mal de la vecchiaia&lt;br /&gt;secco l’albero divenne,&lt;br /&gt;senza fiori a primavera.&lt;br /&gt;Ma non smisero gli uccelli&lt;br /&gt;di cantargli il buon augurio&lt;br /&gt;saltellando sempre allegri&lt;br /&gt;tra i suoi rami rinsecchiti.&lt;br /&gt;Non potendo dare i fiori&lt;br /&gt;per segnare il proprio grazie,&lt;br /&gt;dalla linfa che gli resta,&lt;br /&gt;una goccia spreme ancora,&lt;br /&gt;è una lacrima di gioia:&lt;br /&gt;una stilla per un fiore…&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-4130726438119292251?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/4130726438119292251/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=4130726438119292251' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/4130726438119292251'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/4130726438119292251'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2009/02/grazie-per-gli-auguri.html' title='Grazie per gli auguri!'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/SaMDvFff7lI/AAAAAAAAAHE/MRESri2P2Vk/s72-c/Spisulot+005.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-3540883690646156810</id><published>2009-01-28T00:51:00.000-08:00</published><updated>2009-01-28T08:01:23.265-08:00</updated><title type='text'>Filastrocca della nonna.</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/SYCAkEZJmpI/AAAAAAAAAGs/LVQwqFuWJFY/s1600-h/100D1555.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5296374518930578066" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 150px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/SYCAkEZJmpI/AAAAAAAAAGs/LVQwqFuWJFY/s200/100D1555.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Il soggetto nell’oggetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Proprio i giorni della merla&lt;br /&gt;si discute della gerla,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;a volere proprio dirla&lt;br /&gt;è un dibattito del pirla!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Te l’immagini mia nonna ,&lt;br /&gt;con la lunga nera gonna,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;che s’è rotta la sua schiena,&lt;br /&gt;con la gerla sempre piena,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;a pensar che a lo strumento&lt;br /&gt;sarà fatto un monumento!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Proprio al basto, il monumento!”&lt;br /&gt;questo è certo il suo commento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“che mi ha visto fare il mulo...&lt;br /&gt;E' un po’ prendermi pel culo!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche un asino da soma,&lt;br /&gt;che non abbia il cuore in coma,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;se la prenderebbe a petto,&lt;br /&gt;se qualcun, per far dispetto,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ricordasse le sue cesta,&lt;br /&gt;non invece le sue gesta!”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E mia nonna piange mesta,&lt;br /&gt;a pensar che la sua cesta&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ha dei posteri l’onore,&lt;br /&gt;che spettava al suo sudore!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando un popolo, “soggetto”&lt;br /&gt;si sublima in un oggetto,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;è finita per davvero!&lt;br /&gt;Siamo proprio al cimitero!!!&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-3540883690646156810?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/3540883690646156810/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=3540883690646156810' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/3540883690646156810'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/3540883690646156810'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2009/01/filastrocca-della-nonna.html' title='Filastrocca della nonna.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/SYCAkEZJmpI/AAAAAAAAAGs/LVQwqFuWJFY/s72-c/100D1555.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-924779916090754196</id><published>2009-01-26T07:02:00.000-08:00</published><updated>2009-01-26T07:08:18.628-08:00</updated><title type='text'>Carnia domani!</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/SX3Rq_hRUyI/AAAAAAAAAGk/4aeYjkjYMJM/s1600-h/firma+026.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5295619273393263394" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 150px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/SX3Rq_hRUyI/AAAAAAAAAGk/4aeYjkjYMJM/s200/firma+026.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Prescindendo dalla considerazione che con i tempi che corrono il fatto che un Consorzio di sviluppo industriale butti via cinquecentomila euro (che in realtà sono 700 mila e forse anche di più!) per realizzare un monumento che a tutto può servire eccetto che allo sviluppo industriale, sarebbe pura follia... Dando quindi per scontato che il Cda del Consorzio rinsavisca e che quindi la gerla, almeno in questi tempi di crisi, non si faccia... E questo a prescindere dal fatto che il finanziamento sia stato merito di Marsilio, con la connivenza di Tondo che fino a pochi mesi fa era Presidente del Consorzio in questione, e che quindi non poteva non sapere..., e quindi assolvendoci a priori se non sapremo individuare il colpevole dell’insano gesto!....&lt;br /&gt;Mi piacerebbe pensare che il clamore suscitato dall’improvvida idea, si concentrasse sull’idea in sè, cioè sull’idea di caratterizzare la porta della Carnia con un monumento alla gerla.&lt;br /&gt;Ringraziando il Messaggero per il risalto che ha voluto dare al fatto, esonero a priori quanti volessero impegnarsi a spiegarmi che cosa è la gerla, con la banale considerazione che, essendo di famiglia contadina, ho da giovane usato la gerla. Episodicamente però, perchè la gerla è stato uno strumento essenzialmente destinato alle donne, utilizzate come portatrici. Ad Amaro, dove si vuole costruire la gerla, in effetti si utilizzava di norma l’asino, ma nel resto della Carnia, al suo posto come bestia da soma, si preferiva utilizzare la donna. Costava meno ed era più docile! Ma non solo in Carnia! In tutta la montagna italiana, e anche in quella europea o mondiale. A conferma di un tanto, se imposti la ricerca della gerla in Google, ti arrivano risposte da tutte le parti dell’Italia, eccetto che dalla Carnia. (sic!).&lt;br /&gt;Tutto ciò premesso e dando per scontato che la gerla non si faccia, mi piacerebbe che l’occasione venisse colta soprattutto dai giovani per immaginare come vorrebbero rappresentare la loro Carnia “tra passato e futuro”. Mi piacerebbe si provassero i giovani a creare il simbolo della loro Carnia tra innovazione e tradizione. Vorrei si cimentassero sull’idea le ragazze, alle quali lo sviluppo di questi anni ha evitato di avere le spalle segnate dalle “braçadories”.&lt;br /&gt;Questo perchè mi ha fatto specie leggere che molti dei nostri politici, a vari livelli di rappresentanza non vedrebbero male la Carnia simboleggiata in una gerla. Se questo è il livello culturale della classe politica che ci rappresenta, si dovrebbe concludere che non c’è speranza... A meno che i giovani non siano in grado, di utilizzare la provocazione per ripartire da un monumento e quindi da un simbolo, per immaginare la loro “Carnia domani”...&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Spes ultima dea!!!!...&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-924779916090754196?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/924779916090754196/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=924779916090754196' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/924779916090754196'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/924779916090754196'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2009/01/carnia-domani.html' title='Carnia domani!'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/SX3Rq_hRUyI/AAAAAAAAAGk/4aeYjkjYMJM/s72-c/firma+026.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-3233271186956137309</id><published>2009-01-15T10:44:00.000-08:00</published><updated>2009-01-15T10:49:07.703-08:00</updated><title type='text'>Sindaco offresi!</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/SW-FEmaWFrI/AAAAAAAAAGY/qEgK6IEeq4Q/s1600-h/100D1463.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5291594401260639922" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 150px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/SW-FEmaWFrI/AAAAAAAAAGY/qEgK6IEeq4Q/s200/100D1463.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;“Ho letto che vorrebbe ricandidarsi Benvenuti a Sindaco di Gemona, perché non ti riproponi anche a tu a Sindaco di Tolmezzo?” Così un amico in vena di facezie! “Perché no?” gli ho risposto stando al gioco. “Assieme con Benvenuti, (sindaco con me al momento del terremoto), potremmo costruire l’asse Gemona-Tolmezzo, come asse portante dell’Alto-Friuli”. “Ma non eri contro la Provincia dell’Alto Friuli,” insiste l’amico che non ha ancora capito se scherzo o parlo sul serio. “Certo!” gli rispondo. “Perché ero e sono convinto che prima si deve costruire l’Alto Friuli e poi chiederne l’istituzione e l’autonomia. Chiedere la formalizzazione istituzionale di qualcosa che non esiste nei fatti, mi pare un nonsenso!”&lt;br /&gt;A questo punto l’amico che si è infine accorto che sto scherzando, per continuare nel gioco mi chiede che cosa mi proporrei se fossi chiamato nuovamente a fare il sindaco del capoluogo della Carnia, e così tra il serio ed il faceto gli sciorino il mio programma elettorale.&lt;br /&gt;Come pre-condizione chiedo di essere capolista di una lista unica. Collocata dove?...Non ha importanza, destra e sinistra ormai non sono altro che nomi!... Nella realtà in Carnia ci sono solo due congreghe: una che fa capo a Marsilio l’altra a Tondo. Vorrei una lista fatta da dieci amici di Tondo e dieci di Marsilio…che si ritrovino sul tema comune che “siamo qui solo per fare gli interessi del Comune di Tolmezzo, e quindi della Carnia di cui Tolmezzo deve ridiventare capolouogo. Così come deve ridiventare, a livello regionale, il primo Comune dopo i capoluoghi di Provincia!”. Sono convinto che saprei farli andare d’accordo e quindi riporterei Tolmezzo al centro d’un sistema di relazioni nodale tra la Regione la Provincia e la Carnia!!!&lt;br /&gt;Il programma?...Non dovrei anticiparlo perché dovrei “calarlo dal basso” e quindi far in modo che i consiglieri pensino sia un loro programma condiviso… Comunque, qualcosa posso anticipare, oltre al ruolo mi piacerebbe che Tolmezzo riacquistasse in immagine… Sull’area Delli Zotti, l’attuale parcheggio di fronte alla stazione delle corriere, vorrei lasciare un edificio prestigioso sede degli uffici regionali, provinciali, e di altri uffici pubblici…un edificio simbolo di Tolmezzo del 2000. A fianco, al posto degli ex capannoni militari, vorrei un centro culturale multimediale, pieno di tecnologia e di luce… Già che sono nei paraggi…e un sindaco che si rispetti deve eliminare qualcosa fatta dai predecessori, cambierei la via Jhon Lennon, in Carl Piutti che, a dispetto del nome, non è mio parente ma è il più grande musicista che la Carnia possa vantare, successore di Bach...Deciderei finalmente anche sulla piazza! Ne farei un salotto, pavimentata a parquet di legno lamellare…(utilizzo innovativo del legno!)&lt;br /&gt;Poi visto che mi sono appassionato alle nuove tecnologie farei di Tolmezzo la prima web community, modello a livello internazionale… Dal computer di casa o da quelli pubblici nei bar, si potrebbe accedere a tutti gli uffici, avere tutti gli atti, seguire le sedute del Consiglio, aprendo una pubblica discussione su ogni atto.. . Le mamme, da casa o dall’ufficio, potrebbero vedere i loro figli al nido. I ragazzi seguire le lezioni da casa quando sono ammalati. I genitori sapere in tempo reale se i figli sono a scuola o in marina. Per non dire di ciò che si potrebbe fare con una web tv di paese!&lt;br /&gt;Ma per prima cosa vorrei cambiare l’arredo della sala consiliare. Sostituirei i banchi che sembrano fatti a posta per parlare a vuoto, con un grande tavolo di lavoro centrale, dove i consiglieri dovranno lavorare assieme su progetti comuni…&lt;br /&gt;E le frazioni? Scusate! Dimenticavo che a Tolmezzo si vince nelle frazioni…Per quelle avrei una idea veramente ambiziosa!!!Agevolerei l’introduzione della coltivazione della lavanda in tutte le frazioni, e nell’ex Rilcto farei un centro di raccolta e di trasformazione in creme ed olii essenziali utilizzando le competenze dei giovani chimici dell’ISIS Solari. Non ci sarebbero così prati incolti, ed i frazionisti avrebbero una interessante integrazione del reddito!!!Eppoi ve l’immaginate d’estate la conca tolmezzina che rispecchia l’azzurro del cielo e profuma di lavanda? Se poi a qualcuno, per motivi politici od altro, desse fastidio il colore, e al altri non dovesse piacere il profumo della lavanda, non ne faccio una questione di principio…, possiamo anche optare per la camomilla o per la melissa...&lt;br /&gt;E poi?...Avrei tante altre idee…ma non le posso bruciare, così, ancora sul nascere!...Per un solo bicchiere di ex Tocai, che l’amico mi ha offerto in cambio del mio sforzo di fantasia… &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-3233271186956137309?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/3233271186956137309/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=3233271186956137309' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/3233271186956137309'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/3233271186956137309'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2009/01/sindaco-offresi.html' title='Sindaco offresi!'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/SW-FEmaWFrI/AAAAAAAAAGY/qEgK6IEeq4Q/s72-c/100D1463.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-6831423833234097557</id><published>2009-01-11T06:21:00.000-08:00</published><updated>2009-01-12T02:32:38.457-08:00</updated><title type='text'>La Carnia nella gerla.</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/SWoDo0koniI/AAAAAAAAAGQ/TbDLsq1rCcQ/s1600-h/100D1698.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5290044712142020130" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 150px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/SWoDo0koniI/AAAAAAAAAGQ/TbDLsq1rCcQ/s200/100D1698.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ai più in Carnia sarà sfuggita la notizia che finalmente avremo anche noi il monumento al popolo carnico. Finora uscendo dall’autostrada ad Amaro ci si chiedeva se qualcuno, per stare al passo con la manìa delle piazzole, aveva in animo di entrare nel guinness dei primati con la piazzola più grande del mondo. Ora invece sappiamo che la dimensione è commisurata all’importanza del monumento che vi si vuole costruire al suo interno.&lt;br /&gt;Sembrerebbe infatti che il Consiglio d'amministrazione del Consorzio industriale abbia già approvato una spesa di oltre 500.000 euro per un monumento costituito da una enorme gerla. A questo punto, credo che non ci siano dubbi sulla possibilità per la Carnia di entrare nel guinness dei primati con il monumento più kitsch del mondo. Si parla di una gerla di 25 metri (più o meno quindi alta come l’ospedale di Tolmezzo!) con l’intelaiatura in legno lamellare e le doghe trasversali che di solito nella realtà sono fatte con strisce di nocciolo, realizzate con strisce di alluminio (sic!).&lt;br /&gt;Mi auguro di aver capito male e di essere immediatamente smentito. Ma con i tempi che corrono, veramente non troviamo un modo migliore per impiegare 500.000 euro (un miliardo delle vecchie lire!) di denaro pubblico? E Pantalone paga! si commenterebbe in una popolare trasmissione televisiva…Ma poi, al di là del costo, della dimensione, dei materiali usati, mi si può spiegare il senso d’un monumento alla gerla?... Quando un popolo finisce per sentirsi rappresentato da un oggetto, vuol dire che è veramente alla fine!.. I monumenti alla donna carnica con la gerla, o al cramàr con la cràme, al “menàu” col “sapìn”, possono avere un senso, ma il “sapìn”, la “crame” e il “gèi” senza le persone sono oggetti da museo, non monumenti. La gerla ha un senso come simbolo del sito donneincarnia, ma, a mio parere, perde ogni senso come monumento.&lt;br /&gt;La funzione della gerla per l’uomo è quella del basto per il mulo: uno strumento per rendere più agevole il trasporto. Ma se ci sono tanti monumenti al mulo con il basto, non mi risulta ci siano monumenti al basto senza mulo. Intendentibus pauca... Per convincermi che ho torto mi si porterà a paragone la grande sedia di Manzano. Ma quella è il simbolo di un prodotto che testimonia l’intelligenza di un distretto che ha saputo imporsi a livello mondiale con quel prodotto. La gerla è stata soltanto un intelligente strumento di autoconsumo, realizzato nei tempi morti dell’inverno dagli uomini, per facilitare il lavoro delle “donne portatrici”. Ed infine (dettaglio non secondario!) la gerla non è uno strumento di riferimento per la Carnia, perchè è uno strumento usato, per quanto ne so, almeno in tutto l'arco alpino, ma credo in qualsiasi territorio di montagna.&lt;br /&gt;E comunque, anche se le mie critiche fossero fuori luogo, come può pensare il Consiglio di un Consorzio industriale di essere all’altezza, sotto il profilo culturale, per decidere sul monumento che segnerà d’ora in poi la “porta della Carnia”? Come può pensare sia sua competenza? E i consigli comunali della Carnia e in primo luogo quello di Tolmezzo, non hanno nulla da obiettare?&lt;br /&gt;Se proprio si vuol fare questo monumento, non sarebbe più corretto indire un concorso di idee?... Coinvolgendo anche le scuole, chissà che da qualche ragazzo di prima elementare non possa arrivare qualche idea più intelligente!...&lt;br /&gt;A mio modesto parere il fatto può essere considerato emblematico di quella che veniva definito il “pericolo della chiusura culturale”, quando ci si opponeva alla Provincia della Carnia. Mala tempora currunt!...&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Visto che abbiamo voluto restare uniti alla Provincia di Udine, e che la Provincia è un socio di rilievo del Consorzio, mi auguro sia la Provincia a salvarci, per evitare un così evidente spreco di denaro pubblico, e per evitare soprattutto che gli eredi del popolo dei Carni, assumano in futuro il soprannome di “popolo nella gerla”. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Per maggiori informazioni sull'origine della gerla in Carnia:&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://raccontipiutti.blogspot.com/search?q=Il+poeta+della+gerla"&gt;http://raccontipiutti.blogspot.com/search?q=Il+poeta+della+gerla&lt;/a&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-6831423833234097557?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/6831423833234097557/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=6831423833234097557' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/6831423833234097557'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/6831423833234097557'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2009/01/la-carnia-nella-gerla.html' title='La Carnia nella gerla.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/SWoDo0koniI/AAAAAAAAAGQ/TbDLsq1rCcQ/s72-c/100D1698.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-4216390868674586340</id><published>2009-01-10T08:43:00.000-08:00</published><updated>2009-01-10T08:51:46.437-08:00</updated><title type='text'>Gino/Igino Buon Onomastico.</title><content type='html'>Buon onomastico da un Igino a tutti gli Igino ed anche ai Gino del mondo. L’onomastico può essere l’occasione per chiedere l’intercessione del santo protettore di cui si porta il nome. Nel nostro caso, può diventare alla rovescia, l’occasione per rivendicare il ruolo del santo protettore, per riconoscersi in un santo che ha avuto la disgrazia di essere al  posto giusto nel momento sbagliato. In questo mi sono sempre sentito in linea con il mio santo protettore… Non so se altri Igino o Gino possano lamentare la stessa cosa…&lt;br /&gt;            Diventare papa non è cosa da poco! Oggi chi è papa viene riconosciuto come autorità anche dai non cattolici. Igino purtroppo divenne papa troppo presto. Era il nono dopo S.Pietro, e i papi non li portavano ancora in giro per le basiliche con la sedia gestatoria, anzi il nostro protettore dovette subire “gloriosamente” il martirio nella persecuzione dell’imperatore Antonino, non si sa esattamente come, comunque risulta che sia stato ucciso e che il suo corpo sia inumato nel Sepolcreto Vaticano. Questa sembra sia stata la sua effigie:&lt;br /&gt;           &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                    &lt;br /&gt;Alla ricerca di qualcosa di più su di lui sono entrato su internet in quel mercatino globale costituito da E-bay, ed ho trovato in vendita persino una sua reliquia. Purtroppo per il destino di essere al posto giusto nel momento sbagliato, quando sono arrivato io, la reliquia era già stata venduta. Era una reliquia del 1700 forse messa in opera da un altro Igino come me, che non accettava da avere come protettore un santo anonimo, e si era inventato una reliquia. L’avrei comunque voluta acquistare, e spero l’abbia fatto un altro Igino, a me è rimasta solo la foto che riproduco come portafortuna per tutti gli Igino del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;a href="http://cgi.ebay.it/#ebayphotohosting"&gt; &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;                                                   &lt;a href="http://cgi.ebay.it/#ebayphotohosting"&gt; &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;            Confesso che la storia di Igino papa e partire mi ha fatto sempre incavolare. Possibile che a uno che è stato papa ed ha avuto anche la disgrazia di diventare  martire, non sia state dedicata neppure una Chiesa, in giro per il mondo. Non dico una basilica ma almeno una piccola chiesetta di campagna!… Ho trovato che a Roma gli anno dedicato una strada, ma mi pare troppo poco…&lt;br /&gt;            L’ingiustizia tocca anche i santi! C’è un San Floriano che era un centurione romano, e poi è finito martire, e si ritrova una infinità di chiese dedicate e di pale d’altare nelle quali viene ritratto con un secchio a spegnere gli incendi. Ma possibile che a San Igino non sia venuto in testa che doveva fare qualche miracolo se voleva restare nella memoria del popolo? Poteva curare la peste come S. Rocco, se non voleva fare il pompiere come S.Floriano…Invece sì è limitato a fare il filosofo, ed ai filosofi, si sa, va già bene quando non vengono contestati e bruciati su qualche rogo…&lt;br /&gt;            Eppure da quel che risulta, pur avendo avuto solo quattro anni di pontificato, dal 138 al 142, ha avuto un ruolo importante nella storia della Chiesa. Ha organizzato la gerarchia distinguendo i vari ruoli di presbitero, diacono e suddiacono. Ha introdotto nel sacramento del battesimo la figura del padrino e della madrina… Ti pare poco? Ma non ha spento nessun incendio, non ha guarito nessun appestato…così non ha trovato nessuno che lo dovesse ringraziare costruendogli una chiesa, dedicandogli una ancona, o una pala d’altare…&lt;br /&gt;            Carissimi omonimi, converrete che si tratta di una grande ingiustizia! A me, confesso, questo nome non è che mi sia mai piaciuto. Ma il nome è qualcosa come il Dna, te lo ritrovi così com’è, che ti piaccia o no. Se poi ti è stato dato per sbaglio, pazienza! A me infatti per asse ereditario, toccava il nome di Luigi. Vista la mia dimensione iniziale (che non si è modificata con il tempo!) a qualcuno è parso esagerato quel nome, ha quindi pensato di ridurlo in Luigino. A questo punto una mia zia (così mi ha raccontato, orgogliosa!)  ha avuto un colpo di genio ed ha pensato ad una ulteriore riduzione eliminando le due lettere iniziali, ed è stato così che sono finito a portare il nome d’un santo che con Luigi non aveva nulla a che fare. E’ un nome che non è piaciuto neppure ai Papi. Il suo successore infatti si chiamò Pio, ed altri poi hanno preso lo stesso nome fino al XII del secolo scorso. Igino invece è rimasto solo lui, primo ed ultimo…&lt;br /&gt;            Carissimi omonimi non so se è capitato anche a voi qualcosa del genere. Comunque, sia come sia, il motivo per cui ci chiamiamo Igino o Gino, dobbiamo fare qualcosa per riabilitare il nostro santo protettore. Io non riesco a digerire l’idea che anche tra i santi possa esistere tanta ingiustizia! Uno ha mille chiese solo perché ha un secchio in mano ed un altro invece che ha inventato i suddiaconi, il padrino e la madrina del battesimo, non ha neppure un altare ! Per l’11 gennaio chiedendo aiuto al nostro santo protettore, pensiamo a cosa fare perché venga ricordato più degnamente!!!….&lt;br /&gt;            Comunque chiediamogli almeno la grazia di non essere sempre, come lui, al posto giusto nel momento sbagliato!!!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-4216390868674586340?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/4216390868674586340/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=4216390868674586340' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/4216390868674586340'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/4216390868674586340'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2009/01/ginoigino-buon-onomastico.html' title='Gino/Igino Buon Onomastico.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-1054403737517922128</id><published>2009-01-01T09:03:00.000-08:00</published><updated>2009-01-01T09:11:35.363-08:00</updated><title type='text'>Riforma del sistema montagna.</title><content type='html'>&lt;em&gt;Cercavo nella mio pensiero le scene e la trama per una nuova leggenda sui  Celti (&lt;a href="http://raccontipiutti.blogspot.com/"&gt;http://raccontipiutti.blogspot.com&lt;/a&gt;) , e invece, come un refolo di nebbia che resiste al sole del mattino, mi si è impigliata nella mente una riflessione politica, che ha partorito la trama d'una strana leggenda d'attualità. Ma appunto è solo una leggenda!...&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;RIFORMA DEL SISTEMA MONTAGNA.&lt;br /&gt;(un sistema calato dal basso!)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I COMUNI.&lt;br /&gt;Un Comune non può avere meno di 2.000 abitanti. I Consigli Comunali dei Comuni con meno di 2000 abitanti sono obbligati a sciogliersi entro il 31 dicembre 2009, delegando le proprie competenze al Comune che nel frattempo avranno contribuito a formare, accorpando due o più degli attuali Comuni.&lt;br /&gt;Il nuovo Comune porterà nello stemma gli stemmi dei Comuni preesistenti. Assumerà come nome quello dei Comuni preesistenti in ordine alfabetico, o il nuovo nome su cui nel frattempo ci si sarà accordati.&lt;br /&gt;Il sistema elettorale per l’elezione dei nuovi consigli comunali (di 10 membri)sarà un sistema per il quale i primi consiglieri saranno scelti tra i più votati nei Comuni preesistenti (e faranno parte della giunta esecutiva),  i restanti tra i più votati in assoluto. Il sindaco sarà il consigliere più votato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LE COMUNITA’ MONTANE.&lt;br /&gt;I nuovi Comuni si aggregheranno per aree geografiche più vaste in Comunità Montane, alle quali delegheranno alcune loro funzioni, che risulterà più conveniente gestire in forma aggregata (rifiuti.&lt;br /&gt;Le Comunità Montane avranno comunque competenza esclusiva, sulla gestione e sullo sviluppo del territorio e quindi in materia urbanistica e di edilizia privata (per delega dei Comuni), sulla viabilità a sui trasporti (per delega della Provincia), sul patrimonio silvo pastorale del territorio, (per delega dei Comuni, della Regione, dei Consorzi boschivi che dovranno sciogliersi), sui servizi di prossimità e di assistenza sul territorio.&lt;br /&gt;Organi della Comunità saranno il Consiglio formato da tutti i Sindaci,  e il Presidente, eletto in forma diretta in contemporanea con l’elezione dei Sindaci del territorio. Il Consiglio dei Sindaci ha poteri di indirizzo, il Presidente ha compiti esecutivi sulle deliberazioni assunte dalla Giunta dell’Area Montagna di cui al punto successivo.&lt;br /&gt;Le Comunità Montane dovranno aggregarsi nell’Area Montagna della Provincia, per gestire assieme le proprie competenze (che di fatto saranno quindi delegate alla Provincia?) e quelle che la Regione assegnerà alla  Provincia in materia di sviluppo dei territori montani (Consorzi industriali, Consorzi turistici ecc.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’AREA MONTAGNA DELLA PROVINCIA.&lt;br /&gt;Le Comunità Montane fanno parte del sistema organizzativo della Provincia che dovrà prevedere una Direzione d’Area Montagna, con apposito bilancio a gestione separata. Il personale passerà alle dirette dipendenze della Provincia.&lt;br /&gt;La responsabilità organizzativa  dell’Area Montagna e quindi delle Comunità Montane sarà affidata ad un Assessore che garantirà il raccordo con la Giunta e con il Consiglio Provinciale.&lt;br /&gt;La responsabilità gestionale farà capo alla Giunta dell’Area Montagna, costituita dall’Assessore e dai Presidenti delle Comunità, che diventerà il vero organo responsabile della gestione del sistema montagna della Provincia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-1054403737517922128?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/1054403737517922128/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=1054403737517922128' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/1054403737517922128'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/1054403737517922128'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2009/01/riforma-del-sistema-montagna.html' title='Riforma del sistema montagna.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-6890022604588653699</id><published>2008-12-11T07:54:00.000-08:00</published><updated>2008-12-11T07:59:31.294-08:00</updated><title type='text'>Ricordo di Sergio Plazzotta.</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/SUE4rwFGs8I/AAAAAAAAAFY/O3DXwojoNDU/s1600-h/100D1428.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5278562562546774978" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/SUE4rwFGs8I/AAAAAAAAAFY/O3DXwojoNDU/s320/100D1428.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E’ morto Sergio Plazzotta. Può essere che il fatto non faccia notizia. Ai giovani il nome non dice nulla. Anche agli anziani forse non dice nulla, perché si è portati troppo e troppo presto a dimenticare… Plazzotta è stato l’assessore ai lavori pubblici del Comune di Tolmezzo nel periodo della ricostruzione dopo il terremoto del 1976. E’ stato il mio assessore ai lavori pubblici negli anni nei quali ho fatto il Sindaco di Tolmezzo. Che cosa ricordo di lui? Tanti episodi ma soprattutto i i principi di cui dava sempre testimonianza nella sua collaborazione: l’onestà e la sincerità, la fedeltà e la coerenza. Ai nostri tempi si chiamavano valori, ed erano a fondamento di quello che chiamavamo l’impegno civile. Se non hai nulla da nascondere sei sincero, e se il tuo agire ha come fine il bene comune non puoi che essere onesto, coerente nella fedeltà agli impegni assunti. Anche se viviamo una realtà nella quale onestà e coerenza vengono troppo spesso scambiate per ingenuità. Alle volte può anche succedere che qualcuno approfitti della tua onestà per farne un mantello per coprire la sua disonestà…Capita in questo mondo! Ma ora che sei nella dimensione della verità, dove c’è qualcuno che sa veramente distinguere l’erba buona da quella cattiva, che sa dare i premi secondo il valore, e non secondo la capacità di apparire, non ho dubbi che sarai riconosciuto per i valori positivi che hanno guidato sempre il tuo agire…&lt;br /&gt;Anche se non sono cacciatore mi piace ricordarti per la tua passione per la caccia, per il tuo entusiasmo con il quale raccontavi il tuo incontro con la natura, la suggestione del farsi dell’alba mentre la nostra montagna di Carnia riprendeva a vivere…Anche da questa passione veniva il tuo amore per la montagna, il tuo impegno perché ci fosse un futuro ed una prospettiva per i giovani in montagna…Un territorio quello della montagna carnica del quale rappresentavi alla lettera, con il tuo modo di essere e di agire, i valori dell’onestà e del lavoro, uniti a quelli dell’amicizia, intesa come capacità di stare assieme per vivere assieme passioni ed emozioni. Perché no? anche davanti ad un buon bicchiere di vino!...&lt;br /&gt;Vorrei infine ricordare ammirato e sorpreso il tuo coraggio con il quale hai saputo resistere in questi ultimi anni alla malattia. Avrei dovuto esserti più vicino!!! Ma è troppo facile il rimpianto per le cose che si sarebbero dovute fare e non si sono fatte…Le volte che ho avuto modo di incontrarti, non ho potuto che ammirare la tua forza, la tua capacità di vincere la sofferenza, quasi in una forma si sfida coraggiosa, contro il destino che ti voleva piegare. Alla fine sapevi che avrebbe vinto la malattia, come purtroppo è stato… Ma hai dimostrato una capacità di resistenza, oltre ogni limite, sorretta da una fede nelle tue capacità umane, e dall’aiuto che ti veniva da una Fede, poco ostentata forse come pratica, ma molto vissuta, come accompagnatore dell’Unitalsi a Lourdes, in tanti pellegrinaggi sui treni della speranza nella sofferenza. Mandi Sergio!!!&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-6890022604588653699?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/6890022604588653699/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=6890022604588653699' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/6890022604588653699'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/6890022604588653699'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2008/12/ricordo-di-sergio-plazzotta.html' title='Ricordo di Sergio Plazzotta.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/SUE4rwFGs8I/AAAAAAAAAFY/O3DXwojoNDU/s72-c/100D1428.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-6209002095155113174</id><published>2008-11-06T10:01:00.000-08:00</published><updated>2008-11-06T10:05:03.528-08:00</updated><title type='text'>Ponzio Pilato</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/SRMxq-pD7TI/AAAAAAAAAEc/HQ7mLV4uasw/s1600-h/Quid+est+veritas.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5265607003765730610" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 148px; CURSOR: hand; HEIGHT: 209px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/SRMxq-pD7TI/AAAAAAAAAEc/HQ7mLV4uasw/s320/Quid+est+veritas.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Sull’Espresso di qualche settimana fa De Caro in un articolo sul governatore Tondo si chiedeva come poteva esser nato un decisionista dal paese di Pilato. Non riuscendo a capire il riferimento gli ho scritto per chiedere spiegazioni. Mi ha mandato alla “Guida insolita del Friuli” di Renato Zanolli Edizioni Newton Compton. A pag. 388 si trova il titolo Imponzo e Ponzio Pilato. Vi si legge che la leggenda racconta che Ponzio Pilato nacque in questo villaggio. “Ritornò in questo borgo dopo essere stato deposto da Vitellio. Da Roma Ponzio Pilato arrivò ad Imponzo dove poco tempo dopo morì e fu sepolto. La leggenda racconta che ogni persona che passava davanti alla tomba di Ponzio Pilato gettava un sasso in segno di disprezzo; tante furono le pietre tirate che così si formò il Monte di San Floriano.&lt;br /&gt;Nel mio romanzo “Quid est veritas- La verità ci rende liberi” pubblicato da Boopen ed acquistabile in internet ai siti &lt;a href="http://www.boopen.it/"&gt;http://www.boopen.it/&lt;/a&gt; &lt;a href="http://www.libreriauniversitaria.it/"&gt;http://www.libreriauniversitaria.it/&lt;/a&gt; &lt;a href="http://www.unilibro.it/"&gt;http://www.unilibro.it/&lt;/a&gt; il vero protagonista è Pilato che però faccio morire in Gallia, secondo la tradizione. Se avessi saputo prima di questa leggenda (della quale nessuno sa nulla ad Imponzo!) certamente l’avrei sviluppata per collegare Pilato alla Carnia!!!...&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-6209002095155113174?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/6209002095155113174/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=6209002095155113174' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/6209002095155113174'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/6209002095155113174'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2008/11/ponzio-pilato.html' title='Ponzio Pilato'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/SRMxq-pD7TI/AAAAAAAAAEc/HQ7mLV4uasw/s72-c/Quid+est+veritas.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-4721868610484031677</id><published>2008-10-09T12:02:00.000-07:00</published><updated>2008-10-16T20:51:52.569-07:00</updated><title type='text'>Gesù non muore in croce.</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/SO5XrFX_eNI/AAAAAAAAAEE/mQkCc4NZKzM/s1600-h/Boopen.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5255234212876744914" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/SO5XrFX_eNI/AAAAAAAAAEE/mQkCc4NZKzM/s320/Boopen.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Quid est veritas, che cosa è la verità?  Inizia con questa domanda e si chiude con l'affermazione che "la verità ci rende liberi" il mio nuovo romanzo. E' il racconto di un Gesù che non muore in croce. Pilato il vero protagonista del romanzo,  cerca di capire il messaggio del nuovo profeta, anticipando il percorso di ogni uomo che attraverso il Vangelo cerca di trovare il senso della sua eistenza.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il libro può essere ordinato on line presso &lt;a href="http://www.boopen.it/"&gt;http://www.boopen.it/&lt;/a&gt; o acquistato presso l'Edicola Zarabara, in via Paschini a Tolmezzo. &lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Riporto la Prefazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se il titolo non fosse già stato utilizzato, avrei voluto intitolare il romanzo “Ipotesi su Gesù”.&lt;br /&gt; Presentando una versione, se non inedita almeno inusuale delle vita di Gesù, il mio intento non è stato infatti quello di ricercare una nuova verità sulla vita del personaggio storico, e ancora meno di affermare che è sbagliato tutto quanto si è detto e scritto sul personaggio in questi duemila anni. La mia è solo una ipotesi, per immaginare quali potrebbero essere le conclusioni alle quali si potrebbe giungere, sulla base della simulazione proposta.&lt;br /&gt;Se Cristo non fosse morto, cosa ne sarebbe del cristianesimo? Oppure quale sarebbe il cristianesimo, se il suo fondatore non fosse stato crocefisso? Non avremmo una religione fondata sull’idea d’un Dio che redime l’umanità dal peccato originale, attraverso il sacrificio in croce del figlio fattosi uomo. Avremmo, al contrario, un religione fondata soltanto sulle idee che Cristo ha predicato.&lt;br /&gt;Idee che comunque fanno già parte della dottrina cristiana, si potrebbe obiettare. Ma l’ipotesi serve a verificare (o meglio a suggerire di verificare) se l’enfasi posta su ciò che Gesù ha fatto, non abbia portato in secondo piano, ciò che ha detto ed insegnato.&lt;br /&gt;L’ipotesi consente in secondo luogo di verificare se l’attenzione su ciò che ha fatto, non abbia portato anche a stravolgere o quantomeno a forzare la trascrizione di ciò che ha detto, per far coincidere le parole con l’immagine del personaggio che si voleva rendere.&lt;br /&gt;Una ipotesi come questa, si potrebbe obiettare ancora, avrebbe dovuto portare a sviluppare un saggio, non un romanzo.&lt;br /&gt;Il saggio tuttavia si sarebbe proposto di dimostrare. Io invece voglio soltanto suggerire che ci potrebbe essere una lettura diversa, sia dei fatti che delle parole. Il mio suggerimento diventa quindi un invito ad una rilettura personale dei testi, che ci sono stati tramandati sulla vita di Gesù, sia quelli canonici che quelli definiti apocrifi, per arrivare ad una propria ricostruzione del personaggio che, anche a prescindere da come appare oggi agli occhi della fede cristiana, è stato quello che ha determinato e condizionato tutta la storia e la cultura occidentale.&lt;br /&gt;Ma perché immaginare che non sia morto in croce? Perché l’idea del sacrificio in generale, ed a maggior ragione l’idea del sacrifico del figlio di Dio, attiene alla sfera del sacro, ed il sacro non si discute, ma si deve accettare per fede. Perché di fronte all’evento di Dio che sacrifica il figlio, per redimerci dal peccato originale, non ci può essere discussione, ma soltanto devota e totale gratitudine. Il fatto è talmente al di fuori della ragione dell’uomo, che non può essere discusso, ma accettato o rifiutato sulla base della fede.&lt;br /&gt;Invece al di qua del sacrificio, siamo al di fuori del sacro, siamo quindi sul piano delle parole, che possono essere interpretate e discusse. Al di qua, si può anche immaginare di poter ricostruire le parole, che non sono state tramandate, perché qualcuno le ha ritenute non coerenti con l’idea del sacro.&lt;br /&gt;Più che un romanzo una provocazione!&lt;br /&gt;Forse sì. Tuttavia nel senso più positivo del termine. Tra chi accetta senza discutere e chi rinuncia a discutere a priori, considerando l’argomento senza interesse, la provocazione a partecipare ad una discussione, sull’origine del pensiero dal quale si è sviluppata la cultura cristiana, nella quale siamo nati, e che, ci piaccia o no, è la nostra cultura di occidentali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-4721868610484031677?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/4721868610484031677/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=4721868610484031677' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/4721868610484031677'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/4721868610484031677'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2008/10/che-cosa-la-verit.html' title='Gesù non muore in croce.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/SO5XrFX_eNI/AAAAAAAAAEE/mQkCc4NZKzM/s72-c/Boopen.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-4197748822220399837</id><published>2008-09-20T00:03:00.000-07:00</published><updated>2008-09-20T00:10:57.096-07:00</updated><title type='text'>Abolire le Comunità Montane?</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/SNShv_WdM0I/AAAAAAAAADs/gvbaTcXLc_o/s1600-h/100D1463.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5247997311625016130" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/SNShv_WdM0I/AAAAAAAAADs/gvbaTcXLc_o/s200/100D1463.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E’ un tema d’attualità! Se ne discute a livello romano, a Trieste, ed evidentemente all’interno di ogni Comunità, nella preoccupazione degli interessati che possano svanire le sedie. Tagliarle? Riformarle? Lasciarle in vita come struttura di pensionamento per i trombati?&lt;br /&gt;A mio avviso il problema va posto in altri termini. Quando sono nate con la legge 1102 del 1971 si è ritenuto che per gestire la specificità del problema montagna fosse necessario un Ente ad hoc.&lt;br /&gt;Esiste ancora questa specificità, cioè esiste qualcosa per cui la montagna necessità d’interventi particolari rispetto alla pianura? E’ cambiata in questi anni questa specificità, e quindi va modificato il tipo di risposte da dare?&lt;br /&gt;A mio avviso la specificità c’è, e si è modificata. Credo che ora ci siano almeno due aspetti di rilievo che fanno la peculiarità della montagna: la necessità d’una gestione coordinata dell’ambiente, e la necessità d’una gestione in prossimità dei servizi. Sono due problemi marginali per la pianura, sono invece due emergenze per la montagna. L’ambiente montano va visto in una ottica di territori omogenei, e non lasciato all’interventismo spesso iconoclasta dei piccoli Comuni. Per garantire la sopravvivenza dei paesi di periferia, è necessario articolare sul territorio una rete capillare e flessibili di servizi.&lt;br /&gt;Immagino quindi un Ente che si faccia carico prima di tutto di dare risposte a queste due peculiarità. Vorrei quindi una Comunità che gestisca l’ambiente con interventi diretti, sulle manutenzioni o sulla raccolta dei rifiuti, ma controllando anche gli interventi dei privati e quindi con i compiti della gestione urbanistica del territorio. Vorrei una Comunità che si faccia carico di attivare e gestire una rete si servizi di prossimità, che garantisca anche nei piccoli centri periferici una accettabile qualità della vita di comunità. Penso alla rete della teleassistenza, della telemedicina, della teledidattica, dei trasporti a chiamata, degli associagiovani, dei punti di aggregazione di paese come servizi pubblici e servizi commerciali di primo livello ecc.&lt;br /&gt;Se poi nel turismo di montagna vogliamo passare dalle parole ai fatti si può individuare subito un terzo campo di intervento per le Comunità. La gestione d’un territorio come destinazione turistica (secondo la definizione di Josep Ejarque!) necessità d’una struttura locale che coinvolga tutto il territorio, ma anche tutta la popolazione, sull’obiettivo della valorizzazione turistica. Una struttura capace di una presenza capillare sul territorio attraverso le nuove ProLoco, attraverso un sistema Ecomuseale diffuso, ma anche una struttura capace di coordinare e di gestire l’offerta. Potrebbero diventare utili a tale proposito i GAL, convertiti in Agenzia di sviluppo locale di ogni Comunità, come già avviene in altre realtà italiane ed europee. All’impegno sul turismo si collegherebbe direttamente quello sull’agroalimentare, per la filiera corta ed i prodotti di nicchia, e quindi per ripensare l’economia rurale della montagna.&lt;br /&gt;Se poi, già che ci siamo, vogliamo trovare un ruolo importante nell’interesse dello sviluppo della montagna, anche per la Provincia, l’Ente di varia asta potrebbe avere proprio il compito di coordinare le Comunità montane mettendole in rete tra loro, e realizzando quindi la rete del sistema provinciale della montagna, svolgendo compiti di sussidiarietà nei confronti delle Comunità. Cosa che in effetti in questi anni la Provincia di Udine prima con l’Assessore Caroli ed ora con Faleschini ha già cercato di fare.&lt;br /&gt;E i Comuni? Potrebbero continuare ad aggregarsi per diventare Comunità di valle…&lt;br /&gt;La Comunità Carnica immaginata già nell’immediato dopoguerra dai nostri padri è stata un modello per l’intervento dello Stato in montagna. Perché non si è capaci di fare altrettanto, di produrre un nuovo modello? Perché i giovani leoni della politica carnica non trovano un tavolo a cui sedersi, costituendo nel piccolo una “commissione Attali”, per immaginare una nuova Comunità Carnica, come risposta alle nuove esigenze d’una montagna nella società postmoderna?&lt;br /&gt;E la gestione? Credo che i sindaci riuniti in assemblea garantirebbero un sufficiente grado di partecipazione democratica. Eleggendo un Meriga, che non sia Sindaco per poter essere al di sopra delle parti, che abbia poteri di governatore, e che quindi possa organizzarsi una Giunta con uno staff di collaboratori, individuati per le competenze, senza dover sottostare alle alchimie dei partiti, potrebbe costituire una soluzione che coniuga democrazia ed efficienza. Il che non guasterebbe!...&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-4197748822220399837?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/4197748822220399837/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=4197748822220399837' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/4197748822220399837'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/4197748822220399837'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2008/09/abolire-le-comunit-montane.html' title='Abolire le Comunità Montane?'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/SNShv_WdM0I/AAAAAAAAADs/gvbaTcXLc_o/s72-c/100D1463.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-6829358498872505467</id><published>2008-08-11T23:53:00.000-07:00</published><updated>2008-08-11T23:56:32.508-07:00</updated><title type='text'>Ricordo d'un carnico d'altri tempi.</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/SKE0CO9yZoI/AAAAAAAAADU/5YAhr3fQ8EM/s1600-h/Enore_premio.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5233521454962861698" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/SKE0CO9yZoI/AAAAAAAAADU/5YAhr3fQ8EM/s320/Enore_premio.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Si è spento serenamente all’ospedale di Tolmezzo, nella “sua” Carnia, dopo breve malattia, Enore Deotto un altro dei carnici che hanno portato alto il nome della Carnia, nel loro percorso di emigrazione.&lt;br /&gt;A chi gli chiedeva il segreto del suo successo rispondeva ricordando il motto dei friulani: “sald, onest, lavoradòr” e si compiaceva di sottolineare soprattutto il valore dell’onestà, della coerenza. Partito da Verzegnis da una situazione di grande miseria a dodici anni per fare il lavapiatti nella stazione sciistica di Clavières in Piemonte, ha trovato nella sua passione per lo sci un modo per farsi notare, nella forza del suo carattere la volontà per diplomarsi ragioniere, per finire poi come Dirigente della Olivetti e quindi a Presidente dello SMAU, il salone delle macchine e mobili d’ufficio della Fiera di Milano.&lt;br /&gt;La vita di Enore Deotto è stata un esempio di come ci si possa sentire legati alle radici di un piccolo paese di montagna ed allo stesso tempo diventare un riferimento per l’innovazione tecnologica a livello nazionale e mondiale. Strettamente ed appassionatamente legato a Verzegnis, il suo paese d’origine, nelle radici recuperate nella bellissima e storica “Cjasa Bondanza”, ha saputo diventare il motore d’un processo di innovazione che ha portato la Smau di Milano a diventare con Abacus un riferimento nazionale, come mostra mercato dell’informatica e della telematica per lo studio, l’abitazione e la casa, e con EITO European Information Tchnology Observatory un punto di riferimento mondiale per il dibattito sui grandi temi dell’economia e della scienza.&lt;br /&gt;Sotto la sua guida, durata quattordici anni, lo Smau è diventato un punto di riferimento a livello nazionale ed internazionale per l’innovazione nel settore dell’alta tecnologia, si è trasformata in mostra mercato dell’informatica e della telematica per lo studio, l’abitazione e la casa, una fiera dell’Innovazione intesa non solo come vetrina espositiva, ma come luogo di confronto di idee, dove immaginare e disegnare il futuro d’una società nella quale la tecnologia fosse al servizio dell’uomo&lt;br /&gt;Nel suo esempio e nel suo ricordo la Carnia riceve in eredità una preziosa testimonianza di vita e di pensiero su come possano coniugarsi i valori della tradizione e della innovazione per costituire le fondamenta di un originale prospettiva di sviluppo, nella quale il ricordo del passato diventa una modalità per immaginare il futuro. Valori che ha saputo trasmettere ai figli Patrizia e Fabio che vivono a Trieste e Milano importanti esperienze professionali, ma che con il cuore e la passione vivono ancora nell’atmosfera del focolare della loro casa in Carnia.&lt;br /&gt;Si deve anche a lui se l’idea dell’innovazione si è radicata in qualche modo anche in Carnia, attraverso le persone che in contatto con lui hanno potuto contaminarsi respirando la sua passione per l’informatica, come fattore trasversale d’innovazione e di crescita della società.&lt;br /&gt;Sfogliando le pagine della sua vita Enore mostrava con lo stesso entusiasmo le foto che lo ritraevano partigiano nella Osoppo, attivo sostenitore del Fogolàr Furlan di Milano, interprete della solidarietà degli emigranti friulani al momento del terremoto, insignito di numerose e diverse onorificenze come la Stella al Merito del Lavoro, Cavaliere Ufficiale dell'Ordine del "Merito della Repubblica", l'Ambrogino d'Oro e la Medaglia d’Oro di Benemerenza Civica del Comune di Milano. Metteva il ricordo della cittadinanza onoraria di Enemonzo assieme a quello di Membro dell’Accademia di Inofornatizzazione di Mosca, le foto che lo ritraevano con gli amici carnici con i parenti e la moglie Annette, assieme a quelle che lo ritraevano con Bill Gates.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Tutte assieme costituivano le pagine della vita di un emigrante carnico, che come tanti altri ha saputo emergere e farsi onore nel mondo, scene unite da un filo conduttore unico: un forte impegno ed una grande coerenza nella volontà di dare qualcosa di sé anche per la crescita della società, di testimoniare nei fatti e nell’esperienza di ogni giorno i valori d’un popolo “sald, onest, lavoradòr”. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-6829358498872505467?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/6829358498872505467/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=6829358498872505467' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/6829358498872505467'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/6829358498872505467'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2008/08/ricordo-dun-carnico-daltri-tempi.html' title='Ricordo d&apos;un carnico d&apos;altri tempi.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/SKE0CO9yZoI/AAAAAAAAADU/5YAhr3fQ8EM/s72-c/Enore_premio.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-4721118873704508154</id><published>2008-06-09T21:26:00.000-07:00</published><updated>2008-06-09T21:30:43.705-07:00</updated><title type='text'>Carnici per la Carnia.</title><content type='html'>I personaggi carnici per la Carnia.&lt;br /&gt;Il prof.D’Avolio Dirigente dell’Istituto comprensivo di Arta e Paularo è intervenuto in questi giorni con due distinti articoli, cercando invano di provocare un dibattito. In uno ha ricordato come dalla scuola di montagna, dal Liceo scientifico di Tolmezzo (e non solo!) , siano uscite le persone  oggi  leaders della politica,  dell’economia e della cultura a livello regionale o provinciale: dal Presidente della Regione, al Rettore dell’Università di Udine, al Presidente della Camera di Commercio. In un altro articolo invece ha criticato il fatto che la Comunità Montana della Carnia nel suo piano di sviluppo non abbia previsto un asse “saperi e competenze” come asse portante dello sviluppo di un territorio. Senza entrare nel merito, vorrei solo osservare che, collegando le due provocazioni, ne potrebbe nascere una terza. Come mai ci si potrebbe chiedere il territorio che è capace di esprimere competenze in grado di guidare la Regione, l’Università di Udine, la Camera di Commercio, l’Ente Fiera ed anche l’Arcidiocesi, non è in grado di esprimere le competenze necessarie per superare il ritardo di sviluppo del proprio territorio?... La risposta storica a questa domanda è che il carnico si esprime meglio all’esterno del suo territorio. Non a caso moltissimi carnici in Italia ed all’estero sono diventati imprenditori ed hanno assunto ruoli importanti. In Carnia la competizione si sviluppa non nel far meglio, ma nell’impedire  agli altri di fare. Si è affermata una sorta di casta del “chi meno fa”, fatta di persone più preoccupate di evitare la crescita degli altri, che di pensare alla propria crescita. Cercando delle spiegazioni sul piano culturale si potrebbe dar la colpa all’invidia, che da tempo si è affermata come la più grande “virtù” dei carnici, o si potrebbe persino pensare al retaggio  di una cultura anarco-socialista che ha percorso il panorama culturale delle montagne carniche nel secolo scorso. Ma porteremmo il dibattito su un piano che non ci interessa!…&lt;br /&gt;              Restando nel concreto sarebbe più interessante chiederci perché i nostri personaggi, dai punti di potere conquistati a livello regionale o provinciale, non hanno voluto o saputo pensare alla Carnia, con il riguardo e l’interesse con cui è logico si guardi al proprio paese d’origine.&lt;br /&gt;             Uno dei problemi richiamati in tutti i documenti regionali e provinciali è il ritardo di sviluppo della montagna. All’interno dei territori montani la Carnia ha una sua peculiare caratterizzazione e omogeneità, per cui può essere individuata come ambiente ideale per la sperimentazione di progetti pilota da estendere poi a tutta l’area montana.&lt;br /&gt;              Le Regioni a statuto ordinario stanno già lavorando alla riforma delle Comunità Montane. Noi in passato eravamo Comunità Carnica prima ancora d’essere comunità montana, perché non potremmo sperimentare il modo di essere delle comunità montane del domani? Perché la Camera di Commercio non può immaginare un coinvolgimento nuovo e diverso delle categorie economiche nello sviluppo di un territorio ?… Perché Udine Fiere non può pensare per la Carnia, qualcosa che riproponga per la nostra Regione, ciò che è per il Veneto Longarone Fiere?… Perché l’Università invece di disseminare sul territorio inutili facoltà, non articola sul territorio i suoi centri di competenza, e fa del CIT di Amaro un centro pilota per un diverso modo di intendere il rapporto Università e Territorio?... Perché la stessa Chiesa udinese non sviluppa sull’Arcidiaconato della Carnia il progetto per un modo nuovo di rapportarsi con i territori di montagna?…Perché infine, considerando carnico per matrimonio, anche il Presidente dell’Area di ricerca di Trieste, non fare in modo che anche un Centro nazionale di ricerca come l’Area, si misuri con il problema dei territori in ritardo di sviluppo, ed apra un suo centro di competenza in Carnia?&lt;br /&gt;        Se non fosse che ho da sempre problemi di digestione, cercherei di organizzare una cena di lavoro tra questi personaggi, assumendo come  tema: “Che cosa ognuno di noi, può inventarsi per far in modo che la Carnia smetta di lamentarsi di essere una terra di sofferenza e di dolore?”...&lt;br /&gt;            Girando  attorno alla  tavola, come attorno a quella del ricco epulone di cui parla il Vangelo, chissà che anche i poveri carnici, che non sono stati in grado di uscire dal loro territori e di aprirsi al confronto con altre culture, recuperando le briciole di una mensa così importante, non riescano a convincersi della priorità  dei saperi e delle competenze, per porre le basi per lo sviluppo del loro territorio! Con buona pace del prof. D’Avolio, che carnico non è…&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-4721118873704508154?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/4721118873704508154/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=4721118873704508154' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/4721118873704508154'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/4721118873704508154'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2008/06/carnici-per-la-carnia.html' title='Carnici per la Carnia.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-4944911977022085942</id><published>2008-05-25T11:12:00.000-07:00</published><updated>2008-05-25T11:13:22.637-07:00</updated><title type='text'>Carni@</title><content type='html'>Carni@- Net Community delle Alpi Carniche.&lt;br /&gt;Idea per un piano di sviluppo della Carnia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Premessa:&lt;br /&gt;Una delle cause del cronico ritardo nello sviluppo della montagna friulana e quindi anche della Carnia è stata la sua marginalità, non solo geografica, ma soprattutto culturale. Gli abitanti, le istituzioni, il mondo produttivo hanno sempre elaborato un’immagine di sé passiva, come soggetti secondari e periferici rispetto ai centri urbani. Così si è creato un circolo vizioso che ha acuito le difficoltà d’inserimento e partecipazione di questa parte della regione alle dinamiche di sviluppo economico e sociale.&lt;br /&gt;Negli ultimi anni, uno degli errori più gravi commessi dalla politica nell’affrontare la questione della rinascita della montagna è rappresentato appunto dall’incapacità di avvertire questa grossa lacuna culturale; purtroppo si è di norma enfatizzato e posto l’accento sul problema delle infrastrutture trascurando l’intervento, che presenta indubbiamente modalità operative più complesse, sulle risorse umane.&lt;br /&gt;Questo progetto mira a rovesciare tale situazione. Le azioni previste, infatti, non sono volte solo a produrre una rete di servizi all’avanguardia, ma portano a realizzare anche un chiaro esempio di come l’ambiente montano possa diventare propositivo e protagonista d’innovativi processi di sviluppo. Il progetto diventerà una Best practices a cui guardare; le ricadute a livello sociale e culturale sono facilmente immaginabili. L’ambiente montano potrà così recuperare quella fiducia nelle proprie capacità che è un presupposto indispensabile per avviare con forza e convinzione attività ed azioni in tutti i contesti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Motivazioni dell’intervento:&lt;br /&gt;In una fase in cui la società dell’informazione si sta affermando come chiave di volta dello sviluppo futuro, la Carnia non può certo permettersi di segnare il passo anche in questo settore. Al contrario si deve impegnare ad attivare tutte le risorse umane ed organizzative disponibili per coglierne le diverse opportunità e poter così riaffermare la propria centralità e dinamicità.&lt;br /&gt;Anche la Net-economy così come la società dell’informazione richiede da parte della comunità uno sforzo di ammodernamento riguardante sia gli strumenti informatici che il bagaglio di conoscenze dei possibili utenti. La Net-economy, infatti, è caratterizzata da cambiamenti tecnologici sempre più accelerati; la velocità dell’innovazione comporta la necessità di processi di apprendimento più veloci e assume sempre più la configurazione di una learning-economy.&lt;br /&gt;La capacità di apprendimento diventa in prospettiva un decisivo vantaggio competitivo, e poiché l’apprendimento è un processo interattivo e socially embedded, il sistema sociale e politico di un territorio determina l’efficienza dei processi di apprendimento individuale ed organizzativo. La fiducia tra i membri della comunità e la coesione sociale diventano in questo processo la vera competenza distintiva.&lt;br /&gt;Rispetto a queste problematiche la montagna è vistosamente carente sia in termini di strumenti informatici che di diffusione delle conoscenze riguardanti il loro utilizzo. Inoltre è assente una sistematica ed organizzata rete di servizi on-line che dia un valore aggiunto ai due elementi poc’anzi nominati nei rari casi in cui sussistano.&lt;br /&gt;Il progetto Carni@ nasce, quindi, dalla forte necessità di recuperare queste lacune ed individua chiaramente gli obiettivi, i fattori di sviluppo ed infine il tipo di azioni da attuare, così da realizzare non degli interventi sporadici e disorganizzati, come è avvenuto in passato, ma da introdurre un’articolata ed efficace strategia di sviluppo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Obiettivi:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Trasformare la Carnia in una net community cioè in una comunità nella quale cittadini, associazioni, organizzazioni e istituzioni di governo siano in grado di sviluppare strategie di connettività digitale e relazionale. Ciò comporterà inoltre la capitalizzazione delle risorse umane in vista di un alto posizionamento strategico della comunità in termini di sviluppo economico sociale e tecnologico.&lt;br /&gt;L’introduzione della nuova modalità di comunicazione con l’uso diffuso di Internet e delle sue possibilità, deve diventare il mezzo attraverso cui portare la dei carnici a ripensarsi sotto il profilo delle proprie possibilità di sviluppo.&lt;br /&gt;L’uso delle ICT (Information and comunication Technology) favorendo processi di apprendimento sempre più veloci dovrà permettere alla comunità di sfruttare i vantaggi della società dell’informazione (adattamenti reattivi) e produrre innovazione da sviluppare all’interno d’un sistema di net economy (atteggiamento proattivo).&lt;br /&gt;La Regione attraverso la società regionale Mercurio, che non ha caso a sede ad Amaro e quindi nel territorio della Comunità montana della Carnia, sta sviluppando un progetto per portare la banda larga in tutta la Carnia. Collegati i Comuni, sarà ora necessario consentire a tutte le imprese e ai privati un collegamento ai prezzi correnti del mercato nazionale, sarà necessario attraverso degli incentivi favorire i collegamenti e l’acquisto dei terminali per i collegamenti.&lt;br /&gt;Ma quando l’hardware della banda larga si fosse anche diffuso a livello capillare, a nulla servirebbe se non si fosse introdotto contemporaneamente a livello sociale una sorta di software per favorire ed incentivare tutta la popolazione ad ogni livello, ad utilizzare il nuovo strumento. Come si è già detto va colta l’opportunità dell’introduzione di internet come opportunità per ripensare alla Carnia ed alle sue prospettive di sviluppo.&lt;br /&gt;Carni@ è un progetto nel quale attraverso l’enfasi data ad internet (che supera le barriere delle valli, delle distanze dei paesi) si ripensa allo stesso tempo l’economia e la società della Carnia, con un sistema di azioni che trovano in internet l’elemento unificante, e nella formazione permanente necessaria all’introduzione di internet, l’elemento per realizzare un coinvolgimento generale della popolazione.&lt;br /&gt;Il risultato finale dovrebbe essere un territorio che nell’applicazione intensiva di internet trova il modo di diventare più comunità sotto il profilo sociale, della diffusione dei servizi, e trasforma questo, in un vantaggio competitivo per rilanciarsi in ambito turistico e per sviluppare un cluster di piccole imprese specializzate e collegate nei settori della net-ecnomomy.&lt;br /&gt;La vision (il dream?) del &lt;a style="mso-comment-reference: PI_1"&gt;&lt;/a&gt;&lt;a language="JavaScript" class="msocomanchor" id="_anchor_1" onmouseover="msoCommentShow('_anchor_1','_com_1')" onmouseout="msoCommentHide('_com_1')" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=3624279502319252838#_msocom_1" name="_msoanchor_1"&gt;[PI1]&lt;/a&gt; progetto Carni@ è quello di promuovere nella montagna carnica lo sviluppo permanente di un ambiente economico sociale e culturale nel quale le istituzioni, le organizzazioni, le imprese e i cittadini realizzino soluzioni innovative per crescere e competere nell’economica globale basata sulla conoscenza, generando sviluppo e migliorando la qualità della vita.&lt;br /&gt;Questa vision viene declinata su due versanti uno interno ed uno esterno. All’interno si vuole ripensare la comunità nelle sue dinamiche di sviluppo sociale, all’esterno si vuole proporre la comunità come terra di elezione per la residenzialità, come destinazione turistica, come luogo ideale per lo sviluppo di imprese innovative. Due versanti e quattro elementi:&lt;br /&gt;Carni@ per essere più Comunità.&lt;br /&gt;Carni@ come destinazione turistica.&lt;br /&gt;Carni@ con l’offerta del proprio patrimonio edilizio inutilizzato.&lt;br /&gt;Carni@ per fare impresa.&lt;br /&gt;Sui primi due elementi può essere costruito il modello di sviluppo, gli altri non possono che discendere come conseguenti corollari. Per declinare assieme i primi due elementi lo schema già utilizzato con successo in altri ambiti è quello dell’Ecomuseo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Carni@ – Ecomuseo della montagna carnica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il termine di ecomuseo non rende l’idea. Mai come in questo caso significante e significato sono distanti. Il termine con il richiamo al museo fa pensare a qualcosa di statico. Nella realtà il termine di ecomuseo non è legato tanto a quello di museo, raccolta di reperti, quanto a quello del territorio concepito da un lato come “museo di cultura, storia e tradizioni, di natura luoghi e suggestioni”, ma allo stesso tempo luogo di relazioni per chi vi abita, e che vuole richiamarsi al passato per rafforzare il senso di appartenenza e di identità, come elemento di distintitvità e valore aggiunto per immaginare e progettare il futuro.&lt;br /&gt;Secondo la definizione di Henri Rivière che ne ha coniato il termine, l’Ecomuseo deve essere inteso come uno “. specchio dove la popolazione si guarda, per riconoscersi in esso, dove cerca spiegazioni del territorio al quale è legata, unite a quelle delle popolazioni che l’hanno preceduta, nella discontinuità o nella continuità delle generazioni. Uno specchio che la popolazione tende ai suoi ospiti, per farsi meglio comprendere, nel rispetto del suo lavoro, dei suoi comportamenti, della sua intimità”.&lt;br /&gt;In questa prospettiva l’ecomuseo non va inteso come “un luogo ma una rete di luoghi ed allo stesso tempo una rete di azioni per valorizzare i luoghi, una rete di organizzazioni e di associazioni, che assieme si pongono l’obiettivo di questa valorizzazione. per fare d’una paese una “comunità”.&lt;br /&gt;Alla luce di queste considerazioni l’idea dell’Ecomuseo diventa la risposta più adeguata all’esigenza particolarmente avvertita nei territori di montagna, di rafforzare lo spirito di identità, per motivare il radicamento al paese ed al territorio, di agire sul versante culturale, oltrechè su quello sociale ed economico per invertire la tendenza allo spopolamento della montagna.&lt;br /&gt;Ci sono paesi nei quali le generazioni passate hanno lasciato segni evidenti della loro presenza, reperti che le generazioni presenti vanno raccogliendo e custodendo gelosamente in appositi musei. Ma ci sono anche molti paesi nei quali i segni del passato sono stati meno evidenti, a volte sono stati cancellati dall’incuria e dal disinteresse. Sembrano ormai paesi senza storia. Eppure anche fra quelle case da almeno un millennio si sono sacrificate per sopravvivere generazioni di uomini e donne. Anche questi paesi hanno quindi una loro storia.&lt;br /&gt;Il progetto Ecomuseo per i paesi di montagna si rivolge soprattutto a questi paesi, con la proposta di creare una rete all’interno del paese, per ricreare una rete di relazioni nel presente, attraverso il recupero delle relazioni tra presente e passato, per immaginare una relazione tra presente e futuro, approfittando del supporto che può venire dalla telematica.&lt;br /&gt;Se la telematica infatti serve a superare le distanze, in nessun luogo come in montagna le distanze hanno costituito un handicap, in nessun luogo è opportuno puntare sulla telematica per sviluppare una nuova qualità di vita, nella quale le distanze non costituiscano più un problema.&lt;br /&gt;Il progetto di Ecomuseo si può assumere quindi nell’obiettivo di collegare telematica e storia per immaginare un nuovo modo di vivere nei territori di montagna, facendo diventare i paesi comunità e la rete tra paesi una comunità montana, nel significato vero di “comunità” e non solo in quello istituzionale previsto dalle leggi in vigore.&lt;br /&gt;Carni@, quindi come progetto di ecomuseo della Carnia, progetto di una comunità che si rivede allo specchio dell’ecomuseo, per rileggersi, riconoscersi, apprezzarsi, e che valorizzandosi ritiene di potersi proporre come prodotto turistico e destinazione turistica di livello. In un contesto nel quale internet e la telematica diventano lo specchio che viene utilizzato sia per riconoscersi che per proporsi.&lt;br /&gt;Per il ruolo che si vuole attribuire ad internet nel progetto Carni@, come già evidenziato in premessa, l’idea di Ecomuseo viene declinata allo stesso tempo come l’idea di Ecomuseo di Comunità ed Ecomuseo Telematico. Ecomuseo di Comunità perché l’obiettivo di fondo è quello di utilizzare internet per ripensare la Comunità, ecomuseo telematico appunto per il ruolo che si vuole attribuire ad internet nel ripensare la Comunità.&lt;br /&gt;Per raggiungere gli obiettivi indicati in premessa si immagina di operare attraverso tre workpachage, che raggruppano una serie di azioni finalizzate agli obiettivi. Con la prima ci si propone di promuovere e diffondere l’utilizzo di internet, e di fare di internet lo specchio che la Comunità utilizza per rivedersi, con la seconda lo specchio viene utilizzato come strumento per proporsi in chiave turistica, con la terza ci si propone di sviluppare i servizi che l’infrastruttura telematica può portare alla Carnia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;WP 1 - Internet come specchio dell’ecomuseo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D’intesa con la società Mercurio che ha acquisito la server farm dell’Agemont e sta operando per portare la banda larga su tutto il territorio montano, si intende impegnare la società regionale a diffondere il segnale sul territorio, in contemporanea si intende sviluppare sul territorio una azione di animazione e sensibilizzazione all’uso diffuso di internet attraverso una serie di azioni. Come si è già detto in premessa, elemento caratterizzante del progetto, rispetto ad altri progetti, deve essere l’aprirsi della montagna alla società dell’informazione, utilizzando l’apertura come occasione per ripensare la propria comunità nei suoi punti di forza e nei suoi punti di debolezza. Troppo spesso in passato si è pensato allo sviluppo come superamento dei punti di debolezza. Ma non c’è sviluppo se non nella convinzione della propria forza. Un progetto di sviluppo deve puntare al superamento dei punti di debolezza, ma deve farlo puntando sui punti di forza. E il punto di forza principale della montagna è la qualità dei suoi abitanti, è il fatto che l’ambiente stesso sviluppa una particolare predisposizione all’innovazione, perché l’ambiente stesso richiede un atteggiamento intelligente e proattivo.&lt;br /&gt;E’ fondamentale quindi per la riuscita del progetto l’azione iniziale di animazione rivolta agli abitanti. Ci si deve porre l’obiettivo di far sì che non ci sia persona sulla montagna carnica in età della ragione, di qualsiasi età e ceto sociale, che non abbia messo le mani su una tastiera, preso in mano un mouse, provato una mandare una mail o a collegarsi in internet.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per raggiungere l’obiettivo si prevedono delle azioni specifiche:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1A – Attivare nei Comuni ma anche nei piccoli paesi che saranno raggiunti dalla banda larga, e che aderiranno all’iniziativa, degli Ecomusei - laboratori telematici, ossia degli spazi attrezzati con una rete di computers portatili collegati Wi-Fi, con l’obiettivo immediato di costituire un gruppo di lavoro, che si organizzi per sviluppare e mettere in rete il sito del proprio paese, che si costituirà come elemento del Portale della Carnia, organizzato e gestito dalla Comunità.&lt;br /&gt;Il gruppo di lavoro può fare riferimento ad una Associazione esistente, preferibilmente una Pro Loco, o in mancanza diventa il nucleo per il costituirsi dell’Associazione. Si può anche immaginare uno suo sviluppo ed una trasformazione in Cooperativa di Paese.&lt;br /&gt;Il sito dovrà essere Museo virtuale e quindi vetrina della storia ricostruita del paese, documentazione di quanto può essere apprezzato nel paese sotto il profilo paesaggistico, ma anche sotto quello della cultura, delle tradizioni, delle leggende.&lt;br /&gt;Il sito dovrà essere anche riferimento per un sistema di relazioni (chat, forum, blog ecc. ) da attivare all’interno del paese (tra Comune e cittadini, tra associazioni ecc), tra il paese ed i suoi emigranti, e di servizi (e-commerce, teleprenotazione, teledidattica, telebiblioteca, teleassistenza ecc.) per chi vive in paese e per i turisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2A – Fare del Laboratorio telematico un luogo di aggregazione, soprattutto giovanile, di condivisione delle opportunità offerte da internet, di supporto all’attività scolastica. Fare del laboratorio un luogo per la formazione permanente degli adulti all’utilizzo delle nuove tecnologie informatiche. Farlo diventare il luogo d’incontro virtuale tra amministratori e cittadini in uno sportello del cittadino interattivo che favorisca il rapporto tra amministratori ed amministrati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3A – Lasciare all’iniziativa dei singoli Laboratori lo sviluppo di idee innovative che servano a migliorare la qualità della vita dei paese, e la qualità della vita percepita, utilizzando la rete, perché le idee degli uni diventino stimolo per altri. Ma allo stesso tempo intervenire a supporto, con il contributo di facilitatori che sappiano aiutare i residenti a leggere la propria comunità a costruire la propria “mappa di comunità” come strumento per leggere il presente attraverso il filtro della storia degli uomini che l’hanno creato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4A – Riprendere e sviluppare nelle scuole elementari e medie il progetto già realizzato su finanziamento Euroleader con la piattaforma www.sbilf.org per portare nelle scuole la teledidattica come nuova metodologia della didattica. Mettendo in rete le scuole si consentirà a quelle più periferiche, ed in particolare a quelle costituite da pluriclassi di cooperare con altre, facendo in modo che il mantenere le scuole nei piccoli paesi non costituisca un handicap in termini di qualità dell’insegnamento per i ragazzi. Allo stesso tempo la rete di scuole della montagna, tramite internet, potrà relazionarsi con altre reti di scuole, anche all’estero, favorendo l’apprendimento delle lingue ed il confronto tra culture diverse.&lt;br /&gt;La telematica è già stata sperimentata in altre regioni per risolvere i problemi che nascono nei piccoli paesi dove esistono classi con un scarso numero di allievi.&lt;br /&gt;Per il radicamento dello spirito di appartenenza è importante che la scuola resti il più possibile ancorata ai singoli paese. Per contro il collegamento con realtà troppo piccole assieme al ridotto numero di allievi possono determinare le condizioni perché la scuola di montagna diventi comunque una scuola di seconda categoria. Questo induce i genitori ad emigrare per evitare ai figli l’handicap di aver frequentato la scuola di montagna.&lt;br /&gt;La telematica consente di sperimentare un modello diverso di pluriclasse verticalizzata, alternando moduli di formazione in classe con moduli di formazione a distanza.&lt;br /&gt;Si avrà così una scuola di paese con il vantaggio di più docenti e con l’uso del computer come strumento individuale di didattica. Il fatto che al pomeriggio l’alunno possa ripetersi la lezione a casa, (quando è possibile affiancato da un genitore), diventa un ulteriore vantaggio. Con il sistema delle classi virtuali si possono organizzare attività di recupero a livello di tutto il territorio carnico.&lt;br /&gt;Lo stesso modello può essere portato anche a livello di scuola media ed anche per le superiori.&lt;br /&gt;Allo stesso modo degli adulti impegnati nella riscoperta del loro territorio per realizzare il sito web, i ragazzi potranno essere impegnati sullo stesso obiettivo, al loro livello. La valorizzazione della identità e dello spirito di appartenenza potrebbe diventare così uno dei temi per coinvolgere assieme scuola e paese sullo stesso obiettivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5A – I maestri formati all’utilizzo del computer e di internet potranno svolgere all’interno dei Laboratori telematici la funzione di alfabetizzazione all’uso ICT nei confronti di tutta la popolazione e in particolare degli anziani, recuperando la funzione che storicamente hanno avuto nei processi di alfabetizzazione e di sviluppo culturale dei paesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6A – Come sviluppo del progetto abbozzato dalla Provincia come CSAF Centro scolastico Alto Friuli, si può pensare di informatizzare tutto il sistema scolastico, recuperando esperienze già in atto in altre parti d’Italia. Se sul server della scuola ogni alunno potrà disporre di una personale pagina Web nella quale è registrato il suo percorso scolastico, ma è anche registrata in tempo reale la sua presenza a scuola, sono registrati i suoi voti, sarà possibile per i genitori seguire on line i loro figli a scuola. Sarà anche possibile monitorare in tempo reale l’andamento scolastico intervenendo per evitare i casi di dispersione, o con suggerimenti riguardanti l’orientamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6A – Evidentemente le azioni di cui ai punti precedenti implicano:&lt;br /&gt;lo sviluppo di una organizzazione ed una regia che dovrà far capo alla Comunità Montana, o per delega di questa a Euroleader.&lt;br /&gt;l’appalto ad una società esterna del supporto tecnologico al progetto.&lt;br /&gt;Il risultato sarà lo sviluppo di un Portale della Carnia come risultato della collaborazione dei residenti nell’evidenziare le bellezze del loro territorio, degli operativi nel campo della ricettività nel proporre le loro offerte, dei gestori dei servizi nel sottolineare le opportunità. Essendo tutti abilitati ed impegnati ad aggiornare il proprio spazio non c’è il rischio che il nuovo sito web finisce nel cimitero di internet.&lt;br /&gt;Se il Centro-regia si farà carico della stimolazione ed animazione continua, può diventare il sistema sensibile per sviluppare una nuova sensibilità di comunità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;WP 2 - Carni@ – Destinazione turistica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se al Portale costruito secondo le indicazioni del punto precedente viene collegato un motore di ricerca intelligente ed un sistema di prenotazione in tempo reale, il sito diventa lo strumento innovativo per proporre il prodotto Carnia, o la destinazione Carnia.&lt;br /&gt;Discutendo sulle vocazioni della montagna friulana, si conviene infatti di norma sul fatto che il turismo potrebbe essere una opportunità, ma che difficilmente diventa tale a causa della mentalità e quindi a causa d’un fattore negativo d’ordine culturale. L’idea dell’ecomuseo specchio per specchiarsi e per mostrarsi ha lo scopo anche di modificare sotto il profilo culturale il rapporto dei residenti con il turista. Se il residente sente il suo paese come un “luogo di sofferenza e di dolore”, trasmettendo questo suo sentimento, disincentiva evidentemente il turista. Analogamente disincentiva il senso di sofferenza con cui il residente sopporta l’invasione dei turisti come estranei.&lt;br /&gt;Se al contrario il residente apprezza il proprio paese e vuole condividere questo apprezzamento con altri, si sviluppa nel rapporto tra residente e turista un nuovo atteggiamento di accoglienza: il turista viene visto come opportunità, sul piano delle relazioni personali, prima ancora che sul piano economico.&lt;br /&gt;Per una comunità come per una famiglia, l’arrivo dell’ospite diventa un motivo per mettere in ordine la casa come il paese. Il turismo diventa un parametro di riferimento per valutare lo sviluppo del proprio paese.&lt;br /&gt;Nelle varie teorie sulle modalità per favorire lo sviluppo turistico di un territorio, particolarmente significativa per un territorio come quello della Carnia, può essere considerata quella che viene definita come “destination management”. Cosa si deve fare perché un territorio venga riconosciuto, scelto, apprezzato come destinazione turistica? In questa accezione per destinazione si deve intendere uno spazio geografico nei quali l’ospite sente di avere a disposizione la gamma di prestazioni che ritiene indispensabile per rendere soddisfacente il proprio soggiorno. Queste prestazioni che determinano la “soddisfazione” del cliente, devono esistere come presupposto indispensabile, devono essere note, per attrarre il cliente, devono essere tali da lasciare soddisfatto il cliente, creando quella fidelizzazione che è alla base dello sviluppo turistico di un territorio.&lt;br /&gt;La Carnia per quello che gli ha dato madre natura e per quel poco che sono riusciti ad aggiungere gli uomini, può diventare una destinazione interessante, sia per il turismo invernale che per quello estivo che per il turismo verde nelle stagioni di mezzo, ma perché lo diventi veramente è necessario fare in modo che venga percepita come possibile interessante destinazione, e che poi si proponga come una offerta realmente capace di soddisfare il cliente.&lt;br /&gt;Un passaggio importante in questa direzione è quello della rete. Il territorio deve fare rete, nel senso che devono essere messe in rete e quindi rese visibili dall’esterno tutte le opportunità che offre il territorio, devono essere rese meglio fruibili attraverso la rete le opportunità dall’interno, cioè da chi già è entrato e vive ormai come ospite sul territorio.&lt;br /&gt;Il portale della Comunità diventa automaticamente la rete di ciò che offre la comunità e di come la offre. Il portale diventa un forte elemento di marketing perché consentirà di progettare e prenotare la propria vacanza non solo a livello alberghiero, ma entrando nel dettaglio di tutto ciò che si intenderà fare, di ciò che si vorrà visitare.&lt;br /&gt;La visibilità di queste informazioni dall’esterno, nel mondo globale di internet farà della rete turistica locale il supporto all’azione di marketing perché “destinazione Carnia”, diventi una scelta, per un turismo nuovo di persone che non amano intrupparsi, ma che allo stesso tempo desiderano poter avere tutte le informazioni necessarie per organizzarsi, per vivere al meglio l’esperienza di un territorio fatto di prodotti tipici, di eventi, di bellezze naturali, di storia, e di tradizioni.&lt;br /&gt;Il portale diventa l’interfaccia per la gestione del Sistema Locale di Offerta turistica inteso come “un insieme di attività e fattori di attrattività che situati in uno spazio definito siano in grado di proporre una offerta turistica articolata ed integrata, una forma complessa caratterizzata dalla stretta interazione tra più attori del contesto competitivo che, pur mantenendo la propria individualità giuridica ed economica avviano con la partecipazione al progetto, dei percorsi di sviluppo strategico, organizzativo e di marketing comuni”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’enfasi che nel progetto si è dato ad internet ed alla telematica, deve portare nell’ambito turistico a puntare sulla telematica come sistema intelligente per gestire la destinazione.&lt;br /&gt;Il portale deve essere visto quindi come vetrina costantemente aggiornata perché ogni attore locale è interessato a mantenere aggiornato il suo spazio, ma soprattutto dovrà essere uno strumento intelligente che consente al turista di scegliere, costruire e prenotare la propria vacanza.&lt;br /&gt;Il sistema di prenotazione in tempo reale utilizzato per prenotare la camera, deve essere ampliato ed adattato per consentire di prenotare la gita organizzata, la visita organizzata ad un luogo o ad una attività di interesse, prevedendo sistemi di prenotazione e successiva conferma al raggiungimento del numero minimo previsto.&lt;br /&gt;Recuperando l’esperienza in atto nel progetto Ecomuseo AGHE, si potrà introdurre in maniera diffusa l’uso del cellulare come guida turistica, implementato con l’uso del palmare collegato GPS.&lt;br /&gt;La sezione riservata ai ragazzi nell’ambito del programma di teledidattica può diventare allo stesso modo uno strumento per l’attivazione del turismo scolastico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;WP 3 - Carni@ - Net comunity.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All’azione della Comunità su Mercurio per sollecitare la diffusione della banda larga sul territorio ed quella, attraverso il progetto di Ecomuseo, per favorire l’utilizzo della banda larga da parte del territorio, si dovrà unire una azione per promuovere lo sviluppo della banda larga come nuova infrastruttura per un modo nuovo di vivere la montagna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A livello indicativo si possono suggerire le seguenti azioni:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Azione 1 - E-government.&lt;br /&gt;Uno dei possibili campi d’applicazione più interessanti della telematica è quello dei rapporti fra cittadini ed istituzioni (nel nostro caso: Comuni, Comunità Montane, Provincia). Infatti, non solo alcune informazioni ma anche alcuni servizi possono essere messi in rete così da poter avvicinare le istituzioni ai cittadini. Un’altra linea di sviluppo molto interessante è quella relativa ai collegamenti fra tutti i soggetti pubblici e privati (protezione civile, vigili del fuoco, forze dell’ordine, i consorzi per l’acquedotto) per migliorare il monitoraggio del territorio in tutti i suoi aspetti.&lt;br /&gt;La gestione dei servizi in rete facendo diventare i Comuni dei front office, di back office che possono essere collocati in qualsiasi parte del territorio, preferibilmente arretrati nel territorio come forme di telelavoro, può diventare un elemento per ripensare ad una diversa organizzazione della Comunità montana anche sotto il profilo istituzionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Azione 2 - Telemedicina.&lt;br /&gt;Mettendo in rete i medici di base e collegando la rete alle farmacie ed al sistema ospedaliero, si potranno mettere in rete sistemi di telediagnosi, di fornitura di referti, di fornitura di medicinali ecc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Azione 3 - Teleasssitenza disabili ed anziani.&lt;br /&gt;La telecamera sul monitor consente al disabile o all’anziano di farsi vedere da un centro di soccorso o semplicemente da un centro di ascolto, di formulare le sue richieste, di avere le risposte più adeguate.&lt;br /&gt;Il sistema di teleconferenza consente agli anziani-disabili di colloquiare tra loro tra paesi diversi, al limite di fare la partita a carte…&lt;br /&gt;Unendo al pronto intervento pubblico un sistema di pronto intervento volontario si riuscirà a garantire un servizio efficiente con un notevole risparmi di costi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Azione 4 - Teleformazione.&lt;br /&gt;La formazione via Internet è ormai una realtà ed ha il decisivo vantaggio di consentire l’aggiornamento continuo in tutte le località raggiungibili con la rete. Qualsiasi soggetto può così continuare nella sua formazione e l’approfondimento dei propri interessi aggirando i problemi logistici o relativi all’età.&lt;br /&gt;Attraverso l’Università della terza età si possono pensare moduli di formazione permanente alternando la formazione in aula alla formazione decentrata a livello di paese e quando possibile a livello di singolo utente.&lt;br /&gt;Euroleader, d’ntesa con IAL ENAIP ecc curerà invece la diffusione di una formazione più professionalizzante e quindi più diretta all’inserimento ed al reinserimento lavorativo, coinvolgendo la Provincia con il Centro per l’Impiego.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Azione 5 - Teleservizi di prossimità.&lt;br /&gt;Sotto questo termine si possono ricomprendere tutti i servizi che la telematica consente di portare “in prossimità” dell’utente e quindi anche la teleformazione la telemedicina o la teleassistenza, l’azione però si riferisce specificatamente ad una serie di servizi aggiuntivi che si può immaginare di poter fornire all’utente come: la spesa in casa, la biblioteca in casa, la banca in casa ecc.&lt;br /&gt;In questa azione deve rientrare la fornitura ad ogni utente della SMART CARD individuale da utilizzarsi come firma elettronica, come carta di accesso a tutti i servizi del sistema.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Azione 6 - Telecontrollo del territorio.&lt;br /&gt;La rete che serve a portare i servizi sul territorio serve allo stesso tempo per monitorare il territorio ai fini della prevenzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Azione 7 – Telelavoro.&lt;br /&gt;Sperimentazione di forme di lavoro a distanza a cura del nuovo Centro per l’impiego della Provincia che così andrà a sperimentare forme di collocamento attivo e non solo la gestione di rapporti burocratici come oggi avviene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Azione 8 – Teletrasporto.&lt;br /&gt;La piattaforma centrale di collegamento a supporto del portale dovrà essere integrata con un sistema centralizzato di gestione dei trasporti a chiamata. La telematica dovrà essere di supporto ad una gestione integrata di tutti i mezzi disponibili autocorriere, furgoni.. e ad un programma che preveda l’integrazione del parco macchine con mezzi pluriuso in modo da poter razionalizzare i costi e garantire il servizio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Azione 9 – e-commerce.&lt;br /&gt;La commercializzazione dei prodotti locali in internet utilizzando anche il potenziale mercato dei friulani nel mondo, potrà essere un mezzo per incrementare e sviluppare le produzioni locali.&lt;br /&gt;L’azione dovrà collegarsi ad altre tese a favorire lo sviluppo di prodotti locali e la loro trasformazione, in modo da mantenere in valore aggiunto sul territorio, e la loro commercializzazione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Azione 10 – Sportello unico di servizio alle imprese.&lt;br /&gt;Sviluppando iniziative già in essere si dovrà consentire alle aziende della montagna l’accesso a distanza agli sportelli della CIAA, Inps. Inail ecc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Carni@ - Net Economy&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partendo dalle due ultime azioni ricordate, la net-comunity dovrebbe diventare elemento portante per lo sviluppo della net-economy promovendo la costituzione di:&lt;br /&gt;una rete innovativa di servizi alle imprese;&lt;br /&gt;un sistema avanzato di commercio elettronico;&lt;br /&gt;un sistema diffuso di PMI in rete, attorno ad un sistema di laboratori e di aziende leader ad Amaro.&lt;br /&gt;Indirettamente la net-economy potrebbe diventare il punto di partenza per sviluppare un nuovo sistema di produzione basato sulla qualità e centrato su nicchie di mercato ad alto valore aggiunto.&lt;br /&gt;Il progetto potrebbe avere un’appendice complementare in:&lt;br /&gt;Carni@ offerta del proprio patrimonio edilizio inutilizzato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal virtuale a reale.&lt;br /&gt;Se lo sviluppo del portale diventerà per la Comunità una occasione per “specchiarsi”. Lo specchio metterà in luce le carenze sotto il profilo culturale, ma evidenzierà anche le carenze sotto il profilo strutturale, le necessità di intervento per migliorare l’ambiente che si vuole orgogliosamente proporre come ideale per il turista.&lt;br /&gt;Dal portale uscirà, automaticamente un piano di interventi per migliorare l’ambiente che costituisce la nostra “terra di elezione.&lt;br /&gt;Ma da questo approccio emergeranno anche le carenze del Sistema Locale di Offerta Turistica o le inutili sovrapposizioni.&lt;br /&gt;Potrebbe emergere ad esempio la necessità di attivare una cooperativa per la gestione dei servizi turistici che abbia dei riferimenti in ogni realtà periferica, che organizzi gli studenti universitari od anche gli studenti delle superiori come guide turistiche preparate e competenti, sull’esempio di ciò che avviene al Centro Esposizioni di Illegio.&lt;br /&gt;Partendo dall’e-commerce come elemento innovativo di marketing potrebbe venir ripensato tutto il sistema delle produzioni tipiche dell’artigianato e dell’agricoltura, finalizzato a fare da supporto al Sistema Locale di Offerta Turistica.&lt;br /&gt;Ripensare il sistema Carnia come prodotto turistico significa ripensarlo anche come organizzazione per il residente. Se ci si propone un sistema che porti il turista a fidelizzarsi per l’alta qualità dell’accoglienza del territorio, avremo ottenuto allo stesso tempo un ambiente particolarmente accogliente per chi vi è nato e per chi pensa di sceglierlo come residenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Euroleader gestore dell’Ecomuseo e di Destinazione Carnia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il progetto in tutta la sua impostazione propone la Comunità Montana alla regia dello SLOT Sistema Locale di Offerta Turistica. Si può pensare ad un gestione diretta, ma è evidentemente preferibile l’affidamento ad una struttura più snella più flessibile ed affidabile.&lt;br /&gt;La società Euroleader partecipata in maggioranza dalla Comunità Montana, ma allo stesso tempo aperta alla partecipazione delle associazioni dei soggetti privati che dovrebbero risultare coinvolti nel progetto, potrebbe risultare il soggetto ideale, per gestire un progetto che presuppone il coinvolgimento diretto dei Comuni, ma anche l’adesione convinta dei privati.&lt;br /&gt;&lt;a name="_msocom_1"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a class="msocomoff" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=3624279502319252838#_msoanchor_1"&gt;[PI1]&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-4944911977022085942?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/4944911977022085942/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=4944911977022085942' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/4944911977022085942'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/4944911977022085942'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2008/05/cani.html' title='Carni@'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-7185562606186016213</id><published>2008-05-08T07:01:00.000-07:00</published><updated>2008-05-08T07:04:03.057-07:00</updated><title type='text'>Destinazione Carnia.</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Arial;"&gt;Destination management dello sviluppo turistico della Carnia.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Arial;"&gt;&lt;span style=""&gt;            &lt;/span&gt;Nelle varie teorie sulle modalità per favorire lo sviluppo turistico di un territorio, particolarmente significativa per un territorio come quello della Carnia, mi pare quella che viene definita come destination management. Cosa si deve fare perché un territorio venga riconosciuto, scelto, apprezzato come destinazione turistica? In questa accezione per destinazione si deve intender uno spazio geografico nei quali l’ospite sente di avere a disposizione una gamma di prestazioni adeguata alle sue necessità e comunque la gamma che ritiene indispensabile per rendere soddisfacente il proprio soggiorno. Queste prestazioni che determinano la customer satisfaction del cliente, devono esistere come presupposto indispensabile, devono essere note, per attrarre il cliente, devono essere tali da lasciare soddisfatto il cliente, creando la fidelizzazione che è alla base dello sviluppo turistico di un territorio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Arial;"&gt;&lt;span style=""&gt;            &lt;/span&gt;La Carnia per quello che gli ha dato madre natura e per quel poco che sono riusciti ad aggiungere gli uomini, può diventare una destinazione interessante, ma perché lo diventi veramente è necessario fare in modo che venga percepita come possibile interessante destinazione, e che poi si proponga come una offerta realmente capace di soddisfare il cliente.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Arial;"&gt;&lt;span style=""&gt;            &lt;/span&gt;Un passaggio importante in questa direzione è quello della rete. &lt;i style=""&gt;Il territorio deve fare rete, nel senso che devono essere messe in rete e quindi rese visibili dall’esterno tutte le opportunità che offre il territorio, devono essere rese meglio fruibili attraverso la rete le opportunità dall’interno, cioè da chi vive ormai come ospite sul territorio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Arial;"&gt;&lt;span style=""&gt;            &lt;/span&gt;La società regionale Mercurio ha portato la banda larga in tutti i Comuni della Carnia. Con un ulteriore intervento che dovrebbe essere sollecitato dai Comuni, la banda larga dovrà essere disponibile a condizioni di mercato per tutti i residenti, e potrà essere fruibile a titolo gratuito, come optional, per i turisti. Ma se anche Mercurio facesse queste azioni per la disseminazione della possibilità di collegamento a internet, e poi nessuno avvertisse l’esigenza di collegarsi, l’investimento regionale risulterebbe sprecato! &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Se invece riteniamo che la rete sia uno dei vantaggi competitivi per fare della Carnia una destinazione turistica, allora è necessario si mettano in atto tutti quegli interventi che consentono di utilizzare la competitività consentita dalla rete.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Arial;"&gt;&lt;span style=""&gt;            &lt;/span&gt;Una delle occasioni da utilizzare in questa direzione è quella offerta dal PSL Piano di sviluppo locale, che sta per essere predisposto da Euroleader. Il tema unificante che è già stato indicato e prescelto opportunamente a livello regionale è quello del “turismo rurale sostenibile”. Utilizzando le misure previste per il PSL è possibile estendere a tutto il territorio l’iniziativa di ecomuseo telematico che la Provincia, con il finanziamento dello stesso &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Euroleader, sta sperimentando in alcuni Comuni dell’Alto Friuli.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.4pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Arial;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Sarà quindi possibile individuare in ogni Comune una associazione, (di norma la Pro Loco) che metta in rete ciò che in ogni Comune il turista può vedere e ciò che può fare. La messa in rete a livello territoriale di queste informazioni consentirà di avere il quadro di ciò che la Carnia &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;può offrire nel suo complesso. La possibilità di mettere in rete la prenotazione in tempo reale di qualsiasi struttura sul territorio, farà sì che tutto il territorio venga considerato come un vero “albergo diffuso”. La messa in rete dell’applicazione che consente al turista di avere in ogni luogo ed in ogni momento l’informazione sui mezzi di trasporto pubblico di cui può disporre, agevolerà la mobilità interna. Lo sviluppo per tutti Comuni dell’applicazione delle visite al territorio guidate al cellulare consentirà all’ospite di avere informazioni puntuali ma al tempo stesso individualizzate per chi preferisce l’approccio alla montagna come scoperta personale. Il tutto sintetizzato in una smart card che consenta al turista di accedere in forma agevolata alle opportunità offerte dal territorio…&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.4pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Arial;"&gt;La visibilità di queste informazioni dall’esterno, nel mondo globale di internet farà della rete turistica locale da supporto all’azione di marketing perché &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;“destinazione Carnia”, diventi una scelta, per un turismo nuovo di persone che non amano intrupparsi, ma che allo stesso tempo desiderano poter avere tutte le informazioni necessarie per organizzarsi, per vivere al meglio l’esperienza di un territorio fatto di bellezze naturali, di storia, e di tradizioni.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.4pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Arial;"&gt;Chissà che questa del Piano di Sviluppo Locale puntato tutto “sul turismo rurale sostenibile non possa essere una opportunità per un salto di qualità!... &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-7185562606186016213?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/7185562606186016213/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=7185562606186016213' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/7185562606186016213'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/7185562606186016213'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2008/05/destinazione-carnia.html' title='Destinazione Carnia.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-6431689347218622277</id><published>2008-03-22T02:55:00.000-07:00</published><updated>2008-03-22T02:59:01.506-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='elezioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='regionali'/><title type='text'>Elezioni regionali!</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;        &lt;/span&gt;Da pensionato non ho potuto non apprezzare l’affermazione del programma elettorale di Tondo: “i pensionati costituiscono una risorsa irrinunciabile per il mantenimento della coesione sociale”. Ho quindi subito deciso di dare il mio contributo impegnandomi nella lettura e commento dei programmi elettorali. Penso infatti che solo chi ha tempo da perdere, come un pensionato, può dedicarsi alla lettura delle 31 pagine di Tondo e delle 43 di Illy. Immaginando che quelle di Tondo siano il risultato dei mesi di lavoro di Liberidea, sono partito da quelle, ed ho trovato subito una piacevole sorpresa. Noi pensionati siamo portati ad attardarci sui temi che ci vedevano impegnati quando eravamo in attività. A volte non ci rendiamo conto che le cose sono cambiate. Così anche a me è capitato che, dopo aver parlato per anni del problema montagna, non mi sono accorto che nel frattempo il problema è stato risolto. Così risulta chiaramente dal programm di Tondo. Il problema montagna è diventato un unico paragrafo a sé, intitolato “Azioni turistiche per la montagna”. Vi si legge che “la montagna friulana è un patrimonio della nostra comunità complesso e delicato. Richiede attenzioni particolari per garantire vivibilità e lavoro ai residenti e capacità di attrazione per i turisti. Occorre perciò intervenire con azioni mirate ed efficaci sulle capacità ricettive, sulle infrastrutture, sulla organizzazione degli eventi”. Alla fine di questa giaculatoria si legge anche che la priorità è “aumentare in quantità e qualità la ricettività delle località montane, ora carente”, che si dovranno trovare le “migliori strategie di promozione turistica della montagna” in Europa, mentre Agemont e Promotur “devono razionalizzare attività e costi ricercando tutte le possibili sinergie”. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;           &lt;/span&gt;Tutto qui? Ah no! Dimenticavo. In altra parte si legge che “l’allevamento bovino da latte è la condizione necessaria per la permanenza dell’agricoltura in montagna.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;            &lt;/span&gt;Nelle 43 pagine fitte fitte di Illy tra le politiche di sviluppo territoriale, si ritrova una pagina intera dedicata ad un ragionamento un po’ più organico sulla montagna, si parla di progetto montagna, di servizi di prossimità… Ma se il progetto sono le scatole vuote sulle quali si stanno masturbando in questo momento &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;le Comunità Montane, non è che si possano nutrire grandi speranze… Ma ciò che è più grave, è sparita l’Agemont, è sparito il Centro di Innovazione Tecnologica di Amaro. Da uno che ci voleva dare la Provincia, ci si poteva aspettare qualcosa di meglio!...&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-indent: 35.4pt;"&gt;L’Agemont per Tondo è una grana da razionalizzare, per Illy è già finita.…&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Che deve fare a questo punto uno che aveva pensato che attorno all’Agenzia di sviluppo si potesse costruire un progetto innovativo di sviluppo per la montagna?... Se venisse eletto in Regione il sindaco di Amaro Tomacello, in lista con Intesa per il Presidente, forse potrebbe essere &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;in grado di far cambiare idea ad Illy, di indurlo ad impostare un nuovo programma di sviluppo per il polo tecnologico dell’Alto Friuli. Val la pena di pensarci!!!..&lt;br /&gt;&lt;span style=""&gt;           &lt;/span&gt;Attorno a questo polo si potrebbe impostare un nuovo progetto di sviluppo, utilizzando la montagna come il luogo più sensibile ove sperimentare l’innovazione sul piano della tecnologia &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;ma anche su quello sociale e politico, con nuove “buone prassi” di comunità virtuale, di web tv locale, di internet point di aggregazione giovanile, &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;di carta dei servizi, di ecomuseo telematico, di turismo in rete, di teledidattica e teleformazione, di telemedicina e teleassistenza, di gestione ecosostenibile dell’ambiente, di risparmio energetico ed energia alternativa ecc. ecc. Agemont diventerebbe così riferimento per progetti pilota da estendere poi a tutta la Regione, da far diventare anche linee per nuovi prodotti.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;            &lt;/span&gt;Montagna: un modello di ambiente innovativo per prodotti innovativi e per un sistema innovativo di relazioni sociali e politiche… da trasferire poi a tutta la Regione....&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;            &lt;/span&gt;Se i giovani non sono più capaci di sogni, lasciamo almeno sognare i pensionati!!!...&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-6431689347218622277?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/6431689347218622277/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=6431689347218622277' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/6431689347218622277'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/6431689347218622277'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2008/03/elezioni-regionali.html' title='Elezioni regionali!'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-496748853390426380</id><published>2008-03-16T01:22:00.000-07:00</published><updated>2008-03-16T01:29:21.213-07:00</updated><title type='text'>Lettera aperta al Candidato Presidente Renzo Tondo</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Arial;"&gt;Carissimo Renzo,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Arial;"&gt;avrei voluto esser tra i tuoi sostenitori in questa campagna elettorale che ti vede candidato a Governatore della Regione, anche per ringraziarti della correttezza con la quale per dieci anni mi hai fatto da vice in Comune a Tolmezzo. Avrei voluto, ma non posso! In questi oramai quaranta anni di impegno politico a vari livelli ho sempre privilegiato gli interessi della comunità ai miei interessi personali e quindi anche ai miei rapporti personali. Sono ora convinto che gli interessi dalla nostra comunità regionale, nei prossimi cinque anni, saranno interpretati da Illy meglio di quanto tu li possa interpretare.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Arial;"&gt;&lt;span style=""&gt;            &lt;/span&gt;Il 16 marzo del 2003 quando volevi ritirarti offeso perché ti era stata preferita Alassandra Guerra, ho fatto pubblicare su un quotidiano locale l’appello “Presidente Tondo, sei una risorsa e non puoi sprecarti” il 16 marzo del 2008 devo purtroppo scrivere “eri una risorsa ma ti sei sprecato”. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Ti dicevo che comunque ti veniva data l’opportunità di proporti come leader del opposizione, “leader regionale della Casa della Liberta e non solo di Forza Italia, un punto di riferimento importante per la montagna”. Avevi cinque anni davanti per studiare da Presidente, per proporti da Presidente. Hai perso questi cinque anni nel fare tutto eccetto che studiare da Presidente, nel cercare di costruire la cultura e il sistema di relazioni che deve avere chi si assume il compito di amministrare una Regione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Arial;"&gt;&lt;span style=""&gt;            &lt;/span&gt;Ricordo, con rammarico, un’assemblea per la rifondazione della Casa delle Libertà, nella quale sembrava tu volessi proporti come leader per la rifondazione del movimento, ma tutto si è fermato a quella cena, tutto è finito in una cena!... Ricordo, con dispiacere, quando ti ho chiesto di lavorare assieme per costruire una nuova prospettiva per il Comune di Paularo. Mi hai risposto che non potevi perdere voti. Francamente per uno che stava studiando da Presidente della Regione mi sarei attesi comportamenti diversi! Anche da parte di tanti sindaci e di &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;tanta gente in Carnia ci si attendeva &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;comportamenti diversi! In questi anni il centro destra ha perso la gran parte dei Comuni in Carnia. Non è da escludere quindi si verifichi il paradosso per il quale la Carnia stessa, (che per la prima volta può esprimere il Presidente della Regione), finisca per privilegiare il triestino Illy!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Arial;"&gt;&lt;span style=""&gt;            &lt;/span&gt;Alla fine, per l’abilità che tutti ti riconoscono (che ti ha consentito di diventare il referente di Forza Italia per l’Alto Friuli appena conclusa l’esperienza di Sindaco con il supporto dei verdi e dall’estrema sinistra), &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;per non so quale altro miracolo di trasformismo sei riuscito a rientrare nelle grazie di Berlusconi. Mi fa piacere per te! Ma, a mio parere, &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;per &lt;/span&gt;&lt;st1:personname productid="la Regione"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Arial;"&gt;la  Regione&lt;/span&gt;&lt;/st1:PersonName&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Arial;"&gt; c’è bisogno di altro che la falsa benedizione di Berlusconi!!!...&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Arial;"&gt;&lt;span style=""&gt;            &lt;/span&gt;Lo so che sei bravo a stare “con la gente”, ma non basta! Io credo che il politico debba operare “per la gente”. Ed è tutta un’altra cosa! Si possono aiutare i poveri dando loro l’elemosina o mettendoli nelle condizioni di superare la povertà. Su questa seconda strada ci vuole più tempo e si hanno meno consensi. Ma è questa la strada da seguire! La strada che costruisce una prospettiva per il futuro della nostra Regione, che dà una prospettiva alle nuove generazioni.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Arial;"&gt;&lt;span style=""&gt;            &lt;/span&gt;In un sistema economico e sociale in rapida trasformazione c’è bisogno di qualcuno che abbia una visione, una strategia, che abbia degli obiettivi, che vadano oltre il suo, pur legittimo, desiderio di rivincita. Mi pare che su questo piano, (per il tempo che hai perso a fare altro!), non ci sia confronto tra te e Illy, pur con i limiti che gli sono imposti da una alleanza innaturale con la sinistra estrema.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Arial;"&gt;&lt;span style=""&gt;            &lt;/span&gt;Per questo,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;collocandomi in questo momento per cultura e sensibilità politica&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;al centro destra, &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;mi impegnerò per la vittoria&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;di Fontanini e della sua squadra in Provincia, allo stesso tempo però, (penso sia corretto te lo anticipi) &lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;credo&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;doveroso esprimermi a favore d’una riconferma di Illy e della sua squadra, per garantire la migliore&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;prospettiva possibile di sviluppo della nostra Regione e della nostra montagna. Sono spesso stato critico su tante cose della gestione Illy e mi auguro che abbia preso atto degli errori commessi, per non ripeterli, anche per quanto riguarda i programmi per la gente della montagna. Ma, come diceva Voltaire, si è costretti a scegliere non il “migliore dei mondi” ma il “migliore dei mondi possibili”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Arial;"&gt;&lt;span style=""&gt;                                                                       &lt;/span&gt;Igino Piutti&lt;span style=""&gt; -  &lt;/span&gt;sindaco di Tolmezzo dal 1975 al 1990&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-496748853390426380?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/496748853390426380/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=496748853390426380' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/496748853390426380'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/496748853390426380'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2008/03/lettera-aperta-al-candidato-presidente.html' title='Lettera aperta al Candidato Presidente Renzo Tondo'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-113160721375289575</id><published>2008-01-14T06:19:00.000-08:00</published><updated>2008-01-14T06:37:15.336-08:00</updated><title type='text'>Autonomia e identità.</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp0.blogger.com/_F9cXfj7leRk/R4twMeoqBoI/AAAAAAAAAB4/GItJlXohzQM/s1600-h/paesaggi+009.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5155337558139995778" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_F9cXfj7leRk/R4twMeoqBoI/AAAAAAAAAB4/GItJlXohzQM/s200/paesaggi+009.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;(appunto da sviluppare! vedi anche il post autonomismo e identita  del 13.06.07)&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;L’autonomismo sarà uno dei temi di fondo della prossima campagna elettorale in Regione. Forse sarà proprio il tema dell’autonomismo a costituire la discriminante, e a determinare la vittoria di uno dei due poli, in una Regione come la nostra caratterizzata da forti spinte autonomistiche. L’autonomismo occupa infatti una vasta area di centro, che può essere indifferentemente attratta a destra ed a sinistra e seconda di come destra e sinistra sapranno definire un programma, che faccia più o meno larghe concessioni sul piano dell’autonomismo.&lt;br /&gt;Io (&lt;em&gt;e si vede che non mi intendo di politica!&lt;/em&gt;) vorrei consigliare agli uni ed agli altri addirittura di abolire il termine, e di sostituirlo con quello di identità. Quando un popolo chiede che per legge venga riconosciuta la sua cultura e la sua lingua, significa che è alla fine, è finito perché non trova più in sé, la capacità di affermare e difendere i valori in cui crede e che lo identificano. Chiede una difesa formale esterna, per l’incapacità di sostenere una difesa dall’interno. Io, al nuovo consiglio regionale non chiederei leggi a difesa dell’autonomia o a favore della lingua, ma leggi che promuovono e favoriscano il percorso di recupero dell’identità da parte ogni paese, di ogni quartiere  e quindi d’ogni comunità montana, d’ogni Provincia perchè ci sia alla fine una identificazione a livello regionale (cfr. quanto si sta facendo in Piemonte sull'idea degli Ecomusei!)&lt;br /&gt;             Parafrasando il poeta Leonardo Zanier identità è sentirsi europei in America o in Cina, italiani in Europa, friulani in Italia, carnici in Friuli, di Givigliana o di Ligosullo in Carnia. Ma la radice vera dell’identità è quella innestata nel proprio paese, in un rapporto originale dell’individuo con gli elementi che fanno del suo paese un unico irripetibile. Su questa identità si possono e si devono costruire le identità di livello superiore. Ma se, per restare nell’esempio più comprensibile della lingua, mi si costruisce una identità che fa morire l’identità primigenia, della mia lingua di Cazzaso, che è diversa da quella di Fusea, anche se i due nuclei abitati sono distanti tra loro meno di un chilometro, isolati sulla stessa montagna, questa nuova identità che ho conquistato, non è un valore ma finisce per diventare un danno.&lt;br /&gt;Dal piano della lingua a quello della cultura, a quello più in generale dell’identità, lo sviluppo è lo stesso. Non voglio riconoscimenti formali di ciò che sono, voglio invece aiuti a ritrovarmi per quello che sono, a riscoprire come valore quello che sono nella mia particolarità, facendo della diversità un valore che mi porta ad apprezzare la diversità degli altri. Aiuti che mi sono dovuti perché vengo da anni nei quali si è cercato di inculcarmi l’idea che la mia identità, la mia cultura, la mia lingua, fossero un handicap. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;          Se i prossimi cinque anni devono essere quelli che promuovono la Regione come Regione leader nella società della conoscenza, chiedo si definisca in premessa che la conoscenza da cui si vuole partire, è quella delle mie radici. Vorrei un programma che fa d’un albero il suo paradigma. Un albero che riesce a sviluppare le fronde sempre più rigogliose, quanto più riesce ad affondare le radici nella terra da cui è nato. Un albero che traduca in immagine il bellissimo concetto racchiuso nel bruttissimo neologismo di “glocale”.&lt;br /&gt;            Avrei così una Regione che può rivendicare la specialità di essere una rete di tante identità che proprio nel riconoscersi in rete, valorizzano la loro diversità. Una Regione che è già piccola ed autonoma è che proprio per questo non ha necessità di riconoscere autonomie interne, ma che valorizza e specifica la sua autonomia nel valorizzare la rete delle identità da cui è costituita.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-113160721375289575?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/113160721375289575/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=113160721375289575' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/113160721375289575'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/113160721375289575'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2008/01/autonomia-e-identit.html' title='Autonomia e identità.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_F9cXfj7leRk/R4twMeoqBoI/AAAAAAAAAB4/GItJlXohzQM/s72-c/paesaggi+009.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-7544585927579202596</id><published>2007-12-13T21:49:00.000-08:00</published><updated>2007-12-13T22:01:39.147-08:00</updated><title type='text'>Ecomuseo della Carnia</title><content type='html'>&lt;em&gt;Ipotesi di lavoro per interpretare l'Asse 4 - Leader del PSR come Ecomuseo, dando coerenza alla misura che diventa così una strategia di intervento nello sviluppo della montagna.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;strong&gt;Ecomuseo della Carnia – PIT per lo sviluppo turistico della Carnia.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Come previsto dal PSR l’approccio leader deve assumere come obiettivi prioritari il rafforzamento del “capitale sociale” e della valorizzazione delle risorse endogene dei territori rurali, individuando come tema unificante ed asset principale il turismo rurale sostenibile..&lt;br /&gt; Il PSL di Euroleader coerentemente intende sviluppare l’idea di Ecomuseo come brand del turismo verde in Carnia, declinandola sulle Misure previste per l’Asse 4 del PSR.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per attrarre il turista non basta il territorio è necessario avere un prodotto turistico che contenga e valorizzi il territorio. L’ecomuseo diventa il prodotto, il brand che comprende un territorio, una storia, delle tradizioni, una cultura, della gente ospitale, dei prodotti tipici  dell’agricoltura e dell’artigianato locale su cui fare marketing.&lt;br /&gt;Al mare si va per prendere il sole, in montagna per riposare (E), camminare ed apprezzare le bellezze della montagna (B), gustare i prodotti locali, e divertirsi con il folklore locale (C) si va per “vivere il territorio”. Il prodotto turistico deve essere una proposta in questa direzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;A – Ecomuseo è conoscere il proprio territorio per apprezzarlo e  farlo apprezzare.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Con la misura 413 si mette a Bando un progetto di Ecomuseo che riprende quello della Provincia e può essere vinto soltanto dalla Comunità Montana con la Provincia e l’Associazione regionale delle Pro Loco.&lt;br /&gt;Ecomuseo a dispetto del nome non è un museo, ma un territorio ricostruito nei segni del suo ambiente della sua storia, delle sue tradizioni, dei suoi prodotti tipici, come base per impostare  una prospettiva di sviluppo.&lt;br /&gt;Ecomuseo è stato definito lo specchio nel quale una comunità si guarda per vedersi nel presente e nel passato ed immaginare il futuro. Nel progetto della Provincia con l’Associazione regionale delle Pro Loco,  che si vuole riprendere, la costruzione partecipata e condivisa del sito web fa le funzioni di specchio. Si prevede così di costruire un sistemi di siti web comunali che fanno capo al Portale dell’Ecomuseo della Comunità della Carnia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni Comune-Pro Loco sarà messo nella condizioni di poter realizzare e gestire un proprio sito web costituito da&lt;br /&gt; -     la vetrina del proprio territorio,&lt;br /&gt;-          la bacheca delle proposte di itinerari e percorsi turistici;&lt;br /&gt;-          il calendario  degli eventi culturali, enogastronomici e per la valorizzazione dei prodotti locali;&lt;br /&gt;-          il CUP Centro unico di prenotazione di tutta la ricettività turistica;&lt;br /&gt;-          lo spazio per le scuole.&lt;br /&gt;Il Portale della Comunità diventerà:&lt;br /&gt;-          la banca dati dei percorsi divisi per categoria Musei, Chiese, Montagne, Luoghi storici ecc, e divisi per mezzo di percorrenza, piedi, bici, macchina.&lt;br /&gt;-          con la tecnologia Mobinfo il residente accompagnerà virtualmente il turista nelle visite.&lt;br /&gt;-          Con il CUP di Xnotta dal sito di ogni Comune o dal Portale si potrà prenotare posti letto di qualsiasi tipo su tutto il territorio. Il GAL gestendo il sistema di prenotazione gestirà progressivamente l’offerta ecomuseale che come si diceva in premessa è l’offerta di un prodotto fatto di ricettività, di proposte per vivere la montagna nelle sue bellezze, nella sua cultura e nei suoi prodotti.&lt;br /&gt;-          Nello spazio per le scuole, recuperando la piattaforma della Provincia &lt;a href="http://www.sbilf.org/"&gt;www.sbilf.org&lt;/a&gt; le scuole in rete di teledidattica saranno chiamate a ripetere  il modello degli adulti imparando a conoscere meglio il proprio territorio e rivolgendosi al target del turismo scolastico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal censimento così implicitamente realizzato dei percorsi si otterrà una rete di proposte di itinerari che riguarda tutto il territorio. Emergeranno anche le esigenze di completamento con interventi puntuali e sulla  cartellonistica che il Gal gestirà con la misura 412.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dall’incrocio del calendario degli eventi si otterrà uno scenario dell’offerta che dovrà essere integrato con il bando della misura 411.&lt;br /&gt;Il bando dovrà prevedere anche l’attivazione di un evento top di rilievo per tutta la Comunità e quindi per l’ecomuseo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;B – L’ambiente dell’Ecomuseo deve essere  presentabile e fruibile dal turista.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;La Misura 412 prevede la possibilità di gestione a regia da parte del Gal di un  progetti pilota a valenza dimostrativa per programmi di valorizzazione turistica del paesaggio rurale. Sulla base delle risultante del censimento di cui al punto precedente il Gal potrà intervenire per realizzare una cartellonistica unitaria e con interventi mirati a superare le carenze più evidenti. Il progetto del GAL,  integrandosi con il precedente consentire ad.Euroleader di sviluppare una regia complessiva sull’intero progetto ei Ecomuseo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;C – Nell’Ecomuseo il turista si trova bene apprezzando i prodotti locali e vivendo la cultura e il folklore locale&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;         Con la misura 411 si mette a bando la organizzazione di una rete di eventi enogastronomici o di fiere/manifestazioni locali specializzate nelle produzioni locali aventi valenza turistica, e la partecipazione ai medesimi, pilotato sul Consorzio carnico delle Pro Loco.&lt;br /&gt;Si può aggiungere il bando per la promozione dello sviluppo di  nuovi prodotti sia agricoli che artigianali, gestito dalle associazioni socie di Euroleader, che ricevono così gli importi per cofinanziare l'attività di Euroleader.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;D – Il residente, come il turista dell’Ecomuseo, deve disporre d’una alta qualità dei servizi.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;            Bando per la costituzione di cooperative di multiservizi.a livello di Comune  o intercomunale&lt;br /&gt;Cooperative progettate, promosse ed assistite dalle associazioni di categoria e realizzate dai loro associati (bando doppio e diversificato)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;E – Il turista dell’Ecomuseo va ospitato con una ricettività adeguata.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;        Bando sulla ricettività turistica articolato in tre sezioni&lt;br /&gt;1)Bando per B&amp;amp;B (rete perchè garanzia di durata)&lt;br /&gt;2)Bandoper affittacamere&lt;br /&gt;3)Bando per agriturismo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;F – La gestione dell’Ecomuseo.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Sulla misura del Marketing il GAL  svilupperà la promozione attraverso internet. Si proporrà come struttura che gestisce  l’Ecomuseo, autosostenendosi progressivamente sui ricavi di gestione.&lt;br /&gt;Alla fine si avrà quindi un Ecomuseo della Comunità Montana affidato in gestione al GAL.&lt;br /&gt;La soluzione darà quindi anche una prospettiva alla  società Euroleader.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;em&gt;Si tratta di una ipotesi di lavoro aperta a  osservazioni e suggerimenti&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-7544585927579202596?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/7544585927579202596/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=7544585927579202596' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/7544585927579202596'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/7544585927579202596'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2007/12/ecomuseo-della-carnia.html' title='Ecomuseo della Carnia'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-7783082815674369427</id><published>2007-11-22T06:21:00.000-08:00</published><updated>2007-11-22T06:31:10.918-08:00</updated><title type='text'>PSL - Prima Puntata.</title><content type='html'>PSL1&lt;br /&gt;Scusate! Ho ricevuto una mail di critica, nella quale mi si dice che do per scontato che tutti sappiano di che cosa stiamo parlando, quando parliamo del Piano di sviluppo locale PSL di Euroleader.&lt;br /&gt;Ricapitolando! In Regione ci sono quattro GAL Gruppi di Azione locale nati per gestire i programmi Leader della UE. Leader è un acronimo su termine francese che sta per “Collegamento tra azioni di sviluppo rurrael” i Gruppi di Azione Locale avrebbero appunto dovuto mettere assieme pubblico e privato nella collaborazione dello sviluppo delle zone rurali. Belle intenzioni ma di fatto!…In Crnia c’è Euroleader che ha come soci la Comunità Montana, Agemont, Turismo FVG, Colidretti, Confartigianato, Cooperative Friulane, Consorzio Servizi turistici di Forni di sopra, Associazione regionale tra le Pro Loco.&lt;br /&gt;Nel Programma di Sviluppo Rurale 2007-13 della Regione finanziato dall’UE c’è un Asse 4 di 16 milioni di euro riservata ai Gal, che devono presentare un PSL per compartecipare alla divisione della torta regionale. Parte della torta è già divisa secondo criteri di territorio e di popolazione, una parte dovrebbe essere divisa secondo la qualità dei progetti presentati.&lt;br /&gt;Già si è definito che i progetti dovranno avere come tema “il turismo rurale sostenibile”.&lt;br /&gt;E che dovranno limitarsi a sviluppare la seguenti azioni., nelle percentuali minime e massime definite:&lt;br /&gt;Valorizzazione dei prodotti agricoli locali 5-20%&lt;br /&gt;Cura e valorizzazione del paesaggio rurale 0-30%&lt;br /&gt;Ricettività turistica minore 30-60%&lt;br /&gt;Servizi di prossimità 0 –30%&lt;br /&gt;Servizi e attività ricreative e culturali 10-30%&lt;br /&gt;Marketing territoriale 5-20%&lt;br /&gt;Cooperazione interterritoriale e transnazionale 5-20%&lt;br /&gt;Se facessi parte del Comitato del No, direi che con queste risorse e con queste griglie già prestabilite non si va lontano e lascerei perdere. Siccome faccio parte del Comitato del Si, cerco di immaginare come, all’interno di questi paletti si possano raggiungere gli obiettivi che avevo anticipato nella puntata precedente e chiedo agli internauti, di fare altrettanto.&lt;br /&gt;Così, a titolo di indicazione si potrebbe immaginare che in un paese si faccia un progetto per:&lt;br /&gt;Curare e valorizzare il paesaggio realizzando una cooperativa di proprietari che mettono assieme i loro terreni per ripulirli e destinarli ad una cultura particolare che potrebbe essere la lavanda o una pianta officinale. La ex latteria viene riattivata per produrre l’elisir di lavanda o di melissa (fa lo stesso!). Alcuni locali però vengono riattivati dalla Pro Loco che ne fa un Cral, un Internet caffè e comunque un centro di servizi per attività ricreative e culturali. Il Centro diventa il riferimento dell’Ecomuseo locale per valorizzare la microstoria, le tradizioni etc e farne mezzo di valorizzazione turistica.&lt;br /&gt;Tra le donne del paese si sviluppa una cooperativa per i servizi di prossimità, una forma di mutualità per assistere i bambini (con soluzioni innovative di asilo nido) e gli anziani gestendo l’assistenza delle badanti.&lt;br /&gt;I quattro agricoltori rimasti si mettono assieme in cooperativa per attivare l’azione sulla ricettività ed aprono un agriturismo nei locali dell’ex scuola materna. Oppure si forma una cooperativa che trasforma le case abbandonate in albergo diffuso, o più semplicemente si attivano dei bad&amp;amp;breackfast…&lt;br /&gt;I quattro ragazzi rimasti nella pluriclasse della scuola elementare si mettono in rete con le altre scuole ed imparano ad utilizzare internet come strumento di formazione e diventano glocali.&lt;br /&gt;Il paese partecipa al un piano di marketing territoriale, per promuovere l’elisir di melissa e la ricettività locale dove si serve elisir di melissa che fa miracoli nella cura contro l’invecchiamento.&lt;br /&gt;Ci si collega infine a livello italiano ed a livello europeo con i paesi che stanno sviluppando inziative analoghe!!!&lt;br /&gt;Ecco un esempio di come, declinando le misure previste dal PSL e gestendo i relativi finanziamenti, si può progettare lo sviluppo di un paese! Su questo impianto poi si possono innestare le misure del Piano di Sviluppo Rurale, si possono chiedere i contributi del Fondo montagna della Provincia etc. etc.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-7783082815674369427?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/7783082815674369427/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=7783082815674369427' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/7783082815674369427'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/7783082815674369427'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2007/11/psl-prima-puntata.html' title='PSL - Prima Puntata.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-1120621530794821781</id><published>2007-11-21T21:44:00.000-08:00</published><updated>2007-11-21T21:54:38.926-08:00</updated><title type='text'>Il Piano di Sviluppo Locale (PSL) della Carnia.</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;em&gt;Come Presidente di Irecoop sono stato delegato da Confcooperative, socio di Euroleader, a partecipare alla stesura e definizione del PSL Piano di Sviluppo locale per la Carnia per il 2007-20013. Mi piacerebbe farne una occasione per coinvolgere nell’elaborazione, con proposte e suggerimenti, quanti ritengano di avere qualcosa da dire in positivo. Il PSL ha una dimensione finanziaria limitata (ca. 4.000 euro in 6 anni) ma la discussione sul PSL potrebbe indurre a rivedere il PAL Piano di Azione Locale della Comunità Montana, a ripensare al Progetto Montagna della Regione, a utilizzare con razionalità e coerenza le ingenti risorse che stanno per essere attivate dall’UE sui programmi Interreg, sugli ex Obiettivo 2 e Obitettivo 3. &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;em&gt;Di mal che vada avremo passato il tempo a ragionare in positivo, come comitato del Sì&lt;br /&gt; Comunque un Grazie anticipato per i contributi.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;Premessa metodologica.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Ritengo che si dovrà  partire da una analisi condivisa della situazione per stabilire gli obiettivi e quindi definire le azioni capaci di realizzare gli obiettivi. Il PSL stesso suggerisce di partire da una analisi SWOT cioè dallo strumento di pianificazione strategica che riporto in seguito. In altri termini si tratta di definire assieme quali sono i punti di forza e di debolezza interni nell’attuale situazione economica e sociale della Carnia, analizzando quali sono in prospettiva le opportunità e le minacce. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Analisi SWOT&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Punti di Forza, di Debolezza, Opportunità, Minacce.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Sviluppare nuove metodologie in grado di sfruttare i punti di forza del territorio.&lt;br /&gt;Eliminare le debolezze per attivare nuove opportunità.&lt;br /&gt;Sfruttare i punti di forza per difendersi dalle minacce.&lt;br /&gt;Individuare piani di difesa per evitare che le minacce esterne acuiscano i punti di debolezza.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;/em&gt;&lt;div align="justify"&gt;Dall’analisi ricaveremo gli obiettivi, e da questi deriveranno le azioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L’analisi:&lt;/strong&gt; Al solo fine di provocare la discussione si potrebbe anticipare che dall’analisi emerge che, superato il problema occupazionale è ancora in atto il fenomeno della emigrazione, unito ad una migrazione interna dalla montagna ai fondovalle. La minaccia è quindi costituita dal fatto che la perdita di popolazione, porta inevitabilmente  ad un ulteriore impoverimento nei servizi determinando un circolo vizioso inarrestabile.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Gli obiettivi&lt;/strong&gt;: E’ necessario ricreare condizioni di vivibilità anche nei piccoli paesi della montagna più periferica perché la gente trovi un senso nello stare o nel tornare nei paesi.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Le azioni&lt;/strong&gt;: Ricreare una economia di paese, cioè forme integrative del reddito, che diano un senso allo stare nel paese.&lt;br /&gt;Ricreare una vita sociale nel paese che dia un senso al vivere nel paese.&lt;br /&gt;Rivitalizzare il paese sotto il profilo culturale recuperando i valori dell’identità e dell’appartenenza. Vedere il proprio paese come un ecomuseo, e fare della pro loco il punto di riferimento per la sua animazione.&lt;br /&gt;Mettere in rete il paese, a partire dalla scuola utilizzando le tecnologie della comunicazione per superare il senso di marginalità&lt;br /&gt;Sviluppare quei servizi di prossimità che garantiscono una adeguata qualità della vita nel paese.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il brainstorming  è aperto!!!…&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;(Il brainstorming o "tempesta di cervelli" fu proposto da Alex Osborn nel 1935 e da allora è molto usato per la produzione di idee. Si basa sul principio che le idee si innescano l'una con l'altra. Il procedimento è a doppio imbuto: Nella fase divergente si producono idee a ruota libera. Il conduttore stimola i presenti a proporre tutto quello che viene loro in mente, e vieta di fare critiche. Scrive per parole chiave le idee sulla lavagna. In un secondo momento, e con persone diverse dalle precedenti, si passa alla fase convergente. Le idee vengono selezionate, valutate, e si arriva a scegliere le più interessanti. Il brainstorming va fatto per forza in gruppo, altrimenti la tempesta di idee non si produce (una sola nuvola non può fare lampi).&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-1120621530794821781?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/1120621530794821781/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=1120621530794821781' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/1120621530794821781'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/1120621530794821781'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2007/11/il-piano-di-sviluppo-locale-psl-della.html' title='Il Piano di Sviluppo Locale (PSL) della Carnia.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-752507656599652648</id><published>2007-11-08T10:55:00.000-08:00</published><updated>2008-01-24T18:35:10.230-08:00</updated><title type='text'>Ancora Progetto Montagna.</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;La specificità della nostra Regione (che ne ha giustificata l’istituzione) è indubbiamente il rapporto tra il Friuli e Trieste. Ai tempi della sua istituzione era anche il fatto di essere una Regione, attestata su due confini a quel tempo ambedue in qualche modo attestati sulla cortina di ferro. C’era poi la specificità della lingua friulana.&lt;br /&gt;Ma c’era anche una specificità che non è stata mai adeguatamente valutata e considerata, la specificità del problema montagna. La nostra Regione aveva ed ha, il 42% del territorio che è territorio montano. Un territorio abitato soltanto dal 12% della popolazione, ma attestato per gran parte ai due confini allora sensibili quello austriaco e quello iugoslavo. La sensibilità dei due confini ha fatto sì che i territori montani fossero gravati da servitù di militari di ogni tipo, ha impedito qualsiasi tipo di investimento a favore dello sviluppo di quei territori. Ne è derivato uno dei problemi che hanno caratterizzato in negativo e dovrebbero caratterizzare in positivo la politica della nostra Regione: il problema Montagna.&lt;br /&gt;Il problema di una montagna che si è andata spopolando, perché mancavano le possibilità di lavoro per i suoi residenti. Ma, si dirà, il problema dello spopolamento della montagna non è un problema solo nostro. E’ stato ed è un problema nazionale che interessa sia le Alpi che gli Apennini. Certamente! Ma ci sono montagne e montagne! Montagna è anche il Trentino Alto Adige, è anche Cortina o la Valle d’Aosta.&lt;br /&gt;Appunto! Non è detto che montagna debba essere per forza un problema o addirittura una maledizione, montagna può essere una opportunità. Ecco io vorrei che questo fosse nella prossima tornata legislativa regionale per merito del nostro partito, l’approccio nuovo al problema montagna: esiste una parte del territorio della nostra Regione, la montagna, dalla quale la gente se ne è dovuta andare perché c’era il confine, perché la Regione non ha saputo impostare adeguate politiche di sviluppo, ma non è una terra di maledizione, al contrario può essere una terrà di elezione, nella quale la Regione può investire su veri programmi di sviluppo, nella quale si può scegliere di tornare a vivere.&lt;br /&gt;Perché immagino che il nostro partito possa avere un ruolo importante in questo ritorno alla montagna? Perché oggi, a mio avviso, nella nostra Regione il problema montagna è soprattutto un problema culturale, di valori, di qualità della vita. Si emigrava perché mancavano posti di lavoro. Oggi anche in montagna abbiamo sostanzialmente raggiunto la piena occupazione, ma si emigra ancora. E purtroppo emigrano soprattutto le forze giovani. I paesi restano paesi di vecchi, che stanno irreversibilmente morendo, sui quali avanza ed incombe il bosco, perché come intitolava Cristina Barazzutti quindici anni orsono la sua analisi sul degrado dell’economia e della società montana in Friuli, siamo “irresistibilmente attratti dalla pianura!.&lt;br /&gt;Scriveva un poeta:&lt;br /&gt;Ci hanno rubato l’acqua delle montagne&lt;br /&gt;Per illuminare le città.&lt;br /&gt;Perché attratti dalle luci delle città&lt;br /&gt;Abbandonassimo le montagne.&lt;br /&gt;Ma è stato un inganno!&lt;br /&gt;Non ci hanno potuto rubare,&lt;br /&gt;la poesia dei luoghi, il sole e la neve,&lt;br /&gt;l’incanto d’un alba o di un tramonto,&lt;br /&gt;sulle vette che si stagliano contro il cielo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ giusto che siamo irresistibilmente attratti dalla pianura se come, con un approccio sbagliato al problema della montagna, anche la Chiesa affermava che la “montagna è un luogo di sofferenza e di dolore”. E’ questo approccio che va cambiato e rovesciato. Ed è dal nostro Partito che io mi immagino venga soprattutto questo cambiamento nell’approccio e nella prospettiva.&lt;br /&gt;S’è tanto parlato di marginalità e perifericità della montagna. E quindi di una montagna da assistere perché potesse superare gli handicap della marginalità e della perifericità. Io vorrei che si rovesciasse l’approccio e si cominciasse invece a parlare di centralità della montagna, individuando quelli che sono i punti di forza che caratterizzano questo territorio, e non i punti di debolezza.&lt;br /&gt;Abbiamo affrontato sempre il problema “da sinistra” in termini assistenziali vorrei che iniziassimo ad affrontarlo “da destra” individuando i punti di forza e le peculiarità su cui impostare una politica strutturale e non assistenziale di sviluppo della montagna.&lt;br /&gt;E quindi, provocatoriamente vorrei si parlasse di centralità della montagna e di innovazione..&lt;br /&gt;Parlare di centralità a proposito della montagna sa di paradosso. Di norma al termine montagna sono associati quelli di marginalità e perifericità.. Ma ancora più paradossale può apparire la tesi, volendo sostenere la centralità della montagna rispetto al tema emergente dell’innovazione. Al contrario, se non ci lasciamo condizionare a fuorviare dai luoghi comuni del passato, credo sia invece più che sostenibile la tesi d’una montagna della innovazione, cioè della montagna come ambiente ideale per l’innovazione.&lt;br /&gt;L’ambiente è favorevole all’innovazione quando ingenera negli individui lo sviluppo di una “agilità cognitiva”. Ebbene, non c’è nessun ambiente come quello della montagna, con la sua varietà di stimoli e con l’esigenza forte di adattamento imposta dalla particolarità del territorio montano, che favorisca l’agilità cognitiva. L’uomo della montagna è da sempre stato definito l’uomo dalle scarpe grosse e dal cervello fino. Ma al di là delle battute è storicamente dimostrabile l’ingegnosità dell’uomo di montagna.&lt;br /&gt;Questa “ingegnosità” oggi si chiamerebbe capacità di innovazione.&lt;br /&gt;Il territorio ideale per lo sviluppo delle nuove imprese basate sull’innovazione, è un territorio che produce conoscenza. In passato si collocavano in montagna le imprese che potevano sfruttare le risorse della montagna: il bosco e l’acqua. Il futuro può essere quello d’una montagna nella quale si sviluppano e si collocano le imprese che vogliono utilizzare il valore aggiunto dell’ingegnosità dell’uomo di montagna, appunto la sua capacità di produrre conoscenza.&lt;br /&gt;Se questo è lo scenario possibile che si immagina anche per la montagna friulana, è necessario partire da una sorta di rivoluzione culturale, che veda nella scuola il punto di riferimento principale. Se la conoscenza deve essere la risorsa su cui impostare il progetto di sviluppo, e’ necessario partire da una scuola che non si limiti alla trasmissione di saperi, ma insegni a conoscere. Un ambiente carico di stimoli facilita l’insegnare a conoscere, se si parte dall’approfondimento della conoscenza del proprio territorio.&lt;br /&gt;Ma la rivoluzione partendo dalla scuola è necessario che coinvolga l’intero territorio. L’innovazione è infatti prima di tutto, un atteggiamento mentale positivo. Non ci può essere innovazione in un luogo che viene percepito come “luogo di sofferenza e di dolore”. In un luogo del quale si enfatizzano solo i punti di debolezza, senza mai sottolineare i punti di forza, senza valutare i vantaggi competitivi, anche in termini di qualità della vita.&lt;br /&gt;Pensare alla centralità della montagna, significa rovesciare i parametri sui quali fin qui si è sempre immaginato lo sviluppo della montagna: una montagna al servizio della città, con un valore commisurato alla capacità più o meno alta di servire alla città. La montagna deve essere vista invece come alternativa alla città: un modello diverso, con un sistema diverso di servizi, con una diversa qualità della vita. Ma una diversità avvertita tutt’altro che come inferiorità! Se mettiamo a confronto le due realtà, confrontando i punti di forza e di debolezza, le opportunità e i rischi, il modello della montagna risulta ampiamente vincente rispetto a quello della città.&lt;br /&gt;Ma se questi sono i presupposti il problema della montagna non può essere risolto come si è cercato di fare in questi anni con un fondo montagna per distribuire degli incentivi a chi si vuole continui a vivere in montagna, perché nell’ecosistema montana si ritiene che sia indispensabile mantenere la sopravvivenza dell’uomo, come quella del lupo o dell’orso.&lt;br /&gt;L’Assessore alla montagna non può essere in Regione come in Provincia l’Assessore incaricato di distribuire questo fondo di beneficenza, deve essere l’Assessore che ha la regia di un progetto trasversale rispetto a tutti gli altri assessorati.&lt;br /&gt;E le Comunità Montane! Alla fine, si dovrà pur sapere a che cosa servono. I nostri paesi vivevano come comunità di villaggio. Ora sono diventati troppo piccoli per avere una loro vita, è giusto quindi che li si immagini come comuni di una più grande comunità di vallata. La Comunità quindi come rete di servizi, ma anche come rete di tante piccole comunità, che in rete possono continuare ad avere una vita autonoma.&lt;br /&gt;Oggi si parla di rete, in ogni settore. Paradossalmente invece nel sociale cerchiamo di distruggere le reti che già esistono. Eliminiamo le aziende sanitarie invece che metterle in rete. Cerchiamo di eliminare i Comuni invece che metterli in rete. La vera specificità e particolarità della montagna è la forte articolazione della presenza umana sul territorio. Articolazione che va mantenuta facendo rete.&lt;br /&gt;Se si vuole che la gente resti ad abitare nei paesi è necessario far vivere i paesi. Dal punto di vista economico riattivando forme di economia di paese. Perché attorno ad una economia di paese si sviluppi la vita sociale dei paesi. Facendo un modo che una rete di servizi di prossimità, un sistema flessibile di trasporto, soluzioni innovative nel campo delle telemedicina, della teleassistenza, della teledidattica, facciano rivivere i paesi, perché abbia un senso restare a vivere in un paese di montagna&lt;br /&gt;La montagna è diversa, ma solo perché è un territorio con più problemi rispetto alla pianura. Ma proprio per questo può diventare il luogo ideale per la sperimentazione di modelli di società che se dovessero funzionare possono essere esportati.&lt;br /&gt;In questa prospettiva un nuovo progetto montagna deve connotarsi come progetto per l’uomo che vive in montagna, per essere esportato in una dimensione territoriale più ampia come progetto per l’uomo.&lt;br /&gt;Non ci diciamo il partito che crede nei valori della persona? Non è il nostro il Partito che immagina una società che pone al centro la persona che si realizza nella famiglia per completarsi nel sociale? Dalle enunciazioni ai fatti.&lt;br /&gt;Il progetto montagna deve essere un progetto nel quale si pensa alla montagna come luogo ideale nel quale l’individuo può realizzarsi come persona. Quando diciamo che è necessario sviluppare lo spirito di identità e di appartenenza, diciamo che è necessario riconoscersi come persona in relazione con il proprio territorio, con la sua storia, le sue tradizioni i suoi valori. In primis il valore della casa e della famiglia, struttura essenziale per la stessa sopravvivenza materiale della persona, prima ancora della sua realizzazione sul piano umano.&lt;br /&gt;Ma la casa della nostra tradizione non era mai una casa isolata, sempre invece aperta in una corte. La famiglia era integrata nella comunità, con rapporti definiti proprio sul principio della sussidiarietà, a cui ci richiamiamo giustamente così spesso. Nella economia di paese fondata sul modello cooperativistico si realizzava un vero modello di democrazia partecipativa-&lt;br /&gt;Progetto montagna quindi come sperimentazione di un modello sociale che nel recupero dei valori della tradizioni trovi gli elementi per immaginare e progettare un futuro originale, il futuro di una comunità glocale. In questo brutto neologismo fusione di globale e di locale, si potrebbe riassumere l’obiettivo da dare al progetto: fare della montagna il luogo del glocale. Ancora con il poeta mettere assieme: radìs e svualis, radici ed ali.&lt;br /&gt;Non è retorica, è sociologia affermata infatti il rilievo che si può vivere meglio la dimensione del globale, avendo dei precisi punti di riferimento nel locale. Se la società del domani è la società della conoscenza, chi saprà vivere nelle dimensione del glocale, avrà un indubbio vantaggio proprio nella capacità di acquisire conoscenza.&lt;br /&gt;Un progetto di sviluppo economico e sociale quindi che non parte dai settori, dal turismo piuttosto che dall’agricoltura o dall’artigianato, ma dall’uomo, non dalle risorse materiali del territorio ma dalle risorse umane, che sanno trasformare in fattori di competitività gli elementi di distintività del territorio.&lt;br /&gt;E’ questo l’approccio innovativo al problema montagna che io mi auguro caratterizzi l’attività della Regione nella prossima tornata legislativa. Un approccio innovativo che io mi auguro possa essere innescato dal nostro partito.&lt;br /&gt;.&lt;br /&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-752507656599652648?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/752507656599652648/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=752507656599652648' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/752507656599652648'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/752507656599652648'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2007/11/intervento-al-congresso-regionale.html' title='Ancora Progetto Montagna.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-1040257810469195230</id><published>2007-10-30T22:40:00.000-07:00</published><updated>2007-11-08T11:01:11.781-08:00</updated><title type='text'>SI ALL'ELETTRODOTTO</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Si all'elettrodotto. Con questo titolo avevo inserito una post di provocazione nel blog piutti.blogspot.com. Gino Grillo ne aveva tratti alcuni spunti e l’aveva trasformato in articolo. In questi giorni ho cercato di approfondire il tema e dalla provocazione, così mi sono convinto sia il caso di passare dalla provocazione alla riflessione. Anche perché nel frattempo è intervenuta la proposta di un nuovo tracciato aereo, con la riduzione per qualche anno del costo dell’energia per gli abitanti dei Comuni interessati, e la Giunta della Comunità Montana ha preso a discutere su un piano energetico per la Carnia.&lt;br /&gt;C’era una volta il confine! Ed ha costituito un grave handicap per lo sviluppo dei nostri territori. Poi è caduto e ci hanno detto che sarebbe diventato una opportunità. Ma al di là di qualche contributo a pioggia sui programmi Interreg Italia-Austria, non abbiamo intravisto grandi vantaggi.&lt;br /&gt;Finchè non sono arrivati Pittini e Fantoni e farci capire che di là dal confine l’energia elettrica ed il gasolio da riscaldamento costano la metà. Basta allacciarsi oltre confine e se ne traggono i vantaggi! Poi è arrivata la Burgo a dire che il vantaggio restava anche con i maggiori costi per fare una condotta interrata. Poi dal primo luglio di questo anno è arrivata la liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica anche per le utenze private.&lt;br /&gt;Credo che a questo punto ci siano tutti gli elementi per ripartire, come si suole dire, a bocce ferme. Alla Burgo che chiede di passare sul nostro territorio, sotto a sopra non ha importanza, io direi subito che: “Abbiamo già dato!”. Non può chiederci di inquinare qualcosa d'altro nè sopra nè sotto il suolo, dopo, fra l'altro,  aver venduto la centrale di Magnanins.&lt;br /&gt;A Pittini e Fantoni direi grazie per averci indicato l’opportunità. Ma se l’opportunità è tale per l’industria, dal primo luglio, è tale anche per il territorio. E quindi la sfruttiamo assieme! Loro si prendono la parte di energia necessaria per i loro stabilimenti, noi quella necessaria per il territorio di tutta la Carnia, per tutte le aziende insediate ad iniziare dall'ex-Seima, e per tutte le abitazioni e quindi per tutte le famiglie. Se ne dovesse avanzare, prima di rivenderla all’Enel, potremo allargare il vantaggio ad altre industrie del Medio Friuli.&lt;br /&gt;Per la parte che ci riguarda come territorio, la Comunità Montana ha già costituito la società EnergyMont che ha tra gli scopi l’acquisto di energia elettrica. La legge regionale 29 del 2006 prevede la costituzione di gruppi di acquisto dell’energia, come società cooperative di almeno 10.000 soci. Più o meno quanti sono gli utenti in Carnia! EnergyMont può quindi entrare nella società per l’elettrodotto per la quota necessaria ai consumi della Carnia, e cederla al gruppo di acquisto, e quindi a tutti gli utenti sia produttivi che privati. Non si vede perché in una operazione di questo livello non possa o debba entrare anche Friulia, mettendo le risorse finanziarie necessarie, nell’interesse delle aziende dell’Alto Friuli. In questo modo l’elettrodotto diventerebbe una opera di interesse regionale, e quindi la Regione potrebbe intervenire per favorire gli aspetti autorizzativi sia con i Ministeri competenti che con la Corinzia.&lt;br /&gt;A questo punto i Sindaci dei territori interessati al tracciato si troverebbero ad un tavolo a discutere del passaggio di una opera pubblica a diretto beneficio di tutto il territorio. In questi termini credo che riuscirebbero a trovare facilmente una intesa, mediando tra impatto ambientale e interesse generale. La costituzione del gruppo di acquisto che dovrebbe coinvolgere evidentemente tutti i 28 Sindaci e la Comunità, al di là dell’aspetto pratico, potrebbe avere un valore emblematico significativo. Sarebbe forse la prima volta nella quale ci troveremmo tutti assieme, pubblico e privato, Comunità e Comuni, con lo stesso obiettivo. E chissà che su questa prima volta, non nascano altre volte nelle quali l’obiettivo generale dello sviluppo della Carnia diventa un obiettivo condiviso al di sopra degli interessi particolari di ogni Comune, nella convinzione che è solo dallo sviluppo generale della Comunità, che può discendere il beneficio per ogni singolo Comune.&lt;br /&gt;Al di là dell’aspetto pratico per cui tutte le famiglie della Carnia avrebbero il beneficio di una consistente riduzione della bolletta della luce, mi auguro che i Sindaci e la Comunità Montana, avvertano, la portata storica dell’evento, e quindi l’importanza dell’iniziativa.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-1040257810469195230?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/1040257810469195230/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=1040257810469195230' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/1040257810469195230'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/1040257810469195230'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2007/10/si-allelettrodotto.html' title='SI ALL&apos;ELETTRODOTTO'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-2674360187799308876</id><published>2007-10-28T23:44:00.000-07:00</published><updated>2007-10-28T23:58:58.138-07:00</updated><title type='text'>Progetto Energia.</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Con la forza dell’acqua della montagna&lt;br /&gt;Hanno portato la luce alle città&lt;br /&gt;Perché attratti da quelle luci&lt;br /&gt;Gli uomini abbandonassero le montagne.&lt;br /&gt;Riportiamo la luce ad illuminare le montagne&lt;br /&gt;Perché tutti vedano&lt;br /&gt;Che si vive meglio in montagna&lt;br /&gt;Rispetto alla pianura&lt;br /&gt;Si vive meglio in un paese&lt;br /&gt;Rispetto ad una città!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Scheda per iniziare a discutetere su un&lt;br /&gt;PIANO ENERGETICO DELLA CARNIA.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;           La più importante risorsa caratteristica della montagna era l’energia elettrica.&lt;br /&gt;Era perché in gran parte viene trasferita altrove senza ricadute significative sul territorio. Ma c’è una quota che è ancora rimasta e che se utilizzata razionalmente può costituire un vantaggio competitivo sia per vivere che per produrre in montagna. L’esempio della Secab nell’Alta Valle del But è signficativo.Il piano può quindi partire dall’idea di trasferire a tutta la Carnia il vantaggio di cui si gode in Alto But.&lt;br /&gt;Ci sono due problemi:&lt;br /&gt;-          la Secab non ha la quantità di corrente necessaria per tutta la Carnia,&lt;br /&gt;-          - sarebbe necessario che la Secab diventasse proprietaria di tutte le linee elettriche di distribuzione della Carnia.&lt;br /&gt;            Nel frattempo è nata EnergyMont una spa che mette assieme tutti i produttori di energia della Carnia, compresa la Secab.&lt;br /&gt;Nel frattempo la LR 29/2006 ha previsto la costituzione di gruppi di acquisto di energia elettrica con cooperative di consumatori di almeno 10.000 utenti per ottenere sconti nell’acquisto di energia.&lt;br /&gt;E’ possibile intervenire sugli impianti sia privati che pubblici con interventi che portino a risparmi nel consumo di energia elettrica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Su questi elementi in premessa come si potrebbe immaginare un piano energetico che porti alla riduzione dei costi dell’energia elettrica per chi risiede ed opera in Carnia?&lt;br /&gt;Si potrebbe partire immaginando che sia la Secab ad attivare il gruppo di acquisto per un primo passo verso la riduzione dei costi.&lt;br /&gt;Si può immaginare un piano pluriennale regionale di interventi a favore della Secab per il progressivo acquisto delle reti nei vari Comuni,  trasformando progressivamente gli aderenti al gruppo di acquisto in aderenti e quindi soci della Secab, per finire con una Secab-Carnia.&lt;br /&gt;EnergyMont può trasferire al gruppo di acquisto l’energia prodotta dai suoi associati, e quindi in particolare quella prodotta dalla Comunità Montana?&lt;br /&gt;EnergyMont può entrare nella Spa di Pittini e Fantoni per importare energia a favore del gruppo di acquisto della Carnia?&lt;br /&gt;EnergyMont o la Comunità Montana può completare il piano per lo sfruttamento razionale della risorsa acqua residua, per aumentare la produzione da trasferire al gruppo di acquisto?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Atteso che:&lt;br /&gt;Ad Arta c’è l’impianto di cogenerazione a biomassa;&lt;br /&gt;A Paluzza c’è l’impianto di cogenerazione della Casa di Riposo.&lt;br /&gt;            A Paluzza Sutrio ci sono gli impianti idroelettrici della Secab.&lt;br /&gt;            Al confine ci sono gli impianti eolici austriaci e comunque con la valle del Gail sono già in atto rapporti di collaborazione.&lt;br /&gt;            Al CRP di Amaro sono in corso delle ricerche molto avanzate sul fotovoltaico.&lt;br /&gt;            A Paluzza ci sono i locali dell’ex Irfop.&lt;br /&gt;            E’ possibile immaginare un Centro di Ricerche applicata e di trasferimento tecnologico sull’Energia come sviluppo del Centro di Innovazione Tecnologica dell’Agemont, collegandolo ad un Centro di formazione avanzato di specializzazione post universitaria e post diploma sulle energie alternative e sul risparmio energetico in genere?&lt;br /&gt;            Le risposte implicano una serie di conoscenze che mancano ma che potrebbero essere acquisite ad esempio attraverso una collaborazione con l’Università di Udine, finanziando un dottorato di ricerca ed alcune tesi sul tema &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-2674360187799308876?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/2674360187799308876/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=2674360187799308876' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/2674360187799308876'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/2674360187799308876'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2007/10/progetto-energia.html' title='Progetto Energia.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-8209095790782084244</id><published>2007-10-27T08:33:00.000-07:00</published><updated>2007-10-27T08:38:45.538-07:00</updated><title type='text'>Elettrodotto: dalla protesta alla proposta.</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Dalla liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica una nuova opportunità di sviluppo per la Carnia. Potrebbe essere questo il nuovo tema da approfondire, derivato dalle discussioni sugli elettrodotti dall’Austria, evitando sterili contrapposizioni tra i fautori del sì e del no. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In effetti gli industriali ci hanno dato un suggerimento intelligente. Perché non coglierlo? Dal primo luglio il mercato dell’energia è libero, perché non approfittare quindi del fatto che al confine della Carnia c’è l’energia elettrica ed il gasolio da riscaldamento che costano la metà. Basta collegarsi! Non ci siamo sempre lamentati per l’handicap dei costi del riscaldamento per chi vive in montagna?&lt;br /&gt;La Comunità Montana ha già costituito la società EnergyMont  che mettendo assieme la produzione di energia elettrica della Carnia, ha assunto anche  l’obiettivo della realizzazione e gestione di nuovi impianti e della compravendita di energia.&lt;br /&gt;Questa società può entrare come socia in Alpe Adria Energia assieme a Fantoni e Pittini per importare l’energia necessaria per tutta la Carnia, sia per gli usi privati che per quelli produttivi.&lt;br /&gt;La Regione con la legge 29 del 2006 intende agevolare la costituzione di gruppi di acquisto in forma di società cooperativa, costituiti da almeno 10.000 soci che vogliono acquistare energia elettrica o gas. Credo più o meno quanti siamo in Carnia tra utenti privati, pubblici e produttivi. Se costituiamo la Carnia in gruppo d’acquisto, possiamo tutti indistintamente  acquistare da EnergyMont l’energia importata a prezzi agevolati. La Secab a Paluzza Sutrio e Cercivento dimostra che il prezzo può essere quasi dimezzato, perché non estendere a tutta la Carnia questo beneficio? La Secab stessa potrebbe dare un supporto alla nascita del gruppo di acquisto. Se andiamo a controllare le ultime fatture dell’Enel e pensiamo che potrebbero essere dimezzate, ci renderemmo conto che il beneficio è consistente. Tale comunque da farci accettare l’impatto di un nuovo elettrodotto, anche aereo. Ma in questa ipotesi non si accetta nulla, ci si siede allo stesso tavolo mettendo assieme gli interessi di chi deve vivere in Carnia, con gli interessi di chi deve mantenere i posti di lavoro, e gli interessi della salvaguardia ambientale. E' tutto un altro modo di ragionare!!!&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-8209095790782084244?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/8209095790782084244/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=8209095790782084244' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/8209095790782084244'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/8209095790782084244'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2007/10/elettrodotto-dalla-protesta-alla.html' title='Elettrodotto: dalla protesta alla proposta.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-3096935733732891442</id><published>2007-10-26T08:22:00.000-07:00</published><updated>2007-10-26T08:28:34.051-07:00</updated><title type='text'>Lenticchie ed energia.</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Si all’elettrodotto dicevo in un post precedente. Ma un sì contrattato alla pari, non vendendosi per un piatto di lenticchie. Sono entrato sull’argomento tardi e non ho elementi adeguatamente verificati per entrare nella discussione. Ma tanto per capirci…&lt;br /&gt;Sono  d’accordo sul fatto che Pittini e Fantoni passino con l’energia necessaria per rendere competitive le loro industrie. Ma se fosse vero, come sento dire, che importano una quantità doppia rispetto a quella che serve a loro. Sull’altra metà mi sembrerebbe giusto che il territorio e quindi la Comunità Montana entrassero nel business.&lt;br /&gt;Se poi fosse vero, come sento dire, che l’aereo costa la metà dell’interrato, 30 milioni di euro contro i 60 milioni, significherebbe che l’impatto negativo che accettiamo di subire può essere valutato 30 milioni di euro in cambio di che cosa?&lt;br /&gt;Se infine fosse vero, come sento dire, che ci sarà un finanziamento pubblico sull’iniziativa, mi piacerebbe sapere a quanto ammonta ed a che titolo.&lt;br /&gt;Se per ipotesi la Regione avesse 15 milioni di euro da investire sulla iniziativa li potrebbe passare alla Comunità Montana che potrebbe entrare in società al 50% per tenersi poi  il 50% dell’energia per abbassare i costi per tutti residenti, privati ed aziende. Avremmo così, allo stesso tempo, salvaguardato l’occupazione del Medio Friuli e creato condizioni di sviluppo per l’Alto Friuli.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Mi sembrerebbe infine importante che per una volta l'idea della Carnia prevalesse su quella degli interessi dei singoli Comuni. Se c'è un ristorno, e soprattutto se ci potrà essere un ritorno, mi sembrerebbe giusto che ricadesse su tutto il territorio della Carnia, e non solo sui Comuni in cui ci saranno i piloni&lt;br /&gt;Ma immagino che se i dati del mio ragionamento fossero veri, il Presidente della Comunità, i Sindaci e il Comitato del No, li avrebbero già fatti valere!!!&lt;br /&gt;Le mie restano quindi le solite considerazioni d’un pensionato all’osteria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-3096935733732891442?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/3096935733732891442/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=3096935733732891442' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/3096935733732891442'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/3096935733732891442'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2007/10/lenticchie-ed-energia.html' title='Lenticchie ed energia.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-3101580754091911008</id><published>2007-10-18T21:19:00.000-07:00</published><updated>2007-10-18T21:22:20.016-07:00</updated><title type='text'>Un progetto per la montagna</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;PER UN NUOVO PROGETTO MONTAGNA.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Con l’energia sottratta alla montagna hanno illuminato le città, ed hanno fatto in modo che, attratti da queste luci, le forze più vive e più giovani, siano fuggite dalla montagna”.&lt;br /&gt;  Oggi lo scenario può cambiare: si può cominciare a pensare alla montagna non come a un luogo di emarginazione da abbandonare appena possibile, ma ad un luogo dove anche un giovane che non  vuole rinunciare alle opportunità che gli derivano dal vivere nel terzo millennio, può pensare di progettare il proprio futuro.&lt;br /&gt;  In passato progettare lo sviluppo della montagna significava soprattutto intervenire sul versante dell’occupazione per evitare che la mancanza di posti di lavoro costituisse il presupposto per l’emigrazione. Oggi anche in montagna si è raggiunta la piena occupazione, ma la montagna continua a perdere popolazione, e ciò che è più grave, perde soprattutto le risorse umane più giovani&lt;br /&gt;  Lavorare ad un nuovo progetto montagna signfica lavorare, per chè la montagna possa diventare “terra di elezione” e quindi per creare le condizioni indispensabili perchè vivere in montagna possa essere non una maledizione ma una scelta per chi vi è nato e per chi puo pensare di trovarvi un modo di vivere e di realizzarsi più completo rispetto a chi vive  in città. Se questo è l’obiettivo, è molto secondario, e per certi versi fuorviante discutere di questioni ordinamentali, di riordino di comunità e comuni, di autonomia.&lt;br /&gt;  Più importante sarebbe forse chiedersi come mai l’uomo della montagna, fuori dal  suo contesto diventa dinamico, propositivo, tendenzialmente imprenditore, nel suo contesto è portato a delegare agli altri la soluzione dei propri problemi, ad accontentarsi, preferisce vedersi come dipendente che come imprenditore.&lt;br /&gt;  Interessante sarebbe chiedersi se la scuola fa qualcosa per modificare queste condizioni culturali di base o se invece,  gli insegnanti che vengono da fuori,  sentendosi in qualche modo come relegati al confino, non  favoriscano la cultura della fuga dalla montagna. Se la Chiesa stessa che per anni ha usato la montagna come luogo di punizione per i suoi preti, non abbia contribuito a trasmettere l’idea che la montagna è un luogo si “sofferenza e di dolore”.&lt;br /&gt;Ma recriminare sul passato o piangere riflettendo sui punti di debolezza della montagna non porta da nessuna parte. Un nuovo progetto per la montagna deve partire da un approccio radicalmente nuovo. Da un approccio in positivo che prenda in considerazione i punti di forza su cui si può impostare un progetto di sviluppo. Si può partire dall’idea della centralità della montagna, dall’idea dell’innovazione come motore di questo nuovo progetto.&lt;br /&gt;Parlare di centralità a proposito della montagna sa di paradosso. Di norma al termine montagna sono associati quelli di marginalità e perifericità.. Ma ancora più paradossale può apparire la tesi se si volessebb  sostenere  la centralità della montagna rispetto al tema emergente dell’innovazione. Al contrario,  se non ci lasciamo condizionare a fuorviare dai luoghi comuni del passato, credo sia invece più che sostenibile la tesi d’una  montagna della innovazione, cioè della montagna come ambiente ideale per l’innovazione. L’ambiente è favorevole all’innovazione quando ingenera  negli individui lo sviluppo di una “agilità cognitiva”. Ebbene, non c’è nessun ambiente come quello della montagna, con la sua varietà di stimoli e con l’esigenza forte  di adattamento imposta dalla particolarità del territorio montano, che favorisca l’agilità cognitiva. L’uomo della montagna è da sempre stato definito l’uomo dalle scarpe grosse e dal cervello fino. Ma al di là delle battute è storicamente dimostrabile l’ingegnosità dell’uomo di montagna. Questa “ingegnosità” oggi si chiamerebbe capacità di innovazione.&lt;br /&gt;Il territorio ideale per lo sviluppo delle nuove imprese basate sull’innovazione, è un territorio che produce conoscenza. In passato si collocavano in montagna le imprese che potevano sfruttare le risorse della montagna: il bosco e l’acqua. Il futuro può essere quello d’una montagna nella quale si sviluppano e si collocano le imprese che vogliono utilizzare il valore aggiunto dell’ingegnosità dell’uomo di montagna, appunto la sua capacità di produrre conoscenza.&lt;br /&gt;Se questo è lo scenario possibile che si immagina anche per la montagna friulana, è necessario partire da una sorta di rivoluzione culturale, che veda nella scuola il punto di riferimento principale. Se la conoscenza deve essere la risorsa su cui impostare il progetto di sviluppo, e’ necessario partire da una scuola che non si limiti alla trasmissione di saperi, ma insegni a conoscere. Un ambiente carico di stimoli facilita l’insegnare a conoscere, se si parte dall’approfondimento della conoscenza del proprio territorio.&lt;br /&gt;Ma la rivoluzione partendo dalla scuola è necessario che coinvolga l’intero territorio. L’innovazione è infatti prima di tutto, un atteggiamento mentale positivo. Non ci può essere innovazione in un luogo che viene percepito come “luogo di sofferenza e di dolore”. In un luogo del quale si enfatizzano  solo i punti di debolezza, senza mai sottolineare i punti di forza, senza valutare i vantaggi competitivi, anche in termini di qualità della vita.&lt;br /&gt;Pensare alla centralità della montagna, significa rovesciare i parametri sui quali fin qui si è sempre immaginato lo sviluppo della montagna: una montagna al servizio della città, con un valore commisurato alla capacità più o meno alta di servire alla città. La montagna deve essere vista invece come alternativa alla città: un modello diverso, con un sistema diverso di servizi, con una diversa qualità della vita. Ma una diversità avvertita tutt’altro che come inferiorità! Se mettiamo a confronto le due realtà, confrontando i punti di forza e di debolezza, le opportunità e i rischi, in quella che gli esperti chiamano analisi Swot,  il modello della montagna risulta ampiamente vincente rispetto a quello della città.&lt;br /&gt;Eppure questa rivoluzione culturale fa fatica ad innescarsi! La spiegazione può essere trovata nella teoria degli attrattori. La resistenza al cambiamento è determinata da un attrattore. “Per ottenere il cambiamento si deve agire sulla generazione di nuovi attrattori, il cambiamento infatti non si può spingere ma si deve tirare”. Qual è l’attrattore che genera la resistenza al cambiamento? Quale può essere l’attrattore su cui puntare per “tirare” il cambiamento? A mio avviso l’attrattore che resiste è il vittimismo, il desiderio masochistico di piangersi addosso nella “terra di sofferenza e di dolore”. L’attrattore su cui fare riferimento è la valorizzazione delle opportunità che offre la montagna in termini di qualità di vita, l’individuazione degli asset che rende competitiva la montagna rispetto alla città sotto il profilo della qualità della vita.&lt;br /&gt;Ancora troppo spesso, affrontando i temi della montagna, si assume come centrale il tema del territorio. Centrale è invece il tema dell’uomo che vive in montagna. Il problema del territorio si risolve di conseguenza se la montagna è abitata da un uomo che vi ha scelto di vivere perché la ama.&lt;br /&gt;In questa ottica, analizzando i mali della “montagna malata” potremmo arrivare a considerare  che il male origine di tutti gli altri è la disaffezione degli abitanti verso la montagna, il fatto di vivere l’essere nati in montagna come una maledizione, il sentire la montagna come “terra di sofferenza e di dolore”.&lt;br /&gt;  Se il vivere in un paese di montagna è una disgrazia, sono soldi sprecati i contributi per incentivare chi ci resta. Non c’è contributo che giustifichi il far subire ai propri figli la disgrazia d’essere nati in un posto sbagliato, se non si è costretti dalla impossibilità materiale di partire!&lt;br /&gt;  “Non è vero!” mi ha obiettato un amico, scandalizzato dalla mia provocazione. “Neppure dopo morto lascerei il paese di montagna nel quale sono nato”.&lt;br /&gt;  “E i tuoi figli?”&lt;br /&gt;  “Quelli fortunatamente hanno potuto studiare e hanno potuto trasferirsi in luoghi più vivi, abbandonando la morte dei nostri paesi!”&lt;br /&gt;  Ma se tutti la pensano così è facile immaginare quale è il futuro che attende la montagna, indipendentemente dai pannicelli caldi con i quali possiamo alleviare i suoi dolori! Tra le opere dei vari programmi tutti hanno dimenticato di prevedere il miglioramento dei cimiteri!...&lt;br /&gt;  Ma cosa c’entrano questi discorsi con il mancato sviluppo della montagna? C’entrano più di quanto si possa pensare. E mi spiego con l’esempio del turismo.&lt;br /&gt;  Qualcuno sostiene che il mancato sviluppo turistico sia colpa della carenza di infrastrutture, altri invece che sia da imputare alla carenza di ricettività. Ma come si ritiene possa attrarre turisti un luogo i cui abitanti, con il muso lungo e la faccia scura, lamentano continuamente d’essere rasseganti  a vivere in un posto abbandonato da Dio e dagli uomini?... Per accogliere i turisti è necessario l’entusiasmo e l’ottimismo di chi è convinto d’essere nel luogo più bello del mondo e con il suo entusiasmo trasmette questa sensazione ai nuovi arrivati, richiama nuove presenze…&lt;br /&gt;  Se la mia non è soltanto una provocazione, se, per caso avessi ragione, allora sui tavoli di consultazione e concertazione sulla montagna malata, è mancata la diagnosi sul male vero, che non è infrastrutturale ma culturale. Se avessi ragione, sarebbe   assumendo come obiettivo quello di far in modo che sia più bello e interessante sotto il profilo della realizzazione personale vivere in un paese di montagna, piuttosto  che nella periferia di una città. Ma allo stesso tempo è indispensabile rispiegare a chi vive in montagna, (una volta che abbia risolto il problema del posto di lavoro) quali vantaggi abbia, rispetto a chi abita in città. Purchè tuttavia ci siano questi vantaggi!... Perché se in effetti non ce ne fossero, se ci fossero solo disagi, non si vede perché si debba convincere qualcuno a continuare  a subire questi disagi. Per la salvaguardia e la manutenzione del territorio? Ma per questo potrebbero bastare  le capre!...&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-3101580754091911008?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/3101580754091911008/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=3101580754091911008' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/3101580754091911008'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/3101580754091911008'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2007/10/un-progetto-per-la-montagna.html' title='Un progetto per la montagna'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-2649619354440087798</id><published>2007-10-06T00:58:00.000-07:00</published><updated>2007-10-06T00:59:32.441-07:00</updated><title type='text'>Sì all'elettrodotto!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Si all’elettrodotto. Titolo così il mio intervento, perché sia chiaro sin da subito che si tratta di una provocazione. E’ che in questi anni ho visto costituirsi in Carnia tanti comitati dei no. Mai un comitato del sì! Per dire sì infatti, è necessario condividere qualcosa. Sembra facile! Ma prova a girare per la Carnia in movimento e verifica se ci sono due che riescono a condividere la stessa idea! Restando in tema con la provocazione iniziale, vorrei costituire il comitato del si all’energia elettrica a prezzo ridotto.&lt;br /&gt; Bella demagogia! E chi non ci starebbe.&lt;br /&gt; Il fatto è che già in Carnia a Paluzza e Sutrio si paga l’energia elettrica, lira più lira meno, la metà di quanto si paga nel resto della Carnia e del Friuli. Perché non estendere il beneficio a tutto il territorio? Sarebbero necessari degli investimenti importanti per consentire alla Secab l’acquisizione delle reti di tutti i Comuni. Ma a fronte del beneficio generalizzato su tutte le utenze, sia quelle pubbliche che quelle private e quelle per gli insediamenti produttivi, forse si potrebbe anche scegliere di rinunciare a qualche ponte. O si potrebbero investire in questa direzione i finanziamenti oggi sprecati sui contributi per le legna da ardere. Acquisite le reti si dovrebbero mettere assieme le centraline della Comunità Montana.&lt;br /&gt; L’energia prodotta non sarebbe ancora sufficiente a coprire il fabbisogno della Carnia. La si potrebbe allora importare dall’Austria, dicendo si ad un elettrodotto, che passerebbe portandosi l’energia per Pittini e per Fantoni, ma anche quella per la Secab-Carnia, lasciando anche un beneficio a tutto il territorio.&lt;br /&gt;Ma dovrebbe essere aereo o interrato? In termini di impatto ambientale, facendo mente locale al passaggio dell’oleodotto, non so quale sarebbe il più pesante! Imitando l’Austria dove anche i parchi naturali a volte sono attraversati da imponenti elettrodotti, il comitato del si più che sull’alternativa aereo-interrato, potrebbe impegnarsi a studiare il dove l’impatto potrebbe essere meno evidente, e comunque a ragionare sempre in termini di costi-benefici. Valutando come  costo  il danno ambientale, e come  benefici  le ricadute economiche a favore del territorio. Così, indipendentemente dalla soluzione proposta sarei per un no di principio ad una industria, qualsiasi essa sia, che prima mi vende le sue centraline e poi mi chiede di passare con un elettrodotto. Valuterei invece positivamente il beneficio che può venire ad industrie che possono consolidare il loro sviluppo nel territorio dell’Alto Friuli.&lt;br /&gt; Anche per quanto riguarda il percorso cercherei la soluzione più favorevole, in termini di rapporto costi-benefici. Così invece che pensare soltanto alla zona industriale di Osoppo, salirei pensando a quella di Trasaghis, di Bordano, di Carnia-Venzone, di Moggio e poi forse potrei anche riuscire a proseguire restando sempre nell’ambito dei territori del Comune di Moggio, facendo in modo comunque che ci siano delle ricadute a favore di tutte le industrie insediate nei Comuni attraversati.&lt;br /&gt;Se non temessi d’andare fuori tema, vorrei soffermarmi anche ad immaginare gli sviluppi che potrebbe avere un cooperativa come la Secab-Carnia che avesse come utenti tutte le famiglie, i Comuni e le attività produttive della Carnia.  Più che fuori tema è purtroppo una immaginazione fuori luogo, perché solo chi non è carnico potrebbe pensare alla possibilità di un Comitato del sì in Carnia. Ed io sono carnico doc. Per questo mi fermo a questa provocazione scritta per vincere la noia d’una giornata di pioggia!!!…&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-2649619354440087798?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/2649619354440087798/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=2649619354440087798' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/2649619354440087798'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/2649619354440087798'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2007/10/s-allelettrodotto.html' title='Sì all&apos;elettrodotto!'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-7974573111082849631</id><published>2007-09-15T07:30:00.000-07:00</published><updated>2007-09-15T07:33:05.070-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ecomuseo'/><title type='text'>"Aghe", Ecomuseo dell'acqua dell'Alto Friuli</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;            Presentazione.&lt;br /&gt;Che cosa si intende per Ecomuseo? A dispetto del nome, l’ecomuseo non è un museo, anche se a volte può anche contenere un museo. Per Ecomuseo si intende invece un territorio nel quale il paesaggio attuale viene filtrato attraverso la storia degli eventi che l’hanno costruito.   &lt;br /&gt;Nell’ecomuseo si mettono in luce questi eventi, si evocano le persone che li hanno vissuti, facendo in modo che il visitatore non veda soltanto un luogo, ma riesca a penetrare  nel pensiero di chi nei secoli l’ha preceduto in quel posto, di chi ha realizzato un monumento o a contribuito a realizzare un ambiente. Oggetti dell’Ecomuseo non sono soltanto i reperti ma anche  i paesaggi, l’architettura il saper fare, le testimonianze orali della tradizione, ecc. Se poi tutto questo si vuol raccogliere in un preciso luogo fisico, l’Ecomuseo può diventare anche un museo.&lt;br /&gt;           In questa ottica l’Ecomuseo dell’acqua dell’Alto Friuli, si propone come un ecomuseo virtuale e  telematico dell’acqua, lasciando ai singoli Comuni, se lo ritengono opportuno di realizzare lo spazio fisico museale.&lt;br /&gt;            Virtuale, perché si intende realizzare un sito web per il territorio di ogni Comune, come vetrina per raccogliere virtualmente gli oggetti, lasciati nel loro contesto sul territorio,  come mostra volta a suscitare nel navigatore l’interesse a visitare il territorio. Telematico perché con l’uso della tecnologia Mobinfo, i residenti si propongono di accompagnare, con una guida al cellulare, i visitatori alla scoperta del proprio territorio. Dell’acqua perché il tema dell’acqua, costituisce un filo rosso ideale che unisce il territorio dei Comuni partecipanti al progetto. L’acqua che caratterizza il paesaggio di montagna: l’acqua dei laghi, dei fiumi, dei torrenti, delle sorgenti. L’acqua delle fontane riferimento costante nella storia dei paesi di montagna. L’acqua nella tradizione culturale della montagna, che si perde nel mito delle Agane, fate e streghe a seconda dei casi, in una infinità di varianti nel racconto diverso tra paese e paese.&lt;br /&gt;             Dall’acqua alla scoperta del territorio. Il filo rosso dell’acqua è solo un filo di Arianna per far entrare il visitatore nel territorio, per aiutarlo a farsi prendere dalla magia dei luoghi della montagna a percepire la suggestione dei paesaggi, ad imparare a “vivere” la montagna  e non solo a vederla. Ma per riuscire a trasmettere “l’anima” dei loro paesi e necessario che prima la sentono loro quest’anima, gli abitanti. Per questo il progetto si propone, attraverso le Pro Loco, di portare soprattutto i giovani del paese, a ritrovare il senso più profondo delle proprie radici, a valorizzare la propria identità riscoprendo gli elementi autentici  che la caratterizzano, nella specificità di ogni singolo paese, e in ciò che li accomuna nella peculiarità del vivere in montagna.&lt;br /&gt;L’ecomuseo è stato definito “uno specchio nel quale una comunità si guarda per poter immaginare il proprio futuro”. Per questo nel progetto il sito web assume questa funzione di specchio nel quale ogni paese, mentre pone attenzione a come presentarsi agli altri, si scopre come veramente è, per  immaginarsi come potrebbe in effetti diventare, anche nel confronto con gli altri paesi che partecipano allo stesso progetto della rete museale dell’acqua dell’Alto Friuli.&lt;br /&gt;      In questa prima fase, il progetto viene limitato dal bando di Euroleader che finanzia l’iniziativa, a quattordici Comuni rivieraschi dell'alto Tagliamento, ma se riuscisse a decollare in questi, potrebbe venire  esteso a tutto il territorio dell’Alto Friuli, per diventare la rete capace di fare di un territorio, una vera comunità. Per questo la Direzione d’Area Montagna della Provincia di Udine si è costituita capofila del progetto in collaborazione con l’Associazione regionale tra le Pro Loco.  &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;(&lt;em&gt;Igino Piutti, progettista e coordinatore del progetto per la Provincia di Udine)&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-7974573111082849631?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/7974573111082849631/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=7974573111082849631' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/7974573111082849631'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/7974573111082849631'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2007/09/aghe-ecomuseo-dellacqua-dellalto-friuli.html' title='&quot;Aghe&quot;, Ecomuseo dell&apos;acqua dell&apos;Alto Friuli'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-1885635560034064180</id><published>2007-09-01T00:12:00.000-07:00</published><updated>2007-09-01T00:13:42.982-07:00</updated><title type='text'>Il futuro del Cirmont.</title><content type='html'>Le idee camminano con le gambe degli uomini e quando le idee finiscono sulle gambe di uomini che non credono all’idea, o la vogliono strumentalizzare ad altri fini, è evidente che non possono decollare. C’è il rischio allora, che invece di cambiare le gambe, si cambi l’idea…&lt;br /&gt;Le idee sulle quali è nato il Cirmont erano che:&lt;br /&gt;- si potesse fare scouting di tecnologie che avrebbero potuto essere trasferite e testate sui territori di montagna come strumenti innovativi di sviluppo economico e sociale di questi territori, e per il miglioramento della qualità della vita degli abitanti;&lt;br /&gt;- la montagna friulana in collaborazione con il Cirmont ora Eim potesse porsi a livello nazionale ed internazionale come modello, per la sperimentazione della innovazione tecnologica nello sviluppo della montagna;&lt;br /&gt;- il coinvolgimento in queste sperimentazioni  delle aziende della montagna, avrebbe portato allo sviluppo di nuovi prodotti da immettere sul mercato internazionale, favorendo lo sviluppo in loco di una industria altamente innovativa.&lt;br /&gt;Recuperando questa impostazione, anche alla luce del fatto che l’EIM non è più un Centro di ricerche come l’Imont ma un Ente che dovrebbe proporsi appunto sul versante dell’innovazione per lo sviluppo economico e sociale della montagna, si potrebbe immaginare il Cirmont come:&lt;br /&gt;- l’Ente che concretizza l’idea d’una Regione che assume come priorità lo sviluppo dei territori montana, facendo entrare nella compagine sociale, tutto il sistema dei Centri di Ricerca regionale, assieme alle due Università;&lt;br /&gt;- mantiene la collaborazione con l’EIM, nell’ottica di una partecipazione del Ministero delle Politiche regionali allo sviluppo del Cirmont, che viene  riconosciuto nel  ruolo di modello e pilota a livello nazionale, per un approccio innovativo ai temi dello sviluppo delle aree montane;&lt;br /&gt;- propone il modello a livello transfrontaliero ed internazionale, nell’ambito dei progetti Interreg di collaborazione in particolare con Slovenia e Carinzia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per evitare gli equivoci in cui è caduto in passato, andrebbe quindi modificato l’oggetto sociale. Non più “promuovere e coordinare programmi di ricerca” ed “effettuare ricerche scientifiche” L’obiettivo principale dovrebbe diventare quello di sperimentare il trasferimento e quindi di verificare l’impatto sul territorio e sulla popolazione di tecnologie innovative che possono determinare nuove condizioni di sviluppo sia economico che sociale”. Penso in particolare alle innovazione nel settore dell’ICT (telemedicina, teleassistenza, teledidattica, teleinformazione turistica, telecontrollo del territorio, telecontrollo del trasporto pubblico e della viabilità in montagna ecc.)&lt;br /&gt;In altri termini, come l’Area di ricerca ha lanciato il progetto domotica, per l’innovazione nella casa di domani, Cirmont potrebbe lanciare il progetto Orotica (in greco oros=montagna) l’innovazione per la montagna di domani.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-1885635560034064180?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/1885635560034064180/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=1885635560034064180' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/1885635560034064180'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/1885635560034064180'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2007/09/il-futuro-del-cirmont.html' title='Il futuro del Cirmont.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-644780130286093235</id><published>2007-08-16T21:51:00.000-07:00</published><updated>2007-08-16T21:53:25.384-07:00</updated><title type='text'>Morte a ferragosto</title><content type='html'>Le coincidenze! La vigilia di ferragosto percorrendo l’anello dei tre rifugi, ho incontrato al Marinelli un amico di Cividale che non vedevo da tempo. Parlando del più e del meno, mi disse che il giorno dopo sarebbe venuto a messa a Raveo, al santuario annesso al romitorio?&lt;br /&gt;“Come mai da Cividale?”&lt;br /&gt;“Sono ormai 35 anni. Da quando ho conosciuto don Primo Patiess, nativo di Treppo Carnico, che vive a Portogruaro, ma passa la ferie ogni anno a Raveo, e dice messa al santuario il giorno di Ferragosto”.&lt;br /&gt;“Ma che cosa ha di particolare?” chiedo io.&lt;br /&gt;“E’ un filosofo con una profondità di pensiero eccezionale!”&lt;br /&gt;Contagiato dall’entusiasmo dell’amico, in attesa di dedicarmi alla tradizionale grigliata, sono salito a piedi da Raveo per una suggestiva “pedrata” restaurata molto bene, che dal paese sale al santuario, a sentire la predica di don Primo.&lt;br /&gt;Più che d’una predica s’è trattato d’una lezione di filosofia contro il relativismo, definito appunto come una prospettiva di pensiero che si fonda sull'idea che non esistono realtà o principi assoluti, vale a dire indipendenti dagli uomini, ma soltanto realtà o principi legati alle particolari condizioni in cui essi emergono e possono essere osservati. Al relativismo ha imputato il fatto che la cultura moderna pretenda di abolire l’idea della morte e dell’eternità, mentre invece nella tradizione e cultura carnica l’idea della morte è una idea dominante. Da qui la perdita dell’idea della vita come valore da impegnare per l’eternità, sostituita dall’idea d’una vita da “consumare” senza nessun senso e nessuna prospettiva.&lt;br /&gt;Come gli ho detto poi sul sagrato a fine Messa, se nelle prediche fosse ammesso il contraddittorio, avrei voluto replicare dicendogli che la rimozione della idea della morte è legata alla sovrastruttura sulla morte che la Chiesa, e le chiese in generale, hanno sviluppato per giustificarsi. Fede e ragione, come anche lui ha affermato, non sono in contrapposizione. E’ vero, nella misura in cui ci si chiede di accettare come verità di fede qualcosa che non è dimostrabile, ma che tuttavia non è irrazionale. La pretesa di far accettare come verità di fede ciò che la ragione, e spesso soltanto il buon senso, ci impongono di rifiutare (credo quia absurdum), porta a rinunciare a ciò che la fede vorrebbe farci accettare.&lt;br /&gt;C’è una lettura del Vangelo per la quale l’uomo è figlio di Dio, cioè in altri termini, partecipe di una natura spirituale eterna, che continua a vivere anche quando l’uomo viene lasciato dall’involucro del corpo. Con il corpo deve imparare ad amare per poter amare per l’eternità. Se invece ha imparato ad odiare, ad essere avaro, invidioso lo sarà per tutta l’eternità. Non è dimostrabile che esista questa stagione eterna, senza corpo, ma la ragione non può escluderlo. Si può quindi fare il salto della fede per accettare l’idea, oppure non farlo e rifiutarla.  Come dice Dante, citato da don Primo,&lt;br /&gt;     non  v'accorgetevoi che noi siam vermi                    nati a formar l'angelica farfalla, (Dante, Purgatorio, X,124)&lt;br /&gt;     Ma se l’ipotesi dell’esistenza di questa dimensione eterna ci consente di vivere comunque meglio la realtà terrena, perché non accettarla?.&lt;br /&gt;         La Chiesa invece ha sviluppato una costruzione per la quale per prepararsi  alla vita eterna è necessario sacrificarsi in questa. Lasciare il certo per l’incerto.&lt;br /&gt;         Nella cultura cattolica nella quale siamo cresciuti, più che alla vita eterna l’uomo è destinato alla dannazione eterna. Salvo rarissime eccezioni.&lt;br /&gt; L’incontro con il Padre è un “lacrimosa dies irae”. Nel nostro immaginario infatti i nostri cari, pur con tutta la stima che possiamo avere di loro, di ben che vada li possiamo pensare in Purgatorio. Per questo dobbiamo pregare per loro, far dire delle Messe, guadagnare delle indulgenze. Ma in verità in nessuna parte del Vangelo si parla del Purgatorio, come non si parla del Limbo, che ora sembra sia stato recentemente abolito dopo che per migliaia d’anni vi sono affluiti i bambini morti senza battesimo. Anche questo ultimo fatto dimostra che queste credenze sono relative, e fa bene il relativismo a rimuoverle. Nei moti di  reazione succede spesso che assieme all’acqua sporca si butti anche il bambino. Forse è il caso di buttare l’acqua sporca, tornando a pensare al bambino, cioè alla verità semplice del Vangelo, per la quale chi ama vive bene qui e nell’eternità, chi odia vive male qui e nell’eternità. Non ci sono i trecentomila peccati per i quali, uno non può mai essere sicuro di essere in “grazia di Dio”, c’è un solo comandamento  quello dell’amore, e quindi un solo peccato il suo contrario: l’odio.&lt;br /&gt;         E’, a mio parere, il concetto fondante del cristianesimo, che può essere “ragionevolmente” accettato, anche in una predica sulla morte il giorno di ferragosto, e che se, accettato, darebbe una nuova prospettiva di vita sia sul piano individuale che su quello sociale!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-644780130286093235?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/644780130286093235/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=644780130286093235' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/644780130286093235'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/644780130286093235'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2007/08/morte-ferragosto.html' title='Morte a ferragosto'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-6067796205176132335</id><published>2007-07-06T22:07:00.000-07:00</published><updated>2007-07-07T02:12:35.457-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Alto Friuli'/><title type='text'>Presentato l'Ecomuseo dell'Alto Friuli.</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;L’apprezzamento alla Provincia per essersi costituita come capofila del progetto di Ecomuseo tematico dell’acqua dell’Alto Friuli è stato espresso dalla gran parte dei sindaci e dei rappresentanti delle ProLoco invitati alla presentazione del progetto nella sala riunioni della Direzione d’Area Montagna della Provincia di Udine a Tolmezzo. L’Assessore Caroli esprimendo la soddisfazione per il fatto di aver portato la Provincia aggiudicarsi il Bando di Euroleader “Sostegno a progetti per l’avvio di un sistema mussale: l’Ecomuseo”, ha sottolineato l’importanza d’una iniziativa che vede la Provincia realizzare una rete che mette assieme tanti Comuni dell’Alto Friuli, primo passo verso una rete di tutto l’Alto Friuli, con la Provincia nel ruolo di Ente di area vasta. L’apprezzamento è stato confermato anche dal Presidente della Comunità Montana del Gemonese Ivo Del Negro e dall’Assessore Marino Corti della Comunità Montana della Carnia, per una soluzione telematica dell’Ecomuseo che ha consentito di superare le difficoltà che avevano fatto incagliare i precedenti progetti.&lt;br /&gt;Il dott. Piutti. project manager per conto dell'Imont dell'Ecomuseo del Vajont: continuità di vita , che, come consulente della Provincia, ha collaborato con la Direzione d’Area montagna alla definizione del progetto, si è soffermato a spiegare a che cosa ci si deve riferire con il termine Ecomuseo, ed a come la soluzione telematica dell’Ecomuseo possa costituire una metodologia per mettere in rete più Comuni, sull’idea condivisa di ripensare alla propria storia, alla peculiarità delle tradizioni e della lingua, alla valorizzare la propria identità, e su questi valori impostare una prospettiva di sviluppo nella quale si legano in un circolo virtuoso innovazione e tradizione. L’ecomuseo, ha ricordato, “deve essere inteso come uno specchio nel quale la popolazione, ed in particolare i giovani, si guardano per poter immaginare il futuro”&lt;br /&gt;Il Presidente della Associazione delle Pro Loco del Friuli Venezia Giulia, Barbina ed il Presidente onorario Vale che partecipano come partner al progetto hanno sottolineato l’importanza di un progetto che può consentire alle Pro Loco di assumere un ruolo più spiccato di animazione culturale del proprio territorio. Uno degli obiettivi che si pone il progetto è infatti quello di “conoscere il territorio per farlo conoscere, di utilizzare la telematica per rileggere, ripensare e presentare il proprio territorio in chiave di promozione turistica”.&lt;br /&gt;A conclusione dell’incontro l’Assessore Caroli ha tenuto a sottolineare come anche questo nuovo progetto rientri nella strategia della Provincia di sviluppare un progetto per la montagna che punti sui giovani . “E’ necessario”, ha ricordato “favorire un approccio positivo al territorio da parte dei giovani, aumentando il radicamento della popolazione al territorio in cui vive, operando per il superamento del luogo comune che vivere in montagna sia più difficile che altrove ed evidenziando il valore aggiunto di tale aspetto. Nel progetto di Ecomuseo telematico e tematico dell’Alto Friuli l’identità locale viene assunta in qualità di presupposto culturale per motivare i giovani alla permanenza sul territorio.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-6067796205176132335?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/6067796205176132335/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=6067796205176132335' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/6067796205176132335'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/6067796205176132335'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2007/07/presentato-lecomuseo-dellalto-friuli.html' title='Presentato l&apos;Ecomuseo dell&apos;Alto Friuli.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-125759220473223294</id><published>2007-06-30T22:17:00.000-07:00</published><updated>2007-06-30T22:19:42.942-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><title type='text'>La cultura del vivere in montagna.</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;          "Con l’energia sottratta alla montagna hanno illuminato le città, ed hanno fatto in modo che, attratti da queste luci, le forze più vive e più giovani, siano fuggite dalla montagna”.&lt;br /&gt;          Oggi lo scenario può cambiare: si può cominciare a pensare alla montagna non come a un luogo di emarginazione da abbandonare appena possibile, ma ad un luogo dove anche un giovane che non  vuole rinunciare alle opportunità che gli derivano dal vivere nel terzo millennio, può pensare di progettare il proprio futuro.&lt;br /&gt;          Lavorare ad un nuovo progetto montagna signfica lavorare, perchè questo avvenga in maniera sistematica: creare le condizioni perchè vivere in montagna possa essere non una maledizione ma una scelta per chi vi è nato e per chi puo pensare di trovarvi un modo di vivere e di realizzarsi più completo rispetto a chi vive  in città. Se questo è l’obiettivo, è molto secondario, e per certi versi fuorviante discutere di questioni ordinamentali, di riordino di comunità e comuni, di autonomia.&lt;br /&gt;          Più importante sarebbe forse chiedersi come mai l’uomo della Carnia, fuori dal  suo contesto diventa dinamico, propositivo, tendenzialmente imprenditore, nel suo contesto è portato a delegare agli altri la soluzione dei propri problemi, ad accontentarsi, preferisce vedersi come dipendente che come imprenditore.&lt;br /&gt;          Interessante sarebbe chiedersi se la scuola fa qualcosa per modificare queste condizioni culturali di base o se invece,  gli insegnanti che vengono da fuori,  sentendosi in qualche modo come relegati al confino, non  favoriscano la cultura della fuga dalla montagna. Se la Chiesa stessa che per anni ha usato la montagna come luogo di punizione per i suoi preti, non abbia contribuito a trasmettere l’idea che la montagna è un luogo si “sofferenza e di dolore”.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-125759220473223294?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/125759220473223294/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=125759220473223294' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/125759220473223294'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/125759220473223294'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2007/06/la-cultura-del-vivere-in-montagna.html' title='La cultura del vivere in montagna.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-4071506728618416594</id><published>2007-06-27T17:48:00.000-07:00</published><updated>2007-06-27T17:54:33.637-07:00</updated><title type='text'>Le stagioni del contadino.</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Da (Lo strano sogno - Editrice UniService - pag. 165) &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;I suoi ritmi erano quelli segnati dal rincorrersi dei giorni, dal mutare delle stagioni, dallo sviluppo della natura che impone l’ordine  del lavoro del contadino. Erano i ritmi che avevano cadenzato la vita di sua madre, e prima di sua nonna, e prima ancora della nonna di sua nonna e di tutte le donne che avevano nei secoli lavorato sui quei prati, attraversato quei boschi, percorso quei sentieri.&lt;br /&gt;Da sempre era venuto marzo a sciogliere  le ultime nevi, e per sempre sarebbe venuto con lo stesso fondale, obbligando alla recita dell’identica scena.&lt;br /&gt; Negli angoli meno soleggiati c’è ancora la neve, e sul sentiero la terra s’increspa gelata, intrisa di brina . Ma più avanti ove il tepore del sole di primavera ha sciolto la terra, il prato ha ripreso  a muoversi nel primo brivido di vita. È scoppiato il bianco dei bucaneve sul terreno ancora sporco dei colori dell’autunno. E poi il giallo delle primule, mentre il prato è percorso dal verde brivido dell’erba, che spunta tenera  emergendo dall’umore della terra. La quercia trattiene ancora le ultime foglie bruciate dal gelo dell’inverno, ma il sole ha disciolto la linfa che ora percorre la pianta con un fremito nuovo, e scoppiano le prime gemme.&lt;br /&gt;Il contadino tuttavia è come un attore che non guarda al fondale del palcoscenico sul quale deve recitare,  per lui tutto il fervore di vita del prato a marzo,  è solo un prato che deve essere “rimondato”, pulito di nuovo.&lt;br /&gt;Perchè non si rovini la falce e perchè il fieno possa essere raccolto pulito, è necessario passare con il rastrello tutti i prati per raccogliere tutte le foglie cadute dagli alberi, i rami secchi ed i sassi. È il primo lavoro. Quasi un passatempo per sgranchire il corpo, dopo l’inerzia dell’inverno.&lt;br /&gt;A Pasqua la terra è pronta per essere smossa. Ove i pendii della montagna sono meno inclinati si sono ricavati i piccoli campi. La vanga premuta dal piede, si infila a fatica nella terra che s’è compattata sotto la neve. Il corpo s’inarca nello sforzo di sollevare la zolla che, rovesciata, viene disposta per accogliere il seme. A concimare la terra quindi una striscia di letame formata distribuendo  con la forca i mucchi precedentemente realizzati, portando il letame con le gerle. Poi il seme: sullo strato di letame nero, più nero del solco, una fila di patate, bianche,  tagliate a pezzetti.&lt;br /&gt;Non troppo distanti per non perdere spazio, non troppo vicine per non sprecare il seme! Quasi un gioco per bambini…&lt;br /&gt;“Ma distanti quanto? Vicine quanto?…”&lt;br /&gt;Poi di nuovo con la vanga, un colpo dopo l’altro, a rovesciare la terra per coprire il seme.&lt;br /&gt;Oppure no, per fare la rotazione, quest’anno è meglio il granoturco. La stessa lavorazione, ma il seme no.&lt;br /&gt;Il granoturco si semina alla fine.&lt;br /&gt;I semi di grano nel grembiule raccolto a mo’ di sacca. Con la sinistra ne cogli un pugno, che poi distribuisci. Due o tre alla volta, dietro al sarchiello, con il quale hai aperto la terra.&lt;br /&gt;All’Ascensione l’erba e matura. Inizia il ritmo più intenso e pesante dei lavori d’estate.&lt;br /&gt;Falciare! All’alba quando l’erba è ancora madida di rugiada. Così la falce scorre più sciolta e si fa meno fatica, dicono i vecchi! Ma s’alza presto il sole d’estate. Scende dal monte di fronte  e fa brillare  le gocce di rugiada sull’erba. E si svegliano  con lui anche i tafani. Inebriati dall’odore della pelle, umida di sudore, danzano attorno impazziti per gettarsi all’improvviso come sparvieri a pungere ed a succhiare il sangue.&lt;br /&gt;Per ore la stessa cadenza. Ruotando il corpo per imprimere più forza all’impatto della falce con l’erba. Rompendo il ritmo solo per rifare il filo con la cote. E tutto intorno, al sibilare delle falci, s’alterna lo stridio delle coti, che copre il canto di fondo dei grilli, l’improvvisazione del merlo, la monotona insistenza del cuculo.&lt;br /&gt;Poi stendere al sole i solchi d’erba tagliata, formati dalla  falce. Girare l’erba perché si secchi più in fretta, metterla in covoni a sera, perché la rugiada non la bagni. E il giorno dopo, ripetendo la medesima scena, su un’altra parte di prato, continuare con il secondo atto della lavorazione. Sciogliere i covoni al sole, e girare ancora una volta il fieno, ormai quasi secco. Dopo pranzo infine, quando il sole picchia più forte, raccoglierlo per portarlo nel fienile.&lt;br /&gt;Due corde, distanti tra loro una trentina di centimetri, da stendere sul prato di traverso, ad angolo retto rispetto all’inclinazione del terreno. Anche questo è un lavoro per  bambini! “Non così! Non vedi che sono troppo inclinate?” sgrida la mamma.&lt;br /&gt;Sembra facile! Ma una bambina non può avere l’idea dell’angolo retto, rispetto alla pendenza  del prato!&lt;br /&gt;Raccogliere con il rastrello il fieno a “falde”. Comprimendolo contro le proprie gambe per farne delle specie di cuscini, da porre poi sulle corde, sovrapponendoli l’uno dopo l’altro. Cinque o sei, a seconda della distanza del prato dal fienile e della forza del portatore. Poi sotto il sole che picchia con rabbia, infilare la testa in una sorta di nido incavato  al centro del fascio di fieno che scotta, sedersi, addossandosi  il fascio alla schiena, e quindi, mentre qualcuno t’aiuta spingendo  da dietro, issarlo, in bilico  sulle spalle. Alzarsi a fatica, reggendo l’enorme pesante copricapo e prendere a camminare, riuscendo a vedere quel poco che serve per non incespicare seguendo il sentiero.&lt;br /&gt;Andare, nel sudore che scioglie la  testa, e il  pulviscolo che s’appiccica al volto. Andare, per dieci, per venti, per trenta minuti,  appena riuscendo a vedere, dove mettere il prossimo passo. Liberarsi infine del peso, nella bolgia infuocata del vecchio fienile, nell’angusto intramezzo,  tra il fieno in catasta e il tetto dagli embrici che scottano, bruciati dal sole...&lt;br /&gt;Sciogliere le corde  in quell’afa che toglie il respiro, e scomporre il fascio del fieno, spargendolo sulla catasta. Calpestarlo e pigiarlo, perchè non occupi spazio di troppo, nella nube del pulviscolo che s’appiccica al corpo.&lt;br /&gt;E alla sera c’è ancora qualcosa da fare. A San Giovanni nel campo, a rincalzare  la terra sulle piante di granoturco appena spuntate. In silenzio, in un mare di lucciole che si muovono a scatti, avvolgendoti in una atmosfera magica ed irreale. Mentre le ombre della notte si fanno sempre più fitte e più luminosi i punti di luce impazziti, l’alito della terra fa vibrare le foglie,  umide ancora nello sforzo per nascere.&lt;br /&gt;E con le prime ombre che scendono dalle montagne s’affollano e addensano sui tuoi pensieri, altri pensieri, altre figure.&lt;br /&gt;Sono le donne che da sempre, alle falde della montagna dalla quale si vede il mare,  nelle notti di S.Giovanni nel turbinio delle lucciole hanno sentito il vuoto del finire...&lt;br /&gt;E le ombre prendono a vivere di quei pensieri e ti assale la paura. La folla sembra che voglia travolgerti e senti il bisogno di fuggire, per nasconderti nella solitudine della casa, sbarrando la porta agli altri pensieri che vivono nella notte.&lt;br /&gt;Poi il buio s’incrina, le lame rosse dell’aurora lo fendono e di nuovo il sole si sporge dalla Damarianna, la montagna di fronte.  Ogni giorno un po’ più in alto, a scandire il passare del tempo con la sua scalata del monte. E viene alla fine l’autunno.&lt;br /&gt;Finalmente l’erba non ricresce più! Finiscono gli impegni della fienagione. Ma ci sono ancora i raccolti da fare. A fine settembre ci cono le patate. La vanga riprende le zolle rivoltandole per mettere a nudo i grappoli dei tuberi. Man mano che arretri tra solco e solco si forma la striscia bianca delle patate ad asciugare al sole. Si devono raccogliere poi, scegliendo per il maiale quelle spezzate dalla vanga e quelle troppo piccole. (Altro lavoro per bambini!) Ma piccole quanto? E quanto grandi, perchè siano buone per gli uomini?&lt;br /&gt;E cominci ad imparare che tutto è relativo. Dipende infatti dagli anni. Se è stata una buona annata le patate sono più grandi, se invece c’è stata troppo pioggia oppure troppo poca, le patate sono più piccole. Non esiste nella vita una misura certa, un calibro preciso, anche i bambini dovrebbero cominciare a capirlo...&lt;br /&gt;Intanto il bosco si tinge dei colori dell’autunno. Dal basso, come se ogni giorno il pittore aggiungesse una riga nuova al suo disegno, il verde viene coperto  dal giallo bruciato dei faggi e dal marrone delle querce, viene macchiato dal rosso dei ciliegi e dal bianco delle betulle.&lt;br /&gt;Quando il nuovo colore ha raggiunto le vette siamo ormai alla festa dei morti: è l’ora del  granoturco. Le piante sono già state troncate appena al di sopra della pannocchia. Le mucche vanno ghiotte dei gambi di granoturco ancora freschi, tagliati a pezzetti. Il campo con quei monconi a mezza altezza, sembra una testa rapata per punizione.&lt;br /&gt;Fa tristezza percorrerlo, sfilando le pannocchie per buttarle nella gerla portata sulla schiena. Ti senti una ladra! Come è possibile che quelle piante abbiano faticato invano! Gli era già stata tolta la parte più alta, con il pennacchio  del quale andavano fiere. Come soldati avevano sfidato i temporali estivi, il vento impetuoso e  la grandine battente. Ora dopo aver perso l’elmo, erano costrette a lasciarsi strappare le armi… &lt;br /&gt;Solo per la pannocchie quei gambi di granoturco   erano diventati così alti: perchè meglio potessero cogliere i raggi dei sole. Ora invece, tutto si risolveva in un attimo, nel gesto brutale della mano che d’un colpo staccava quei frutti, per buttarli nel fondo d’una gerla.&lt;br /&gt;A turno si riunivano poi le famiglie, attorno al mucchio di pannocchie deposto in un angolo della casa, per aiutarsi nel lavoro di ripulitura.&lt;br /&gt;Con gesti secchi le donne aprono le foglie, senza badare all’imbarazzo del frutto che si vede messo a nudo, così all’improvviso, nell’ordinato disporsi dei chicchi,  nelle file regolari che lo percorrono in tutta la lunghezza. Le foglie vengono quindi strappate e deposte in un mucchio, strame per le mucche. Le più sane e belle, a parte, per cambiare il fogliame del pagliericcio, che si usava come  materasso.&lt;br /&gt; La pannocchia nuda, con due o tre foglie soltanto in testa, (bianche perchè più interne, mai toccate dal sole) come  una sposa agghindata per la sua festa, viene passata alla donna più esperta, incaricata dell’intreccio. Sovrapposte  le une alle altre, attraverso le   foglie  intrecciate tra loro, le pannocchie vengono composte in un enorme grappolo, per essere poste a maturare facendo bella mostra di sé sulla linda di casa, nel  tiepido sole d’autunno...&lt;br /&gt;E il bosco cambia ancora. Con il grigio dei faggi ormai senza foglie, sembra spruzzato di nebbia per prepararsi al gelo dell’inverno. Cade allora la prima neve, lontano, sulle cime più alte, in grigie giornate di freddo, quando solo lo scricciolo trova il coraggio di muoversi tra i rovi. Poi la nevicata  s’avvicina, come un velo bianco che viene steso lentamente dall’alto a coprire a poco a poco tutta la montagna. E infine arriva anche in paese!...&lt;br /&gt;“Nevica!” Si dicono i bambini felici perchè coperta dalla neve la terra non sembra  prestarsi ad altro che al gioco.&lt;br /&gt;“Nevica!” Si dicono i grandi, dispiaciuti che quella coltre di neve  cancellando ogni cosa impedisca loro di usare della propria terra, di ritrovare i propri sentieri.&lt;br /&gt;“Nevica!” Ed ogni fiocco sembra voglia cancellare qualcosa. Si posano discreti come un bacio, prima sciogliendosi nella terra, quasi a cercare l’intimità…poi la natura che freme sorpresa a quell’incontro subdolo, lentamente,  viene coperta ed annientata nella irreale distesa di bianco.&lt;br /&gt;Nevica! E con la neve da sempre, allo stesso modo, si chiude il ritmo della stagione...&lt;br /&gt;Nevica! E come sempre,  marzo  scioglierà l’ultima neve per un nuovo anno di lavoro...&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-4071506728618416594?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/4071506728618416594/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=4071506728618416594' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/4071506728618416594'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/4071506728618416594'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2007/06/le-stagioni-del-contadino.html' title='Le stagioni del contadino.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-2416774155274765361</id><published>2007-06-24T10:48:00.000-07:00</published><updated>2007-06-24T17:16:56.718-07:00</updated><title type='text'>Un pezzo a piedi - Giovanna Nieddu</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Un romanzo o un racconto è una costruzione artificiosa che un autore ha sviluppato con la sua fantasia, come una tela sulla quale trasferire il proprio pensiero. Farne una recensione significa guidare il lettore a filtrare i contenuti, attraverso la trama della tela. Nella poesia non c’è invece nessun artificio. Nella poesia l’autore è come in un confessionale senza grata, scrive proprio per mettere a nudo la sua anima. La poesia è tanto più riuscita, quanto più la parola ha perso ogni significazione per farsi suggestione ed emozione. La poesia non è una traduzione dei sentimenti in parole, perché il lettore possa risalire dalle parole ai sentimenti. La poesia diventa essa stessa sentimento e le parole si trasformano nel  pentagramma che consente al lettore di far proprie  le emozioni del poeta: musica senza parole.&lt;br /&gt;Per questo è difficile, se non impossibile, recensire una raccolta di poesie. Non c’è nulla da recensire, perché non c’è traccia da svelare, sentiero su cui condurre il lettore. Il rapporto tra chi scrive e chi legge è immediato, direi quasi “a pelle”. Il poeta si mette a nudo, e nudo deve avvicinarsi il lettore, per sentire la vibrazione d’un anima che ha sentito il bisogno di rivelarsi, perché altri nel suo disvelarsi, trovi una traccia per ritrovarsi, per ritrovare il senso del proprio esistere.&lt;br /&gt;Queste sono le considerazioni a cui sono stato portato leggendo la raccolta di poesie “Un pezzo a piedi” di Giovanna Nieddu, e su queste considerazioni, ovviamente, avrei dovuto fermarmi, rinunciare ad ogni commento.&lt;br /&gt;Ma poi non ho potuto fare a meno di interpretare a mio modo, la “tela di vita” che affiora tra le “parole in bianco e nero” della Nieddu.&lt;br /&gt;A partire dal titolo, ricavato da una delle poesie della raccolta e riferito alla battuta d’un extracomunitario (anche questi ormai nuovi cittadini della Carnia) che chiedendo il biglietto della corriera, per risparmiare, chiede soltanto una tratta, riservandosi di fare a piedi l’ultimo pezzo. Ma è il pezzo a piedi di mille storie della nostra emigrazione. Il pezzo a piedi che gli emigranti facevano scendendo dal paese per andare a “prendere la corriera di Tavoschi”, accompagnati dalla moglie che portava la valigia sulla gerla. E’ il pezzo a piedi che facevano rientrando con la valigia di cartone in spalla, ed il pensiero al paese che finalmente avrebbero rivisto. E’ il pezzo a piedi di Giovanna che emigra dalle montagne della Sardegna, per fare anche sua la mia Carnia. Emigrazione ed immigrazione come un vortice che può cancellare o rendere più vive le identità. Paura e speranza per i paesi di montagna.&lt;br /&gt;Ma forse al di là delle intenzioni dell’autrice, in questo titolo, io ci ho letto la metafora del pezzo a piedi di ognuno di noi nella vita, come lei dice,  “contando i passi che ci separano dal cielo”.&lt;br /&gt;“Inquietum est cor nostrum donec requiescat in te”. Potrebbero essere queste parole di S.Agostino la chiave di lettura più profonda  dei versi di Giovanna. L’inquietudine del finito alla ricerca d’un senso che può essere ritrovato solo in un Infinito irraggiungibile, in una vita che è “l’eterno respiro d’eterno”. Una inquietudine che costa sofferenza, che pesa perché si “paga caro il prezzo della consapevolezza”.&lt;br /&gt;Ma accanto alla chiave di lettura esistenziale c’è quella di Giovanna che ha scoperto la Carnia, meglio di tanti carnici, perché ha scoperto la suggestione dei luoghi. “Vado per le montagne.. e il silenzio umido del sottobosco canta il canto della mia montagna. In Marcelie, (nei luoghi della mia infanzia, ai quali mi lega una “particolare attrazione” come scrivo in un mio romanzo) è arrivata lei dalla Sardegna, ed è riuscita a dar  voce alla mia suggestione. “Cammino piano/ lascio che la vita/ mi scorra dentro all’anima/ prego/ lo spirito mio di riposarsi/ in Marcelie”&lt;br /&gt;Infine nei versi che mi sono più piaciuti di “Cantami un lied” Giovanna che pure non è nata su queste montagne di Carnia, e riuscita a farle parlare. Ne ha sentito la voce nelle “note lontane di un canto mattutino”. Si è sentita vivere con il vivere della natura, ha dato voce ancora alle Agane,  che erano acqua ed erano fate, spirito e natura assieme. Le Agane metafora di un vivere nella natura e con la natura, che cantavano come Giovanna “Portami da lontano/ le note di un canto mattutino/ il canto del risveglio/ abbracciata alla paglia”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-2416774155274765361?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/2416774155274765361/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=2416774155274765361' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/2416774155274765361'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/2416774155274765361'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2007/06/un-pezzo-piedi-giovanna-nieddu.html' title='Un pezzo a piedi - Giovanna Nieddu'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-2505746058951007486</id><published>2007-06-18T19:17:00.000-07:00</published><updated>2007-06-18T19:20:00.324-07:00</updated><title type='text'>Le radici</title><content type='html'>No! Luciano le sue radici  le aveva calate nella tavolozza di colori che si  trasforma al mutare delle stagioni,  grondanti dei profumi dei fiori di campo, degli odori del  muschio nei boschi  e del fieno nei prati. Le sue radici erano intrise dei rumori d’un piccolo paese di contadini nel quale le case s’alternavano alle stalle, aggrappate le une alle altre a ridosso del ciottolato delle strade strette. Su quei sassi lucidi, levigati da passi infiniti, scivolava a  sera il suono delle campane per l’Ave maria e si fondeva con il richiamo delle madri, con il muggire delle mucche.&lt;br /&gt;              Le sue scene non erano di cartapesta, non erano fotografie sbiadite. Emergevano e si stagliavano  nel ricordo, vive,  come erano state raccolte, come se ancora potessero ripetersi  con la medesima vitalità. Vivo il ruscello che scendeva tra i sassi, con parole  sempre diverse. Vivo il bosco che alitava al limitare del prato, che stormiva tra gli alti faggi, che frusciava tra i folti  abeti.  Vivo il sole che al tramonto giocava con le ombre, rincorrendole tra le montagne, per sciogliersi poi all’orizzonte,  sulle ultime catene infuocate delle dolomiti carniche.&lt;br /&gt;               Vivo l’umore della notte che si infiltrava tra le case, sgusciando dalle porte socchiuse, con il respiro di elfi e di streghe, quando  il piccolo paese sperduto tra le montagne si scioglieva nel brivido della notte, per diventare un paese del mondo ove Pinocchio se la vedeva con la piccola vedetta lombarda, Biancaneve fuggiva con la Sirenetta e Robin Hood si incrociava con l’Ebreo errante.&lt;br /&gt;Da "Lo strano sogno" - Igino Piutti - Editrice UniService-Trento&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-2505746058951007486?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/2505746058951007486/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=2505746058951007486' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/2505746058951007486'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/2505746058951007486'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2007/06/le-radici.html' title='Le radici'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-1165574290647323219</id><published>2007-06-13T21:56:00.000-07:00</published><updated>2007-06-14T02:43:38.636-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><title type='text'>Autonomismo e Identità</title><content type='html'>Da carnico a fianco di Strassoldo contro l’autonomismo carnico, per poi finire a fianco di Strassoldo a battersi per l’autonomismo friulano? Con quale coerenza? Se così fosse, nessuna! La coerenza sta nel fatto che sono contro l’autonomismo. Mi pare una inutile battaglia di retroguardia. Una sorta di narcisistico voler guardare indietro per nascondere la mancanza di idee su come andare avanti. La prospettiva per il futuro non può essere più quella dell’autonomismo, ma quello delle reti. La rete non annulla la specificità, la diversità, anzi la esalta. La rete è il confronto di tante identità che nel colloquio si esaltano e si aprono. L’autonomismo è lo scontro di tanti campanilismi, che sprecano inutili energie nell’esaltazione esasperata delle diversità.&lt;br /&gt;La diversità fra Trieste e il Friuli è di una evidenza indiscutibile. Può essere analizzata per accentuare la separazione, oppure può essere considerata come un valore da mettere in gioco. Un centro di ricerca di livello internazionale come quello di Trieste, e un sistema produttivo come quello friulano, se messi in rete, fanno un sistema regionale di innovazione, senza eguali a livello italiano e non solo. Se viceversa Udine spreca risorse ed energie a duplicare Trieste, si produrranno due mediocrità provinciali, invece che una eccellenza regionale. Purtroppo sono questi, discorsi che non muovono larghi consensi. Il popolo ha bisogno di scendere in campo contro qualcuno, allo stadio come in piazza, e la demagogia deve rincorrere il popolo se vuole il suo consenso. Ma alla fine anche il popolo si accorge di essere stato usato…&lt;br /&gt;Io mi auguro che anche questo dell’identità nella rete possa diventare un tema del dibattito della nuova Fondazione della Casa delle Libertà. Alle tre "i" di Tondo, innovazione infrastrutture e internazionalizzazione, ne aggiungerei una quarta: l’identità. Immaginerei così un programma di animazione culturale che porti ogni realtà non solo provinciale ma anche di singolo paese a valorizzare la propria identità della lingua, delle tradizioni e della microstoria. Ma non per chiudersi e ripiegare sulle “piccole cose di pessimo gusto”, ma per aprirsi, accettando il confronto, volendo e cercando la possibilità di mettersi in gioco. Dice Henry Riviere che il passato deve essere visto come uno specchio nel quale guardarsi per imparare a costruire il futuro. Il concetto è ripreso nel termine ormai abusato di “glocale” nel quale si è cercato di mettere assieme l’esigenza di far rete a livello globale, con la necessità di accentuare il valore locale dell’identità. Nell'interesse sia dei singoli punti che della rete. Infatti più sono forti e riconoscibili nella loro identità i nodi della rete, più la rete è forte. Più la rete è forte, maggiore è il vantaggio che può far ricadere sui singoli nodi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-1165574290647323219?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/1165574290647323219/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=1165574290647323219' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/1165574290647323219'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/1165574290647323219'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2007/06/autonomiso-e-identit.html' title='Autonomismo e Identità'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-1423265916211047133</id><published>2007-06-13T20:26:00.000-07:00</published><updated>2007-06-13T20:36:51.192-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><title type='text'>Da Arta a Trieste.</title><content type='html'>Si licet parva componere magnis, dicevano i latini. Non sempre è possibile mettere a confronto le piccole e le grandi cose. Ma alle volte sì! E forse allora è anche lecito confrontare come si comporta l’on Tondo, nel piccolo del territorio della Carnia, ove risiede, per capire se veramente sta studiando da Presidente della Giunta Regionale.&lt;br /&gt;Nel suo blog si legge che dopo i risultati delle elezioni comunali di Arta Terme si è incontrato con FI, Lega e AN del Comune “per valutare il percorso politico conseguente alla sconfitta elettorale determinata dalla scelta sciagurata (ne porteranno le conseguenze) dell'UDC di allearsi col centrosinistra di Marsilio”. Per chi non avesse seguito la vicenda: il Sindaco uscente Somma di Forza Italia è stato mandato a caso da una alleanza di sinistra, con il supporto determinante dell’UDC.&lt;br /&gt;Da un politico al suo livello ci si sarebbe aspettati almeno che l’incontro di cui si parla nel blog, fosse avvenuto prima della formazione delle liste, quando l’UDC aveva manifestato le proprie intenzioni. Atteso che il segretario della Sezione UDC di Arta è anche vicePresidente del Consorzio di cui Tondo è presidente e Somma direttore non doveva risultare difficile organizzare l’incontro.. A meno che non si dia per acquisito che l’UDC debba essere lo zerbino della Casa delle Libertà e che Casini debba fare il chierichetto di Berlusconi!&lt;br /&gt;La scelta comunque di contribuire al cambiamento ad Arta è nata nella sezione locale del partito, tenendo informati i responsabili sia provinciali che regionali. L’UDC confermando la collocazione di alternativa alla sinistra, ha ritenuto nel caso particolare di dover privilegiare l’interesse del paese, e quindi, a maggioranza, si è deciso di essere prima di tutto alternativi ad un certo modo di amministrare.&lt;br /&gt;Se Tondo fosse stato attento a ciò che diceva il paese, e non a ciò che dicevano gli amici degli amici, non avrebbe lasciato che venisse bruciato il sindaco uscente.. Ma la supponenza di Forza Italia ha fatto pensare, qui come altrove, che il Centro destra possa far a meno dell’UDC. Per non “portarne le conseguenze” ad altri livelli, Tondo farebbe bene a tener conto dell’insegnamento di Arta!…&lt;br /&gt;Se c’è qualcosa che l’UDC di Arta deve rimproverarsi è il fatto di aver sostenuto il Sindaco pur essendo stato messo all’opposizione per il comportamento scorretto di Forza Italia, nelle precedenti elezioni. E in cinque anni la Forza Italia di Tondo, non ha mai pensato di recuperare l’alleato. Uno che studia da Presidente, dovrebbe imparare sulla piccola scala, per poi farne uso nella grande, che i fondamentali consistono nel saper fare la squadra e farla collaborare.&lt;br /&gt;Quando poi parla del “centrosinistra di Marsilio”, implicitamente alternativo al centrodestra di Tondo, farebbe bene a ricordarsi che in Carnia e in tutta la Regione, ci sono tante persone che non sono né di Tondo né di Marsilio, ma sono semplicemente persone che pensano con la loro testa e che quando si impegnano in politica, lo fanno perché credono nella democrazia partecipativa.&lt;br /&gt;Se volessi scendere al suo livello potrei ricordare le volte che Tondo ha privilegiato “gli uomini di Marsilio”, o la sua (questa sì “sciagurata”!) scelta di contrastare il candidato sindaco di AN a Paularo.. Potrei ricordargli le amministrazioni comunali che in questi anni Forza Italia ha perso in Carnia. Potrei persino ricordargli che sono state le sue bizze, non quelle dell’UDC, a spianare la strada a Illy. Sulla minaccia di conseguenze per chi si è spostato a sinistra, potrei augurarmi di avere le stesse conseguenze che ha avuto lui, finendo a leader di Forza Italia, dopo aver fatto il sindaco con Rifondazione Comunista.&lt;br /&gt;Ma non è il caso, non siamo così “beceri”! Ho già scritto che il fatto di poter esprimere il Presidente della Giunta Regionale per la Carnia costituisce una grande opportunità, per questo mi dispiace di dover constatare che troppo volte, studiando da Presidente, Tondo commette degli errori. Questo di Arta è uno! La minaccia sulle conseguenze con cui commenta l’accaduto sul suo blog è il secondo.&lt;br /&gt;C’è solo da augurarsi che sbagliando in casa impari a non sbagliare fuori, a livello regionale!!! Comunque può stare tranquillo, l’UDC di Arta e della Carnia, non è con Marsilio. Ma neppure a priori con Tondo. E’ con chi nel Centro Destra saprà impostare una vera politica di sviluppo per la montagna, alternativa alle promesse non mantenute da Illy! Se sarà lui a saperlo fare, consideriamo un valore aggiunto il fatto che sia carnico, e ci sarà un motivo in più per l’UDC della Carnia per perdonargli gli errori fatti in casa, e continuare a collaborare. Non siamo al livello di quei bravi cittadini di Arta Terme, che hanno inviato una lettera al Presidente della Provincia Strassoldo chiedendo la revoca dell’Assessore Caroli loro concittadino…&lt;br /&gt;Piutti Igino&lt;br /&gt;Coordinatore dell’UDC della Carnia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-1423265916211047133?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/1423265916211047133/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=1423265916211047133' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/1423265916211047133'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/1423265916211047133'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2007/06/da-arta-trieste.html' title='Da Arta a Trieste.'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-7822936860384930230</id><published>2007-05-06T06:59:00.000-07:00</published><updated>2007-05-06T07:02:29.001-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sentieri'/><title type='text'></title><content type='html'>Le Rogazioni a Illegio.&lt;br /&gt;Si spendono alle volte somme ingenti per eventi senza riscontro. Ci sono al contrario eventi che non costano nulla e che meriterebbero un riscontro ed una promozione importanti. E’ il caso delle rogazioni che ad Illegio si tengono il venerdì precedente la festa di S.Floriano che ricorre la prima domenica del mese di maggio. E’ una cerimonia per gli abitanti di Illegio che ricorda la loro storia, potrebbe essere vista come una sacra rappresentazione che rievoca la storia di tutta la Carnia.&lt;br /&gt;La processione parte da Illegio per salire alla Pieve. E’ consigliabile salire da Imponzo per il sentiero di sot la Crete che porta nella piana di Amieile e lì attendere l’arrivo della processione.&lt;br /&gt;Siamo ai primi di maggio ed il pianoro ai piedi del colle di S.Floriano è d’un verde morbido d’erba verde appena germogliata, punteggiato da fiori di diversi colori, freschi appena sbocciati. C’è un assordante gridìo di grilli, contrappuntato dal canto di due cuculi che si chiamano alternando il loro cucù giù nel bosco del rio Frondizzon. D’un tratto il canto dei cuculi, come per magia, diventa una voce umana, un canto, un grido… Fa eco un coro sommesso, appena avvertito, come se uscisse dalle case di Illegio che si vedono sull’altro versante, oltre il Cimitero. Coro e grido si avvicinano, diventano semprepiù riconoscibili. E’ il canto delle litanie dei santi. Al richiamo del nome d’un santo, il coro risponde “te rogamus audi nos”, ti preghiamo ascoltaci.&lt;br /&gt;Ci sono le voci ma non si vedono ancora le persone, e le voci sembra che vengano dal bosco. Sono le voci di oggi, ma sono allo stesso tempo quelle che da oltre  duemila anni ai primi di maggio salgono da Illegio, a pregare sul colle di S.Floriano. Non c’era la Chiesa, non era ancora apparso Cristo per le strade della Palestina, e da Illegio già si saliva a quel colle, pregando per la fertilità della terra, chiedendo d’essere preservati a fulgore et tempestate, dai fulmini e dalla grandine. Si pensava che il Dio si chiamasse Beleno. Ma non era questo il dato importante, al di là dei nomi si credeva ci fosse una entità capace di venire in soccorso degli uomini che lo invocavano. E’ la stessa entità a cui si rivolgono i pochi abitanti del duemila che ad Illegio ancora credono e che in processione, invocano per l’intercessione di tutti i Santi.&lt;br /&gt;Dal bosco non è uscito ancora nessuno, ma dietro le quinte del verde si avverte che la scena è cambiata. Si sono fermati ed il parroco intona in latino un passo del Vangelo di Marco. Non si distinguono le parole, è come una nenia che esce dal bosco quasi fosse l’umore o il respiro delle piante. Come il refolo di nebbia che accompagnato dal canto lontano, si sfilaccia dal bosco e prende forma, coprendo il paese di fronte, per spingere l’immaginazione a pensare a quando il paese non c’era ancora.&lt;br /&gt;Riprende infine il canto delle litanie e dal bosco esce la processione: la croce davanti, gli uomini, il parroco con il piviale rosso e quindi le donne. Il piviale del parroco porta a pensare alle vesti analoghe che, come ricorda Cesare nel De Bello Gallico, indossavano i Druidi dei Celti. Non ci sono testimonianze, non c’è documentazione, ma proprio per questo è legittimo pensare che questa processione interpreti in chiave cristiana le processioni che già prima di Cristo si snodavano su queste montagne.&lt;br /&gt;Attraversata la piana di Amieile la processione si inoltra nel bosco per seguire i tornanti della vecchia strada lastricata che porta alla Pieve, per incontrarsi sulla radura antistante la Chiesa con la processione che è salita sull’altro versante, da Imponzo. Ancora una pausa ancora il brano d’un canto del Vangelo in latino, e sempre in latino una preghiera a Dio “ut cogitemus te inspirante quae recta sunt et te gubernante eadem faciamus”. Se fosse così facile, laggiù nella vita d’ogni giorno, come sembra possibile qui sul colle: che con la tua ispirazione pensiamo a ciò che è giusto e che con il tuo aiuto lo facciamo”!...&lt;br /&gt;La processione si snoda di nuovo sui tornanti della radura antistante la Pieve, come un serpente che sale a nascondersi nella Chiesa. Qui si concludono le preghiere del rito delle rogazioni ed inizia il canto della messa vecchia, che da non so quando, le cantorie di Illegio si tramandano. Varrebbe la pena di salire fin quassù soltanto per sentire il canto del Kyrie. Nella liturgia è una invocazione, una richiesta di aiuto. Ma gli abitanti di Illegio di generazione in generazione l’hanno trasformato in un lamento struggente. Non è un canto di richiesta. E’ come se già si fosse persa ogni speranza. E’ un canto cantilenante con il quale  sembra quasi si voglia chiedere scusa d’essere al mondo, rassegnati alla sofferenza indicibile che in passato si doveva sopportare  per riuscire a sopravvivere tra questa montagne. Perdonami Dio dell’ardire che ho di rivolgermi a te!!!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-7822936860384930230?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/7822936860384930230/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=7822936860384930230' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/7822936860384930230'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/7822936860384930230'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2007/05/le-rogazioni-illegio.html' title=''/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-7946170155515101130</id><published>2007-05-05T00:00:00.000-07:00</published><updated>2007-05-05T00:06:03.568-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sentieri'/><title type='text'>Nel Vinadia con i Celti</title><content type='html'>IL SENTIERO DEL VINADIA.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La discesa nella forra del Vinadia anche se è stata attrezzata molto bene, comporta comunque qualche difficoltà. Non fosse altro per la necessità di dover guadare alcuni specchi d’acqua. La prima parte del percorso invece, fino all’attacco della via attrezzata, si presta per una passeggiata senza alcuna difficoltà, per turisti della domenica in scarpe da ginnastica. &lt;br /&gt;Già questo primo tratto tuttavia, è un percorso da proporre ai turisti che amano la Carnia, per le suggestioni uniche e indimenticabili che riesce a suscitare.&lt;br /&gt;   Si riescono a provare le emozioni di chi scende in una grotta senza la dover subire la paura per il buio, anzi con il vantaggio di godere dei giochi di luce che il sole disegna filtrando tra gli alberi e le rocce, con lame di luce che sembra vogliano penetrare la terra attraverso la fenditura che la tettonica ha prodotto milioni d’anni or sono, e nella quale da milioni d’anni l’umore dell’acqua del Vinadia sta scavando il proprio letto.&lt;br /&gt;   Quando da queste parti vivevano i Carni per i quali l’acqua era una manifestazione della divinità, nella loro mitologia avranno certamente pensato a Vinadia come ad una dea innamorata del fiume Tagliamento. Un amore impossibile, ostacolato dalla natura che aveva relegato Vinadia a vivere chiusa tra i monti di Vinaio. Ma la forza dell’amore è più forte delle rocce, più forte delle montagne, non c’è natura che la possa tenere. E con la forza dell’amore Vinadia aveva scavato, goccia dopo goccia, giorno dopo giorno. Nel suo pianto silenzioso aveva sciolto la sofferenza del desiderio non appagato. Aveva superato la difficoltà del quotidiano, nella caparbia convinzione che al fondo ci fosse la luce. E infine aveva vinto…e la storia della sua vittoria è segnata tra le faglie delle rocce che contengono il letto del torrente.&lt;br /&gt;   Il sentiero per ricostruire questa storia parte all’altezza della cabina elettrica sulla strada di accesso a Vinaio, un centinaio di metri prima di arrivare in paese. Si scende su un ripido declivio coperto di noccioli, che si sono sostituiti all’erba d’un tempo, diventata inutile perché nessuno si curava più di falciarla. Girando a destra, si entra nell’alveo del torrente, attraverso  un passaggio reso agevole dalla sistemazione fatta dai volontari della Pro Vinaio.&lt;br /&gt;   Tra i sassi dell’alveo colpisce subito la stranezza d’un masso con un lato lavorato per ricavarvi una sorta di lavello, che ricorda l’attrezzo di legno che si usava per raccogliere la spremitura del mosto di pere e di mele. Chi l’ha scavato? Da dove è venuto? Perché non pensare  sia stato scolpito proprio qui, dove si entra nel seno del Vinadia? Potrebbe essere ciò che è rimasto d’un altare, forse la parte dove si raccoglieva il sangue dei sacrifici, anche umani, che i Carni offrivano alla divinità…&lt;br /&gt;   Che il Vinadia possa essere stato un luogo di culto per i Carni, primi abitatori di queste montagne non sarebbe una sorpresa. La loro religione era naturalistica. Identificazione della divinità era considerata la natura, e come manifestazione della divinità erano sacri gli alberi, sacre le fonti. Particolare era il culto per l’acqua, la cui sacralità è legata al suo potere di fecondare, di penetrare e scaturire dalle viscere della terra.&lt;br /&gt;   L’idea di Vinadia come divinità, e del torrente Vinadia come luogo di culto, si rafforza dopo pochi metri di discesa nell’alveo del torrente, scorgendo il passaggio più suggestivo di tutto il percorso. Un enorme masso si è staccato dalla parete di sinistra appoggiandosi a quella di fronte, a formare la volta d’una naturale chiesa gotica. L’idea che si sia finiti in un naturale luogo di culto per celebrare la fecondità della terra, si conferma nella figura che il masso è venuto a creare, e nella sensazione di essere veramente dentro alla terra, di essere quell’acqua che è capace di penetrarla per farla fiorire, d’essere quei fili di luce che s’infiltrano tra gli alberi in alto, in un vibrante luccichio, e scendono fin quaggiù a colorare le rocce di mille sfumature.&lt;br /&gt;   Non potrebbe essere vero?... Quaggiù venivano certamente i Carni a pregare, quando pregare non era ancora chiedere grazie, ma era mettersi in relazione con l’Infinito per sentirlo, nel cielo e nelle sue manifestazioni sulla terra. Chiusi tra queste rocce, con il fruscio dell’acqua, contrappuntato dallo scrosciare delle cascate, dal ticchettio di tante gocce, il sentimento dell’Infinito cresce nel viandante come coscienza del proprio esistere, dimensione del proprio essere.  Vinadia diventa quindi il luogo della manifestazione dell’energia individuale, tesa nello sforzo di congiungersi all’Energia.&lt;br /&gt;Vinadia diventa anche l’energia che ha segnato la storia di questa terra. Nel vibrare dell’aria che scende nella forra, senti che non è sola, c’è una folla con lei, la folla delle Agane, delle fate d’acqua. O forse è piuttosto la folla delle donne che sono vissute come Vinadia nell’attesa di qualcuno, nella speranza d’un domani diverso in queste che sono state da sempre terre di emigrazione. Anche sui loro volti ci sono i solchi scavati dalle lacrime, dall’abisso della sofferenza necessaria per sopravvivere su queste montagne, anche loro guardano in alto alla fessura di cielo che porta la luce.&lt;br /&gt;   Ma prima di arrivare a cogliere queste emozioni, prima d’arrivare alla chiesa naturale, seguendo i segnavia che tracciano il sentiero, dopo aver scavalcato il ruscello, si può risalire a vedere la cascata dalla quale scende dal paese il ramo principale del torrente. L’acqua sembra volere giocare con le rocce. Scende schiumante e fragorosa, s’adagia in onde concentriche in un pittoresco laghetto e poi sparisce, come inghiottita dalle pietre. La si ritrova più sotto a dar inizio al torrente, scavato tra le rocce nei millenni, in una profondità che suggestiona, la si ritrova a scivolare sulle lastre lucide, che fanno da base ad una grotta naturale, per poi scendere ad attraversare quella che ci era parsa una chiesa...&lt;br /&gt;   Forse fu veramente una chiesa finché anche quaggiù non arrivò la furia iconoclastica del Concilio di Tours del 567 “sia distrutto l’uso pessimo e incompatibile con la religione di quanti persistono nella stoltezza di praticare culti presso alberi, pietre e fonti…”&lt;br /&gt;   Con questa digressione storica si arriva nel punto dove da sinistra confluisce il rio Pichions. Val la pena di deviare un po’ e risalirlo per alcuni metri. Tra gli alberi ti si offre come d’incanto la cascata.&lt;br /&gt;Lo scrosciare dell’acqua in un pulviscolo di luce, per poi acquietarsi nello specchio d’acqua alla base, richiama l’idea dell’acqua che purifica. Forse anche i Carni avevano un loro battesimo. Questo era certamente il luogo ideale per celebrarlo. Qui è possibile vivere la speranza dell’uomo oltre la vita, farsi confondere nella convinzione di venire assorbiti come gocce nel vibrare della luce, per rientrare nella luce del sole, dalla quale si ha l’impressione sgorghi l’acqua della cascata.&lt;br /&gt;   Riprendendo il sentiero, sembra ora di seguire un normale torrente di montagna, con la sola particolarità che il letto è al fondo d’un canyon profondo  trenta quaranta metri. Poi, d’un tratto, il canyon si chiude. Una parete di roccia s’erge davanti a sbarrare la scorrere dell’acqua. Ma è solo una impressione!..L’acqua infatti l’ha vinta ancora, è riuscita a scavare nel tempo una fessura molto stretta, ed anche ora filtra e penetra in una grotta profonda.&lt;br /&gt; E’ qui che inizia la via attrezzata della forra del Vinadia. Utilizzando i primi pioli e i primi tratti di corda ci si può inoltrare fin dentro la grotta, a guardare l’acqua che sembra sparire risucchiata dalle rocce. Qui, secondo un’altra leggenda, s’è dissolta nel vuoto e nel tempo Vinadia l’ultima regina dei Carni, con il resto del suo esercito.&lt;br /&gt;   La leggenda si richiama indubbiamente alla storia di Budicca regina dei Britanni, che si è tolta la vita per non sopravvivere alla distruzione del suo esercito ad opera dei Romani. L’ultimo scontro dei romani con i Carni, secondo questa leggenda, sarebbe avvenuto nella gola di Tristchiamp sopra Vinaio. I romani avevano accerchiato i Carni salendo da Ovaro e da Zuglio e lo scontro si è risolto in un massacro dei Carni. Da qui il nome di “triste campo” che ha assunto la località.&lt;br /&gt;Vinadia, secondo la leggenda,  non si sarebbe arresa, ma con il resto del suo esercito sarebbe scesa verso Vinaio, e quindi attraverso il percorso che appena abbiamo descritto, sarebbe scesa nel torrente, per dissolversi assieme al suo esercito nella forra.&lt;br /&gt;   Le leggende restano leggende, ma spesso hanno anche un fondo di verità.  Diversi pescatori che vanno  a gettare la lenza all’imbocco della forra hanno raccontato e raccontano ancora che, in giornate particolarmente ventose, dalla forra esce un lamento lugubre, come un pianto di tante persone…&lt;br /&gt;   Per questo il sentiero del Vinadia è consigliato soltanto per le giornate d’estate piene di sole!!!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-7946170155515101130?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/7946170155515101130/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=7946170155515101130' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/7946170155515101130'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/7946170155515101130'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2007/05/nel-vinadia-con-i-celti.html' title='Nel Vinadia con i Celti'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3624279502319252838.post-5618723626717698833</id><published>2007-05-04T23:50:00.000-07:00</published><updated>2007-05-04T23:51:59.554-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Oltre la Carnia'/><title type='text'>La mia Carnia</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Canal di Cuna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono le calamità naturali che ci consentono di leggere la storia della terra e la storia dell’umanità. Alluvioni catastrofiche o spaventosi terremoti hanno fermato delle istantanee che ora ci permettono di ricostruire la storia di tempi anche molto remoti. Così nella notte dei tempi per i dinosauri, così in tempi relativamente recenti, a Pompei per la storia della civiltà romana.&lt;br /&gt;Alle volte i collegamenti del pensiero sono bizzarri e fuori luogo, ma è questo in effetti che ti viene in mente, arrivando a S.Vincenzo in Canal di Cuna. La prima impressione è che lì, per qualche motivo improvviso, d’un tratto il tempo si sia fermato. Come a Pompei basta avere la pazienza di pulire dalla lava, dalle ceneri, i resti dei monumenti, e ritrovi i calchi della vita d’un tempo. La lava in questo caso non è quella d’un vulcano, ma è quella del progresso, o di ciò che noi siamo abituati a chiamare con questo nome. Sulla terra s’è abbattuta all’improvviso un onda lunga e tante cose sonno rimaste sommerse.&lt;br /&gt;D’un tratto negli anni cinquanta la civiltà ha cominciato a correre con ritmi prima mai visti. Il Canale di Cuna non ha saputo tenere il passo. Nella marcia dello sviluppo ha cominciato prima a restare indietro, a perdere i contatti, e infine si è fermata, lasciando che le ceneri del tempo la ricoprissero. La natura che, chissà quanti secoli prima, aveva dovuto arretrare per lasciare posto all’uomo, ed alle coltivazioni necessarie per la sua sopravvivenza, di anno in anno si è ripresa come una colata di lava inarrestabile, tutto il territorio. Il bosco che aveva dovuto arretrare per lasciare posto ai prati per l’allevamento del bestiame, lentamente si è ripreso gli spazi fino a ridosso dei casolari. Le edere e gli arbusti sono entrati fin dentro a quelle che erano state le dimore degli uomini e le stanno scardinando, smovendo, sbriciolando. Ne faranno un cumulo di macerie per poi ricoprirlo di vegetazione, e nessuno ricorderà più che in Val di cuna ha vissuto l’uomo.&lt;br /&gt;Fra qualche anno, fra qualche secolo… Ma ora chi scende in Val di Cuna, se appena è capace di togliersi la polvere lasciata dal vulcano del progresso, riesce ancora a vedere l’uomo, la vita. Attraverso le immagini e soprattutto le sensazioni e le suggestioni che suscita il luogo, si riesce ancora a ricostruire l’immagine di come si viveva sulle montagne del Friuli fino ad un secolo fa. Già sulla mulattiera che scende da Forchia Zuviel, la strada che collegava la valle a Tramonti, nei muri a secco che sostengono la massicciata, nelle pietre lucide sulle quali corri il rischio di scivolare, ritrovi le persone che per secoli con pazienza e perizia hanno curato la manutenzione della loro strada, ritrovi il continuo andirivieni della gente che usciva a rientrava nella valle per recarsi al paese.&lt;br /&gt;Gli eredi di quella gente hanno voluto ritornare. Senza contributi con la voglia di opporsi al tempo per conservare la memoria del passato. E’ stata ricostruita la piccola chiesa dedicata a S,Vincenzo.&lt;br /&gt;Ed ora quando ti ritrovi sul sentiero alla fine della discesa la Chiesa ti appare tra gli alberi, minuscola come una cappella di campagna. Sovrastata da un campanile sproporzionato quasi a sottolineare e rimarcare l’importanza della funzione della campana per richiamare tutti gli abitanti dei casolari sparsi nella valle isolata.&lt;br /&gt;A memoria d’uomo c’era una sorta di impalcatura di legno a sostenere la campana, poi nel 1927 venne costruito il campanile come è ora restaurato&lt;br /&gt;Gli ultimi abitanti hanno abbandonato la valle nel 1952 ma dieci anni dopo le campane erano ancora al loro posto. Alla prima campana se n’erano aggiunte altre due, come in tutti i campanili che si rispettino. La loro voce sostituiva quella degli uomini e con loro la valle in qualche modo viveva ancora.&lt;br /&gt;Poi qualcuno ha pensato bene di farle sparire. Forse a fin di bene, ad evitare che altri le rubassero. Ma ora che la chiesa è stata sistemata, le campane non sono tornate...Ce n’è una sola, ma è nuova!&lt;br /&gt;“L’abbiamo ricostruita perchè vogliamo ricordare! Deve essere come una voce che fa ricordare, che fa pensare. La voce della storia della val di Cuna”, la voce delle donne e degli uomini che nei tempi hanno scritto questa storia, dice Gino Lorenzini che della ricostruzione della chiesa in Val di Cuna è stato uno degli artefici.&lt;br /&gt;Per questo nella chiesetta ricostruita perchè possa testimoniare come una lapide la presenza dell’uomo nella valle, anche quando il tempo avrà inghiottito le ultime case, il bosco avrà sepolto anche gli ultimi sassi squadrati dalla fatica dell’uomo, accanto alle firme ed alle espressioni di stupore e di meraviglia di chi ha avuto modo di venire a visitare questo ultimo sperduto angolo di mondo, qualcuno ha voluto raccogliere gli “stralci di storia e ricordi”, le testimonianze degli ultimi abitanti della valle”.&lt;br /&gt;La storia che vi si può leggere parte alla rovescio, parte dalla ricostruzione della Chiesa. Giustamente, prima di leggere ciò che c’è scritto nella lapide, si deve sapere perchè e da chi la lapide è stata voluta.&lt;br /&gt;Nella chiesetta colpisce sulla parete a sinistra un piccolo mosaico, opera del prof Carlo Fontanella di Meduno. E tra le testimonianze colpisce allo stesso modo quella che rilascia il professore chiamato a comporre il mosaico e che non riesce più a scrollarsi di dosso la suggestione provata sentendosi avvolto in val di cuna da una “atmosfera che aveva qualcosa di magico”, come è ha qualcosa di magico l’idea degli eredi della val di cuna che si ostinano a voler risalire il fiume per riscoprire tra gli ultimi ruderi le proprie radici.&lt;br /&gt;Quando penso a Canal di Cuna, questo posto perduto in mezzo a montagne per me invalicabili, nella mia mente si forma un pensiero che ha  come oggetto, o meglio come soggetto, la gente che, in tempi forse non lontani, eppure remoti, abitava quei luoghi. Mi incuriosisce e mi affascina l’idea che persone - adulti, bambini, vecchi, giovani e sposi - potessero trascorrere lì forse l’intera vita e, chissà, essere felici o forse rassegnati....&lt;br /&gt;...tutti dovremmo riscoprire il valore delle nostre radici, non per abbarbicarci alla roccia, ma per ritrovare noi stessi, per riscoprire la nostra fragilità e per poter poi andare incontro al futuro più forti e più consapevoli.&lt;br /&gt;E’ forse questo il senso da dare ad un primo maggio passato in Val di Cuna, partecipando alla festa che gli eredi degli abitanti della valle hanno voluto reinventare per ricordare…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3624279502319252838-5618723626717698833?l=piutti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://piutti.blogspot.com/feeds/5618723626717698833/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3624279502319252838&amp;postID=5618723626717698833' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/5618723626717698833'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3624279502319252838/posts/default/5618723626717698833'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://piutti.blogspot.com/2007/05/la-mia-carnia.html' title='La mia Carnia'/><author><name>Piutti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_F9cXfj7leRk/ST_LDNDEXiI/AAAAAAAAAE4/icsCYLXGbTQ/S220/autore1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
